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Galà Awards 2018 : 1ma Tappa Marzo e 2da Tappa Aprile 2019


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SVERGINO MIA SORELLA!

Feci scorrere poi le mani sul suo corpo, sul suo corpo dalle forme morbide e burrose. Stava messa davvero bene la mia bella sorellina, non si poteva dire che fosse magra ma assolutamente nemmeno grassa, aveva delle forme da far girare la testa, quando camminava non potevi non notare il movimento armonioso dei glutei sodi che si agitavano ammiccanti ad ogni passo, il seno era prosperoso ma la tonicità e l'elasticità dei diciott'anni lo manteneva ben sollevato e sporgente, lo avevo sempre notato ma quella volta vederlo risaltato dalla stretta maglietta contribuì ad eccitarmi come un matto. Con le mani scorsi lungo i fianchi e sulla pancia fino ad arrivare a raccogliere le tette e strizzarle con golosità come fossero frutti pingui e polposi. Gliele palpai a lungo pizzicandole anche i capezzoli e ad ogni tocco sussultava e ansimava. Stavo disteso sopra di lei che faceva scorrere le mani su e giù per la mia schiena seguendone i lineamenti curvilinei che si creavano quando mi inarcavo per via del piacere di sentirmi il cazzo ingrossarsi fra le sue cosce. La penetrazione avvenne lentamente e delicatamente; le dissi che potevamo evitarla, che se aveva paura o non si sentiva pronta ci saremmo divertiti comunque. Glielo dissi con fare premuroso accarezzandole il viso e i capelli dopo averle scostato delle ciocche arruffate che le coprivano la fronte e un occhio e Giulia reagì quasi infastidita e stizzita. Disse poi perentoria che voleva il mio cazzo, che ci faceva dei pensierini da un po' e che non era il capriccio nato dall'episodio del mattino precedente anche se ammise che, dopo averlo visto quella mattina, ne era ossessionata e non aveva pensato ad altro che ad averlo in bocca, nella fica e anche nel culo. Io la fissai sorpreso, spiazzato da tanta schiettezza, crudezza di linguaggio e perversione ma lei continuò affermando di volere che la scopassi come se fosse la mia ragazza anzi, aggiunse, come se fosse una troia.

Presi a mantenere un ritmo dolce ma costante dopo esserle entrato nella fica con molta attenzione ed estrema cautela, ci fu un solo lieve sussulto di dolore nel momento in cui la grossa e dura cappella strappò la fragile membrana poi Giulia tra un ansimo e l'altro prese a ripetere quanto aspettasse questo momento e in quanti modi diversi lo avesse immaginato. Aggiunse poi che dovevo dedicarmi solo a lei, che mi voleva tutto per sé e che ora potevo e dovevo chiudere il rapporto con zia Rita che etichettò come una vecchia acida e sfigata. Io non diedi alcun peso a quelle parole addebitandole al furore dell'amplesso e mi godetti in pieno l'immenso piacere dato da quella fica stretta e bagnatissima e dalle pareti toniche che mi avevano avviluppato il cazzo risucchiandolo nel vortice di un'intensità mai provata prima. Non era la prima volta che scopavo con una ragazza, non era la prima volta che entravo in una fica fresca e di primo pelo, ma mai ne avevo goduto come ne stavo godendo allora, mai con nessuna avevo provato una tale estasi quale quella che stavo vivendo con mia sorella.

Era favoloso sentire il cazzo affondarle dentro e scivolare agevolmente, lubrificato dagli umori dell'orgasmo già raggiunto misti al flusso di sangue dello sverginamento. Mancava poco al culmine del piacere e dovetti farmi forza per evitare di sborrarle dentro nonostante lei mi incitasse a farlo. “Riempimi di sborra dai! Riempimi, la voglio tutta!”, mi ripeteva con foga facendomi impazzire dalla voglia di farlo per davvero, poi, un attimo prima di cedere, uscii da lei con uno scatto e riversai tutto il seme sulla sua pancia. Giulia se lo spalmò tutto fino ai seni poi si mise a leccarsi il palmo della mano e succhiarsi le dita, lo fece con estrema sensualità e un pizzico di perversione perché mentre leccava mi fissava negli occhi, languida e provocante.

LA PROVOCANTE SORELLA

Giulia continuò a provocarmi ad ogni occasione anche nei giorni a seguire; prima in maniera velata, camminandomi davanti ancheggiando maliziosamente con indosso degli short cortissimi che le lasciavano scoperte gran parte delle natiche e facendomi impazzire dalla voglia di piazzarci le mani sopra e palparle e tastarle come un infoiato, poi girandomi intorno con indosso vestitini striminziti perché con la scusa del caldo torrido le era concesso gironzolare per casa con addosso canottiere di cotone con scollature mozzafiato e calzoncini così ridotti da sembrare delle mutandine. Non perdeva occasione per rivolgermi la parola e lo faceva con il solo scopo di piazzarmisi davanti e sporgersi quel tanto da non attirare l'attenzione degli altri familiari ma allo stesso tempo risaltando alla mia vista quelle sue enormi tette e tirandomi scemo dalla voglia di affondarci a piene mani e con tutta la faccia, e succhiarle come fossero cocomeri.

Era un vero e proprio tormento, non facevo che osservarla, lasciarmi torturare e correre in bagno o nella mia cameretta a masturbarmi mentre non aspettavo altro che l'occasione propizia per scoparmela di nuovo.

LA RACCOLTA DELLE PESCHE

Una sera nonno si lamentò di un principio di dolore al nervo sciatico. Era un problema di cui soffriva e ogni tanto si ripresentava, ma come sempre non se ne curava se non quando doveva ricorrere alle forti dosi di medicinali e finire allettato, e anche quella volta pur svolgendo i lavori in campagna con fatica e claudicando non voleva saperne di mancare alla raccolta delle pesche di cui si occupava ogni anno.

Si era tutti attorno alla tavola a mangiare quando i discorsi si accentrarono su quello. Nonna, vedendo il marito sofferente, si impuntò sul fatto che lui non si sarebbe dovuto azzardare ad avvicinarsi alla piantagione delle pesche e su questa ferma decisione fu appoggiata dal figlio Dario, dai miei genitori e da zia Rita che insisté più di tutti. Alla fine nonno si arrese e accettò di farsi da parte, per una volta, e “lasciare spazio ai giovani,” disse sorridendo davanti a un bicchiere di vino. Zia durante le trattative tirò in ballo anche me e Giulia. In pratica ci arruolò, senza prima consultarci, ad aiutarla nella raccolta e la cosa mi diede un po' di fastidio perché con alcuni amici avevo programmato di passare la giornata al mare. Quando però notai zia scambiare un sorriso d'intesa con mia sorella, dopo aver convinto nonno a cedere, la prospettiva di una giornata nella piantagione da passare con loro mi diede meno fastidio, anche se la presenza di zio Dario mi rendeva difficile immaginare un qualche risvolto trasgressivo.

Il mattino seguente comunque, molto presto, ci mettemmo in viaggio, nonna ci aveva preparato un lauto pranzo al sacco e Giulia mi fece capire che aveva tutte le intenzioni di farmi sbavare tutto il tempo grazie al prendisole dal tessuto così leggero e sottile da far trasparire il suo splendido corpo e così stretto che sembrava che le sue forme esplodessero da un momento all'altro. Si accomodò con me sul sedile posteriore e le bastò accavallare le gambe con finta indifferenza per farmi subito drizzare il cazzo che premette con forza contro i pantaloncini. Il prendisole le andava così stretto che risalì lungo le cosce permettendomi di sbirciare le sue mutandine poi alzai lo sguardo per guardarla in faccia. Sapeva che la fissavo con insistenza, lo vedeva con la coda dell'occhio e si ostinava a fingere di incantarsi sulla campagna circostante ma la tradiva quel sorrisino malizioso cui accennavano gli angoli della bocca mentre zia, dal canto suo, si stava godendo quel nostro improvvisato gioco di sguardi mancati, ammiccamenti, provocazioni ed erezioni.

Il pescheto era distante alcuni km e ci arrivammo in una manciata di minuti che a me però parvero ore. Lì trovammo Mircea, l'operaio rumeno che nonno ogni tanto chiamava per farsi dare una mano nella terra, che ci aspettava appoggiato allo sportello del suo camioncino. Quando mia sorella lo vide sollevò un angolo delle labbra in un sorrisetto maligno, non provava simpatia per gli stranieri che ormai erano stanziati in gran numero nel nostro paese così come in tutta la Sicilia e detestava soprattutto i rumeni, da lei considerati zingari, e gli africani. Eppure come scese dalla macchina andò dritta verso di lui sfoggiando una camminata ammiccante ed un sorriso compiacente, a lui brillarono gli occhi nel vedere una così bella gnocca avvicinarsi e stringergli la mano. Quando si presentò si sporse appena appena ma abbastanza per offrirgli una visione ancora più ampia e profonda della scollatura e del seno bello sodo e procace. Mircea si fece tutto rosso e balbettò il proprio nome poi Giulia si girò e ancheggiando come una puttana mi raggiunse gettandomi le braccia al collo e con un tono enfatico e teatrale disse che era felice di passare la giornata in maniera diversa dal solito. Nell'abbracciarmi sentì la mia erezione che intanto era cresciuta a dismisura grazie a quel siparietto da vera troia che se da una parte mi aveva fatto incazzare e ingelosire dall'altra mi aveva eccitato in modo pazzesco. Non aspettai che gli zii ci dessero indicazioni riguardo le pesche da scegliere o la fila di alberi a cui dedicarci, non presi nemmeno l'attrezzatura per la raccolta, poggiai la mano sulla schiena di mia sorella e ci incamminammo verso una zona del frutteto più appartata.

POMPINI NEL BOSCO

Giulia si lasciava spingere e avanzava svogliata, ciondolava il capo simulando un'andatura da ubriaca, mi sorrideva sbarazzina e scimmiottò la parlata goffa del rumeno poi lo ricoprì di insulti e mi confidò il godimento provato nell'eccitare quello che definì 'un lurido porco zingaro' e lì, mentre io mi dirigevo spedito verso il primo posticino adatto a farmi fare quel che mi stava martellando in testa, riconobbi la versione odiosa e detestabile (e proprio per questo ancora più eccitante) di mia sorella.

Ci imboscammo fra un gruppo di piante e la feci inginocchiare, mi abbassai i pantaloncini e le piazzai davanti la faccia il mio cazzo in piena erezione, le brillarono gli occhi quando lo vide svettare pulsante, sorrise e si passò la lingua sulle labbra come chi pregusta il piatto prelibato che ha davanti, si scostò le ciocche di capelli portandole dietro le orecchie e si infilò la mia cappella dura in bocca.

Passammo una buona decina di minuti in quel modo, mia sorella si produsse in un pompino da favola, me lo succhiava poi lo faceva uscire dalla bocca e lo leccava dalla punta dura e arrotondata fino ai testicoli gonfi dal piacere che le avrei esploso dentro. Leccava la peluria intorno alla base poi risaliva e tornava a metterselo in bocca e a succhiarlo con ardore rilasciando dei mugolii gutturali ogni volta che io, muovendo il bacino, ritraevo l'asta dal suo palato. Fu una meravigliosa scopata in quella sua fantastica bocca, calda e accogliente come una fica. Quando sentii prossimo il culmine della goduria le afferrai la testa tenendogliela ferma, premetti sulle tempie e diedi gli affondi finali fino a liberarle il mio sperma inondandole bocca e gola. Giulia ingoiò più che ne poteva, quando sfilai il cazzo dalla sua bocca un ultimo schizzo le si posò sulle labbra e il muso e colò lungo il collo, lei lo raccolse prontamente con due dita e lo riportò su e nel succhiarle golosa mi sorrise e mi fece l'occhiolino.

Zia osservò tutto immobile e compiaciuta fermandosi qualche passo più indietro, la notammo solo quando ci girammo per tornare alla macchina, ci fissava con un sorriso che sapeva di complimento ma allo stesso tempo aveva un ché di malandrino come se pregustasse qualche altra porcata da fare là.

Aveva sottobraccio un cesto di vimini con dentro tre coltelli da posate e due paia di guanti, per me e per Giulia, mentre il suo lo aveva già indosso; ce li distribuì dicendo che aveva mandato zio e l'operaio rumeno (a proposito: si complimentò divertita con mia sorella per come lo aveva mandato in tilt) nella parte opposta del frutteto così avremmo 'lavorato' in santa pace. Lo disse ammiccando e le guardai entrambe sorridendo. Sarebbe stata dunque una dura giornata di lavoro, replicai a mia zia ricambiando con un sorriso altrettanto ammiccante, poi mi infilai i guanti e iniziai la raccolta delle pesche.

Dopo una buona ora avevo riempito sì e no un terzo del cesto, che invece avrebbe dovuto essere pieno, ero continuamente distratto dal fare stuzzicante delle mie due compagne che non la smettevano di lanciare battute maliziose, di civettare tra loro e mettersi in pose volutamente provocanti sporgendosi in avanti per staccare i frutti dal ramo e, nel farlo, stare bene attente che fossero in bella mostra le tette (e quelle di mia sorella erano da urlo) o sculettando spudoratamente nel salire sui pioli della scaletta di legno (e anche in quanto a culo, quello alto, sodo e rotondo di mia sorella batteva quello di zia).

Nonostante le 'torture' a cui sottoponevano la mia libido continuai per un'altra ora a dedicarmi alle pesche, poi ci concedemmo una pausa per fare colazione. Io scartai un panino al salame dall'involucro, Giulia si era portata dietro i suoi yogurt magri e i fiocchi di latte mentre zia Rita scelse con cura la pesca più succosa fra quelle raccolte, la pulì e la addentò lasciando che il succo le colasse dal mento incanalandosi nel solco dei seni, e sporgendosi mi invitò a leccarlo! Naturalmente non me lo feci ripetere. Affondai la faccia sul suo petto e leccai fino a risalire alle labbra ed a ficcarle la lingua in bocca, poi dopo averla spolpata tutta si inginocchiò per gustarsi un altro frutto: il cazzo che mi fremeva tra le gambe e che lei ingoiò con un 'appetito' ancora più intenso.

Stavamo tutti e tre semisdraiati su un morbido manto di erbetta fresca ed al riparo da alcuni cespugli e da una serie di piante. Ci arrivava il chiacchierio incomprensibile di zio Dario e dell'operaio rumeno, ad una trentina di metri distanti, intenti a fare discorsi su chissà cosa, e mentre zia me lo succhiava con gusto mia sorella si limitava a guardarci (aveva già avuto la sua dose di cazzo nella bocca) e la imitava leccando, con fare lento e sensuale, il cucchiaino intinto nello yogurt. Mi venne un'idea, o meglio, un languorino. Feci avvicinare Giulia in modo da sistemarsi al mio fianco poi le feci allargare le gambe e le sollevai il prendisole; le dissi di lasciarsi cadere un abbondante cucchiaio di yogurt sulla fica, lei eseguì divertita e così mentre zia continuava con dedizione a farmi il pompino io assaporavo il sapore dello yogurt misto a quello, assai più buono, della mia sorellina, e lei godeva beata nel farsela leccare. Proseguimmo in sintonia per un bel po' e finché ci arrivava il cicaleccio dei due uomini dall'altro lato del frutteto stavamo tranquilli perché non ci avrebbero sorpreso a fare i maiali.

Dopo che venni copioso nella bocca di zia, e che Giulia venne nella mia, ci sistemammo e riprendemmo a lavorare in modo serio per un altro paio d'ore, senza altre 'distrazioni'. Consumammo poi il pranzo al sacco e subito tornammo a raccogliere e riempire ceste fino alle quattro del pomeriggio, quando finimmo la giornata lavorativa.

Era il momento di andarsene ma quando ci ritrovammo tutti davanti al camioncino di Mircea, dopo aver caricato sul pianale tutto il raccolto, zia improvvisò dicendo che assieme ai due nipoti si era deciso di non tornare dritti al casolare ma di fare una tappa al mare per ritemprarci con un bel bagno, poi disse al marito che se non aveva voglia o se fosse troppo stanco per unirsi a loro ci avrei pensato io (indicò me) a portare la macchina. Lui infatti declinò l'invito preferendo rientrare subito e ritemprarsi davanti a una birra e mettendosi comodo sulla poltrona di vimini. Così salì sul camioncino del rumeno (ancora turbato per gli atteggiamenti da puttanella coi quali mia sorella lo aveva distratto ad ogni occasione) e partirono per rientrare al casolare dei nonni mentre noi ci avviammo verso il mare e durante il tragitto non scambiammo una parola, tanto non era necessario parlare. Non avevamo nessuna voglia di imbastire quei dialoghi banali sul tempo e sulle stagioni, e né commentare il lavoro fatto e la stanchezza sopraggiunta. Ognuno dei tre in silenzio pregustava l'ennesima oscenità che ci attendeva, perché se zia propose di scendere a mare (parlando di una decisione comune di cui noi invece non sapevamo nulla) di certo non era solo per farci un semplice bagno.

CONTINUA

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UNA NUOVA INASPETTATA COMPAGNA DI 'GIOCHI'

Mentre ancora tutti erano nel patio ad accogliere ed abbracciare i nipotini che diventavamo sempre più degli ometti, zia Rita disse che aveva assoluto bisogno del bagno ed entrò in casa. Io entrai qualche secondo dopo senza farmi notare, con l'intenzione di raggiungere la mia camera e fingere di studiare attendendo una sua mossa. Non dovetti aspettare molto, anzi non dovetti aspettare per niente perché prima ancora di arrivarci alla camera fu zia (che si era addossata alla parete nell'angolino in corridoio) ad afferrarmi per l'avambraccio e trascinarmici dentro.

Lì iniziammo subito a baciarci infilandoci le lingue in bocca e facendole guizzare frenetiche mentre con altrettanta frenesia ci sbottonavamo gli indumenti e ci palpavamo dappertutto. Mi afferrò il cazzo che già svettava duro e prese a smanettarlo con furia mentre io la spingevo verso il tavolino pieno di libri. La sollevai facendola sedere sul bordo e nel farlo feci inavvertitamente cadere dei libri. Senza dare importanza alla cosa continuammo a frugarci le bocche con le lingue ed a scambiarci fiotti di saliva poi zia, allargando il più possibile le gambe, tirò il cazzo verso di sé guidandoselo nella fica gonfia e bagnata e poggiando la testa sulla mia spalla mi incitò a scoparla con tutta la forza che potevo. Con la voce roca per l'eccitazione mi invitava a ficcarglielo tutto dentro, a sfondarle la fica perché tutti quei mesi di digiuno l'avevano portata a delle vere crisi di astinenza ed ora voleva sentire il mio cazzo arrivarle nella pancia e saziarsene, voleva sentire le palle sbatterle contro le natiche e voleva tornare a provare nel reale l'ebbrezza di sentirsi la mia puttana.

Continuò ad incitarmi a non smettere e a mantenere quel ritmo ed io la accontentai stantuffando senza sosta nella sua fica sempre più calda e allagata, poi si rilasciò all'indietro mantenendosi sui gomiti e inarcando la schiena così da farselo entrare tutto. Stava per arrivare al culmine dell'orgasmo e per godere di più e prendersi tutto lo sperma che stavo per scaricarle dentro. Avvinghiò le gambe ai miei fianchi stringendoli forte e spingendo in avanti il bacino per venire incontro alle mie spinte. Sentivo anche io arrivare il culmine e le assestai altri tre colpi d'anca più decisi sentendo la mia sborra liberarsi copiosa dentro la sua pancia. Tenni il cazzo dentro di lei per qualche minuto sentendolo perdere placidamente durezza e vigore, intanto restammo abbracciati e ci scambiammo dei baci stavolta teneri e languidi.

Sentivamo ancora la festosa accoglienza che i nonni e gli altri parenti facevano ai bambini e, tranquillizzati e molto soddisfatti, ci staccammo per ricomporci e riunirci agli altri come niente fosse ma voltandoci restammo basiti e pietrificati nel vedere, piazzata sulla porta, mia sorella Giulia che a sua volta ci fissava altrettanto sgomenta.

VI PRESENTO GIULIA

Mi si gelò il sangue nelle vene perché fra tutte le persone che avrebbero potuto scoprirci mia sorella era la peggiore. Era perennemente incazzata e scontrosa, non le andava mai bene niente e stava sempre a polemizzare con tutti, soprattutto con me. Quando eravamo piccoli era una continua lotta per chi avesse l'ultima parola, nessuno ci rinunciava ed era un continuo battibeccare tra noi, poi intorno ai dodici anni iniziai a non raccogliere più le sue provocazioni, vuoi perché essendo il più grande (anche se solo di tre anni) mi sentii investito di una certa superiorità, vuoi perché presi interesse per cose assai più importanti che non il litigare con una stronza petulante e viziata, preferii da lì in avanti lasciar cadere le sue puerili provocazioni.

Anche Giulia però un po' alla volta, attraversando la delicatissima età della adolescenza, modificò il proprio atteggiamento concedendomi maggiore respiro, prova ne fu l'episodio della mia richiesta di prendermi il cellulare la sera in cui zia mi scrisse quegli SMS osceni. Richiesta alla quale obbedì senza metterci il naso. Quello fu il segnale che la mia antipatica sorella stava diventando davvero più grande e più seria anche se continuarono a non mancare i momenti nei quali riprendevamo a punzecchiarci.

Dunque mentre io e zia, ancora intenti a riprendere fiato per l'intensa scopata, ci aggiustavamo per tornare nel patio lei ci squadrava allibita. Restammo tutti e tre chiusi in un silenzio imbarazzatissimo che durò un interminabile minuto poi zia prese la parola e andò incontro a Giulia con le braccia larghe invitandola ad un abbraccio. Non sapevo cosa aspettarmi da quella situazione, anzi in realtà lo sapevo perché davo per certo che questa stronza di mia sorella non avrebbe esitato a sbandierare ai quattro venti quello che ci aveva visti fare, segnando così la nostra rovina.

Giulia si lasciò abbracciare dalla zia che odorava di sesso appena fatto e del mio sperma impregnato addosso e che, con un fare estremamente disinibito (di una disinvoltura tale da rasentare la pazzia), la spronò con dolcezza ma anche con decisione a non prendere ciò che aveva visto né come un dramma né come uno scoop sensazionale ma piuttosto come uno shock.

Uno shock sì, questo glielo concedeva, ma uno shock positivo, di quelli benefichi che risvegliano meravigliose sensazioni ed emozioni purtroppo sopite o che quelle sensazioni le liberano in chi ancora non le ha provate e si trova nell'età giusta per scoprirle. Naturalmente si riferiva proprio a loro due e le presentò me non più come l'insopportabile fratello con cui attaccar briga di continuo e a cui fare tutti i dispetti possibili ma come la persona perfetta attraverso la quale scoprire i piaceri del sesso, così come aveva fatto lei. Le confessò infatti che nonostante il matrimonio ed i figli fatti con zio Dario il vero e intenso sesso riusciva a viverlo solo con me. La strinse a sé come a rincuorarla e allo stesso tempo la incitò a scrollarsi di dosso ogni stupida remora morale.

Giulia era diventata una ragazza davvero carina, me ne accorsi quando aveva quattordici anni e da allora seguii costantemente il suo sviluppo, e ora che aveva diciott’anni aveva tutte le carte in regola per essere una femmina capace di far ammattire qualunque uomo, e confesso che vedere zia che la abbracciava e la stava convincendo a vederci come coloro che l'avrebbero iniziata al mondo del sesso mi procurò una inaspettata e incontrollata erezione. Posso benissimo ammettere di avere spesso allungato l'occhio sulla mia antipatica e scontrosa sorella ma giuro di non essermi mai spinto a nulla che andasse più in là di occhiate lanciate con furtiva discrezione ma attente e compiaciute, date per null'altro che il constatare come crescevano bene le sue forme.

Dopotutto io potevo vantare una più che soddisfacente attività di scopatore, tenuto conto del morboso rapporto con zia Rita e i vari flirt con le ragazze della zona, quindi di fica ne avevo in abbondanza e non ero certo ridotto ad abbassarmi ad un livello di depravazione tale da farmi desiderare di scopare mia sorella. Eppure il solo formulare questo pensiero mi procurò un brivido che avvertii lungo la schiena e che continuò fino a scuotermi le palle e irradiarsi al cazzo, la cui erezione fu a quel punto impossibile da nascondere. Zia stessa la notò e ne approfittò immediatamente abbassandomi i boxer così da ingolosire Giulia, stuzzicarla e intrigarla al punto di provare; di saggiare quel cazzo grosso e duro che le pulsava davanti.

L'espressione di mia sorella stava passando dallo scioccato, incredulo e frastornato all'indeciso. Le parole dette da nostra zia dovevano averla in qualche modo turbata e quando vide il mio arnese spuntare improvviso e bene in tiro sopra la biancheria si strinse il labbro tra i denti ed avvampò immediatamente. Tentennò vistosamente ma era sempre più chiaro che la situazione la stava calamitando, attraendola verso il baratro della perdizione e verso zia e me: i demoni con i quali ci sarebbe precipitata.

Quando zia mi abbassò fulminea i boxer io rimasi immobile, così come Giulia nel momento in cui ci vide fare sesso. Entrambi reagimmo a quelle situazioni restando pietrificati. Avremmo dovuto reagire scappando a nasconderci per la vergogna e il disgusto, invece qualcosa ci mantenne lì, impedendo di allontanarci da quel baratro. E quel 'qualcosa' era una forza che si faceva sempre più intensa e insistente, proprio come una potente calamita che ci spingeva l'uno verso l'altra; fratello verso sorella, che si avvicinano non per un affettuoso e innocente abbraccio ma per un contatto molto più carnale, proibito, abominevole, ed estremamente libidinoso.

Zia si scostò discreta e spinse Giulia con delicatezza accompagnandola verso di me ma soprattutto, a giudicare dagli occhi abbassati e illuminati ora da una luce birichina, verso il mio tiratissimo cazzo. Con il respiro reso affannoso dall'eccitazione mia sorella allungò una mano per toccarlo ma proprio in quel momento sentimmo i passi dei bambini che correvano chiamando la loro madre. Giulia sussultò come se si svegliasse da uno stato di ipnosi e ritirò la mano, io tirai su boxer e pantaloni e i due bambini ci trovarono seri e in silenzio quando piombarono nella stanza riempiendola delle loro grida festose.

Ci riunimmo con il gruppo di parenti e passammo insieme tutta la giornata ma tra me e zia non successe nulla, nessun imboscamento fatto con l'intento di palparci o per una sveltina. Entrambi tenemmo d'occhio Giulia per cercare di capire, attraverso il suo comportamento, cosa le potesse aver provocato quel che aveva scoperto quella mattina. Passò la giornata in disparte, estraniata, assorta nei suoi pensieri tanto che più di una volta qualche parente fece notare quel suo atteggiamento e qualcun altro interveniva puntuale addebitandolo a qualche tormento amoroso tipico della sua età. Allora io e zia Rita, nel sentire quelle parole, ci scambiavamo una occhiata complice, con la differenza che la mia era preoccupata mentre la sua era intrigata e divertita. Era come se zia comprendesse in pieno lo stato d'animo della nipote avendolo lei già vissuto, e me lo confermò quando ci trovammo soli per un momento. Mi spiegò che Giulia stava vivendo più o meno lo stesso turbamento che visse lei davanti al pensiero, alla possibilità, di fare sesso con me; soprattutto (lo sussurrò con un fare più serio) il turbamento c'era per via dell'ammettere a se stessa che si voleva cedere a quel pensiero, a quella possibilità tanto vergognosa quanto però eccitante.

Zia poi mi tastò l'uccello di soppiatto, da sopra i boxer da spiaggia. “Credi a me,” mi sussurrò facendo l'occhiolino, “la tua bella sorellina ha una voglia matta del tuo cazzo... vedrai.”

INCESTO!

Si era fatta sera, Giulia la vidi messaggiare frenetica col cellulare e dopo dieci minuti venne una sua amica a prenderla e uscirono mentre noi tutti -nonni, zii vari e rispettivi figli- restammo intorno alla lunga tavolata a mangiare. Erano le dieci e di solito le sue uscite si prolungavano fino all'una ma quella sera rientrò dopo appena un'oretta. Rincasò con passo dimesso e l'espressione sempre assente, distante come lo era stata durante tutta la giornata, salutò i nonni e silenziosamente si avviò verso la sua cameretta. Zio Dario la punzecchiò chiedendole se fosse rientrata tanto presto perché il fidanzato le avesse dato buca o perché gliela avesse data lei. Giulia nel prestare orecchio alle parole dello zio sollevò lo sguardo che andò a incrociare il mio e immediatamente avvampò di rosso proprio come quella mattina, quando stava per toccarmi il cazzo; senza neanche rispondere tornò ad abbassare il capo e affrettò il passo andando a chiudersi nella sua stanza.

Intorno alla mezzanotte se ne andarono tutti ed io mi ritirai nella mia camera, passai una buona mezzora a chattare con degli amici e poi mi misi a letto ma non riuscii a prendere sonno. Pensavo e ripensavo a quello che era successo proprio lì, in quella stanza poche ore prima, tra me, mia zia e mia sorella, o meglio: pensavo e ripensavo a quello che poteva succedere. Pensavo a come mi si irrigidì il cazzo all'idea di scopare con mia sorella e subito tornava ad irrigidirsi. Sospirai sconsolato perché stavo per infilare una mano sotto il lenzuolo e così ammettere che per la prima volta in vita mia mi sarei masturbato per lei; per il suo bel culo sodo e le sue tette abbondanti e iniziai a menarmi la nerchia immaginando di infilargliela in bocca. Chiusi gli occhi, reclinai il capo affondandolo sul cuscino e i sospiri ora divennero ansimi di piacere. Non sentii i suoi passi felpati né il rumore della sua porta aprirsi e quindi non mi accorsi che Giulia era sgattaiolata in camera mia. Solo quando riaprii gli occhi la vidi, un attimo prima di darmi la scrollata che mi avrebbe fatto schizzare un bel fiotto di sperma sul lenzuolo. Stava immobile, in piedi appoggiata alla porta chiusa e mi fissava con la stessa espressione intensa e tormentata tenuta tutto il giorno. Il respiro affannato le faceva andare il seno su e giù e ondulare la maglietta corta formando delle pieghe, l'orlo le arrivava poco sopra l'ombelico poi era pelle nuda fino al pantaloncino cortissimo e a vita bassa che offriva alla vista l'inizio del pube con un ciuffo di peli e un favoloso paio di gambe lisce e tornite.

Eravamo tornati alla stessa situazione del mattino, io col cazzo di fuori che svettava pulsante e lei lì a due passi, tormentata ma di nuovo sul punto di cedere, di nuovo sul ciglio del precipizio, ed io che non desiderai altro che vederci precipitare riscontrando, nei suoi occhi fissi verso la mia erezione, lo stesso desiderio, la stessa muta invocazione: “toccamelo...”.

Ruppi io il ghiaccio, ormai era chiaro che non restava che quello, eravamo sull'orlo del burrone perché volevamo esserci, perché volevamo lasciarci andare; lasciarci cadere come angeli in picchiata verso l'inferno.

Allungai la mano poggiandogliela sulla pancia e la portai su, infilandola nella maglietta e accarezzandole un seno, palpandoglielo emozionato e passando poi all'altro, sentivo il suo petto sollevarsi ed abbassarsi sempre più velocemente, il suo fiato mi scorreva sul braccio.

Le dissi che zia Rita aveva ragione, che non c'era nulla di cui vergognarsi né di temere l'ira di nessun dio. Allungai l'altra mano accarezzandola sotto l'ombelico e poi infilando le dita negli slip le sfiorai la fica bella carnosa e fresca e lei sussultò e sospirò. Le sussurrai che non c'era nulla di male nell'aprirsi a quella esperienza perché eravamo nell'età perfetta per provarla e aggiunsi che perfetto e giusto era anche il fatto che fossimo noi due a far sì che accadesse; che era giusto e naturale che fossi io ad iniziarla a quella magia che era il sesso; era giusto e naturale che la immettessi io su quella strada che avrebbe poi percorso con chissà quali e chissà quanti compagni, perché -conclusi- in qualunque modo lei avrebbe vissuto la propria vita il legame che aveva con me che ero il suo unico fratello non si sarebbe mai spezzato, mentre ad un legame stretto con chiunque altro sarebbe potuto succedere.

Pronunciai quelle parole mentre la prendevo per i fianchi morbidi e la attiravo verso di me, lei si lasciò portare e si ritrovò con un ginocchio piegato sul letto e il corpo proteso in avanti. Aveva il viso a pochi centimetri dal mio, il suo sguardo era languido, era lo sguardo di chi aveva ormai finalmente ceduto a quello che per tutti era considerato un grave abominio ma che per noi due significava semplicemente il soddisfacimento di un desiderio ingovernabile. Il desiderio di fare sesso.

Passai le dita fra i suoi capelli stringendole il viso tra le mani e invitandola a chinare il capo verso il basso. Giulia si lasciò accompagnare e si ritrovò con le labbra a sfiorarmi la cappella che pulsava turgida e carnosa. Prese un bel respiro, come un sub che si prepara a un immersione (e lei si preparava a immergersi con me nel più torbido dei peccati), e se la fece entrare in bocca.

IL POMPINO DI GIULIA!

Non volli pensare a niente in quel momento, nessuna riflessione e nessuna analisi. Era piena notte ed avevo mia sorella -la mia calda e bellissima sorellina- acquattata sul letto, con la testa tra le mie cosce e i suoi lunghi capelli castani sparpagliati sul mio bacino, intenta a farmi un pompino. E quello che mi stava facendo era un favoloso pompino. Mi succhiava il cazzo con la maestria di una che lo facesse da anni e quando, tra i mugolii di goduria, le chiesi se non fosse la prima volta lei mi rassicurò che lo era ma confessò che da quando aveva scoperto dove tenevo i DVD porno prese l'abitudine di trafugarli e goderseli di nascosto, ed inoltre ammise di fare pratica con le banane con cui usava trastullarsi prima di mangiarle.

Giulia aveva imparato davvero alla grande. Dopo essersi infilata il cazzo fin quasi alla base si ritraeva facendolo uscire e mi leccava l'asta scendendo fino alle palle, le pizzicava tra le labbra, leccava lo scroto e lo baciava poi risaliva sempre leccando l'asta. Era meravigliosa la mia sorellina. Quell'antipatica e sempre scontrosa attaccabrighe era diventata ora una deliziosa e placida gattina che mi incantava con un pompino degno di una vera pornostar.

Una volta risalita giocava con la punta della lingua intorno alla grossa cappella e poi la ingoiava di nuovo ed io dopo quel servizio principesco, e provato da una eccitazione che mi ossessionava dalla mattina, ero già sul punto di venire. La scostai sussurrandole che ora volevo io dedicarmi alla sua passerina e quando, dopo averla fatta sdraiare, mi curvai arrivando con il muso tra le sue cosce la trovai turgida e bagnatissima. Era gonfia di labbra e con una fessura delicata e sporgente per via del piacere che la attraversava. Odorava di qualcosa di intenso ed inebriante e luccicava per gli umori che stava rilasciando. Iniziai a baciargliela, gliela baciavo dappertutto, le baciai la soffice peluria chiara e diedi piccoli tocchi di lingua nel solco poi mi feci più deciso e cingendole le cosce con le braccia portai le mani a divaricarle le grandi labbra e affondai la lingua nel solco ora più aperto, la passavo e ripassavo leccandogliela per bene e assaporando più umori possibili, umori dal sapore più dolce che avessi mai provato, le stuzzicavo poi il clitoride anch'esso turgido e bagnato e lei reagì ad ogni mio tocco inarcando la schiena e mugolando mentre girava la faccia da un lato e dall'altro, scossa dal piacere.

CONTINUA

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ESTATI BOLLENTI

E così arrivò quel luglio di tre anni fa ed io e la mia cara dolce zia finalmente vivemmo in pieno tutto quello che per mesi teorizzammo in chat.

Appena scesa dal treno ci salutammo con il classico bacio fra parenti, così come feci con zio, ma poi, dopo il pranzo nel casolare di nonno, zia sgattaiolò nella cameretta dove mi ero ritirato per leggere un po' e mi fece un gran pompino.

Francamente pensavo che trovasse più difficoltà nel mantenere anche dal vivo gli atteggiamenti perversi e trasgressivi impersonati a distanza, invece non mostrò nessun imbarazzo né disagio. Entrò con passo felpato e mentre chiudeva la porta spingendola con la schiena mi fece un sorriso complice e malizioso e poi mi si inginocchiò davanti liberandomi il cazzo dai boxer da mare e lo prese tutto in bocca.

Non credevo ai miei occhi. Nonostante i mesi passati a scambiarci oscenità ancora stentavo a realizzare che zia Rita fosse davvero lì, accovacciata ai miei piedi, intenta a succhiarmi il cazzo. Quasi mi commossi per la felicità, poi il lavorio di lingua e labbra mi fece come affondare in un gorgo di piacere e le venni in bocca. Lei ingoiò tutto e come se niente fosse tornò nel soggiorno, a conversare con gli altri parenti.

Quelle settimane di vacanza furono costellate da altri episodi del genere. Mi fece pompini un po' dappertutto, in ogni stanza del casolare e nella campagna, in auto o al mare, nascosti dietro gli scogli o rintanati tra i folti cespugli che segnavano il confine tra la pineta e la spiaggia e perfino nei bagni dei locali dove andavamo a mangiare la pizza. In qualsiasi posto e in qualunque momento bastava che ci trovassimo soli e lei mi invitava a fare una qualche porcata.

Era una vera infoiata. Essere stata costretta per anni a reprimere quelle pulsioni sessuali del tutto naturali non fece che aumentare i suoi desideri, e quanto più i suoi genitori furono rigidi e rigorosi nel controllarla, affidandola poi ad un uomo altrettanto severo, tanto più trasgressivo e incontrollato è diventato il suo comportamento una volta allentate le sbarre che la imprigionavano. Quindi se prima, e per anni, visse in uno stato quasi monacale (esclusi i freddi atti sessuali col marito fatti esclusivamente per fare figli) adesso, da donna emancipata, si era lanciata senza freni nelle più folli, osceni e immorali giochi sessuali, e non dandosi a tutti gli uomini che sicuramente avrebbe avuto ai suoi piedi se solo lo avesse voluto, ma iniziando e portando avanti una torbida e focosa relazione col proprio nipote; come una sorta di dispetto verso i legami famigliari.

LA ZIA SI FA DAVVERO SFACCIATA!

Con il passare dei giorni notai poi che prese a farsi più audace anche quando non eravamo soli, iniziando a stuzzicarmi davanti ai nostri parenti.

Una sera eravamo in veranda, comodamente seduti sulle poltrone di vimini a chiacchierare giocando a carte e sorseggiando del limoncello quando sentii il segnale di un messaggino arrivato sul cellulare. Ero così preso dalla Briscola (non sopporto di perdere neanche in una partitella a carte) che non volli nemmeno andare a recuperare il cellulare lasciato in casa. Mandai mia sorella a prenderlo e quando me lo portò lessi: “nipotino mio ho il buco del culo che freme dalla voglia di accogliere il tuo cazzo....dammelo!”.

Quella stronza di zia era lì a due metri, stravaccata sulla poltrona col cellulare tra le mani e digitava sullo schermo. Come lei smetteva di scrivere mi arrivava un messaggio: “...se batti quel cornuto di tuo zio dopo x premio mi metto a pecorina e ti do le mie chiappe....”, e poi un altro ancora con allusione alle carte: “....dai nipotino...voglio il tuo ASSO DI BASTONI tutto infilato nel culetto...!”.

Sudando mi resi conto del rischio corso mandando mia sorella a prendermi il telefono; non sarebbe stata la prima volta se si fosse messa a sbirciare tra i miei messaggi.

Zia intanto mi lanciava occhiatine maliziose e se la rideva divertita, poi allargò le cosce. Mi stava proprio davanti; naturalmente era coperta, indossava degli short di cotone verde militare, ma l'assurdo coraggio avuto nello scrivere, la sfacciataggine usata in quei messaggini e i segnali lanciati con le occhiate e con le gambe aperte mi eccitarono davvero tanto.

Quella notte mi fermai a dormire lì nel casolare dei nonni perché poi la mattina presto avrei aiutato mio nonno ad irrigare gli appezzamenti coltivati. Avevo preso sonno e mi svegliai di soprassalto quando una mano si infilò sotto il lenzuolo leggero e mi afferrò il pacco avvolto negli slip di cotone.

Zia Rita, con la voce rotta dal desiderio, nel buio della stanza mi sussurrò di avere la fica in fiamme. Si mise cavalcioni sui miei fianchi, aveva la passera già tutta bagnata e si mise ad ondeggiare e inarcare la schiena in modo da sfregare il clitoride contro il mio cazzo sempre più gonfio. Non mi ero ancora sfilato gli slip e così i suoi umori stavano impregnando tutto il tessuto. Ero come inebetito, stavo con le braccia larghe e le mani immobili e aperte a mezz'aria senza sapere dove metterle.  C'era mio zio nel letto della camera accanto, i miei due cuginetti sistemati sul divano-letto in salotto e c'erano i miei nonni nella camera subito dopo e tra l'altro quei due vecchi avevano il sonno leggerissimo.

Ero immobilizzato dalla paura che sbucasse qualcuno di loro ma allo stesso tempo ero eccitatissimo, il cazzo si ingrossava sempre di più e quando zia lo liberò abbassando l'elastico degli slip fin sotto i testicoli svettò duro e imponente, perfetto per infilarselo in quella fica gonfia di un piacere che ormai non riusciva più a controllare. E lei così fece. Lo afferrò con una mano mentre con l'altra si pizzicava e strofinava il clitoride e se lo infilò dentro tutto, fino alla base, rilasciando dei gemiti rochi e soffocati mentre io mi sentivo torturato fra il terrore di venire scoperti e l'eccitazione che nonostante il pericolo continuava a crescere. Mi cavalcò con una foga mai vista prima; non avevo una grande esperienza in fatto di sesso ma quella era di certo la più grande e sfiancante scopata che avessi mai fatto. Non smise di ancheggiare e dimenarsi finché non le inondai la fica e la pancia di sperma poi, nonostante ansimassimo tutti e due, si chinò sulla mia faccia per baciarmi; mi ficcò la lingua in bocca e ci slinguammo per diversi minuti poi si accoccolò sul mio petto e restammo a riprendere fiato con le bocche spalancate.

Il placido rumore dei nostri respiri in sincronia si interruppe quando bisbigliando le chiesi cosa avesse provato nel vedere la mia dispettosa sorellina andarmi a prendere il cellulare. Mi rimproverò dicendo che ero stato stupido e leggero nel fare una cosa simile e che aveva avuto così paura che le era salito il cuore in gola. Io ribattei che la stronza era stata lei a stuzzicare con quei messaggi e che mai avrei potuto immaginare si spingesse a scrivere richieste di sesso così volgari, come una puttana di strada, in mezzo ai parenti, con l’incoscienza di una adolescente.

“Ma io lo sono una puttana di strada,” sussurrò mentre con la lingua mi titillava un capezzolo, e aggiunse: “sono la tua puttana... voglio essere tua... la tua cagna sempre in calore.”

Io sorrisi e poi riflettei con lei sul sorprendente comportamento di Giulia che, contrariamente al solito, non sfruttò l'occasione sbirciando nel mio cellulare per poi prendermi in giro nel leggere qualche tenero scambio di messaggi con la ragazzina di turno.

“La tua sorellina tanto stronza e dispettosa sta crescendo,” rispose mia zia, “...è nell'età in cui si hanno cose più serie per la testa piuttosto che fare dispetti al proprio fratello. Sarà in fissa per qualche ragazzino. A proposito...,” mi guardò e la sua voce e il suo sorriso si fecero più maliziosi, “...hai visto come si è sviluppata bene? Ha un bel culo... devi pensare a sverginarglielo tu prima che l'onore è il piacere tocchi a qualcun altro...,” mi lanciò un sorrisino e uno sguardo perverso, come a farmi capire che non stesse scherzando.

Zia era ormai senza freni, ora capivo cosa significasse 'assatanata'; era letteralmente posseduta dal demone del sesso e della lussuria e conoscere sempre più questo suo aspetto e non sapere a cosa ci avrebbe portati mi procurò allo stesso tempo un senso di inquietudine e timore ed un brivido di eccitazione. Poi, tornando all'episodio dell'SMS, aggiunse che una volta passato il pericolo si ritrovò con le mutandine bagnate dall'eccitazione e la voglia di scopare con me nonostante fossero tutti in casa figlioletti compresi, anche se addormentati.

Un'altra prova era stata superata, ora la pregai di tornare nella sua camera: si avvicinava l'alba e la levataccia e lei mi aveva spompato senza alcun ritegno. Ci baciammo con un altro bramoso strusciare delle lingue poi lei sgattaiolò fuori dalla mia stanza buia, appena appena rischiarata da una pallida luna, mentre io cercai di imbastire una scusa per quando nonno mi avrebbe beccato a battere la fiacca invece di lavorare.

LA PRIMA ‘CALDA’ ESTATE IN ARCHIVIO

Quella estate passò fra tante altre scopate e giochini erotici, poi gli zii ripartirono per Milano. Nonostante promisi loro (soprattutto a lei) che sarei salito a trovarli per Natale, dato che in quella occasione non sarebbero potuti scendere, non mi fu possibile fare quel viaggetto e così quando giunse di nuovo l'estate e quando tornarono, io e zia Rita convenimmo che erano undici mesi che non scopavamo e che avremmo dovuto recuperare immediatamente.

Come nostra abitudine durante i mesi passati distanti non rinunciammo mai ai nostri giochini hard, grazie al virtuale. Dalle videochiamate con i cellulari alle sessioni in chat con tanto di webcam non ci risparmiammo di mettere in pratica nessun atto osceno; dai più semplici, tipo fotografarsi il sedere stretto dai jeans aderenti quando zia era in fila al supermercato (per mostrarmi che bel culo vedesse in quello stesso momento chi le stava dietro) a quelli più sfrontati e birichini come (sempre al supermercato) l'infilarsi un würstel nel solco tra le tette; per finire ai più fetish come piazzarsi il telefonino tra le cosce spalancate mentre, seduta sul wc, aspettava di fare sgorgare una copiosa pisciata. Adesso però le distanze si erano annullate ed il virtuale dava finalmente posto al reale.

Presi però dal desiderio e dalla foga di avvinghiarci e risentirci l'uno nel corpo dell'altra commettemmo una leggerezza che segnò quella nostra estate...

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ESTATI PERVERSE è un lungo racconto erotico, suddiviso in 4 capitoli, e raccontato in prima persona (il lettore si eccita di più all’idea che chi scriva, racconti una propria esperienza).

Il protagonista è un ragazzo di vent'anni che vive in Sicilia e da sempre è attratto dalla zia acquisita che ogni estate scende da Milano, con marito e figli, per le vacanze.

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ESTATI PERVERSE (cap. I)

LA ZIA

Finalmente arrivò luglio. L'estate ha sì tutto il suo fascino associato a pensieri quali le vacanze, i giorni lunghi e spensierati, le notti di divertimento, la libertà e il mare, ma per me il suo avvento portava anche un motivo in più per attenderla con immenso desiderio durante il resto dell'anno. Un desiderio irresistibile, eccitante, estremamente trasgressivo che ormai si ripeteva, per la mia gioia, da tre anni: la venuta da Milano dei miei cari zii. O, per esser più precisi, la venuta di mia zia Rita.

Zia è una bella e simpatica napoletana conosciuta, circa quindici anni prima, da mio zio che da giovanotto lasciò la nostra terra per cercare lavoro nel Nord Italia. Lì a Milano, dopo anni passati a fare lo scapolo impenitente, conobbe lei, emigrata coi genitori dalla Campania quando ancora era bambina.

Zio Dario è di venti anni più grande e la incontrò quando era sulla soglia dei quaranta e stava maturando la decisione di mettere la testa a posto, e questa ragazza non ancora ventenne, molto carina d'aspetto, graziosa nei modi e anche molto timida fece subito breccia nel suo cuore e conquistò poi l'affetto di noi parenti fin dalla prima volta che la portò in Sicilia.

La trovai anch'io subito simpatica, cordiale e naturalmente anche bona (allora lei aveva compiuto diciotto anni da poco ed era già donna mentre io ero un sempre arrapato ragazzino di undici) ma naturalmente non glielo dissi, anche se mi ha poi confessato di essersi subito accorta dell'effetto che mi faceva. E in effetti mi bastava vederla avvicinarsi per arrossire e se mi rivolgeva la parola io prendevo a risponderle in maniera goffa farfugliando discorsi sconclusionati.

L'estate che la conobbi, e per le successive, il suo culo tosto e basso e le sue tette piccole ma sode e rotondi calamitarono tutte le seghe e le sborrate che mi facevo. Nascosto nel bagno di casa o nello scantinato, raggomitolato sulla spiaggia o sotto gli alberi nella campagna di mio nonno, ogni posto e ogni momento era buono per infilarmi una mano nelle mutande e masturbarmi con foga pensando a zia Rita.

Gli anni passarono e zio Dario e zia Rita ogni Natale ed ogni estate scendevano in Sicilia. Zio superò i cinquanta, iniziando a fare i conti con gli acciacchi e le prime limitazioni mentre zia manteneva il suo vigore e restava sempre bona, tosta e fresca come si dice dalle sue parti.

Anche io naturalmente cambiai. L'esile ragazzino che diventava goffo e balbettante quando le stava davanti si trasformò in un ragazzo ben piazzato e molto più sicuro di sé.

Quando li compii io i diciotto anni avevo alle spalle già diverse storie con varie ragazze, condite con disinvolti rapporti sessuali, e sorridevo ricordando quanto invece era castigata e sobria mia zia a quella età.

I suoi genitori le impartirono un'educazione rigida, quasi da monaca, che lei soffrì molto e poi trovarono in mio zio, severo quanto loro, un ottimo alleato. Non lo diede mai a vedere il disagio ma una volta mi confessò che arrivò a pensare ad una fuga e addirittura al suicidio, credo esagerando nello sfogarsi. Le cose poi fortunatamente cambiarono, se non tanto nel comportamento di zio, rimasto rigido e tendente all'autoritario, lo fecero nel modo di porsi di zia che superati i trent'anni si decise a non far più permettere agli ormai anziani genitori e al marito di trattarla come una donna-schiava, sottomessa e obbediente al marito-padrone.

Quando i loro due figli arrivarono all'età scolastica zia poté avere più tempo per dedicarsi a se stessa. Trovò un lavoro part-time come commessa in un centro commerciale, si iscrisse in palestra e un paio di sere al mese andava in pizzeria con le amiche. Niente di scandaloso dopotutto, e zio Dario infatti non oppose nessuna difficoltà né impose alcuna proibizione. Si limitò solo a qualche innocuo brontolio.

Iniziò poi l'era dei telefonini e prendemmo così a tenerci in contatto quotidianamente attraverso i messaggini. Venne quella dei social e zia si comprò un portatile, si iscrisse a Facebook e i nostri colloqui si intensificarono.

Passavo molto tempo in chat con lei e un po' alla volta arrivammo a confidarci cose che non avremmo detto ad altri, cose che probabilmente non ci saremmo mai detti faccia a faccia. Fu allora che mi confessò del suo periodo buio e accennò al pensiero di farla finita. Entrammo in piena sintonia e simpaticamente iniziammo anche a liberare i nostri dialoghi dalla ingessatura dei ruoli. Inconsciamente fummo portati a non considerarci più tanto come zia e nipote quanto come due amici quasi coetanei, nonostante gli anni di differenza.

Approfittando dell'estrema libertà e franchezza con cui portavamo avanti il nostro rapporto cominciammo a parlare di sesso. Le raccontavo le mie esperienze e la tenevo informata sulle storie più o meno serie che stavo vivendo con la ragazzina di turno, mentre lei non poteva che limitarsi a raccontare della propria striminzita vita sessuale, assai povera di nutrimento e passione, mortificata da un marito che si è limitato al compiere un dovere mettendola incinta due volte, giusto per assicurarsi una discendenza, e che andava ormai sempre più in là con gli anni mentre lei mi confessò che essendo ancora giovane aveva bisogno di viverla la propria sessualità; di liberare quella legittima voglia purtroppo sempre repressa.

A questi suoi sfoghi io cercavo di rispondere buttandola sulla battuta, per alleggerire il peso di quella sofferenza che, notavo, la faceva ingiustamente sfiorire ma altre volte non trattenevo la contrarietà per l'ingiustizia che una così bella donna doveva subire.

Fu durante uno di quei momenti di rabbia che le confessai di tutte le seghe che mi tirai e tutte le sborrate che, dagli undici anni in poi, liberai pensando ossessivamente a lei. Zia accennò un sorriso sul volto tirato dalla tristezza, un sorriso bonario e un po' imbarazzato. Di certo aveva capito fin da subito che la sua venuta in famiglia aveva turbato i miei pensieri nel delicato passaggio dalla fanciullezza alla preadolescenza, ma si trovò spiazzata dal sentirselo dire così, in modo crudo e diretto.

Non era un argomento tabù per noi il sesso. Non avremmo permesso alle arretrate e bigotte mentalità dalle quali eravamo circondati di limitare le nostre confidenze, e così quando zia mi chiese, senza malizia, se ancora pensavo a lei quando volevo darmi piacere mi spinsi, con una buona dose di follia, a dimostrarle tangibilmente che sì, nonostante non mi mancassero le fiche a cui attingere, era sempre lei, con il suo corpo mignon ma molto ben fatto e le tettine sode coi capezzoli rosso carne e appuntiti, a regalarmi le masturbazioni più intense e copiose.

Lo dimostrai alzandomi in piedi. Avevo i boxer celesti abbassati a metà cosce e mi toccavo il cazzo mentre fissavo lo schermo del PC per fare inquadrare dalla webcam la verga dritta e dura che iniziavo a menare.

IN WEBCAM CON MIA ZIA

Zia ebbe un sussulto, sgranò gli occhi e si ritrasse sobbalzando sul divano mentre io sfacciatamente mi masturbavo facendo scorrere con foga la mano lungo l'asta carnosa.

Zia si riprese immediatamente e osservò tutta la scena. Fissò con attenzione il mio cazzo sempre più in erezione ed io a mia volta fissai lei. Vidi spuntarle un sorriso e mi chiesi se stesse a significare che riteneva comica la situazione. Continuai a menarmi l'uccello, mordendomi le labbra e aspettando (e temendo) di vederla scoppiare in una fragorosa risata, invece continuò a fissare la scena, sollevando una mano e portandosela a sfiorare una guancia e mantenendola ferma là, come a voler nascondere il rossore che le si stava colorando sul volto. Diedi un ritmo più deciso alla masturbazione e feci scendere l'altra mano nelle palle prendendo a massaggiarle con lentezza.

Continuai a fissare lo schermo da dove si affacciava mia zia; vedevo la sua faccia e la mano all'altezza della guancia, l'inquadratura non andava oltre il petto lasciatole scoperto dalla maglietta leggera e scollata che indossava per la notte. Bastò quella immagine, insieme all'idea che per la prima volta mi stavo masturbando davanti a lei -l'icona erotica di tutta la mia adolescenza- a procurarmi un'erezione mai raggiunta prima. Tornai a sedermi allargando le cosce e posizionando la piccola webcam in modo da portare in primo piano il mio cazzo. Non smisi di far su e giù e scappellare il glande finché non arrivai a far schizzare una serie di getti bianchi e vischiosi che mi ricaddero sull'addome. Allo stesso tempo l'altra mano affondava decisa nel gonfiore dei testicoli ammantati di peluria.

Una volta sborrato lasciai il cazzo, che perse vigore fino a pendere tra le gambe, e mi frizionai l'inguine e la pancia con lo sperma. Zia osservò il tutto, rossa in viso, con gli occhi ancora spalancati e il labbro inferiore stretto tra i denti a svelare un inammissibile ma innegabile interesse.

La fissai serissimo in volto, con uno sguardo deciso, di quelli dai quali non traspare nessun imbarazzo e, dopo averle mandato un bacio con le dita, spensi la webcam e solo allora affondai sulla sedia e mi portai le mani in faccia a mo’ di schiaffo. Ero paonazzo in viso e mi chiesi e richiesi che cazzata avessi mai fatto.

Mi infilai sotto le coperte ma non riuscii a prendere sonno, mi diedi del pazzo e dello stupido di continuo, temetti di averla persa; di aver perso la donna che più desideravo (e che avevo sempre desiderato) al mondo; di vedermi tolta l'amicizia da Facebook, bloccato dal suo contatto Whatsapp e trattato con freddezza e distacco totale ogni qualvolta ci fossimo venuti a trovare nello stesso posto.

Intorno alle tre invece mi arrivò un suo messaggio sul cellulare, senza testo ma con una foto: il primo piano di una fica, la sua. Riconobbi gli anelli alle dita che frugavano le labbra gonfie. Se prima non ero riuscito a dormire per la vergogna dopo non riuscii per l'euforia e l'eccitazione, avevo la testa bombardata da mille scenari; immaginavo quante e quali pieghe avrebbe preso quella situazione.

Da allora i contatti con mia zia oltre a restare intensi e regolari si arricchirono anche delle più sfrenate fantasie erotiche che ci confidavamo e, soprattutto, delle trasgressive visioni che ci regalavamo.

Per mesi ci siamo dati appuntamento sulle chat e, chiusi a chiave nelle nostre camere, ci siamo spogliati e masturbati senza nessuna vergogna né alcun ritegno. Zia Rita finì poi per lasciarmi senza parole tanto era diventata impudica e disinibita. Passò dall'usare le dita per masturbarsi all'infilarsi nella fica oggetti di forma allungata. Usò banane e cetrioli, altre volte addirittura un telecomando e un vecchio Nokia di quelli spessi e col bordo arrotondato, finché una sera si presentò davanti alla webcam mostrando, sorridente e sorniona, un cazzo di gomma color ebano lungo -me lo disse fiera e compiaciuta- 25 centimetri! Quel pomeriggio, nel periodo di tempo compreso tra la fine della seduta in palestra e l'uscita da scuola dei figli, si spostò di 35 km per andare in una grossa città e comprarselo al Sexy Shop, dicendomi che passò poi tutta la giornata col pensiero fisso su quel coso, e impaziente di farmelo vedere.

SALVE, PROPONGO QUESTO RACCONTO INCESTUOSO SPERANDO CHE DIVENTI UN FILM PORNO.
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PR

CAPITOLO 1

Io e mia sorella Valentina ci passiamo tre anni e mezzo e siamo molto uniti, da sempre. Con gli anni poi quello che era un forte ma classico legame affettivo tra fratelli si è sviluppato divenendo un legame incestuoso intenso e passionale e che ha portato a risvolti impensabili che solo adesso mi sono deciso di raccontare.

GLI INIZI 
Ho iniziato io a notare che mia sorella diventava ogni giorno più carina. Le volevo un bene smisurato ma non avevo mai pensato che potesse esserci di più di un affetto fraterno, mi limitavo semplicemente a constatare quanto diventasse una bella ragazzina. Aveva (e ha ancora) un faccino bello rotondo e due occhi nocciola e profondi ed una bella bocca carnosa. Era, allora, un po' in sovrappeso ma a me piaceva (sempre in maniera innocente) il suo corpo bello morbido. 
Man mano che cresceva apprezzavo quelle sue forme che si facevano sempre più accentuate e generose fino a quando, durante l'adolescenza , mi sono ritrovato diverse volte a masturbarmi non davanti alle immagini di donne nude sui giornaletti porno ma bensì pensando a lei, a Valentina. Mi smanettavo il cazzo ripensando alle volte in cui mi capitava di vederla uscire mezza nuda dal bagno o, passando davanti alla sua cameretta, vederla in mutande e reggiseno mentre si cambiava. 
Negli anni della pubertà le mie voglie si fecero più intense , e con esse le mie fantasie sessuali. E mia sorella era sempre lì, con le sue forme che prendevano sempre più sostanza e visibilità. Queste generose forme Valentina ha iniziato a tenerle molto più coperte. Ho notato che non mi era più facile sbirciarla quando si faceva la doccia, perché usciva dal bagno molto più coperta di prima e, quando doveva vestirsi, si chiudeva in camera, con mia grande delusione. 
Questo suo modo di fare mi rese ancora più desideroso di lei e fu allora che mi resi conto di quanto la desiderassi; di quanto fosse lei la ragazza che volevo più di tutte le altre. 
C'è da dire che ero un bel ragazzo e non mancavano le ragazze con cui flirtare, se avessi voluto. Ma a parte qualche tenerezza e qualche avvicinamento con qualcuna di queste per brevissimi periodi, il mio interesse sentimentale e sessuale era solo per lei. E più lei si allontanava da me man mano che cresceva e più aumentava questo desiderio. 
 
Io poi iniziai a frequentare una palestra e ad allenarmi con i ragazzi under 20 della squadra di calcio della nostra città e questo mi permise di mettere su un fisico di tutto rispetto. Non ero un palestrato ma, come già detto, un bel ragazzo atletico,  e usai questo mio aspetto per provare a fare colpo su mia sorella. Cercavo il più possibile di farmi trovare da lei a torso nudo, mettendo in mostra il mio fisico per suscitare in lei quegli stessi turbamenti che da tempo lei suscitava in me. E con intrigante piacere iniziai a notare che ogni qualvolta incrociavo il suo sguardo lei era rossa in faccia, e se le andavo vicino con disinvoltura Valentina trovava sempre una scusa, un pretesto per allontanarsi. 
I nostri genitori non si accorsero di nulla; per loro era tutto normale mentre io e mia sorella invece stavamo bruciando di desiderio. Un desiderio sbagliato, immorale e peccaminoso ma che ci era impossibile ignorare né tantomeno reprimere. 
 
L'ESTATE PIÙ CALDA 
Arrivò l'estate e le giornate passavano lente, noiose e molto calde e mia sorella, nonostante la ritrosia a farlo, dovette alleggerire il suo abbigliamento, tornando a vestirsi in maniera da rintuzzare le mie fantasie oscene sul suo corpo. 
I miei ormoni erano in continua tempesta ed anche il comportamento aveva quella spavalderia tipica della gioventù e così mi feci più audace con mia sorella, mettendomi a girare per casa e per il giardino a petto nudo e con dei pantaloncini leggeri sotto i quali si vedevano  bene le mie erezioni. 
Valentina continuava ad arrossire ogni volta che incrociava il mio sguardo. Ormai era lampante che tra noi due si era creata una situazione molto particolare e tesa. Capii che dovevo rompere gli indugi affrontando mia sorella senza girarci attorno. E una sera lo feci, ai primi di luglio. Una sera in cui i nostri genitori erano fuori per il battesimo del figlio di una parente. 
Valentina se ne stava rintanata nella sua cameretta, io giravo per casa nervoso ed eccitato. Era da giorni che sapevo che io e mia sorella ci saremmo trovati soli in casa tutta la serata, ed io avevo rifiutato la proposta dei miei amici di uscire con loro in discoteca. Sentivo che dovevo chiarire quella situazione che si faceva sempre più difficile da sostenere perché oramai sapevo di stare perdendo la testa per lei. 
Bussai alla porta e lei mi chiese che volevo. 
Niente, mi chiedevo solo perché con sto caldo e visto che siamo solo noi due in casa tu debba startene chiusa in camera. Le dissi aprendo la porta.
Perché devo studiare. Rispose lei seccata. 
Mi misi a ridere con fare strafottente e ribattei: non studi mai quando c'è la scuola e guarda caso ti va di farlo in piena estate? E proprio stasera poi, che abbiamo la casa tutta per noi? Incalzai molto dubbioso. Mi guardai poi intorno e dissi: che caldo qui dentro. Come fai a starci!
Io non sento caldo. Rispose laconica e un po' infastidita. Io invece ne approfittai per levarmi la maglietta e restare a torso nudo, con addosso solo i bermuda dove si poteva benissimo notare il gonfiore dato dal mio cazzo che si era indurito appena io e Valentina siamo rimasti soli. 
Appena rimasi in bermuda, e alla vista di quel marcato gonfiore tra le gambe, mia sorella si agitò e arrossì in volto. Stava semisdraiata sul lettino e subito afferrò un libro dal comodino e se lo piazzò davanti al muso fingendo di interessarsi alla lettura. Io mi sedetti sul bordo del letto e poggiai una mano sul suo polpaccio dicendole, con un tono confidenziale e dolce, che avremmo passato una bella serata insieme. La mia mano intanto massaggiava dolcemente la sua gamba, dal polpaccio al ginocchio, poi lenta e languida prese a salire sulla coscia morbida, liscia e bianca di mia sorella che si faceva sempre più rossa in viso, mentre cresceva a dismisura la mia eccitazione. Nel mentre le sussurravo che era ora di mettere da parte quel comportamento infantile tra di noi e che non dovevamo affatto vergognarci di quello che provavamo l'uno per l'altra. 
Lei, con la voce tremante e nervosa, disse: chi ti dice che io provi qualcosa per te. Cazzo sei mio fratello! 
È vero, risposi io, e tu mia sorella, ma questo non può certo impedirmi di andare oltre la parentela e vedere quanto sei bella e desiderabile. 
Notai che quelle parole la colpirono lasciandola non indifferente né infastidita, ma piuttosto scossa e come indifesa. Capii che le sue per altro deboli difese erano sul punto di cedere ed allora incalzai: credimi sorellina non c'è una sola ragazza che io desideri più di te. Lo sai bene che ce ne sono diverse che mi trovano piacente e che ci starebbero pure se ci provassi con loro, ma nessuna di queste mi attraggono come invece mi attrai tu. Sei carne della mia carne... Nel dirle questo, con voce bassa e sussurrante, feci salire sfacciatamente la mano sempre più sul morbido della sua coscia fino ad arrivare a toccarle le mutandine. Lei trasalì ma non oppose alcuna resistenza e solo quando io infilai le dita sotto il tessuto mormorò disorientata: ma... cosa... cosa stai facendo...
Quello che desidero farti da tanto..., le sussurrai sempre più eccitato al pensiero che stavamo arrivando al punto di non ritorno. Mia sorella iniziò ad ansimare quando le mie dita presero a sfregare le grandi labbra carnose della sua fica, intanto mi sistemai sul letto mettendomi dietro di lei, senza togliere la mano da sotto le mutandine e infilandole le dita nella deliziosa fichetta che era sempre più bagnata. 
Sei pazzo... Non... non si può... Noi non possiamo..., disse mia sorella ansimando. 
Perché no? Noi possiamo eccome..., risposi io, poi continuai: A me piace tantissimo e se anche a te piace allora possiamo. Le sussurrai dolcemente. Mia sorella non si ribellava e anzi si lasciava massaggiare la fica tranquillamente mentre mormorava solo che non dovevamo, ed io prontamente rispondevo che non facevamo nulla di male a nessuno. Le ribadii che finché fosse una cosa che piaceva ad entrambi allora era giusto che la facessimo, e mentre andavamo avanti con questi discorsi io non smettevo di masturbarla e lei, dal canto suo, continuava a muovere il bacino accompagnando il mio massaggiarle la fica. 
Mia sorella continuava a mormorare quanto fossimo pazzi, dicendo anche: se ci vedessero mamma e papà ci ammazzerebbero di botte!... Però era chiaro che si era arresa, perché mugolava di piacere ogni volta che le mie dita si infilavano tra le labbra della sua passera sempre più bagnata. Tolsi poi la mano dalle sue mutandine e me la portai alla bocca succhiandomi le dita impregnate del suo umore.
Che fai? Mi chiese lei sorpresa. Ehm...Mi piace assaporare il tuo succo, sorellina. Mi giustificai riprendendo a succhiarmi le dita, poi le dissi: Vedrai che anche a te piacerà la mia sborra. E così dicendo tirai finalmente fuori il mio cazzo, che era molto duro, e iniziai a smanettarlo e dopo un po' strusciai la cappella contro i pantaloncini di mia sorella, poi glielo abbassai un po' e ho iniziato a premere la cappella sulle sue chiappe facendola poi scorrere lungo il solco del culo. 
Era una sensazione bellissima. Sentire la mia cappella strusciare decisa lungo quel solco morbido e bianco mi eccitò da pazzi, quando scorrendo arrivai al buco del culo mi venne una voglia matta di infilarle tutto il cazzo! 
Sapevo che era una cosa impossibile da mettere in atto, mia sorella era vergine in tutto, però non rinunciai a saggiare quel buchetto, che era bello elastico, e per farlo ci piazzai sopra la mia cappella e spinsi forzandolo un po', giusto per capire che stuzzicandolo più volte sarei arrivato a penetrarlo. 
Il pensiero che avrei inculato mia sorella aumentò ancora di più la mia già folle eccitazione e inavvertitamente le premetti di più la cappella contro l'ano. Valentina, che si era lasciata strusciare le chiappe dal mio cazzo senza opporre alcuna resistenza, si dimenò appena sentì quella spinta un po' più accentuata verso il suo buco e mi pregò di fermarmi immediatamente. 
"Tranquilla " le dissi "è stato uno spasmo improvviso del cazzo, scusami sono eccitatissimo... Sei troppo bona!" Le sussurrai mentre continuavo a strusciare il cazzo contro le sue chiappe. Poi ripresi: "cazzo sorellina hai un culo da favola... è meraviglioso! Che voglia di farmelo!". 
Nel dirlo presi a smanettarmi con più vigore la mazza e Valentina, compiaciuta dai miei apprezzamenti, si fece più vezzosa e disse: "ti piace eh,? Fratellone non sei l'unico ad apprezzarlo..." e mi sorrise con fare civettuolo. 
"Eh, immagino quanti sguardi allupati attirerà questo bel culo. Sguardi dei tuoi compagni ma anche dei professori...", ho commentato mentre lasciato il cazzo mi mettevo a palparle avidamente le chiappe. 
"Ehm sì anche, ma non mi riferivo solo a loro...", fece con aria sempre più civettuola, suscitandomi un po' di curiosità. 
"E a chi?", la interrogai. 
"A nostro padre! Sai, ci ho fatto caso da un po' che mi guarda il didietro ogni volta che gli capita a tiro. Un paio di volte mi sono voltata di scatto e l'ho beccato a squadrarmelo! E poi arrossisce e guarda subito da un'altra parte." 
Mia sorella mi confida questo con una recitata indifferenza poi ride facendomi capire che la cosa non la disturba anzi pare proprio farle piacere, mentre a me invece sale istintivamente un senso di fastidio e gelosia. Non me l'aspettavo proprio una cosa del genere. Nostro padre che guarda il culo di sua figlia! E chissà che pensieri da porco ci fa sopra!!!
Questa rivelazione aumenta ancora di più la mia già marcata eccitazione. Non mi accontento più di stare dietro a mia sorella, la giro a pancia in su e mi metto sopra di lei. Valentina riprende a fare un po' di storie con i suoi: no non possiamo... Sei pazzo e stai fermo! Io però ho tanta voglia di lei e infilo le mani sotto la sua maglietta leggera e inizio a palparle senza ritegno le belle e morbide tette che sono già di una 5^ misura. Le sento i capezzoli che si sono induriti e mi metto a pizzicarglieli, lei continua a dirmi di stare fermo e a fare no con la testa però sospira e geme vogliosa mentre la palpo sempre più sfacciatamente e oscenamente. 
Lo so che ti piace sorellina... Dimmi di andare via ed io uscirò da quella porta e non ti guarderò mai più. Le sussurrai mentre continuavo a palparla. Lei non rispose e continuò a sospirare ad occhi chiusi, allora io che mi ero deciso a suscitarle una qualche reazione mi alzai da sopra di lei e feci per avviarmi verso la porta della sua stanza, deciso ad andarmene. Valentina mi fermò. No, aspetta! Disse sporgendosi dal letto. Mi prese la mano e mi tirò di nuovo verso di sé. 
In quella posizione semisdraiata in pratica la sua faccia si venne a trovare la mia mazza che le svettava davanti. Si trovò proprio davanti la bocca la mia minchia, una vigorosa mazza di più di venti centimetri,  e dopo un istante di silenzio e immobilità di entrambi (un istante che a me parve durare un infinità) Valentina toccò il mio cazzo, ci strinse le dita attorno e iniziò lentamente a fare su e giù. 
Io sospirai e rimasi come in apnea, lei mi fissava l'uccello che puntava dritto sulle sue labbra e poi mormorò a se stessa: sì, lo voglio anch'io, e si infilò in bocca la cappella prendendo a succhiarla e a lavorarla con gusto. 
Rimasi impietrito. Paralizzato dall'emozione e dall'incredulità. La reazione di mia sorella, per quanto l'avessi sempre sognata e desiderata, stava superando ogni mia più ardita aspettativa e fantasia. 
 
 
CAPITOLO 2
SBORRO SULLE TETTE DI MIA SORELLA!
Valentina si era seduta sul letto ed era tutta intenta a farmi un pompino. A fare un pompino a suo fratello! 
Non credevo che stesse succedendo davvero, eppure ero lì, in piedi davanti a lei, con il cazzo infilato nella sua bocca a sentirmelo succhiare, leccare e stuzzicare dai suoi fantastici tocchi con la lingua!
Valentina mi fece un pompino davvero meraviglioso. Un po' mi succhiava il cazzo e un po' se lo sfilava di bocca e si dedicava a leccare e baciare l'asta e a scendere, sempre leccando, fino ai coglioni che mi baciava e succhiava mettendoseli oscenamente in bocca mentre, con la mano mi masturbava frenetica. 
A prova del fatto che la sua eccitazione stesse crescendo sensibilmente, una volta smesso di imboccare i miei coglioni disse: fratellone, io te lo succhio e ti tiro un pompino da favola però anche tu datti da fare con la mia fica dai!!! 
Mi prese la mano e se la portò tra le cosce, infilandola nelle mutandine. La sua passera era vergognosamente allagata di umori e le mutandine bagnatissime, le labbra erano dure e sporgenti e non appena le toccai sussultò scossa da un fremito e mugolò di piacere. Io mi misi a massaggiargliele mentre con l'indice presi a sfruculiarle ilclitoride che sporgeva duro e carnoso. Era fantastico! Le infilai la punta delle dita nello spacco e sentii la sua fica calda e pregna di succhi, e intanto lei si dimenava lenta inarcando la schiena, ansimando e mugolando di piacere. 
Ebbene, mia sorella continuò a succhiarmelo e a leccarmelo dalla cappella alla base e viceversa fino a farmi giungere all'orgasmo, ma prima che io venissi si è levata la maglietta restando con il solo reggiseno che manteneva due tette da favola, enormi, bianche, rigogliose e morbidissime. Incredibile. Ci avevo sempre perso la testa solo ad immaginarle, sbirciandole attraverso le scollature più o meno generose delle maglie, e in quel momento invece me le trovai davanti in tutta la loro immensità a sporgere maestose davanti al mio cazzo!
Valentina mi disse di aspettare un attimo (alla vista delle sue tette nude io capii che non sarei riuscito a trattenere a lungo l'orgasmo) e si sfilò il reggiseno stringendomi poi il cazzo tra le mammelle e iniziando a masturbarmi con le tette. Io ero al culmine della felicità e liberai una sborrata mai così intensa e copiosa, che le inondò il mento e il collo e scorse sulle grandi tette fino a colarle gocciolando dai capezzoli e macchiandole i pantaloncini che intanto, a furia di strusciate, le erano scivolati a metà cosce. 
Incredibile, avevo svuotato un mare di sborra sulle tettone di mia sorella! Ero incredulo, soddisfatto e felicissimo. Valentina però non era soddisfatta e voleva venire pure lei, così tornò a sdraiarsi sul letto e mi disse con un tono eccitato e a metà tra la supplica e l'ordine: Ti ho soddisfatto fratellone. Adesso però devi farmi venire tu... Leccami la fica, dai! Leccamela!!!
Io, ben contento, mi inginocchiai sistemandomi tra le sue gambe che uscivano dal letto, gliele allargai e iniziai a leccarle la fica. 
La fica di mia sorella era una freschissima e profumata fica di quindicenne. Le labbra erano sporgenti, turgide e carnose ed erano irrorate dai succhi che le avevo fatto uscire quando la masturbavo, e che emanavano un odore che mi inebriò. Così, ingolosito da quella appetitosa meraviglia, ci ho affondato la faccia, infilato la lingua nello spacco tra le labbra e iniziato a leccargliela come un ossesso. 
Che favolosa sensazione quella di poter slinguare la fica di Valentina e sguazzare fra i suoi tessuti pregni degli umori che mia sorella rilasciava godendo. Slappai a lungo con lunghe leccate, affondando la lingua il più possibile nell'interno bagnatissimo. Mia sorella per tutto il tempo ansimò dal piacere, lanciando mugoli e sussurrando in modo incalzante dei "sì sì sì ancora oh si ancora..." Poi, nell'invitarmi a non smettere di mulinarle nella fica, mi strinse la testa fra le mani, spingendosela contro il pube per farmi affondare il più possibile la lingua dentro di lei, e mentre lei inarcava la schiena io sentivo gli spasmi di piacere che le preannunciavano l'imminente orgasmo. E infatti mia sorella strinse forte la mia testa serrandola tra le sue cosce, piantò i polpacci sulle mie spalle e liberò diversi spruzzi di umori che, dalla sua fica, mi inondarono la bocca e colarono lungo il muso. 
Avevano un sapore dolciastro gli umori di mia sorella. Dolciastro e favoloso che assaporai a lungo in bocca prima di ingoiarli. 
Ero al settimo cielo dalla felicità perché finalmente, dopo che lo desideravo da tanto tempo, io e Valentina ci eravamo lasciati andare. E quel succo del suo orgasmo che avevo in faccia, così come la mia sborra che le aveva impiastricciato le tette, erano il segno bagnato e concreto che testimoniava la nascita della nostra INCESTUOSA RELAZIONE. 
 
CAPITOLO 3
RIVELAZIONI OSCENE
Dopo quell'orgasmo rimasi inginocchiato tra le cosce di mia sorella, continuando a baciarle la fica e le labbra gonfie e impregnate di un inebriante odore mentre le accarezzavo la soffice peluria che le cresceva sul pube.
Anche se dentro di me ero felicissimo ed entusiasta all'idea di essere diventato il ragazzo di mia sorella, preferì non esternarle nulla finché non fossi stato certo che anche lei provasse un sentimento più o meno simile al mio. Così, con un tono rassicurante e dolce, mi limitai e le dissi che non doveva preoccuparsi di niente e che nulla sarebbe cambiato tra di noi. Poi in tono più scherzoso le dissi che era davvero fenomenale a fare pompini. 
Devi proprio avere una gran succhiatrice, una maestra pompinara in gamba, fra le tue compagne di scuola, sorellina! 
Valentina mi fissò rossa in viso, aveva un'espressione a metà tra il vergognato e il malizioso e intrigato, e sorridendo mi confessò: 
Macché compagne di scuola! La maestra pompinara l'abbiamo in casa... Sono anni che spio nostra madre fare pompini... 
Tu cosa??? Trasalii sorpreso. Spii nostra madre fare pompini a papà??? 
Non solo a lui... Mi rispose lei con un aria tranquilla per poi confessare con estrema disinvoltura che: L'ho vista più volte succhiarlo anche a zio Carlo. 
Io la fisso basito e lei incalza come a voler essere ancora più chiara: La prima volta è successo quando avevo otto anni. Mi allontanai da scuola perché non volevo essere interrogata e rientrai a casa di nascosto. Passai in silenzio davanti la camera di mamma e papà, sentii dei lamenti soffocati e dalla porta socchiusa vidi nostra madre in ginocchio che glielo tirava fuori e glielo succhiava e zio la teneva per la testa e sussurrava : Oh si... Succhiamelo e leccamelo come una cagna... Ooooh che troia di sorella che sei...
Fu uno shock. Nostra madre era una troia depravata! Saperlo mi scosse in modo incredibile, mi si abbatté addosso una tempesta di stati d'animo e pensieri. Non sapevo se essere più arrabbiato o eccitato e in verità i due sentimenti si equivalevano. 
L'idea che una donna sposata e con figli intrattenesse una relazione sessuale con il proprio fratello tradendo il marito era eccitantissima, ma il fatto che quella adultera fosse nostra madre e che mettesse le corna a nostro padre (con zio Carlo poi, il nostro zio preferito) era inaccettabile! Un tradimento imperdonabile che mi mandò fuori dai gangheri! 
***
Dopo quella rivelazione choc l'atteggiamento nei confronti di nostra madre cambiò e mi mostrai alquanto taciturno e irascibile e più di una volta le risposi in modo sgarbato, lei però attribuì quel mio comportamento come a qualcosa di normale nell'età adolescenziale e ci passò sopra. 
Anche nei confronti di mia sorella Valentina cambiai atteggiamento e per un po' fui scontroso e sgarbato. 
Il fatto che mia sorella sapesse da anni che nostra madre si faceva scopare da suo fratello (e zio nostro) lo presi come un tradimento al resto della famiglia e soprattutto a nostro padre. 
Il condividere, in un certo senso, quel torbido segreto li rendeva ai miei occhi come delle complici. E a lei quella mia freddezza diede fastidio, tanto che per ripicca iniziò a fare la civettuola proprio con nostro padre! 
 
MIA SORELLA FA LA CIVETTA CON NOSTRO PADRE!
Mia sorella mi svelò in quel periodo, e con quel comportamento, tutto il suo essere puttana. Sapendo che nostro padre più di una volta si era mostrato non indifferente alle sue sempre più generose forme, prese a girargli intorno con vestitini succinti, quando non anche mezza nuda, e più vedeva il turbamento del padre più si mostrava perversa con la sua finta ingenuità. 
C'era una tensione morbosa enorme in famiglia in quel periodo, con papà dilaniato dal turbamento per quella ragazza (ormai diventata donna) che vedeva girare per casa tutti i giorni e che con le sue movenze e il suo fare provocante, fintamente ingenuo, lo eccitava e turbava facendolo sentire un depravato per il fatto di provare tanto desiderio per sua figlia; con nostra madre che da un lato continuava il rapporto incestuoso con suo fratello e dall'altro iniziava a soffrire la concorrenza di sua figlia che, diventando sempre più donna, metteva in discussione il suo ruolo di "regina" di casa, visto che il "re" era sempre più distratto e tentato dalla fresca e giovane bellezza di Valentina. 
E in mezzo a questo marasma di desideri morbosi e depravati quello che osservava tutto ero io, che comunque ero sbattuto tra la voglia di farmi questa troietta in calore di sorella e la rabbia che provavo per il gioco che stava facendo con nostro padre. Quella spudoratezza che stava tirando fuori però non faceva che aumentare il mio desiderio di lei; la mia voglia di averla e di averla a tutti gli effetti. Di scoparmela proprio!
 
L'OSSESSIONE PER IL SESSO A CASA NOSTRA 
A questa insana e ossessiva fissa per mia sorella si aggiunse poi quella ancor più torbida e perversa per nostra madre. Avere scoperto della sua relazione con suo fratello mi procurò una rabbia e un disgusto che sfociarono nel più osceno desiderio sessuale. Il sovrapporre all'idea di madre quello di moglie adultera e incestuosa mi scatenò un profondo desiderio di farci del sesso. Saperla contemporaneamente come madre che ha tirato su me e Valentina, e come moglie di papà , e scoprire poi che di nascosto se la faceva con altri uomini mi fece nascere un sacco di pensieri osceni su di lei. Su di noi. 
Pur non rivelandole che sapevo della sua relazione con zio, pur non rivelandole che sapevo quanto fosse porca mi approcciai a lei con quella sfrontatezza che ti viene dal sapere che hai un asso nella manica da sfruttare a tuo piacimento. 
E così presi a iniziare un gioco provocatorio con mamma. Presi a girare per casa a torso nudo e senza mutande, stando attento a capitarle spesso vicino, così che potesse notare la potente erezione del mio cazzo che gonfiava in modo eloquente il tessuto del pigiama o della tuta. 
E a mia madre quelle erezioni non sfuggirono, inoltre non poté nemmeno sfuggirle il fisico asciutto e discretamente scolpito che gli anni di palestra mi stavano facendo mettere su. Insomma ero un davvero piacente ragazzo di quasi diciotto anni, dal bel fisico e con gli ormoni altrettanto vigorosi, e una donna di quaranta anni, per di più una porca depravata come lei, quell'odore di maschio giovane e bramoso di sesso non riusciva certo ad ignorarlo.
Pur non scambiandoci che poche parole e non guardandoci mai in faccia era come se ci fosse comunque un dialogo muto tra noi due. Poi quell'atteggiamento piccato e scontroso che io continuavo a portare avanti rispondendole con monosillabi e rifiutando un dialogo sereno, non faceva altro che far crescere una tensione sempre palpabile che trovavo eccitante. 
Quando stavamo nella stessa stanza e ci trovavamo soli si sentiva solo il rumore dei nostri respiri. Respiri tesi che svelavano il turbinio di emozioni contrastanti che ci scuotevano. Del desiderio proibito che si insinuava sempre più strisciante. Consapevolezza dell'immondo peccato che era lì, aleggiando tra di noi. E che era sempre più dannatamente difficile scacciare dai nostri pensieri. Era ormai inevitabile che cadessimo prede di questo peccato e, confesso, non vedevo l'ora che succedesse. 
La spinta decisiva la trovai un tardo pomeriggio di quello stesso luglio che era quasi al termine. Mentre tornavo dall'allenamento vidi la Opel di zio Carlo parcheggiata davanti casa e mi bloccai. Non volli entrare dal cancello e dal portone perché mi sarei fatto sentire, mentre il mio proposito era quello di sorprenderli in flagranza di scopata! Così feci il giro e scavalcai il muro in un punto più accessibile, poi mi intrufolai in casa forzando appena la finestra del salotto che, per via del caldo torrido dei periodo, non stava mai completamente chiusa. 
Casa nostra era divisa in zona giorno a pianoterra e zona notte al piano superiore ed una volta entrato dal salotto salii le scale che portavano nel piano delle camere da letto. 
Quando camminavo con passo leggero nel corridoio sentii la porta della camera dei miei aprirsi e con uno scatto riuscii ad infilarmi nella mia. Feci in tempo a socchiudere la porta e spiando vidi passare mio zio che si sistemava i pantaloni e mentre si allontanava sentii mia madre chiudersi in bagno, aprire l'acqua e tirare lo sciacquone. 
Quei maledetti porci avevano scopato! Avevano fatto le loro porcate e ora tranquillamente riprendevano i loro ruoli abituali. Lui quello dello zio simpatico, buon marito e buon padre di famiglia e lei la moglie devota, la brava madre e la premurosa sorella. 
 
L'idea che mio zio si fosse appena scopato mia madre e che lei si fosse fatta chiavare da un altro uomo che non fosse mio padre mi fece salire il sangue alla testa dalla rabbia e dall'eccitazione. Quella sera, per la prima volta in tanti mesi, ignorai completamente mia sorella Valentina perché i miei pensieri erano tutti rivolti verso nostra madre. 
Già durante la cena sbirciai più volte la scollatura della sua maglietta di cotone, e al pensiero che quelle belle e procaci tette di cui fissavo il solco e una buona parte della massa fossero state palpate e leccate da un altro uomo mi faceva imbestialire dalla gelosia e allo stesso tempo mi faceva indurire il cazzo sotto al tavolo della cucina. 
Mentre parlava con nostro padre le guardai la bocca e nell'immaginare quella bocca prendere e succhiare il cazzo di zio la mia verga gonfiò oscenamente la tuta. 
 
CAPITOLO 4
CI PROVO CON MIA MADRE!
Mi fermai a tavola più del solito quella sera, con la scusa di mangiare più frutta, ma in realtà volevo osservare mia madre che, rivolta verso il lavandino, mi dava le spalle e soprattutto il suo bel culo tondo e grosso, insaccato in un paio di short stretti che lo risaltavano facendolo sporgere in modo quasi osceno. 
Vederla là impegnata a lavare i piatti come una brava donna di casa e allo stesso tempo sapere che si era fatta scopare da un uomo, in quella stessa casa, tradendo suo marito (e nostro padre), aumentò la mia rabbia e la mia eccitazione in modo esponenziale, tanto da non farmi più resistere al desiderio. 
Volevo farmela e umiliarla allo stesso tempo, così mi alzai dal tavolo e le andai alle spalle. Senza alcun preambolo né alcun riguardo mi addossai a lei e la presi per i fianchi. Lei sussulto sorpresa e stava per dire qualcosa ma io la zittii bisbigliandole deciso: zitta puttana! 
Diede uno strattone per liberarsi, voleva girarsi e magari assestarmi uno schiaffone ma io incalzai dicendole che sapevo di lei e zio. 
Rientro a casa e cosa vedo? Mia madre che si fa scopare come una cagna da suo fratello!!! Ti piace prenderlo da dietro eh... Farti montare come fanno i tori con le vacche!!! Senti come ce l'ho duro... Senti mamma..., le sussurrai mentre strofinavo il mio randello sul suo grosso culo. 
Ti piace eh? Mi si è drizzato non appena ho capito che ti stavi facendo sbattere da zio Carlo e da allora non ha smesso di ingrossarsi. Non vedevo l'ora di fartelo sentire, e adesso devi provare quanto ce l'ha duro tuo figlio. Vedrai che non ho niente da invidiare a quello di zio! Ti piacerà il randello di tuo figlio, mamma porca. Vedrai come ti piacerà!!! E poi a sto punto sono così arrapato che se fai storie e ti rifiuti non esito un attimo a dire tutto a papà. A sputtanare te e zio davanti alle vostre famiglie, e anche davanti a tutto il paese. Immagina quanto ne parlerà la gente della coppia di adulteri e per di più incestuosi!!! 
Rivolgermi così sfacciatamente e in modo così incalzante a mia madre aumentò la mia eccitazione, mentre a lei lo sgomento e la rabbia che aveva all'inizio si tramutarono in sorpresa e preoccupazione e piano piano abbandonò le resistenze. Mi vide così deciso ed arrapato che capì fosse meglio sottomettersi al mio volere.
E così, stando sempre alle spalle di mia madre, addossato a lei, tirai fuori il mio cazzo dalla tuta. Era durissimo e pulsante per l'eccitazione e presi a spingere con la cappella contro il tessuto degli short di mamma, poi strofinavo l'asta all'altezza delle sue natiche. Mamma smise di lavare i piatti e appoggiò le mani al bordo del lavandino. Era rassegnata e sconvolta ma allo stesso tempo eccitata, e quando le sbottonai gli short e arrivai alle sue mutandine le trovai bagnate!
 
A QUELLA PORCA DI MIA MADRE PIACEVA L'IDEA DI SCOPARE CON IL FIGLIO!!!
Infilai le dita sotto le mutandine e presi pizzicarle la fica, poi le sgrillettai il clitoride che in poco tempo divenne turgido e sporgente e poi la penetrai con due dita. Feci dentro e fuori dalla sua fica un bel po' di volte e lei si piegò in avanti e non fece altro che ansimare e mugolare tutto il tempo. 
 
SCOPO CON MIA MADRE IN CUCINA! 
Era bella calda e vogliosa e non oppose alcuna resistenza quando le abbassai gli short fino alle caviglie. Lei se li sfilò sollevando un piede ed io le feci divaricare le gambe. Le infilai di nuovo due dita nella fregna e la trovai ancora più bagnata, calda e con le pareti dilatate e rilassate, segno che quella troia di mia madre dopo aver fatto un po' di storie era adesso pronta a farsi sbattere come una cagna in calore. 
Ne aveva proprio voglia perché cominciò a sussurrarmi: sbattimi figlio mio... fammi godere daiii!, e mentre la penetravo infilandole il mio cazzo tutto dentro, fino a sbattere con le palle contro le sue cosce, incalzava con: "hhhmmm sì così dai... Oooh che bel cazzo duro e potente che hai figlio mio! Mmmh sfondami dai, sfondami la fica! Fammi godere come una cagna in calore... Fammi tua... Voglio essere la tua troia! Siiii!!!
Mi stavo scopando mia madre con una foga pazzesca! La scopavo da dietro, con lei piegata in avanti e appoggiata al lavandino della cucina, che muoveva languidamente la testa, sospirava e mi incitava con i suoi ripetuti sì, sìì, sììì. 
Il mio cazzo stantuffava senza sosta nella sua fica fradicia di umori, e mentre il mio randello faceva avanti e indietro dentro di lei allungai le mani e le afferrai le enormi tette da sesta misura che i miei colpi facevano ballare oscenamente.
Incuranti di poter essere scoperti abbiamo continuato a scopare come due amanti incoscienti travolti da una improvvisa passione, e l'idea che mia sorella e mio padre fossero lì in casa invece che preoccuparmi mi eccitò ancora di più. 
 
Continuai a cavalcare mia madre da dietro senza sosta finché non fui pronto a sborrare. Lei per tutto il tempo che le stantuffai nella fica continuò a mugolare sotto voce ed a farsi ballare le grosse tette, poi , quando le sussurrai "vengo" lei si sfilò il cazzo da dentro. 
Mi sarebbe piaciuto sborrarle dentro, era una fantasia che avevo da tanto, però lei non lo permise, voleva che mi svuotassi su dei tovaglioli. Non mi piacque proprio l'idea e così la afferrai sprezzante per i capelli. Lei mi guardò sorpresa e infastidita da quel gesto e quando capii le mie intenzioni il suo sguardo si fece prima implorante (mi sussurrò dei 'no non farlo ti prego') poi, quando vide che non mollavo la presa e continuavo a tirarla giù per i capelli, rabbioso e carico di odio. 
 
LA SBORRATA IN FACCIA
Impietoso l'ho tirata giù fino a farla accosciare ed a farla trovare con la faccia davanti al mio cazzo pronto a sborrare. Ho stretto più forte la presa sui suoi capelli e tirato per farle del male e farle tenere la bocca aperta, e nonostante le smorfie di riprovazione ha preso in bocca tutta la sborra che le ho scaricato. 
Diedi delle belle smanettate al mio cazzo che tenevo stretto in mano, dirigendo gli spruzzi di sborra sulla sua faccia. 
Nonostante la contrarietà che mostrava, mia madre non si fece scappare una sola goccia del mio sperma. Se lo ingoiò tutto leccandosi poi quelle che le erano rimaste sulle labbra. 
Prima di lasciare la presa però volli levarmi un altro sfizio e godermi un'altra sua umiliazione. Mi tenni il cazzo sollevato puntandolo dritto verso l'alto e le spinsi la faccia verso la sacca dei coglioni, costringendo mia madre a leccarmi le palle ed a mettersele in bocca e succhiarle. 
Fu una vera umiliazione per lei, che scena arrapantissima! Mia madre inginocchiata e costretta a leccarmi e succhiarmi le palle! I peli del pube le davano continuamente fastidio e finito il lavoretto si mise a sputacchiare per toglierseli dalla lingua. 
 
A quel punto potevo dirmi soddisfatto. Mi ero scopato mia madre da dietro con una cavalcata fantastica, le avevo sborrato in bocca e mi ero fatto fare un bidè con la sua bocca e la sua lingua. Mi sentivo un dio. 
Mi sistemai il cazzo nella tuta e mi allontanai, quando trovai Valentina immobile sulla soglia, con le braccia incrociate che mi fissava accigliata. 
La sua espressione era eloquente. Si sentiva come una amante tradita. Era schifata ed allo stesso tempo ferita e arrabbiata e mi disse a bassa voce, con un tono gelido e carico di rabbia: brutto porco schifoso, me la pagherai...!
 
CAPITOLO 5
MIO PADRE PERDE LA TESTA PER QUELLA TROIA DI SUA FIGLIA 
La vendetta di mia sorella si attuò in un modo perverso che io trovai anche stupido. Del resto è caratteristico delle donne il ficcarsi in situazioni complicate (o il complicarle loro stesse) e l'agire impulsivamente solo per ripicca. 
Fatto sta che a soli 15 anni, sfoggiando atteggiamenti provocanti come una vera e consumata troia, mia sorella Valentina irretì nostro padre al punto di fargli perdere la testa per lei.
Il girargli intorno con addosso pochi indumenti non le bastò più. Come una puttanella iniziò a provocarlo piazzandoglisi davanti in canottiera. Una canottiera leggera con una larga scollatura che lasciava spudoratamente esposte quelle grosse favolose tette da sesta misura. Una canottiera che si ritirava mostrando pure l'ombelico e la pancia e quei fianchi così morbidi che non si resisteva alla tentazione di afferrarglieli e palparglieli. E mio padre un giorno lo fece.
Una mattina di quella torrida estate lui e Valentina erano scesi in cucina prima di me. Nostra madre era uscita presto perché andava a fare i servizi negli appartamenti di alcune famiglie di villeggianti, lì nel quartiere, e mia sorella preparò la colazione come era solita fare quando nostra madre era fuori casa. 
Lei nel prepararla si mise maliziosamente di spalle in modo che nostro padre potesse vederle il culo. Un culo bello tondo e sporgente davvero fantastico, che quella mattina era stretto in un paio di short cortissimi a vita bassa che lasciavano vedere il solco in mezzo alle chiappe, e così corti e stretti di sotto da fare uscire la parte bassa delle chiappe stesse. In pratica più che pantaloncini sembrava avesse uno straccio di jeans stretto attorno al culo.
Aveva gli auricolari nelle orecchie e mentre imburrava i toast iniziò a muovere lentamente il culo a destra e a sinistra seguendo il ritmo lento della musica che ascoltava. 
Quel muoversi sinuoso del favoloso culo di mia sorella che gli si agitava ammiccante davanti fece perdere la testa a nostro padre che allungò le mani proprio sulla porzione di culo che usciva dall'orlo basso di quegli striminziti short. 
Nonostante stesse volutamente provocando nostro padre da settimane, mia sorella sussultò al sentire le sue mani piazzarglisi sul culo e palpeggiarla con avidità e libidine. Si finse sorpresa e scandalizzata e gli disse: ma papà che fai??? Si girò verso di lui e lo fissò interdetta, con i suoi occhioni da cerbiatta sgranati. Mio padre, che ormai non ne poteva più di resistere alla sua procace e provocante bellezza e a quel ben di dio che lei gli sbatteva sempre davanti al muso, se la attirò a sé e riprese a palparle il culo con manate sempre più vogliose, poi le baciò il collo e portò una mano davanti e iniziò a strizzarle le tette. 
Valentina tentò di divincolarsi e prese a dimenarsi a destra e a sinistra borbottando infastidita: papà!!! Oooh ma che cazzo fai!!! Sta fermo!!! 
Nostro padre però non si curò affatto di quel protestare e continuò imperterrito a toccare sua figlia abbracciandola, palpandola ed avvinghiandoglisi addosso senza più ritegno. Ormai aveva ceduto, aveva rotto i freni della ragione e della morale e non gliene fregava niente dell'abominio che stava compiendo. Adesso gli interessava soltanto scoparsi quella troietta di sua figlia! 
 
LA SCOPATA
A furia di dimenarsi e lottare mia sorella si ritrovò addossata al frigo, con mio padre che le stava addosso e la palpava famelico. 
Io fui richiamato dalle proteste di Valentina quando stavo scendendo le scale. In verità non erano proteste troppo convinte, sembravano più delle moine. E così, incuriosito, mi avvicinai in silenzio e spiai restando fuori dalla cucina. 
Mia sorella mugolava dei "mmmh papà no dai..." e il suo dimenarsi si attenuava fino a rendere quel movimento solo un agitarsi sensuale. Nostro padre colse quei segnali e prese a sussurrare parole più languide alla figlia, mentre le sollevava la canottiera e affondava la faccia nelle sue tette. Succhiava e leccava con avidità quel ben di dio da 5^ misura; spremeva quelle morbide bocce spingendosele sulla faccia e infilava la mano negli strettissimi short della figlia. 
"Visto come sei bagnata? Hai fatto un po' di storie però ne hai voglia anche tu, troietta di papà!"
Al sentire quelle parole mi salì il sangue alla testa dalla gelosia, mentre la rabbia mi aveva montato una grossa erezione. 
Mia sorella mi aveva visto, in piedi, accostato alla porta, che li spiavo, ed aveva subito cambiato atteggiamento attenuando le proteste e mettendosi a fare le moine da gatta in calore. Mi lanciava sguardi impertinenti e occhiatacce cariche di sfida e di lascivia per mostrarmi quanto era in grado di divertirsi con nostro padre mentre lui le palpava le tette e le succhiava i capezzoli. 
Mi guardava di traverso e con una espressione di superbia e soddisfazione pareva dirmi: guarda a cosa ho ridotto nostro padre: ad un malato; un depravato che sta morendo dalla voglia di scoparsi la figlia!
Ed era vero. Era tutto vero! 
 
Nostro padre spostò mia sorella e la fece mettere a novanta gradi, piegata sul tavolo della cucina; si abbassò i pantaloni e liberò un cazzo tesissimo che prese a smanettare avidamente, mentre con l'altra mano abbassava short e mutande a Valentina e le massaggiava la fica bagnatissima. 
La fica di mia sorella era favolosa, aveva uno spacco lungo e reso profondo dalle due labbra gonfie che le vedevo spuntare sotto le chiappe mentre mi dava la schiena e stava col culo a ponte. 
Era proprio oscena come quelle troie che guardavo nei film porno. 
Le fissavo quel culo enorme, ed esposto senza alcuna vergogna, sul quale continuavano ad affondare le mani avide di nostro padre, poi Valentina girò la testa guardandomi dritta in faccia e in un supremo atto di sfida e di vendetta, con un'espressione gelida negli occhi, fissando me disse: su, papà... Scopami!
 
Lui non se lo fece ripetere, le infilò il cazzo nello spacco della passera e prese a chiavarsela da dietro ripetendole: sì che ti scopo... certo... troia... che troia che sei! Poi iniziarono ad ansimare tutti e due mentre nostro padre faceva avanti e indietro, con il cazzo infilato nella fica della figlia, e Valentina veniva agitata dai colpi decisi di quel cazzo che la sfondava; con le grosse tette pendenti che le ballavano davanti, sotto la tovaglia apparecchiata.
Fu la scena più eccitante che avessi mai visto. Mia sorella era bellissima, con la canottiera sollevata fino alle spalle e pantaloncini e mutande abbassate fino ai piedi, con le lunghe ciocche dei capelli che sussultavano e le grosse tette che le ballavano davanti. Con il bellissimo viso rotondo, gli occhi profondi e neri e l'aria innocente sembrava un angelo ed una troia allo stesso tempo.
Non potei resistere oltre, ero arrabbiatissimo ma anche eccitatissimo, mi tirai fuori il cazzo (che aveva raggiunto dimensioni notevoli), presi a smanettarmelo con una foga pazzesca e subito i miei ansimi si unirono a quelli dei due che a pochi passi scopavano come infoiati. 
In preda all'eccitazione più frenetica mi ritrovai, senza accorgermene, nella cucina mentre avanzavo verso di loro. Camminavo e mi smanettavo il cazzo. Quando fui vicino a loro mio padre sussultò sorpreso e fece per fermarsi e arretrare ma Valentina intervenne e lo incitò a continuare. 
 
Non fermarti! Scopami scopami scopami! Non farti problemi papà, lui avrebbe voluto scoparmi già tre anni fa. Non è vero fratellino? Disse mia sorella guardandomi di traverso, con gli occhi molli per il piacere che il cazzo di papà, che pompava dentro la sua fica, le stava procurando. 
 
Ora che nostro padre aveva interrotto i suoi colpi era lei che si agitava e spingeva il suo bacino contro quel cazzo, facendoselo così entrare nella fica il più possibile. E mentre dimenava frenetica il culo come una scatenata ballerina, sbattendolo contro l'inguine e facendosi impalare, Valentina afferrò il mio randello e prese a smanettarlo continuando così il lavoro che stavo facendo. 
Che scena incredibile! La mia bellissima e infoiatissima sorella piegata a novanta gradi, che mentre si fa scopare da dietro dal padre (e si dimeno spingendo col bacino verso di lui) si china sul cazzo del fratello e si mette prima a smanettarglielo poi a succhiarglielo, tirandogli un favoloso pompino!
 
Avevo dunque Valentina piegata in avanti con il mio cazzo in bocca. Mi abbassò i pantaloncini liberando tutto il pacco e poté così dare delle lunghe leccate dalla base dell'asta e salire fino alla cappella che si infilava in bocca e succhiava golosa, poi tornava giù per affondare la bocca nella peluria e per spennellarmi le palle con dei delicati ma vogliosi colpi di lingua. 
Ero in estasi. Mia sorella mi stava regalando un pompino meraviglioso e non riuscivo a credere che una ragazza così giovane fosse capace di tanta maestria e avesse un tale grado di depravazione.
Cazzo, mia sorella stava proprio crescendosi come una vera zoccola!, pensai mentre mi godevo il suo smanettarmi la mazza che intanto si induriva sempre più, e il suo slinguare nelle mie palle. 
 
E così mio padre aveva sverginato mia sorella e nonostante fossi gelosissimo trattenni tutta la rabbia che avevo in corpo e li osservai scopare come due ossessi, con lui che spingeva in avanti il bacino dandole decise stantuffate nella fica e lei che spingeva indietro col culo per farsi infilare il cazzo fino alla base. Con nostro padre che grugniva eccitato e Valentina che si agitava  come una tarantolata lanciando ansimi e gridolini di goduria. 
 
MIA SORELLA SI FA SBORRARE NELLA FICA!
Quando nostro padre arrivò al culmine del suo orgasmo Valentina gli disse che voleva che le sborrasse nella fica, che gran troia! 
E non contenta prese a menare il mio cazzo con ancora più foga perché voleva che, contemporaneamente, anche io le venissi in bocca. 
E così mentre nostro padre si scaricava nella sua fica, io le riempivo la bocca e le inondavo la gola della mia sborra calda e vischiosa. Ero così eccitato ma anche così arrabbiato che mentre mi svuotavo le palle nella sua bocca una parte di me sperava che quella puttana di mia sorella ci si affogasse!
Poi io e mio padre ci mettemmo a tavola affamati e Valentina si tirò su gli short e si tirò giù la canottiera, ricomponendosi dal bello ma osceno spettacolo che offriva (come se allora si preoccupasse di fare scandalo ;-)) e ci servì la colazione che tutti e tre consumammo senza rivolgerci la parola. 
Non potei scoparmi mia sorella quella volta e nonostante mi spompinò per bene fino a farmi svuotare le palle nella sua gola sentii una profonda insoddisfazione che avrei soddisfatto solo riuscendo a farci sesso. E la cosa ero certo che si sarebbe verificata al più presto, solo che quel pomeriggio stesso ero arrapato e volevo assolutamente scopare. Da quella mattina poi provavo rabbia verso mio padre per essersi scopato Valentina e covavo il pensiero di fargliela pagare. Così unii le due cose: sfogare la necessità di fare sesso e tornare a cornificare quel porco depravato di mio padre. 
 
CAPITOLO 6
SCOPARMI MIA MADRE PER VENDICARMI SU MIO PADRE!
Rientrata dai lavori mia madre si fece una doccia e si mise indosso un semplice e leggero prendisole, mettendosi poi a girare per casa per fare qualche servizio. Io restai nascosto in camera mia in silenzio, facendole credere che non ci fossi; mio padre era al lavoro e mia sorella andava a lezione privata da un'amica di famiglia in vista del nuovo anno delle superiori. 
Quando decisi che potevo approfittare della situazione scesi le scale con il massimo silenzio e mi misi a spiare mia madre che passava lo straccio per terra. Come l'altra volta anche allora mi sono soffermato a guardare il suo bel culo. La volta scorsa lo teneva stretto negli short di jeans cortissimi, che lo modellavano come un enorme cocomero, mentre quest'altra volta il grosso culo di mia madre stava libero sotto il leggero prendisole giallo. 
Spiai per tutto il tempo le sue belle chiappe gonfie e il solco tra loro dove riuscivo a vedere che si erano infilate le mutandine, e, nascosto dalla porta, mi tirai fuori il cazzo e presi a segarmi facendolo in breve diventare bello duro e grosso.
Finito di passare lo straccio si accese una sigaretta e si stravaccò sul divano. Da dove ero nascosto io vedevo la sua coscia sporgere nuda e la gamba pendere dal grosso bracciolo, e sentivo il rumore dell'agitare di fogli. Si stava sventagliando con una rivista per farsi aria. A me cresceva l'eccitazione al pensiero che fosse lì a pochi metri, però ero ancora bloccato. Credevo fosse più facile andare da lei e farci sesso visto che avevamo già rotto il ghiaccio invece non riuscivo a decidermi, eppure ero eccitatissimo! Poi iniziai a sentire dei sospiri e dei mugolii soffocati e subito dopo la sua voce che parlava al telefono. 
"Carlo, sono sola. Non verrà nessuno prima di stasera. Dai ho tanta voglia di scopare... Ho voglia di farmi sfondare dal cazzo del mio fratellone... Vieni subito dai!"
Smise la chiamata e riprese con i mugolii. Mia madre si stava masturbando ed io non potevo vederla, e questo, unito alla telefonata che avevo appena ascoltato e all'idea che questa porca avesse voglia di scopare, mi montò una tremenda erezione! 
Così mi decisi. Salii lentamente le scale e le scesi normalmente, per farle sentire la mia presenza. Entrai nel salotto e mi finsi sorpreso di vederla. Lei anche mi fissò sorpresa; sussultò e mi squadrò basita. 
Ah, tu sei a casa..., borbottò incredula, poi aggiunse: Non dovevi uscire con tuo padre?
Le dissi che all'ultimo momento non ne ebbi voglia e che mi ero appisolato nel letto di mia sorella.
Notai che si era frettolosamente messa composta e finiva di fumarsi la sigaretta mentre io mi andai a sedere su quello stesso divano. 
Scesi con indosso solo una canottiera e i pantaloncini di tela che mostravano sfacciatamente la mia grossa erezione e passai davanti a mia madre con il cazzo teso che gonfiava oscenamente il cavallo dei pantaloncini. Mi sedetti accanto a lei stravaccato con il bacino sul bordo di modo che il gonfiore le restasse sempre in evidenza sotto gli occhi. Subito dopo le arrivò una telefonata e lei un po' imbarazzata si affrettò a dire: no no non serve più grazie ciao! E chiuse la chiamata. Io ne approfittai per rompere il ghiaccio. 
Chi era? Chiesi con finta indifferenza. 
Niente di che... Una ordinazione che non mi interessa più. Rispose mia madre che intanto sfogliava distrattamente la rivista con cui prima si faceva aria. Io pensai che fosse il caso di provarci e dissi:
È da un po' che zio Carlo non si fa vedere e non ti nascondo che provo un gran piacere ad avere quel porco lontano da qui.  
Mia madre mi guardò girando la testa di scatto e accigliata in volto mi interruppe: Senti! Non voglio che nomini più tuo zio! Se è un porco tu non lo sei certo meno di lui!
Beh si hai ragione..., ribattei io. In effetti devo aver preso da lui la passione per l'incesto. E non mi pare che la cosa ti sia mai dispiaciuta, visto quanto hai goduto a farti scopare da lui per anni! 
Quella punzecchiata verso mia madre mi eccitò ancora di più e così mi spinsi oltre mettendo la mano sul pacco e massaggiandolo vistosamente. Poi mi decisi e le dissi:
Quindi visto che so essere tanto porco quanto lui allora ti conviene approfittarne, mammina... Ora che hai tanta voglia di fottere, hai me... E siamo soli... 
 
Il tono di quelle parole fu eloquente, e nel pronunciarle mi abbassai l'elastico del boxer e tirai fuori il cazzo che si era ingrossato all'inverosimile, con una cappella gonfia che pulsava dalla voglia. 
Mia madre reagì istintivamente dandomi del porco schifoso ma non nascose il turbamento e la sorpresa nel vederlo e si lasciò scappare poi un: "figlio mio che cazzo di bastone che hai!", detto con ammirazione, apprezzamento e tanta voglia di averlo per sé.
Vero che è un gran bel randello, eh, mamma? Ti leggo in faccia la voglia di toccarmelo... 
Le misi una mano sul petto e senza indugio alcuno la feci scendere sulle tette infilandola sotto il prendisole. Mi misi a palpargliele senza nessuna vergogna, prima una poi l'altra e nel mentre mi avvicinavo a lei, senza smettere di massaggiarmi il cazzo che intanto aveva raggiunto dimensioni notevoli e che mia madre non smetteva di guardare e di mangiarsi con gli occhi. 
Era arresa al piacere e, al contrario della volta precedente, non opponeva resistenza. Infatti la mia mano palpava beata passando da una tetta all'altra e le dita si stringevano giocando coi suoi capezzoli. 
Dai, che vuoi toccarmelo, confessa. Vuoi tirare una sega a tuo figlio, con questo cazzo bello grosso, eh?
Non ci fu bisogno di risposta, il suo volto rosso come un peperone e la sua espressione languida e vogliosa erano eloquenti. Allora io le presi la mano e la portai sul mio cazzo facendomelo smanettare. Lasciai la sua mano a segarmi e portai la mia sulla sua coscia, poi la feci scorrere sotto il vestito e la infilai nelle mutandine, trovando la sua passera già gonfia e pregna di umori. 
Wow che fica bella bagnata che hai mammina... È proprio fradicia!, le sussurrai eccitatissimo. Voglio scoparti!
E che aspetti, cazzo... che aspetti! Mi sentii rispondere da lei con la voce piena di eccitazione. 
Mia madre si tirò su il prendisole fino ad averlo arrotolato ai fianchi e spalancò oscenamente le cosce per invitarmi a passare all'azione. Io le sfilai le mutandine poi scivolai in ginocchio sul pavimento e affondai la faccia tra le sue cosce mettendomi a leccarle la fica. Gliela leccavo con avidità; le leccavo goloso lo spacco fra le labbra e mi piaceva sentirmi sulla bocca i ciuffi di peli di cui era ben fornita. Le davo delle profonde slappate poi mi mettevo a succhiarle il clitoride e lei gemeva e ansimava dal piacere, liberando delle urla di goduria che le avrebbero sentite dal piano di sopra se ci fosse stato qualcuno. 
Per fortuna eravamo soli e potei slinguare a lungo e senza problemi in quella bella fica pelosa che grondava umori come una fontana. Lei mi afferrò per i capelli e premette come ad invitarmi ad affondarci la bocca il più possibile, voleva letteralmente essere scopata dalla mia lingua. Era una vera assatanata di sesso!
 
CAPITOLO 7
UNA BELLA FAMIGLIA DI PERVERTITI
 
MAMMA MI FA UN POMPINO!
La leccai fino a farmi inondare la bocca da un suo copiosissimo orgasmo e per tutto quel tempo continuai a strizzarle le belle e grosse tette. Poi fu la mia volta di godere e lei mi disse di alzarmi in piedi, mi abbassò i boxer e prese prima a smanettarmi la mazza che svettava dura e lunga poi a leccarmela e a succhiarmela con avidità. 
Ad occhi chiusi e mugolando di gusto mi fece un favoloso pompino e tra una leccata e una succhiata commentava: Uhmmmm che bel manganello duro che hai figliolo... Lo voglio, lo voglio! Sì dai scopami di nuovo... E nel dirlo si rilasciò sul divano e sollevò le cosce, portandosele all'altezza delle spalle e le tenne in equilibrio divaricate. Mi offrì così la sua fica completamente ed oscenamente esposta. 
Vidi quello spacco carnoso enorme e tutto un cespuglio di peli sul pube; le labbra dure e gonfie e il clitoride ingrossato per l'eccitazione. Quel solco bagnato non aspettava altro che farsi sfondare dalla mia mazza sempre più dura e non mi feci certo pregare. Tenendo la mazza alla base la diressi verso lo spacco aperto e gliela infilai. Mia madre sussultò non appena sentì la mia asta dura entrarle con decisione nella fica e si mise ad ansimare di goduria via via che il mio cazzo guadagnava centimetri. 
Uhmmmm siiii figlio mio sfondami! sfondami la fica!... dai... Scopami ! Scopa tua madre come una puttana!!!
Lei stava affossata sul divano con il culo esposto e la fica oscenamente aperta e rivolta verso l'alto ed io la sovrastavo; mi ero portato le sue cosce lungo il corpo e avevo i suoi piedi sulle spalle. Mi misi ad assestarle dei decisi colpi ritmati del mio cazzo e lei li riceveva sussultando e mugolando di piacere ad ogni mio affondo. 
Oh sì... Si si si!!! Sfondami! Ripeteva ad ogni colpo mentre io inoltre non smettevo di mungerle le tette e i capezzoli duri e ingrossati.
Adesso mamma voglio sfondarti il culo..., le dissi ansimando e sfilando il cazzo dalla sua fica. 
Uhmmmm che figlio ingordo e porco che ho..., rispose mia madre compiaciuta mentre prontamente si afferrava le natiche e le divaricava, mettendo in mostra un buco del culo bello elastico che accolse molto bene il mio cazzo. 
Avanti figlio mio, prendilo... Uhmmmm fammi vedere di cosa sei capace! 
Infilai dunque il mio randello nel culo di mia madre e spinsi lento ma deciso, e più guadagnavo centimetri più sentivo la mazza forzare piacevolmente nel suo canale. 
Cazzo che male!!! Che dolore e che piacere!!! Disse lei urlando e mugolando come una vacca alla monta. Cazzo, mi stai sfondando il culo!... Mmmmhhh sìììì mi stai facendo godere come non è riuscito nessuno prima. Né tuo padre e né tuo zio hanno un cazzo grosso e duro quanto il tuo!!! Uhm dai, fammelo sentire tutto dentro! Oooouhhhh sììì dai così! Infilamelo tutto... Sfondami amore di mamma... Sfondami il culo fino in fondo!!! Ooooohhh cazzo che potenza che sei!!!
Con un ginocchio piantato sul divano continuai a stantuffare imperterrito nel culo di mia madre mentre lei non smetteva di lanciare mugolii alternati ad imprecazioni di piacere e incitamenti a continuare a fotterla nel culo. 
Ti piace eh... Che gran troia che sei!!! Un troione di madre che voglio far diventare la mia cagna!!! Le dissi mentre incalzavo con le stantuffate, con lei che rispondeva: Ah sì sì sììì... Lo voglio!... Sì fammi essere la tua cagna!!! Sììììììììì!!!!
Mia madre accompagnava il mio scoparla muovendo il culo, spingendolo verso il mio cazzo perché assatanata com'era voleva sentire il randello duro entrarle tutto, fino alla base. Fino a sfondarla. 
Che gran puttana di donna! Pensare che fino a poco tempo fa mi consideravo l'unico malato in famiglia per via del mio morboso desiderio per Valentina, e invece nell'arco di pochi giorni scopro che mio padre è un porco tanto quanto me; mia sorella a quindici anni è già una puttana ninfomane e nostra madre è una grandissima troia che non si fa ritegno nell'incitare il figlio a sfondarle il culo ed a fare di lei una cagna!!! 
Non c'è che dire, proprio una gran bella famigliola di pervertiti!!!

LA SBORRATA NEL RETTO!
Ad un certo punto dico a mia madre che sto per sborrare e lei mi fa: 
Sborrami dentro il culo... Voglio che la tua sborra calda mi riempia tutta la pancia!!! Dai, dai!!! 
Non me lo lascio ripetere due volte. Ho proprio voglia di riversare questo mare di sborra nel suo intestino. Ho tantissima voglia di svuotare le mie palle nel culo di mia madre e così do gli ultimi colpi con l'anca e libero dentro di lei tutta la sborra che ho, mentre lei agita il culo spingendolo ancora verso di me per sentirsi sfondata da tutto il mio cazzo e commenta soddisfatta: Oooh si sììì così riempimi, riempimi tutta... quanta bella sborra calda hai figliolo... Sììììììììì tua madre è ingorda della tua sborra!!!
Finito di svuotarmi levo il cazzo da dentro il suo culo. Lei si mette seduta e subito lo imbocca senza problemi e prende a ripulirlo leccandomelo per bene, come una cagna diligente, e a succhiarmelo gustandosi tutti i suoi umori anali e la sborra che impregnano il mio bastone, liberando dei mugolii di piacere mentre succhia golosa la mia asta.
Mi fa un pompino favoloso poi si mette a succhiarmi le palle e con la lingua mi spennella da lì fino al buco del culo. Si mette a leccarmi tutto intorno al buco e poi ci infila la lingua dentro prendendo a muoverla avanti e indietro come se mi scopasse, ed è una sensazione meravigliosa, tanto che quel gioco di lingua unito ad un sapiente massaggio che mi fa dietro le palle mi portano subito ad una nuova potente erezione che quella porca infoiata di mia madre accoglie e commenta con entusiasmo. 
Uhmmmm è di nuovo duro... Ed è anche più grosso di prima! E bravo il mio ragazzo!... Che gran maialone che è! Dai sì, che la tua mamma ha di nuovo una gran voglia del tuo cazzo enorme! 
E così dicendo si rimette in bocca il mio randello tornando a succhiarmelo soddisfatta.
***
Mi fece accomodare sul divano con la schiena tutta appoggiata allo schienale e le gambe bene allungate, mentre lei si inginocchiò salendo sul divano accanto a me è si piegò accovacciandosi in modo da dedicarsi ad un favoloso pompino. 
Mi succhiò l'asta con tanta voracità e premura, alternando poi delle golose e scrupolose leccate nelle palle, senza peraltro tralasciare di massaggiarmi le chiappe e di stuzzicarmi il buco del culo sia solleticando lungo il bordo che infilandoci e sfregandoci un dito. 
Fu una sensazione meravigliosa. Ogni volta che il dito spingeva penetrandomi, forzando il buco e scivolando, guadagnando sempre più centimetri, sentivo una scossa che dalle chiappe mi saliva lungo la colonna vertebrale. Un brivido strano ma sempre più piacevole, tanto che, mentre mia madre continuava a succhiarmi il cazzo, pensai con una profonda eccitazione che non mi sarebbe affatto dispiaciuto se al posto di quel dito nel mio culo ci fosse stato infilato un bel cazzo duro!
 
CAPITOLO 8
UNA FOLLE MA STUZZICANTE IDEA
Uhmmmm sììì mammina dai succhiamelo!... Oooh che brava pompinara che sei... Come lo sai succhiare bene il cazzo al tuo figliolo... Sììì che grandissima troia che sei!, sussurravo a mia madre mentre me lo succhiava. Poi le confessai, sempre mentre godevo del suo pompino, che quel suo stuzzicarmi il buco con le dita mi stava montando su la voglia matta di farmi inculare. La mia bella e arrapante mammina mi fissò sorpresa e le si accese una luce maliziosa e intrigante negli occhi. 
Ma che gran depravato che sei figlio mio! Ho proprio quello che ti ci vuole! Ma prima voglio una nuova mega dose di sborra, visto che ne sei così ben fornito..., disse lei dandomi una decisa palpata alle palle mentre riprese a succhiarmi il cazzo con più foga. 
***
In poco tempo, grazie alle sue fantastiche succhiate, mi fece sborrare un mare di liquido nella sua bocca. Sborra che si gustò ingoiandola compiaciuta senza perdersene neanche una goccia e mettendosi poi a leccarmi il cazzo per ripulirmelo per bene e mugolando soddisfatta.
Adesso vieni su figliolo... Andiamo in camera..., disse con un sorriso tutto malizioso alzandosi dal divano. Salivo le scale dietro di lei e la vedevo muovere lenta il suo grosso culo sotto il prendisole leggero. Lo faceva per eccitarmi; ancheggiava come una troia facendo ondeggiare quel suo fantastico, morbido e sporgente.
Quando fummo saliti ci chiudemmo nella sua camera e lei si mise a frugare nel cassettone dei suoi indumenti intimi. Io mi ero sistemato sul lettone matrimoniale e lei tirò fuori alcuni cazzi di gomma di varie dimensioni. 
 
LA MIA PRIMA VOLTA CON UN CAZZO DI GOMMA NEL CULO
Sai, amore di mamma, mi disse con un tono molto dolce, mi piace tantissimo questa cosa di te che ti fai inculare, sono eccitatissima e ho la fica di nuovo bagnatissima però visto che è la tua prima volta usiamo un cazzo più modesto. 
E tra i quattro che teneva fra le mani scelse il più piccolo, che era comunque un cazzo di gomma di buoni quindici centimetri. 
Io ero eccitatissimo anche se poco alla volta sentivo farsi strada in me un po' di paura al pensiero di farmi infilare qualcosa nel culo, eppure, guardando il mio cazzo vidi un randello di venti e passa centimetri, bello tosto e pulsante, quindi la voglia era davvero tanta e poi vedere mia madre nuda che si preparava a venirmi di sopra mi stava facendo impazzire. Così le dissi di mettersi a sessantanove e mentre io iniziai a strofinare la faccia sulla sua fica bagnata e affondarla nel solco delle sue morbide chiappe, lei prese a preparare la inculata leccandomi tutto intorno al buco e poi infilandoci più volte la lingua. Sensazione di piacere indescrivibile anche quel sentire la sua lingua morbida e bagnata guizzarmi nel culo con un su e giù che accompagnai con mugolii di godimento. 
 
MIA MADRE MI SLINGUA IL BUCO DEL CULO PREPARANDO L'INCULATA
Stavamo messi a sessantanove, avevo mia madre su di me, con le sue grosse tette che premevano sulla pancia e sui miei fianchi, e mentre mi segava avidamente l'asta sempre più dura slinguava nel mio buchetto e lo insalivava per bene. La porca poi agitava decisa il suo bel culone strusciandoselo sulla mia faccia. Quello strofinamento incessante di fica e culo arrivò a togliermi il respiro e mi procurò un incontenibile orgasmo.
Sborrai schizzandole la mia crema vischiosa fin sopra i capelli, lei si prodigò a ripulire leccando la sborra che aveva sulla mano e quella che mi colava lungo l'asta. Commentò dicendo che aveva urgente bisogno di uno sciampo ma subito riprese ad agitare il culo e a spingerlo sulla mia faccia, mettendosi a mugolare e ansimare fino a che non le procurai un orgasmo a forza di leccarle la fica. 
Una volta soddisfatta la sua brama si dedicò al mio culo riprendendo a slinguare nel buco per inumidirlo per bene e per poi iniziare a spingerci dentro il cazzo di gomma. 
 
IL FIGLIO SI FA INCULARE DALLA MADRE CON UN CAZZO DI GOMMA!!!!
Restai in apnea mentre lei mi penetrava con quel cazzo guadagnando sempre più centimetri. Trattenevo il respiro ed avevo una paura matta che quel giocattolo mi sfondasse il culo, però allo stesso tempo mi piaceva molto la sensazione di dolore e piacere insieme, in più mi sentivo una troia e più era forte il senso di vergogna per quello che mi stavo facendo fare, più mi saliva l'eccitazione e il desiderio di trasgredire ancora. 
Aaah dai mamma sfondami! Sfondami il culo! Fammi sentire come una puttana! Dimmi che sono io adesso la tua cagna e che vuoi incularmi!!! Dillo...!!!, la incitai con foga a dirmi queste oscenità e lo fece, eccitandosi molto pure lei. 
Tirò fuori il cazzo di gomma dal mio culo e lo ripulì leccandoselo ben bene poi mi disse: adesso figliolo fatti inculare per bene, dai girati. Mettiti a quattro zampe, come una vera cagna. Adesso la tua mammina ti sfonda il culo come si fa alle puttane!
 
INCULATO A QUATTRO ZAMPE!
Io obbedii e mi rannicchiai stando carponi. Mi portai le mani dietro tenendomi divaricate le natiche mettendo il mio culo bene in mostra. Mi sentivo davvero una troia, esposta nella maniera più oscena possibile e ripresi ad incitarla ad incularmi anche se continuavo ad avere paura al pensiero che quel cazzo mi sarebbe entrato davvero nel culo. 
Mia madre sputò nel buchino ed io sentii un fiotto di saliva colpirmi deciso il canale del retto, poi la sentii sputare di nuovo e capii che stava insalivando il cazzo finto e poi finalmente lo sentii infilarsi nel culo...
Sentirlo entrarmi dentro prepotente e deciso mi spezzò il fiato in gola. Sentivo sfondarmi il canale del retto e il pensiero che le donne provano quello stesso dolore accompagnato ad altrettanto piacere quando si fanno inculare mi riempì di un perverso e depravato godimento. Così ripresi con l'incalzante incitamento a mia madre a scoparmi e sfondarmi il culo dandomi poi della zoccola e della cagna. 
Rimasi accovacciato a lungo e per tutto il tempo, mia madre non si risparmiò di fare avanti e indietro con quel cazzo di gomma nel mio culo, con me che ansimavo e gemevo come una troietta. 
****
Fu una inculata favolosa. Per più di una settimana non potei sedermi senza sentire delle fitte lancinanti al buco del culo e un certo fastidio anche nel camminare, ma l'eccitazione che mi montava nel ripensare a quello che mi ero fatto fare, all'essermi fatto possedere come una puttana, mi ripagava di tutti quei fastidi.
Ci prendemmo così gusto che le volte che ci ritrovavamo soli io e mia madre ci fiondavamo in camera da lei a divertirci a fare le troie, con lei che mi sfondava il culo coi suoi cazzi di gomma e io che, in un gioco di alternanza, infilavo il mio cazzo duro nel suo.
Una volta facemmo sesso in soggiorno con lei messa a pecora sul divano e io in piedi dietro di lei che la inculavo e nello stesso tempo mi penetravo l'ano con uno dei suoi giocattoli. 
Più me lo infilavo nel culo e più spingevo la mia mazza nel culo di mia madre. Fu una doppia inculata fantastica! Le innaffiai l'intestino con una colata enorme di sborra! Poi sfiniti restammo un po' di tempo nudi e abbracciati sul divano ed io le confessai che mi sarebbe piaciuto molto se anche Valentina avesse preso parte ai nostri giochi... 
Mi guardò e fece un vago sorrisino ed io capii che quella cosa non sarebbe dispiaciuta nemmeno a lei.
 
CAPITOLO 9
LA PROPOSTA OSCENA
Per mettere in pratica la cosa c'era solo da proporlo a Valentina ma questo non si rivelò affatto un problema visto che ormai la nostra famiglia aveva raggiunto il massimo livello di depravazione.
*** 
Una sera sgattaiolai nella cameretta di mia sorella e la trovai distesa a pancia sotto, poggiata sui gomiti e con un libro sotto il muso. Non si era coperta perché faceva un caldo bestiale in quel periodo e indossava solo una canottiera molto leggera e delle mutandine striminzite. 
In quella posizione metteva in risalto il suo culo grosso ma bello sodo su cui io mi fiondai subito iniziando a baciarglielo e ad affondare nel lungo solco tra le chiappe morbide, senza neanche salutarla.
Uhmmmm fratellone, sei bello allupato eh?, mi disse lei che si lasciava palpare e slinguare il culo senza scomporsi e né distogliere lo sguardo dal libro. 
Cos'è? Niente scopata con mamma stasera? Scommetto che se la sta fottendo papà e tu sei rimasto fregato eh... Commentò sarcastica e un tantino velenosa.
Io mi inginocchiai sul letto e mi piegai dedicandomi al suo culo. 
Mi limitai a risponderle mugugnando mentre le palpeggiavo le chiappe, gliele tenevo aperte e con la lingua le spennellavo il buco del culo, infilandocela pure dentro e poi succhiando goloso mentre il cazzo mi si induriva sempre più.
Mia sorella era sempre più strafiga, con un culo così morbido e sodo e due enormi tettone di 6^ misura ormai faceva impazzire tutti i ragazzi e i professori del liceo oltre che me e nostro padre. E anche nostra madre mi confessò che aveva una gran voglia di farsi una scopata lesbica con la figlia. 
Io a quel punto avevo il cazzo in tiro, stavo inginocchiato sul letto tra le gambe di Valentina e la mia nerchia era così grossa che, non portando mutande, la cappella e mezza asta spuntavano fuori dai pantaloncini.
Mentre mia sorella continuava a leggere il suo libro io feci scendere la lingua dal buco del culetto fino alle labbra gonfie della sua fica e la infilai nello spacco che era già bello e impregnato del suo sapore. Iniziai a spennellare tra le sue labbra e lei lasciò di leggere e prese ad agitarsi e spingere con la schiena ed a mugolare.
Uhmmmm brutto porco schifoso..., mi sussurrò mentre ansimava, non dovrei nemmeno permetterti di starmi vicino! Ti scopi la mamma quando ti pare e piace e lei come la troia che è non si fa nessuno scrupolo a farsi sbattere dal figlio! E poi, quando non puoi andare da lei, ti presenti da me! Che coraggio che hai, stronzo! Uhmmmm... 
Fece tutta sta lamentazione mentre io continuavo a infilarle la lingua nella fica e a spennellargliela. Era gelosa e offesa però godeva come una matta a farsi slinguare la passera. Io avevo il cazzo duro ed ero eccitato all'ennesima potenza, così alzai la testa dalle sue cosce e mi abbassai i pantaloncini, pronto a infilarglielo tutto nella fica. Lei dopo quella ramanzina lasciò cadere il libro sul pavimento, si girò a pancia sopra e allargò le cosce nel muto ma eloquente invito a farsi scopare senza alcun pudore. 
Fai tante storie sorellina però ti piace il mio cazzo eh!, le dissi mostrando una certa soddisfazione, poi mi stesi su di lei e diressi il mio randello nello spacco della sua fica, che era bagnata, calda e accogliente. 
Il mio cazzo duro si infilò senza problemi dentro mia sorella. Diedi una spinta decisa e lei sussultò. Provò piacere, si morse il labbro e si mise ad ansimare quando io mi misi a pomparle il cazzo nella fica. 
Stantuffai dentro mia sorella per un bel po' mentre di tanto in tanto ci baciavamo sulle labbra e ci strusciavamo le lingue frugandoci avidi nella bocca, intanto le palpavo le tette e lei si avvinghiò stringendo le cosce attorno ai miei fianchi.
Vengo..., sussurrai, e lei quando vide che volevo scostarmi e sfilare il cazzo dalla sua passera irrigidì le gambe così da bloccarmi nella sua morsa. 
Dentro fratellone, vienimi dentro... Voglio sentire la tua sborra che mi riempie! Ahhh sì sì sììì!!! 
Accompagnò con una serie di "sì" le mie copiose spruzzate di sborra che le riempirono la pancia, poi allentò la stretta delle gambe ai miei fianchi, si rilasciò e si girò su un fianco. Io mi sistemai dietro di lei e l'abbracciai mentre ero turbato dal fatto che si fosse fatta sborrare nella fica. Non che la cosa mi dispiacesse, anzi, mi fece molto felice. La baciai sulla spalla e glielo dissi. 
Non voglio che scopi con nostra madre. Puoi scopare con me quando vuoi, puoi riempirmi di sborra tutte le volte che vuoi, puoi fare di me la tua cagna..., rispose Valentina in un moto di languida gelosia, ...ma dovrò essere l'unica. L'unica!!! Concluse convinta. 
E perché mai dovrei rinunciare a scopare con lei?, ribattei con indolenza. Dopotutto è una figa non male. Una MILF che fa drizzare l'uccello ad un sacco di maschi ed è una gran porcona..., aggiunsi compiaciuto. E poi è mia, nostra, madre e ogni maschio culla il desiderio segreto di fare sesso con la propria madre. Se ne parlava già nell'antica Grecia. E chissà che allora non fosse una pratica diffusa e per niente immorale. Affermai io atteggiandomi per un attimo a saputello. 
Mia sorella restò in silenzio ed io incalzai proponendole invece di fare sesso noi tre. Le raccontai della nostra scopata e confessai di essermi fatto inculare dai suoi cazzi di gomma (lei sbalordì e mi fissò sconcertata ed eccitata) e le dissi che sia io che nostra madre eravamo molto intrigati dall'idea di fare una cosa a tre con lei. 
Valentina non rispose subito, disse che ci doveva pensare, ma dall'espressione interessata che le vidi in volto capii che avrebbe finito per accettare. E questo accadde qualche giorno dopo. 
 
CAPITOLO 10A
ORGIA INCESTUOSA IN UNA 'CALDISSIMA' SERA D'ESTATE!
Era una sera di fine luglio, era sul crepuscolo e sia io che Valentina stavamo in giardino. 
Io non facevo un cazzo, oziavo annoiato sulla sdraio ed ogni tanto mi davo pacche sulle gambe per tentare di spiaccicare qualche fastidiosa zanzara. Mia sorella allungata sull'altra sdraio leggeva uno dei suoi soliti romanzi tascabili. Stava con le gambe allungate e i piedi incrociati, indossava un top di spugna che in pratica le copriva solo il seno lasciando scoperto sia il petto che la pancia e i morbidi fianchi e dei pantaloncini cortissimi che risaltavano ancora di più quello stacco di cosce lisce e tornite. 
Naturalmente io mi ero eccitato ad osservarla e visto che nostro padre sarebbe stato fuori tutta la sera pensai che fosse proprio la serata adatta per quella piccola orgia che io e mamma avevamo progettato. Così mi alzai e andai in cucina dove nostra madre stava preparando per la cena. Mi misi dietro di lei spingendo col bacino, così da premere la mia erezione sul suo culo. 
Mmmmhhh, mugolò lei. Ti va di fare il porco stasera eh... Non vuoi neanche mangiare prima?
Io mentre le premevo il cazzo tra le chiappe le sollevai il vestitino leggero e infilai la mano nelle mutande. Aveva la fica già gonfia e bagnata e allora commentai. 
A quanto pare anche tu hai voglia di fare la porcella stasera..., e presi a sgrillettarle il clitoride e a massaggiarle le labbra. Lei reagì chinando languidamente il capo da un lato e mugolando dal piacere.  
Tenendola abbracciata da dietro la portai davanti alla finestra e mentre la baciavo sul collo e le palpavo le tette feci segno verso Valentina distesa sulla sdraio e le sussurrai che era la serata perfetta per fare sesso tutti insieme. Lei fece una risatina poi girò la testa verso di me, mi mise una mano sulla nuca e si avvicinò sporgendo le labbra. Arrivò alle mie e ci baciammo con gusto. Lei mi infilò la lingua in bocca cercando la mia che non si fece pregare e rispose strusciandosi subito avidamente alla sua. 
Vedrai che fica bella calda e succosa ha la tua Valentina..., dissi a mia madre che per tutta risposta mi fissò con una espressione raggiante e impaziente e mi confessò che non vedeva l'ora di scoprirlo.
 
MIA MADRE NON VEDE L'ORA DI LESBICARE CON SUA FIGLIA! 
Ci organizzammo subito. Avevamo non più di un paio d'ore prima del rientro di nostro padre e non volevamo perdere altro tempo. Lasciammo stare la cena e mia madre preparò dei freschi frullati di frutta poi chiamò mia sorella invitandola ad entrare in casa. 
La attese sulla soglia, la abbracciò ed entrarono insieme, con nostra madre che le teneva un braccio dietro la schiena e con la mano arrivava al fianco che le accarezzava languidamente. 
Lei aveva una espressione ridente e golosa e ci scambiammo un'occhiata malandrina, Valentina invece era più intimidita ed agitata. Aveva intuito le nostre intenzioni e spostava velocemente gli occhi da me a nostra madre e viceversa mentre noi la guardavamo compiaciuti e carichi di libidine. 
Oh ma che intenzioni avete?..., ci chiese confusa e rossa in faccia, poi fece una risatina nervosa e imbarazzata. Nostra madre tornò ad abbracciarla forte, accarezzandole la schiena e baciandola sulla guancia. Le mani poi scesero lentamente fino al fondoschiena e più giù ancora, fino a toccarle morbidamente il culo mentre, nello stesso tempo, i baci sulla guancia si fecero più languidi e da lì scese a baciarle il collo e prese a palparle il bel culo sodo. 
Valentina non reagì a quei baci sempre più morbosi e a quelle carezze sempre più spinte; si lasciò coccolare da quelle attenzioni limitandosi a sorridere imbarazzata, poi nostra madre la fece accomodare sul divano, ci si sedette accanto, tornò ad accarezzarle stavolta i capelli mentre l'altra mano scorreva dolcemente sulla coscia, dal ginocchio fino al pube. Girò il viso della figlia verso il suo e le si avvicinò fino a baciarla. 
Fu un momento eccitantissimo. Vidi mia madre e mia sorella che prima si baciarono teneramente sulle labbra poi presero a slinguarsi con sempre più passione. 
Andarono avanti per un bel po' con le loro bocche che si toccavano, si staccavano e poi tornavano ad appiccicarsi, e le lingue che si contorcevano sfregandosi fra di loro. 
Fu una scena fantastica; da arrapamento totale. Tanto che io, in piedi davanti a loro, mi infilai una mano nei bermuda e presi a smanettarmi il cazzo che in poco si fece un randello duro come il marmo.
 
LE LESBICHE DI CASA
Loro due continuarono a slinguarsi come due vere lesbiche in calore. Valentina restava più passiva ed assecondava il fare di nostra madre che le accarezzava adesso le tette, ed io vedevo quel sensuale palpeggio solo attraverso il muoversi delle dita sotto il tessuto della canottiera. 
Palpava di gusto mia madre, e mia sorella ne godeva lasciandosi toccare e ricambiava limonando con passione nella bocca della madre. Mi avvicinai a loro, sporgendo il bacino per far capire che c'ero anche io e che volevo prendere parte al loro amplesso. Mia madre, senza smettere di slinguarsi con Valentina, allungò la mano fino ad infilarmela nei bermuda e prese a smanettarmi il cazzo. Si staccò poi dalla figlia per abbassarmi i boxer e quando il mio cazzo svettò fuori in tutti i suoi venticinque e passa cm lei commentò con un Oooooohhh di stupore per poi aggiungere: Caspita figlio mio hai sempre avuto una verga di tutto rispetto ma questa volta hai una proboscide favolosa! Vale, hai visto che cannone è spuntato fuori a tuo fratello?
Nel dirlo si girò verso la figlia e anche lei fissò sorpresa e ammirata il mio randello quando uscì dal bermuda. 
Fratellone che cazzo!... Neanche io te lo avevo mai visto così enorme!
Eh, ci credo ... Risposi io. Sto per fare un'orgia con mia madre e mia sorella che sono due grandissime porche e già guardarvi fare le lesbiche mi ha caricato a mille, perciò non meravigliatevi se il mio cazzo è già carico! Dai, che ho una voglia matta di sfondarvi sia le fiche che i culoni! 
Loro due risero di gusto a questa mia uscita, si guardarono e si scambiarono un'occhiata di intesa. Nostra madre poi con un'espressione raggiante e golosa disse: Dai Vale, allora che aspettiamo? Vediamo se questo enorme cazzo è davvero carico a pallettoni o se invece spara a salve! Si fecero un'altra fragorosa risata e tutte e due si sporsero in avanti. Arrivarono entrambe con la faccia al mio cazzo e presero a leccarmelo con gusto. La mia asta stava tesa e pulsante, puntava dritta in avanti ed avevo mia madre e mia sorella che ai due lati me la leccavano per tutta la sua lunghezza. 
***
Era l'apoteosi del piacere sentirmi quelle due golose depravate che un po' mi solleticavano la mazza  con dei colpetti con la punta della lingua e un po' la tiravano tutta fuori e la passavano per darmi delle vigorose slappate, dalla base fino alla cappella che dall'eccitazione si era ingrossata quanto un mandarino!
Io godevo all'ennesima potenza, chiusi gli occhi e mentre mugolavo di piacere poggiai le mani sulle loro teste che con una golosità da pazzi continuavano a dedicarsi al mio cazzo, leccandolo ed alternandosi a prenderlo in bocca ed a succhiarlo. Il loro lavoro di bocca e lingua era favoloso, tanto che dovetti poi sottrarmi a quella voracità perché altrimenti mi avrebbero portato ad un potente orgasmo troppo presto. 
Mi ritrassi così piegandomi in avanti e levando il cazzo dalle loro avide bocche da depravate. Mi chinai portando la mia a toccare le loro e ci slinguammo tutti e tre per un bel po'. Nello stesso tempo prendemmo a palparci con voluttà. Le mie mani scorsero fameliche afferrando, tastando e strizzando le loro tette, che adesso pendevano oscene fuori dai vestiti, e poi infilando le dita nelle loro mutande e nelle fiche che trovai allagate e bollenti. 
Entrambe erano belle calde e prontissime per una scopata ma di cazzo c'era soltanto il mio così feci cenno a mia madre di procurare l'altro bastone, visto che sapevo ne era ben provvista. 
Lei salì in camera e tornò immediatamente con una stanga enorme. Un cazzone di gomma di oltre trenta cm lungo e con un diametro da proboscide di elefante!
 
Sia io che mia sorella al vedere quel mostro di gomma restammo a bocca aperta. 
Cazzo mamma, ma tu hai il coraggio di farti scopare da una bestia così?!, chiedemmo sconcertati. 
Ma sei una troia da record!!! Convenimmo io e Valentina, scambiandoci una occhiata, divertiti ed eccitati. Nostra madre ci guardò sorridendo maliziosa e con un'espressione birichina ci rassicurò sul fatto che ci saremmo divertiti anche noi. 
 
QUANDO IL GIOCO SI FA... DURO!
Questa è roba per veri depravati..., ci disse accarezzando il suo cazzone di gomma nera da trenta e passa cm. E voi figli miei lo siete tanto quanto la vostra porca mammina. E tu (disse indicando me) puoi diventare una grandissima puttana quanto tua sorella. Adesso ti lecco per bene il buco del culo e poi vedrai che goduria fartelo sfondare da un cazzo nero come questo. 
 
L'orgia continuò con me in piedi davanti al divano, Valentina che ci si era inginocchiata sopra e si era piegata in avanti ed io che la tenevo afferrata stretta dai fianchi e da dietro la scopavo nella fica. Nostra madre accanto a Valentina, con i piedi sul divano e le cosce spalancate che si infilava nella fica l'enorme cazzo che mi sembrava la nerchia di certi negri che vedevo nei giornaletti porno. 
Senza alcun pudore quella porca di mamma si trapavana la fregna facendo avanti e indietro con quel fallo esagerato, e mugolava estasiata dal piacere. Anche mia sorella seguiva il mugolare di mamma. Vale sussultava ansante per i colpi che le assestavo nella fica, come uno stantuffo. Entravo deciso nella sua carne impregnata dei suoi umori ed ogni volta che infilavo il cazzo nello spacco della sua fica risuonava nel salotto, nel silenzio della sera, il ciac ciac degli schiaffetti del mio pube che sbatteva sulle sue chiappe.
 
Scopavo mia sorella con immenso piacere. Era una meraviglia vederla sussultare sotto di me, vederla nuda, con le sue morbide forme rotonde agitarsi e le grosse tette ballare. Mentre stantuffavo nella sua passera le ho afferrato le tette, le ho strizzate con avidità e le ho pizzicato i capezzoli stringendone la punta dura tra le dita. Lei gemeva e a sua volta si pizzicava le labbra con i denti ma non mi ha detto di smettere, anzi mi incitava a continuare sia a martoriarle le tette e i capezzoli che a sfondarle la fica con le bordate del mio cazzo. 
Sììì dai così! Scopami... Scopami! Incalzava lei che aveva stretto le gambe attorno ai miei fianchi e mi spingeva a sé per sentire la mia mazza tutta dentro la sua passera. 
Nostra madre intanto aveva smesso di farsi scopare dall'enorme cazzo di gomma. Lo aveva impregnato per bene dei suoi umori e si mise dietro di me pronta per infilarmelo nel culo, ma prima però c'era da preparare il mio buchetto. Si inginocchiò dietro di me e mentre io continuavo bellamente a fottere con mia sorella lei mi divaricò le natiche e ci piazzò la faccia, affondando la lingua nel buco e bagnandomelo ben bene, sputando dei copiosi fiotti di saliva e lubrificandomi l'ano con delle vigorose leccate.
Inutile dire che io ero al massimo dell'eccitazione. Sentire una lingua insinuarsi nel culo, morbida e bagnata, aumentò a dismisura la mia foia, e di conseguenza accentuai l'impeto con cui trapanavo nella fica di Valentina. Mia sorella, a sua volta, aumentava il tono degli ansimi e dei mugolii, testimoniando così tutto l'apprezzamento per l'ardore con cui la stavo scopando. 
Poi fu la volta della inculata. Fu dolorosissimo sentire quel cazzo enorme entrarmi nel culo. Provai la netta sensazione che quell'arnese mi spaccasse tutto il didietro; la dolorosa sensazione che mi aprisse in due il culo sventrandolo lungo il solco delle natiche. Ed una volta entrato, man mano che guadagnava centimetri sembrava che mi lacerasse il retto eppure tanto era il dolore tanto era il piacere perverso che provavo, e ancora aumentai i colpi di bacino, urlando io per quel cazzone enorme e facendo urlare mia sorella per come presi a sfondarle la fica.
Nostra madre dunque continuò a fare avanti e indietro con quella mazza nera e nodosa tra le mani che io mi sentivo entrare e spaccarmi di dietro, fino negli intestini. 
 
Ti piace eh troia? Ti piace che la tua mamma te lo metta nel culo come si fa alle puttane, vero? Mentre ti scopi la mia bambina, brutto porco pervertito!, incalzava lei con il tono roco dell'eccitazione. 
Sì mi piace... Cazzo come mi piace..., rispondevo io sconquassato dal dolore e dal piacere insieme. 
Vengooo..., sussurrai mentre svuotavo nella fica calda e fradicia di Valentina tutta la mia sborra. Sfilai poi l'asta dalla fregna di mia sorella che era piena adesso della mia sborrata. Così piena che dei fiotti bianchi e vischiosi uscirono dallo spacco fra le labbra e colarono giù lungo le cosce. 
Quella cagna oscena di nostra madre allora si mise in ginocchio tra le gambe di Valentina e prese avidamente a leccare quelle cosce, lappando tutta la sborra che colava dalla fica della figlia. Una scena di depravazione totale ma capace di far montare una eccitazione pazzesca. 
Mia sorella tolse dalle mani di nostra madre il cazzo grosso e nero che mi aveva sfondato il culo. Era tutto imbrattato dalla mia sborra anale e dagli umori della fica di mamma e mia sorella si mise a leccare con vero gusto quella mazza, poi la insalivò per bene e quindi chiese a nostra madre di scoparla con quel cazzo mostruoso come aveva fatto con me. Lei naturalmente accettò, fece stendere Valentina sul divano e anche lei si sistemò lì sopra mettendosi carponi, davanti alle cosce spalancate della figlia, tutta intenta a ficcarle quel cazzo enorme nella fica. 
 
CAPITOLO 10B
L'ORGIA CONTINUA IN TUTTA LA SUA OSCENITA'
Prese ad agitarsi tutta muovendo le braccia per sfondargliela. Io, rilasciato in un angolo del divano, mi vidi davanti quel culo grosso con due chiappe morbide che ballavano oscene. Teneva le cosce leggermente divaricate e sotto il solco profondo del culo vedevo lo spacco osceno della fica, gonfia e slabbrata. Vidi gli umori che colavano e tutto un cespuglio di peli attorno e mi salì di nuovo una eccitazione pazzesca. Così afferrai mia madre per le morbide maniglie dei fianchi e la tirai verso di me che intanto mi ero sistemato col cazzo dritto e puntato in avanti. Mi puntellai sul ginocchio piegato sul divano e mentre tenevo ferma mia madre per i fianchi spinsi con il bacino e infilai il cazzo nella sua fica calda e allagata. 
Un gemito di piacere da parte sua indicò quanto gradisse quella entrata, che commentò con altri mugolii e dicendo: mmmhhh oh sì figliolo che bello il tuo cazzo... Mmm scopati la tua mammina che è una gran porca siii!...
Io spingevo con forza col bacino per sbatterle la mia nerchia nella fregna; lei si dimenava furiosa ed arrapatissima, sia perché doveva stantuffare il cazzo finto nella fica di Valentina e sia perché le piaceva da impazzire buttarsi con il suo culone contro il mio cazzo per farselo entrare tutto. 
Come un'ossessa e una indiavolata sbatteva contro il mio pube e le mie palle finivano per strusciarsi contro le sue cosce. 
Era fantastico. Fu una scopata fenomenale e naturalmente non rinunciai ad afferrarle le mammelle che pendevano e ballavano oscene e le palpai per tutto il tempo. Sentii i due capezzoli duri ed enormi e mi divertii a pizzicarli, poi, mentre la scopavo da dietro, feci scendere una mano dalle tette e le sfregai per bene il clitoride facendole accentuare i gemiti e gli ansimi della goduria. Anche mia sorella partecipò alla cosa, e mentre nostra madre le sfondava la fica con il cazzo di gomma Valentina prese a slinguarle in bocca ed io sentii il suono umido avido e sensuale delle loro lingue che si strusciavano fameliche.
***
Mia madre e mia sorella si baciarono a lungo limonando oscenamente e senza ritegno mentre io palpavo voglioso le loro grosse tette che si strusciavano morbide e avvinghiato da dietro a mia madre continuavo imperterrito a fotterla stantuffandole il mio cazzo nella fica. 
Oooh sììì amore di mamma scopami... Dai sì così, fammelo sentire tutto... Tutto sììì così... Tutto nella fica! Voglio il tuo bel cazzone tutto dentro... Fino alle palle! Ooooh sì... Sfondami!!!, urlava incitandomi. 
Io la accontentai scopandola come mai prima. Accompagnai i colpi di cazzo nella sua fica insultandola nei modi peggiori. Insulti che però non facevano che eccitare ancora di più la troia che a quel punto era così infoiata che, con la voce roca per il godimento, mi ordinò di spingere al massimo fino a sborrarle dentro. 
Riempimi di sborra amore! La voglio tutta dentro la tua sborra... Tutta! Riempimi tutto lo stomaco col tuo seme!
E quando svuotai i coglioni dentro di lei liberò un urlo di piacere e soddisfazione. 
Aaahhh siiii! Riempimi... Così! Ti piace allagare di sborra la tua mamma eh brutto porcone! Mmmhhh piace anche a me sentirmi la pancia riempita dalla tua crema bella calda, amore mio...
Poi si rivolse a mia sorella. 
Vale mettiamoci a sessantanove e leccami la sborra di tuo fratello che mi cola dalla fica, dai su amore...
 
UN SESSANTANOVE MADRE/FIGLIA!
Vale ubbidisce prontamente cambiando posizione ed in breve si ritrovano in lungo sul divano, nostra madre stesa sotto e mia sorella sopra di lei. 
Vale allarga le cosce e offre la fica alla bocca di nostra madre e intanto affonda la sua bocca nella fica di mamma, e si mette a leccare e lappare golosa tutta la mia sborra e gli umori colanti dalla scopata.
Si accarezzano e slinguano un bel po' l'una nella fica dell'altra. Affondano con ardore e golosità, penetrandosi a vicenda con le dita e leccandosi voluttuose. Entrambe poi si muovono sinuose. Inarcano la schiena, affondano le dita nelle natiche e mugolano per il piacere. 
I loro movimenti sensuali si fanno via via più incalzanti approssimandosi l'orgasmo, e quando arriva lanciano un urlo languido e di soddisfazione per il godimento raggiunto. Poi si calmano prendendo ad accarezzarsi lentamente e dolcemente. 
Entrambe cingono il bacino che hanno davanti alla faccia, lo abbracciano e baciano languidamente e fanno scorrere la lingua dalla fica alle chiappe. 
Io osservo il loro lesbicare, sembrano due gatte in calore. Si accarezzano, si baciano e si leccano a vicenda le parti intime. È una scena eccitantissima e la osservo compiaciuto e soddisfatto. Sono orgoglioso e felice di coccolarmi con gli occhi queste due femmine bellissime e meravigliosamente porche e arrapate che ho la fortuna di avere in famiglia. 
Mia madre è una MILF desiderata da ogni uomo, mentre mia sorella cresce sempre di più in bellezza e fa girare la testa ad ogni ragazzo, però sono più che certo che con nessuno riuscirà a darsi come riesce con me. 
Continuo a menarmi l'uccello mentre le guardo leccarsi in quel lascivo e osceno sessantanove, poi mi alzo e mi avvicino loro e dando delle decise scappellate schizzo sui loro corpi nudi i fiotti vischiosi e bianchi della mia ennesima sborrata, e loro la leccano e ingoiano accompagnandola con mugolii di gusto.
Restiamo poi tutti e tre a riposare sul divano. Ci accarezziamo dolcemente, ci scambiamo languidi baci dandoci golose lappate con le lingue che ci infiliamo in bocca e ridiamo beati e contenti di questa torbida, oscena, abominevole ma irrinunciabile complicità.
Siamo tutti e tre felici di questo ménage e, accarezzandomi con vanità il randello, sfido scherzosamente loro due a trovare un cazzo più grosso di quello. 
Non barate però, quello dei cavalli non vale! Dico scatenando una loro fragorosa risata. 
Ah non vale? Peccato... Non sarebbe male provare anche quello di un bello stallone. Non trovi Valentina?, dice nostra madre strizzando l'occhio alla figlia, poi aggiunge, molto maliziosamente, rivolgendosi a me: Guarda caro che dovremmo organizzare una visita al maneggio. Mi stuzzica proprio la fantasia di confrontare il tuo cazzo con quello di un cavallo! Ahahahah!
Sì certo mamma..., interviene Valentina. Ricordo che tu e papà ci portaste lì quando eravamo piccoli. Mi divertii tanto a girare in tondo per il recinto in groppa ad un bel cavallo pezzato! Certo che adesso sarei molto più interessata a giocare con i grossi attributi che stanno sotto, e non in groppa!!! 
E giù altre maliziosissime risate scambiandosi occhiate complici e perverse.
Comunque, amore mio... Conclude nostra madre. Con quel cazzo che ti ritrovi tu non ho più bisogno di ricorrere a zio Carlo per farmi una bella scopata come si deve, visto che vostro padre non scopa più come una volta. 
Uhmmmm zio Carlo... Fa Valentina. Mi avete fatto venire la curiosità di provare il suo cazzo...
Oh prego fallo pure quando vuoi. La invita nostra madre. Però visto che hai provato il cazzo di tuo fratello sappi che non devi illuderti di trovarne di più grossi. Insomma figlia mia credimi, abbiamo il meglio proprio sotto il naso e dobbiamo approfittarne. 
E così dicendo si scambiano l'ennesima occhiata complice e maliziosa e, tutt'e due, dirigono lo sguardo sul mio cazzo che quelle battute e quelle occhiate golose e porche hanno fatto rinvigorire e tornare duro... ;-)
 
FINE
AL CINEMA
Quella sera portai Alessia al cinema. Davano un film di quelli che piacciono a lei; uno di quelli impegnativi e da intellettuali, di quei registi polacchi dal nome con tutte consonanti; quei film che, come usa dire, "ti lasciano qualcosa dentro". Io invece "dentro" le volevo far entrare qualcosa di nient'affatto intellettuale ma più osceno di quel cognome impronunciabile: il mio cazzo era duro e avrebbe voluto infilarsi nella sua passera ancora prima di uscire di casa.  
In realtà dovetti insistere per ottenere questa uscita con lei. Credo perché conoscendo le mie fantasie temesse la mia voglia di metterne in atto qualcuna di molto oscena.  
E in effetti era così; perché avevo una voglia matta di fare qualcosa di vergognoso a qualunque costo. Anche di una denuncia per atti osceni in luogo pubblico.  
E così, compiaciuto, la osservai camminare circospetta sui suoi tacchi alti, sia quando uscimmo da casa che quando arrivammo nel multisala. Camminava quasi imbarazzata e mortificata, come se si dovesse scusare per qualche oscenità a cui l'avrei costretta di lì a poco.  
Prendemmo posto e intorno a noi c'erano tutte coppiette innamorate e desiderose di vedere quel film che, scorrendo, si rivela di una noia e una pesantezza tremendi.  
I minuti passano e il film scorre senza catturare la mia attenzione. Il mio pensiero è completamente rivolto alla minigonna inquinale con cui è uscita e alla camicetta stretta e fine, con i bottoni che paiono sul punto di scoppiare; indumenti che le ho caldamente consigliato (per non dire, ordinato) di mettere perché risaltano le forme mozzafiato e generose di tette, fianchi e culo. 
I miei occhi e la mia mente sono dunque calamitati dalle sue forme morbide e dal profumo che si è messa, che mi rende folle, tanto da sbottonarmi i pantaloni lì, in mezzo alla sala affollata di un cinema, portare la mano sulla sua nuca e dirigere la sua testa fra le mie gambe.  
Sento che prova ad opporre una piccola resistenza, ma è proprio minima, poi sospira e si lascia portare fino ai miei pantaloni e lì trova il mio cazzo che svetta duro, sgusciato fuori dall'apertura sbottonata.  
Desidero da pazzi le sue labbra rosse e carnose e lei mi esaudisce attaccandole al mio cazzo. Si infila la mia asta in bocca e inizia a succhiare. Man mano che succhia e lecca sento crescere in lei una voluttuosa golosità.  
Adesso anche lei è incurante di trovarsi in un cinema in mezzo ad un buon numero di spettatori che seguono il film. Adesso pensa solo a farsi entrare il mio cazzo il più possibile in bocca e a succhiarlo avida. Vedo le sue guance scavarsi e sento la mia asta risucchiata dalla foga con cui la brama e sento la cappella premere contro il suo palato; si sporge di più dalla sua poltroncina per ingoiare più cazzo possibile e così la minigonna le sale fino a lasciarle scoperte le natiche.  
Nel buio della sala, appena illuminata dal riverbero della proiezione, vedo la sua testa fare su e giù in mezzo alle mie gambe. Sento il favoloso lavorio della sua bocca che ingoia il mio cazzo e delle sue dita che mi accarezzano e massaggiano le palle. Allungo la mano e la affondo sul suo culo che ora è tutto di fuori, oscenamente esposto ai miei occhi e alle mie avide palpate.  
Con l'altra mano spingo la sua testa più giù. Sento i suoi sospiri e i suoi conati soffocati tra il brusio di chi commenta il film e chi (forse) commenta sdegnato il suo fantastico pompino e le mie oscene palpate sul suo culo.  
La mia mano si spinge più in fondo nel palparla. Le dita, dopo essere affondate sulle sue soffici chiappe, scorrono lungo il solco fino alla fica che trovo aperta e bagnatissima e ci entrano dentro, facendola sussultare e inarcare la schiena.  
I due terzi del film sono passati. Un film di cui ho seguito solo brevissimi passaggi, solo manciate di secondi, mentre per tutto il tempo mi sono ritrovato intento a godermi la mia Lessia, come la chiamo affettuosamente.  
Adesso voglio di più. Il cazzo me lo ha lavorato alla grande, leccandolo più e più volte, partendo dalle palle (non ha tralasciato di leccarmi con avidità anche quelle) e arrivando alla cappella e succhiandolo e risucchiandolo con gusto fino a renderlo una mazza dura e vigorosa. Adesso me lo sistemo nei pantaloni senza neanche abbottonare l'apertura, mi limito a tenerla chiusa con la mano, copro il cazzo giusto il tempo di arrivare al bagno, mi alzo, la afferro per un braccio e la trascino con me.  
Si lascia tirare e mentre passiamo tra gli spettatori cerca di abbassarsi la minigonna che lascia di fuori le sue chiappe belle sode, e passando lascia dietro di sé una scia di occhiate eccitate e di borbottii scandalizzati. È eccitante vedere quanto scandalo stiamo dando questa sera in questo cinema. Tutta una porzione di spettatori ha smesso di seguire il film e si è eccitato sbirciando il suo culo formoso e invitante.  
Quel brusio lo abbiamo sentito fino a che non siamo usciti dalla sala, poi ci siamo chiusi nella toilette, lei in piedi, piegata a novanta gradi e con le gambe divaricate, e io dietro che le sollevo di nuovo la minigonna e torno a palparle il culo.  
Ha un culo bianco e soffice e palparglielo mi eccita da impazzire. Lo faccio a lungo poi mi piego. Le scosto le mutandine e lecco il solco tra le chiappe, infilo la lingua nel buchino e la spingo in fondo.  
Lei ansima. Le piace sentire la mia lingua guizzare e inoltrarsi nel suo buco caldo e voglioso. Le piace sentire il mio respiro avido e bramoso scorrerle sulle chiappe e arrivarle sulla schiena. Le piace quando le apro la camicetta e faccio uscire le tette dal reggiseno e le palpo, mentre infilo il mio cazzo nella fica che trovo aperta, bagnata, calda e accogliente.  
Prendo a pompare. A stantuffare la mia verga dentro di lei con un ritmo regolare e deciso che si fa più incalzante quando sento arrivare il culmine.  
I miei colpi sono più forti. La tengo stretta dai fianchi, con dei colpi di reni mi spingo in avanti e spingo più in dentro il mio cazzo.  
Lei lo sente entrare tutto. Ad ogni colpo geme ed ansima con un rantolo gutturale, come se il mio cazzo le arrivasse in gola, e sussulta; con le mani e la faccia addossate alla parete piena di scritte oscene; con la schiena a ponte e le tette che ballano pesanti e pendono nel vuoto sopra la tazza del wc, mentre si sente inondata dalla mia sborra che, come una marea calda e impetuosa, le riempie la fica.  
La stringo poi in un abbraccio, da dietro, mentre il mio sesso le resta dentro, e il mio respiro va calmandosi sfiorandole collo. Come il mare diventato calmo, che lambisce la spiaggia.  
 

“Lastellaxxx erotik telephone” 

Di Mimmo L scrittore hard production 

Racconto erotico hard con  la partecipazione straordinaria di Rossana Doll. “racconto illustrato”

Indice degli episodi

La bollente cartomante
Calde siciliane 
Grecia casalinga irrequieta 
Studentesse vogliose online (Selene e Beatrice) 
) Il mio dolce fratellino 
La lingua di Rossana è un vero toccasana

 

Introduzione 

Viaggio fra i misteri e le perversioni del telefono erotico 

 Ormai anche  quello che io chiamo: “libero esercizio dell’attività sessuale”, segue l’evoluzione dei tempi.

Con l’avvento dei servizi audiotel prima e successivamente di internet “cam-girls e quant’altro”, le giovani generazioni preferiscono sempre più dar sfogo ai loro istinti erotici , esercitando il sesso di tipo virtuale piuttosto che quello reale; per intenderci: “rapporto carne contro carne”, fenomeno di per sé molto negativo in quanto, il rapporto sessuale reale, è per me, un qualcosa d’insostituibile.

In questo racconto per certi versi autobiografico, riporto alcune situazioni da telefono erotico “alcune inventate” che segnarono l’inizio della mia carriera di scrittore hard.

In una di queste situazioni “la bollente lingua di Rossana, è un vero toccasana”, immagino d’incontrare l’attrice e mia conterranea: “Rossana Doll” che ringrazio per aver dato la sua disponibilità  a fare da protagonista della storia.


Buona lettura e soprattutto buon divertimento!


primo episodio

“La cartomante in calore” 


Pronto? Sono Mimmo da Bari

L’operatrice: ciao! Mimmo! Io sono Greta! Hai bisogno di un consulto!?

Io: ehm, sì! Vorrei sapere se in un immediato futuro posso avere rapporti sessuali con una mia vicina di casa!

Greta: dunque, vediamo un pò; come si chiama questa tua vicina e, quanti anni ha!?

Io: si chiama: Eleonora ed ha circa sessant’anni!

Greta: ah! birbanterllo!  Ti piacciono le tardone! Le donne mature, le milf, come me! 

io: beh, sì! Mi piacciono un pò tutte, mi scoperei anche un ottantenne purché, piacente e robusta!

Greta: capito; ma, sarai mica un pò gerontofilo!?

io: no! Ma, mi piace il sesso a 360° , anche una trans passiva, mi andrebbe bene!

Greta: comprendo! Ehm, tu quanti anni hai!?

io: quaranta, tu Greta!?

Greta: quasi sessanta; e, questa vicina che, ti vorresti scopare, com’è!?

io: è alta all’incirca un metro e ottanta, abbastanza robusta, 6^ di reggiseno, cosce ben tornite “nonostante l’età”, capelli corti grigi.

Greta: bel donnone! Ehm, cosa gli faresti a questa, Eleonora, Elenoir!? Più eccitante!

Io: la farei entrare in camera da letto, le farei fare uno striptease di fronte allo specchio dell’armadio facendola sculettare, come una vacca in calore “sì, bello! Ehm, cosa gli faresti indossare, in occasione di quest’incontro!? Intendo biancheria intima.” Interruppe Greta dall’altro capo del telefono.”Un bel body di pizzo  nero, autoreggenti nere ed una veletta sul capo e cosi, mi farei fare un bel pompino!” Risposi io!

Greta: ah! Grande carognone! Ti il nero, ti piace che, la donna reciti la parte della vedova accalorata, desiderosa di consolo e condoglianze particolari per la prematura dipartita del marito!io: brava, Greta! Come hai fatto ad indovinare!?

Greta: non dimenticare che io, sono una maga ed ho già le carte sul tavolo! Avanti, continua dopo lo spogliarello, cosa gli faresti fare!?


Io:ummm!  La farei distendere tutta nuda “soltanto in autoreggenti”sul lettone, la leccherei tutta, dai seni alle cosce; per poi affondare la mia lingua nella sua caverna pelosa, facendola godere, come una forsennata fino a farla saltare dal letto! 


Greta: mmm!! Che gran porco! Aspetta un pò che, consultiamo i tarocchi; vediamo che, dicono, ovvero se questo tuo desiderio si avvererà! Mi raccomando, non incrociare le gambe.

io: sì, sì attendo!  Intanto, il mio tronco carneo, si era rizzato; ma, non per la mia vicina di casa bensì per la sensualissima Greta che, aveva una voce molto sexy!

Greta: eccoci qua! i tarocchi dicono che se usi un pò di corteggiamento, riusciresti a portartela al letto.

Io: dici davvero, Greta!?

Greta: sì! Ma, ci vuole un pò di tempo!

io: grazie del consulto. Ascolta tu, come sei fatta!?

Greta: cos’è, ti eccita la mia voce!?

io: ehm, sììì!!!

Greta: sono alta 1,65, non sono un grissino nel senso che, sono bella, in carne, capelli castani, occhi celesti e sotto, ho una patonza bella folta! tu, invece?

io: sono alto 1,75, capelli castani ed occhi verdi!

Greta: wow! Occhi verdi! Ehm, quanto, ce l’hai lungo!?

Io: una misura normale; adesso, ce l’ho duro e, voglio sborrare!

Greta: ah! Ce l’hai duro e vuoi sborrare, eh! Ma, sulla tua vicina di casa oppure su di me!?

Io: no, no! Su di te! Se, non ricordo male, t’ho vista qualche volta in televisione e, mi sei stata sempre intrigante; a meno che, non mi sbaglio!

Greta: no, non ti sbagli, sono proprio io! Ascolta adesso, sta per cadere la linea; perché, sta finendo il minutaggio, richiama di nuovo e, godiamo insieme! Ok!?

Io: ok, ok, richiamo! 

Dopo qualche minuto, richiamai; ma, non mi rispose subito Greta bensì, una sua collega del centro servizi; la quale, con molta insistenza voleva che, giocoforza parlassi con lei; ma io, volevo Greta, la mia Greta!

Io: salve, sono Mimmo da Bari, stavo parlando con Greta!

l’operatrice: ciao! Mimmo! io, sono Venere! Greta in questo momento, è occupata! Se vuoi, puoi parlare con me; tanto, è la stessa cosa!

io: no; e che, avevo iniziato un certo tipo di discorso con lei!

Venere: oh! Ma dai! Puoi continuare il discorso con me!

Io, usando un tono di voce alterato e seccato: “ti ho detto che, voglio parlare con Greta, la mia  Gretaa!!

Venere: va bene! D’accordo! Non ti agitare, tesoruccio, ti passo subito la tua dolce Greta! Scopatela pure, è tutta tua!

Io: ciao Greta! Un pò troppo rompiscatole, la tua collega! Insisteva affinché, io parlassi con lei!

Greta: no, tranquillo! quello, è un trucco per far scadere il tempo e farti richiamare; comunque, sei stato bravissimo! Ora, veniamo a noi; dove, eravamo rimasti, cosa mi faresti!?

Io : ti spoglierei tutta, pian pianino! Poi, ti farei inginocchiare dinanzi al mio cazzo!  e te lo farei leccare tutto, facendoti iniziare dai testicoli, fino alla punta della cappella! Poi te lo ficcherei tutto in bocca, ordinandoti di succhiarlo come una forsennata troia ed infine, ti farei ingoiare tutta la mia densa sborra!

Greta: e poi!? Dai, dai che, mi stai facendo eccitare per davvero! Quasi, quasi, mi bagno

Io: poi, ti farei distendere sul letto, con le cosce oscenamente aperte e inizierei a leccarti dai seni! Passando per le cosce fino ad affondare la lingua nella fregna bagnata fradicia, iniziando a giocherellare col clitoride!

Greta: sì, sì, mi piace cosi! A momenti, tiro giù i pantaloni, mi strappo i collant e, mi sparo un bel ditalino! Sii!!! Ahhhh!!! Tutte le dita nella figa! Mi sto auto-fistando!  e dimmi: in che altra   posizione, me la leccheresti!?

io: a sessantanove, infilandoti tutta la lingua nella fregna, fino a raggiungere il cono uterino!

Greta: ohhh!!! Sììì!!! Continua, continua! Che, sto sbrodando! Mi sto sentendo veramente una troia! Mmmm!!!! Ummmm!!! Sìììì!!! Sto venendo veramente! Sììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!!!! Sei un gran porco, sai!?io:e tu, sei una gran lurida vacca! Sì, ti sborro tutta! Zoccola, bagascia di una cartomante! Ora, sto sborrando anch’io, ohhh!!!!! Sììì!!!! Gretaaaaaaaa!!!!!

Greta: sei già venuto!?

io: sì, ero arrapato, come un matto!

Greta: devo confessarti che, sei stato capace di farmi bagnare veramente, mi son realmente masturbata, sai!?

io: spero, non ti abbia visto nessuno!

Greta: no! Ognuna di noi, ha una cabina per conto suo; siamo isolate!

io: capito! Ora, ti devo salutare, ci sentiamo alla prossima ciao!!

Greta: bye, bye, mon amur!


****

Secondo episodio 

“Calde siciliane”

In un uggioso e freddo pomeriggio d’inverno, chiuso in casa, per ammazzare un pò il tempo, sfogliavo un rotocalco di gossip; il mio occhio ricade su di un annuncio hot: “calde siciliane online”.

Incuriosito, decisi di telefonare, mi rispose: Rosalia, un avvenente milf quarantenne, bionda e  un fisico longilineo; almeno cosi affermava lei.

io: pronto?

Rosalia: ciao! io, sono Rosalia! Pronta a soddisfare ogni tua fantasia e perversione, sono una siciliana dal carattere apparentemente chiuso ed apparentemente repressa; in quanto, ho un marito molto geloso; ma, alla prima occasione, divento, la più grande troia che tu, abbia mai conosciuto in vita tua! *Tuuuu, chi sei!?

Io: ciao Rosalia! Sono Mimmo da Bari, ho il cazzo duro e, sono in cerca di qualcuna che, me lo spompini!

Rosalia: ummm! Hai trovato la persona giusta! Sai, come mi chiamano!?

io: come ti chiamano!?

Rosalia:la spompinatrice di Trapani; in quanto, sono trapanese! Tu, Mimmo, come sei fatto!?

io: sono alto 1,75, capelli castani, occhi verdi ed ho quarant’anni, tu?

Rosalia:io, sono alta all’incirca 1,70, 3^ di reggiseno, fisico longilineo e una bella patatona depilata, ti piace!?io: ehm, sinceramente a me, la patonza piace pelosa, un pò magra per i miei gusti; ma, per un pompino, vai bene!rosalia: grazie tesoro! Ora, chiudi gli occhi e, immagina ch’io, sia tua sorella ed entri nella tua cameretta, inizio a sbottonarti la patta dei pantaloni, pian, pianino, tiro fuori il tuo pisellone, bello, duro!te lo scappello tutto! Mmm!!!!E, inizio dapprima a sbaciucchiartelo da cima a fondo; poi, tiro fuori la mia lingua biforcuta e, inizio a leccartelo fin sotto i coglioni, fino a raggiungere il buco del culo! Sììì!!! Bello cosi! Mi piace farti godere come, un suino! Mmmm!!! Poi, me lo ficco tutto in bocca, sospingendomelo fino in gola! E, inizio a succhiartelo come, una fottuta troia!

Io: continua, continua Rosalia; che, sto godendo al biondo Dio!

Rosalia: sìì!! Cosi, mi piaci; mentre io, con la bocca faccio su e giù! Sì! Poi, lo tiro fuori  e ti do altre linguettate sulla capocchia, facendoti volare al settimo cielo!

Io: e la tua frengna, che fa!?

Rosalia: la mia fregna, si eccita da sola, fino a sbrodare; in quanto, mio marito, non la sofista abbastanza bene! Mi rificco il tuo cazzo in bocca e succhio come una sgualdrina, fedifraga! Divenendo cosi, la tua concubina! Poi, mi metti a sessantanove e, me la lecchi, come Dio comanda! Mentre io, te lo succhio, facendoti orgasmare, ingoiando tutto il tuo sperma, la tua sborra calda! Io, sbrodo e tu, bevi la mia sbroda!

io: sì! Sei fantastica! Ora, sborro come un matto! Ohhhh!!!!! sììì!!!! ingoia tutto, troia, zoccola, bagascia! Ti piace il cazzo!

Rosalia: certo che, mi piace! Ora, tiro fuori il dildo e, me lo ficco tutto in figa! Ahhhhhh!!!! Sìììì!!!! Sburro tutta! Mmmm!!! Sìììì!!!! Mentre, ingoio la tua sborra!

io: sì, sì, continua che, sto venendo mmm!! Sborrrr……..!!!!!!  Sì, tutta in bocca, tutta un bocca! Ahhhh!!! Sìììì!!!! Leccami la capocchia! Puliscila per bene, zoccola!

Rosalia: sììì!!!! Slurp, slurp! Squisita, la tua sborra, mmmm!!! Me la ingoio tutta per davvero!

Io: ah, sì!? Allora, ti piace fare i bocchini!

Rosalia: è la cosa che, più adoro! Spero di risentirti ancora, Mimmo!

io: visto che sei, la spompinatrice di Trapani, un altro pompino virtuale da te, me lo farei fare volentieri!


Rosalia: ci conto, amore!

io: alla prossima!

Rosalia: mu@ @ @!!!

 

****

 

Terzo episodio 

“Grecia, casalinga irrequieta!”


“Proseguo il mio godurioso e lussurioso viaggio nei meandri e nei misteri perversi e pervertiti del telefono erotico; durante il quale, incontro: Grecia, bellissima casalinga con lavoro saltuario in un bar;  pugliese, come me, un pò bisex, un pò slave, appassionata di telenovelas, in modo particolare di quelle interpretate da: “Grecia “Colmenares; verso la quale, nutre un forte e morboso debole e, dalla quale, ha preso il suo nome di battaglia”. 

In questa telefonata, a dire il vero, molto hot, cambio nome, spacciandomi per un fantomatico: “Roberto,  portiere di notte di un albergo immaginario che ospita principalmente: prostitute occasionali e mogli traditrici seriali.

io: salve, sono Roberto, il portiere di notte, vorrei parlare con Grecia!

Grecia: “ciao! Roberto! Sono io, Grecia! La casalinga irrequieta! Dove hai letto l’annuncio!?”

io: ehm, su un giornale locale; Grecia, bel nome eccitante, come “Grecia Colmenares” quella delle telenovelas!

Grecia: mmm!!! Grecia Colmenares! Me la leccherei tutta! Io, sono sex, sono una sua grande fan, mi piace molto, come attrice e, soprattutto, come donna “una gran bella bonazza!”

Io: ma fisicamente, sei come lei!? 

Grecia: no, sono bruna e, un pò grassottella, quando cammino per strada, mi piace sculettare, come una zoccola; sai quelle zoccole che, vogliono mettersi in mostra!? Di dove sei, Roberto!?

io: sono di Bari, tu!?

Grecia: oh! Mamma mia! Che coincidenza! anch’io, sono pugliese, precisamente di Grumo Appula; ed altre alla casalinga irrequieta, lavoro saltuariamente come barista in un famoso bar qui a Grumo. tu, invece?

Io: te l’ho detto; faccio il portiere di notte, in un albergo molto particolare!

Grecia: perché, particolare!?

io: ehm, perché, è frequentato principalmente da prostitute e mogli infedeli!

Grecia: capisco! Ora, veniamo a noi! Se fossi li con te, cosa mi faresti!?

Io: beh, ti farei fare subito un lesbo-spettacolo con una tua amica; magari con Grecia, se ci fosse!

Grecia: mmm!!! Non me la nominare! Altrimenti, la mia fregna, inizia a grondare di sbroda! Io, amo essere sottomessa; immagina ch’io fossi la tua slave! Son disposta a eseguire, tutto ciò che, mi ordinerai, a subire tutte le umiliazioni e punizioni che tu, mi vorrai infliggere! Compresi, insulti ed ingiurie; qualora io, mi rifiutassi di eseguire un tuo ordine!

io: ti piace il BDSM, quindi!

Grecia: sì, tantissimo! Mi eccita molto fare la cagna a quattro zampe ed essere insultata e frustata!

Io: sei proprio una lurida porca, allora!

Grecia: ohhh!!! Dillo ancora, mi sto già eccitando!

io: lurida, porca, vacca,sgualdrina! Come, sei vestita e, che mutandine indossi, zoccola!

Grecia: sono sdraiata sul divano, indosso mutandine “precisamente un perizoma nero”, gambe aperte e, mi sto già sgrillettando, mi stai facendo talmente eccitare, con le tue parolacce che, quasi, quasi, mi strappo tutto e, mi ficco un grosso dildo in fregna!

io: sei proprio una porca, puttana, troia, Grecia!

Grecia: sì, sono una porca, baldracca, sto godendo, come una forsennata, quando rientra quel cornuto di mio marito, lo sbatto fuori!

io: ah! Sei sposata!

Grecia: sì, con un ubriacone e tanghero che, non mi degna neanche di uno sguardo; quando, rientra a casa, ubriaco fradicio, si spoglia nudo  e si mena il trimone! (si masturba)

Io: comprendo! Allora, ti piace essere insultata!

Grecia: tantissimo! Ma ora, ti supplico, ordinami di far qualcosa; io, disubbidisco e tu, mi infliggi una punizione a tuo piacimento! Ora sei tu, il mio padrone!

io: d’accordo! Come la mia porchetta, schiavetta Grecia desidera!

io, signore e padrone del tuo corpo, della tua anima e della tua mente, ti ordino di: “distenderti per terra, strisciare e, con la lingua pulire e leccare il pavimento!”

Grecia: mi dispiace, padrone; ma, non posso, ho appena finito il mio ciclo mestruale e, mi sento molto debole!

Io: come osi disubbidire al tuo padrone!

Grecia: mi perdoni, signore; ma io, non è che mi rifiuto di eseguire i suoi ordini, è proprio che, non ce la faccio fisicamente; come, le ho già spiegato! Se vuole, m’infligga pure una punizione, l’accetterò volentieri!


io: bene! Ora, ti ordino di metterti faccia al muro, con le braccia disposte ad x e, il deretano privo d i mutandine; i o, dapprima, ti sculaccio con le mani poi, userò il frustino!

Grecia: son pronta, padrone, mi eccita tantissimo, essere sculacciata e frustata a dovere! Ahhh!!! Sì, continui, continui, padrone! Sì, cosi, sulle chiappe; mi punisca per bene cosi, la prossima voltano mi permetterò più di disubbidirle!

io: ora, inginocchiati, gran puttanona, lurida! E, succhia il cazzo! Avanti, ubbidisci, zoccola!

Grecia: come il signore, comanda!

E dopo aver giocato al master e la slave e, avermelo virtualmente succhiato con voluttà, la casalinga e saltuaria barista Grecia, si dimostrò virtualmente una gran maiala, facendosi leccare la figa, come Dio comanda; per poi finire, con un bel bukkake ed infine pretese da me,  un solenne scroscio di pioggia d’orata, nella sua bocca, carnosa e vogliosa!

Grecia: adesso Roberto, ti prego, leccami, leccami la fregna! Leccamela, come Dio comanda!

io: agli ordini, madame! Slurp, slurp! 

Grecia: sì, cosi, mi piaci! ahhhh!!!! soin, soin! Esclamò e urlò in dialetto che significa sì! Sì! Ora, sburro, sburro! Ohhhhh!!!! Ahhhh!!!!! E iniziò ad urlare ed emettere dalla sua bocca “a momenti, faceva saltare il timpano”  dell’orecchio sinistro”indicibili parole e frasi in dialetto grumese.


io: sì, grande cagna, troia, bagascia! Adesso, sborro, come un suino! Ohhh!!! Sìììì!!! Ohhh!!! Sborrrrrrr,,…..!!!! 

Grecia: si! Schizzami tutto addosso! Grande bastardo! Mmm!!! Sburrisc’m! tutt’ ‘nguedd’! “Ripetette in dialetto” sulle tette, sulle tette! In bocca! Slurp! sììììì!!!! io: adesso, Grecia, ti devo veramente salutare, mi sta venendo da pisciare!

Grecia: sì! Pisciami in bocca, voglio bere, voglio bere la tua pioggia d’orata!

io: no, Grecia, devo andare veramente in bagno!

Grecia: e, vai a pisciare; e, se vuoi, richiama! Ciaooo!!!

Mah! Chissà se, avrà goduto veramente! Comunque, una grande artista!

N B 

I giochi BDSM, sono giochi pericolosi che richiedono una predisposizione psicologica adeguata 

pertanto, se ne consiglia la pratica a persone esperte e, psicologicamente predisposte che, hanno la piena conoscenza di tali pratiche.

 
***

Quarto episodio

“Studentesse vogliose”(Selene e Beatrice)

In questa telefonata, due studentesse universitarie, mi deliziano, con una sorta di lesbo-show, con petting e, doppia penetrazione anal-vaginale finale; il tutto ovviamente virtuale.

 
io: salve, sono Mimmo Da Bari!

L’operatrice: ciaooo!!! Mimmooo!!! Che bella voce che, hai! io, sono Selene, una calda studentessa universitaria, con passerina sempre bagnata! Infatti, quando sono sola, nella mia bella ed accogliente cameretta, sto sempre nuda sul lettino, a sgrillettarmi, come una troietta; a volte, uso il dildo immaginando che, un uomo maturo, mi svezzi, mi svergini e, mi faccia godere, come una zoccoletta! Mi eccitano gli uomini maturi, mmmm!!! Sìììì!!!

Io: ciao, Selene; studentessa universitaria! Ehm, che cosa studi!?

Selene: ti sembrerà una strana coincidenza ma, studio sessuologia!

io: ah, sii!!? Allora, sei un’esperta in materia!

Selene: certo, puoi chiedermi tutto quello che vuoi; sai, sono anche bisex!

io: vorrei vedere due donne che, si lesbicano, come due anime dannate, assetate di verghe che, le soddisfino!

Selene: se vuoi, posso farti un lesbo-show in diretta telefonica, c’è una mia amica di stanza, con la quale, potrei farlo; lei, si chiama: Beatrice, Beatrice, la squirtatrice! 

io: la squirtatrice, perché!?

Selene: sì, perché lei, non sbroda, squirta, come una lurida, fino a bagnare il letto!

io: certo che, dev’essere proprio una lurida zoccoletta, la tua amica!

Selene: in verità, siamo due zoccole entrambe, ci piace fare sesso da mattina a sera; e, quando abbiamo il ciclo, ci disturbiamo. Se vuoi, te la chiamo cosi, facciamo un lesbo-show, con petting preliminare; e, ti facciamo godere come un porco; siamo, due belle scrofette!

Io: sì ma prima, esigo un bel sessantanove per farti riscaldare la fighetta! Poi, facciamo il lesbo.

Selene: come vuoi!

 Mi metto a sessantanove, inizio a prendertelo in bocca e, ti faccio un bel pompino gola profonda! Tuuu! Infili la lingua nella mia super bagnata passera; e, mi dai una solenne leccata, facendomi squirtare, come una troia assatanata! La mia passera, è tutta tua, leccamela per bene, porco, maiale!   

Io: sì, mi piace cosi! tu, mi succhi il membro e io, ti slinguazzo tutto l’apparato vaginale, fino a farti squirtare pure l’anima! Poi, se vuoi, ti sfondo il buchino del culetto, te lo allargo!

Selene: no! Quello, me l’ha già sverginato Beatrice, con lo strap-on! Tu, pensa a leccarmi la passera; sì, la mia passerina, ha bisogno di essere soddisfatta, sera e mattina, tesoro! mm!!! Ahhh!!! Sìììì!!! Mi sto menando un ditalino!

io: sì, slurp, slurp, slurp! 


Selene: sì! Gnum, gnum, gnum!  Ohhh!!! Glu, glu, sììì!!! Quasi, quasi, me lo divoro!

io: sì, si; purché, non me lo mordi con i denti! Ora, chiama la tua amica Beatrice, la squirtatrice!

Selene: tranquillo! Ora, te la chiamo; ma prima, fammelo succhiare un altro pò, ti prego! a me, piacciono i cazzi maturi, grossi e nodosi! Pensa che, una volta, io e Beatrice, ci siamo spompinate un cazzo di trentacinque centimetri, di un professore; lui, ce l’aveva asinino e, di conseguenza, se lo legava alla gamba sinistra!

Io: siete proprio due puttanone, non puttanelle!

Selene: sì, due troione! Per quanto mi riguarda, è un vizio di famiglia; mia madre, faceva la troia sulla tangenziale; e, si faceva sbattere in modo particolare dai camionisti; lei si chiama: Virginia ed era soprannominata: “Virgy, la bagascia dei camionisti”!ora, non esercita più.

Io:bella storia! Ora, chiama Beatrice, ti prego! Cosi, sborro in bellezza!

Selene: ok! Beatrice!?

Beatrice: pronto! Sono Beatrice, Beatrix! Per gli amici!ora, io e la mia amica Selene, ti delizieremo con un bel lesbo-show! Cosi, ti facciamo sborrare in bellezza! Uhmmm!!! Ahhh!! Ohhh!!!!!

Io:sì! Ma prima, esigo che, me lo lecchiate e succhiate a mò di sandwich!


Beatrice: molto volentieri! Tesoro, diamoci da fare! Questo porco, vuole un sandwich! Facciamogli vedere quanto, siamo brave a leccare e succhiare, come due troie!

Selene: agli ordini, Beatrix!

E, presero a leccare e succhiare, come due forsennate troie, mangiacazzi di quart’ordine! Ed alla fine . . . . 

io: succhiate per bene, troie, bagasce! Sì, leccate per bene! Sì, cosi, tutto in bocca, pompinare che non siete altro!

Beatrice: mmm!!! Sììì!!! Slurp! Slurp! uhmmm!!! Uhmmm!!! Slurp! Gnum!!! 

Selene: sì, ora, ti lecco i coglioni! Porco, pervertito! Sì godi porco!

io: basta! Ora, lesbicatevi come due zoccole anime dannate del purgatorio! Ma prima, masturbatevi a vicenda, puttanelle!

Beatrice: come, il padrone comanda! Ora, ci meniamo, un bel ditalino, come Dio comanda! mmm!!! Sììì!! Ahhhh!!!! Masturbami, Selene, masturbami! Masturba la mia figa; già, gronda di sbroda!

Selene: sì, anche la mia! Ahhh!!! Sì, Beatrix, ficca quelle dita dentro, gioca quel dannato grilletto! Ohhh!!! Sìììì!!!! Incomincio a sentir voglia di cazzo! Prendi la bottiglia della birra e, ficcamela dentro! “e Beatrix, prese la bottiglia della birra che, era sul tavolo, se la scolò tutta, fino all’ultima goccia, fece un potente rutto e poi, la ficcò tutta nella passera bagnata di Selene, facendola urlare di piacere e pisciare come una vitella!”

Beatrice: ohhh!!! Sììì!! Son tutta bagnata! Mi sento una lurida! E tu, prendi il dildo e, sbattimelo dentro, come uno sbattitore sbatte un uovo!

Io: siete proprio due puttane autorizzate! zoccole, godete, come zoccole!

Beatrice, mi sussurrò: “sì, ti piacciono le *zoccoLee!!

io: sì, mi piacciono le zoccole, puttane, le bagasce, le baldracche, le zie cornute ohhhh!!!!! Sìììì!!!! Sborrrr….!!!! Ohhh!!! Dio!!! Virgo Mariaaaaaa!!!!!!!!

Selene: stai sborrandoooo!!! Ti piacciono le zoccolee!!!? Le luride! Sì, Beatrix, ficcami quel dildo in culo! Ti piace!?

Io: sì, Beatrix, ficcaglielo in culo, sfondala, fin dentro le viscere!

Selene: sì, Beatrix, fin dentro le viscere! Ohhh!!! Sììì!!! Ahhhh!!!! Sìììì!!!! Uhmmmm!!!! Mi vien da cagare! Ahhhhhhhhhh!!!!io: sborro, come un maiale! Sì! Ohhh!

Beatrice: sì, borrale in bocca mentre io, la incubo!

io: eccola! Tutta per Selene! 

Selene: sì, dammela tutta in bocca! Mi piace bere! Se puoi pisciami anche! In bocca, s’intende!

io: troia, puttana, ti piscio in bocca!! Ahhh!!! Piscccc!!!!selene: sì, bello! Beatrix, tiralo fuori che, mi sta veramente venendo da defecare!

Beatrice: sì, cara pure, latrina!

E Selene, tirò fuori dal suo ano, uno stronzo nero, come il catrame; ed alla fine, emise una lunga e rumorosa scorreggia di sollievo! “ahhhh!!! Sospirò”

Beatrice: ti siam piaciute!?

io: sì, mi avete fatto sborrare due volte!

Selene: bene! Alla prossima telefonata, allora!

io: alla prossima!

 

***

 

Quinto episodio 

“Il mio dolce fratellino”

Siamo verso la fine della prima decade del terzo millennio; ad un certo punto, decisi di iscrivermi ad una chat line per amplessi telefonici aprendo una casella vocale, con il seguente annuncio: “Mimmo scrittore hard, cerca storie piccanti da scrivere”.

Fra le svariate risposte, ve ne era una di una tale Antonella da Taranto, molto intrigante ed interessante; in quanto, parlava del rapporto incestuoso fra lei e suo fratello Marco; storia che, vi riporto per sommi capi.

Pronto? Ciao, mi chiamo Antonella ma, per gli amici ed amiche, sono Anto, sono di Laterza provincia di Taranto e lavoro, come commessa in un centro commerciale.

Sono alta all’incirca un metro e settanta, capelli rossi, corti e ricci, abbastanza in carne; un bel tipino, vero!?

Ho ascoltato il tuo annuncio ed ho sentito che, sei uno scrittore porno, ti voglio raccontare una storia realmente  accadutami, quand’ero ancora giovinciella.

Io, ho un fratello di due anni più grande, si chiama Marco, davvero, un bel ragazzo!

Un bel giorno “era un caldo pomeriggio d’estate”, mentre ero nella mia cameretta per la consueta siesta post pranzo, ricordo che avevo le cuffiette alle orecchie e ascoltavo musica disco, ad un certo punto, sento bussare alla porta; era lui: Marco, si presentò ai miei occhi, con in dosso: maglietta e boxer bianchi. “che, ti è successo”? Gli chiesi alquanto stupita; in quanto, prima d’allora, Lui, con me aveva un rapporto abbastanza freddo .

Lui: “ehm, niente, sorellina! Mi sentivo un pò solo e cosi, ho deciso di venire in camera tua ad ammazzare il tempo e, fare due chiacchiere con te!”

Mi fa piacere, gli risposi.

Iniziammo a parlare del più e del meno; quando ad un dato momento, , notai lui che, si stava toccando il davanti, mi guardava in un modo diverso dal normale. Che , ti succede, Marco, non ti senti bene!? Gli domandai un pò sorpresa.

marco: “no niente, sorellina e che, stavo ammirando il tuo meraviglioso corpo(ero in pantaloncini e maglietta) e, la tua bellezza; cosa che, non ho mai fatto!”

Ehm: cosa ti piace di me!? Gli chiesi

Marco: “le tue meravigliose cosce, i tuoi seni prorompenti, le tue labbra carnose!”

io: sto vedendo che, ti stai toccando!

Marco: “tu, mi arrapi molto, sorellina! Ti prego, fammi uno spogliarello, fammi godere delle tue meravigliose grazie corporee!”

Lo accontentai, improvvisando uno strip, con sottofondo musicale, ricordo che, accesi lo stereo e misi un disco in vinile del maestro: “Fausto Papetti”; quando il suo arnese, s’ebbe cotto al punto giusto, con voce soave, mi sussurrò: “ti prego, Antonellina, prendilo in bocca, succhiamelo, voglio assaporare le tue labbra carnose!”

Sinceramente, rimasi un pò esterrefatta, lo rimproverai, chiamandolo: svergognato, pervertito; ma poi, mi feci coraggio e, mi lasciai andare! Lo feci distendere sul mio lettino, gli tirai fuori il turgido arnese e, iniziai a succhiarlo voluttuosamente, facendogli raggiungere un orgasmo divino, ingoiando tutta la fraterna sborra!

Da quel momento, i nostri incontri divennero sempre più frequenti e, gli amplessi sempre più completi fino allo sverginamento; sì, caro maestro Mimmo fu lui a togliermi la verginità e rendermi donna!

Oggi Marco, è un uomo felicemente sposato e ha due splendidi figli: un maschio ed una femminuccia e vive al nord ed abbiamo un ottimo rapporto, anche con mia cognata Elisa.

Ti confesso infine che, quando egli viene giù per le vacanze, una limonata, con sua sorella Antonella, se la fa volentieri, ricordando i vecchi tempi.

Antonella da Taranto

 

*** 

Sesto episodio  

La lingua di Rossana, è un vero toccasana!

“il kobra non è un serpente ma un pensiero frequente che diventa indecente”

Donatella Rettore 

Eccoci  giunti all’ultima tappa di questo mio viaggio nei meandri perversi e pervertiti del telefono erotico.

Andiamo a ritroso e, precisamente verso la metà degli anni novanta; in una mattinata di mezza estate, sinceramente, non avevo un accidenti da fare; e cosi, telefonai ad una linea hot, la cui inserzione pubblicitaria recitava cosi: “la lingua di Rossana, è un vero toccasana!”

Chi mi ritrovai in linea!?

niente po po di meno che: “una delle icone dell?hard italiano dell’epoca, una donna che, assieme a Cicciolina e Moana pozzi, ha scritto una delle più belle pagine di storia del cinema a luci rosse, ovvero la mia conterranea e divina: “Rossana Doll” che, avevo in precedenza conosciuto.

io: pronto, sono Mimmo da Bari, c’è qualcuna in linea!?

L’operatrice: ciao, Mimmo! Io, sono Rossana, la mia lingua, è un vero toccasana! 

anch’io, sono barese, precisamente di Bisceglie; sicuramente, avrai visto qualche mio film!

io: oh! Rossana carissima! Ti ricordi di me!?

Rossana: chi sei!?

Io: sono il centralinista della santa Caterina, la clinica di Bisceglie, ci siamo incontrati qualche volta lì; se non erro una volta, sei venuta a fare il day hospital, in compagnia di tua madre.

Rossana: ah, sì! Ora, ricordo! La clinica santa Caterina, gestita dalle case di cura riunite di Francesco Cavallari!

io: brava!ehm, ti ricordi che un giorno mi hai tenuto mezz’ora al telefono? Il tuo numero lo trovai sull’elenco telefonico!

Rossana: sì, sì, ora ricordo! Dimmi quali giochini erotici vorresti che, io ti faccia!? Sicuramente avrai visto qualche mio film o, spettacolo!

Io: ehm, sì, qualche tuo film, l’ho visto; ricordo che, andai al cinema Salottino di Bari a vederlo; come spettacolo, mi piace molto quello in cui, giochi con i pitoni!

Rossana: o, davvero!? Sai che, quei pitoni erano veri! io, ne ho cinque nella mia villa di Bisceglie! E dimmi: quale mio film, hai visto!? E, se ti è piaciuto!

io: ehm, quello con Milly D’abbraccio, come si chiama …

Rossana: uccelli in paradiso!

Io: esatto! Mi è piaciuto tantissimo specie la Milly, una vera star!

Rossana: allora, caro Mimmo; cosa vuoi che, io ti faccio, un gioco di lingua, ti va bene!?

Io:sì, sì! Però, se ti va, possiamo fare il gioco del cobra! 


Rossana: certo! A me, piace tanto! Immagina ch’io stia sul palco ad esibirmi in uno spettacolo coi pitoni o cobra 

io: sì, chiudo gli occhi! 


Rossana: “sul palco, dopo aver fatto uno strip, prendo un cobra e, lo faccio strisciare sul mio corpo, fra le tette e la passera!”

io: sì, bello cosi, divino!

Rossana: “il cobra, è un nobile servo che vive in trincea, il cobra, si snoda, si gira m’inchioda! Mi chiude la bocca, mi stringe, mi tocca, wow!!” Fantastico, vero!?

io: geniale, Rossana!

Rossana: scendo dal palco, prendo te per mano, risalgo e ti distendo, te lo tiro fuori, mi metto a sessantanove, te lo succhio; tu, mi lecchi solennemente la passera! Tu, sborri, io ingoio la sborra, io sbrodo , tu bevi la mia sbroda! Ohhh!! Sììì!!! Bravo, cosi!

io: sei fantastica, Rossana! La tua lingua, è un vero toccasana! Sì, sto venendo! Ohhh!!!

Rossana: spero tu, sia stato soddisfatto!

Io: soddisfattissimo!

Rossana: un bacione dalla tua e vostra Rossana la barese!

io: bacione!

Fine

Ehi! Dopo Rossana la bonazza, mi faccio una barese con la mortazza!

Eh! Dopo aver fatto i fatti miei, mi faccio un panzarotto, una birra e … vai col liscio: “la sfida dei clarini del maestro Casadei!  

Citazioni

Grecia Colmenares

Fausto Papetti 

Donatella Rettore

Milly D’abbraccio 

on Ilona Staller

Moana Pozzi

Comm Francesco Cavallari,   Maestro  Secondo Casadei 

Si ringrazia l’attrice Rossana Doll per la sua partecipazione straordinaria a questo racconto 

L’autore 

 

Il fratello di mio marito

racconto erotico-hard tratto da una storia vera.

Di Mimmo L scrittore hard production

Parte prima

Olimpia, una fantastica bbw rossa, trentasettenne, 6^ di reggiseno, figa da bufala, semirasata , un paio di coscione non lardose, ma ben tornite.
Ella è sposata, con un piccolo delinquente di provincia, ha una figlia piccola da mantenere; e, poiché il marito “visti i molteplici precedenti penali”, è quasi sempre in collegio, a volte, agli arresti domiciliari, sbarca il lunario facendo marchette per i paesi viciniori al suo comune di residenza.
In una  calda ed afosa mattinata d’agosto mentre, passeggiava per il giardinetto del paese in cerca di fortuna, incontra Rocco, suo vecchio amico di scuola media che, trovandosi in vacanza, la riconosce; e, dopo i convenevoli di rito, alla domanda di lui: “se fosse sposata e che lavoro facesse”, lei gli risponde raccontandogli in breve le sue vicissitudini.
Rocco ascoltandola e, constatata la sua drammatica situazione, decide di darle un piccolo contributo economico senza nulla chiederle in cambio; ma lei, ormai assuefatta al mestiere più antico del mondo, decreta di disobbligarsi ugualmente, proponendogli di andare a casa di sua madre, distante poche centinaia di metri  dal giardinetto.
Rocco: buongiorno signora, mi scusi se la importuno! Ma se, non erro lei, dovrebbe essere: Olimpia, Olimpia Spiralli.
Olimpia: sì, sono proprio io! Lei, chi è, come fa a sapere il mio nome?
rocco: strano che, non mi hai subito riconosciuto; io sono rocco, Rocco il guastafeste! Andavamo a scuola media assieme alla sant’Anna, ti ricordi!?
Olimpia: ah, sì ora, ricordo! Alla scuola sant’Anna! Ricordo che, ti chiamavano: “il guastafeste!”  Sai sono passati tanti anni!
Rocco: che fai ora, ti sei sposata!?
Olimpia: sì, mi son sposata, in salute sto bene il fatto è che, son senza lavoro. Tu, invece?
Rocco: io lavoro al nord Italia, in una fabbrica che produce batterie per auto  e, sono padre di due magnifiche bambine! Tu, hai figli!?
Olimpia: ho una figlia che frequenta la scuola elementare; mio marito, è anch’egli disoccupato e, purtroppo per scelte di  vita sbagliate, si trova a dover entrare ed uscire dal carcere; ora per esempio, è agli arresti domiciliari per una vecchia pena che, aveva da scontare.
Rocco: capisco e, mi dispiace tanto! Certo che, è una situazione abbastanza tragica la tua! Ma almeno, hai provato a cercare un lavoro per te!?
Olimpia: certo che sì! Ma, non vi è nulla in giro; il lavoro di badante, è ormai in mani rumene; che, per pochi spiccioli lavorano h24, ho di recente fatto domanda come operatrice ecologica a tempo determinato presso l’azienda della nettezza urbana; ma ancora, non sono stata chiamata, ho sentito dire che “per dirla con Lino Banfi” se, non ti fai inchiappettere da qualcuno che comanda in quell’azienda,: “campa cavallo che l’erba cresce!”
Rocco: comprendo! Ora, come fai a vivere!?
Olimpia: beh, prendo il sussidio dai servizi sociali e, devo esserti sincera, quando capita qualche marchetta, me la faccio.
Rocco: ti prostituisci!?
Olimpia: esattamente!
Rocco: ehm, non hai paura di contrarre malattie!? Con i tempi che corrono!
Olimpia: beh, quando vado con gli sconosciuti, uso sempre il preservativo, sia per il rapporto orale, sia per quello vaginale ed anale!
Rocco: bene, brava!  Tutto sommato per vivere, si è disposti a tutto purché, non si ammazzi nessuno e, non ci si finisca nelle mani della delinquenza!
Olimpia: a dire il vero, anch’io ho qualche precedente per spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione, mi sono fatta quasi tre anni di prigione; ne sono uscita poco tempo fa, per buona condotta.
Rocco: “alla faccia del bicarbonato di sodio!” Diceva il grande Totò; beh, senti ora devo salutarti, ti lascio un piccolo contributo di cinquanta euro, compraci qualcosa alla bambina!
Olimpia: ma grazie! Gentilissimo! Ora, come te li restituisco questi soldi!?
Rocco: di questo, non devi preoccuparti; il mio gesto, è un gesto che nasce dal profondo del cuore!
Olimpia: sei carinissimo! Ma, in qualche maniera, voglio disobbligarmi; ti andrebbe di fare qualcosina con me, una sveltina veloce!? Ti piaccio ancora, come ai tempi adolescenziali della scuola!?
Rocco: beh, sì! E che, mi metti in imbarazzo!
Olimpia: no, tranquillo, lo faccio con piacere! Ne ho accontentati tanti; figuriamoci, un vecchio amico di scuola! Tra le altre cose, sei stato molto carino con me; ed è giusto che io, mi disobblighi; devo confessarti che, il sesso ormai, mi è entrato nelle vene!
Rocco: ok, mi hai convinto! Ehm, dove andiamo!?
Olimpia: a poche centinaia di metri da qui, abita mia madre; lei, ha una mansarda, potremmo andare lì!
Ma perché, anche tua madre, fa piaceri!? Esclamò stupito Rocco.
Olimpia: nooo!
Rocco: ma, sei pazza! E, se ci scopre, cosa gli racconti!?
Olimpia: no, tranquillo! Lei purtroppo, ha un lieve difetto fisico e, non può camminare; e poi, ha anche perso la vista a causa del suo diabete.
Rocco: mi dispiace tanto per tua madre; ehm, come giustificheresti, la mia presenza!?
Olimpia: beh, mi è venuta un idea!
rocco: e, cioè!?
Olimpia: beh, ti presento “spacciandoti” per  “mio cognato”, il fratello di mio marito, che risiede in Germania e, che è venuto a passare un periodo di vacanza qui da noi! E che, è venuto a darmi una mano a liberare la mansarda da un pò di roba vecchia e scartoffie inutilizzate!
Rocco: ah, bella questa! io, sarei tuo cognato, il fratello di tuo marito che, risiede in Germania!
 Ehm, come si chiama, il fratello di tuo marito!?
Olimpia: si chiama: “Saverio”!

Rocco: quindi, io sarei Saverio!
Olimpia: esattamente!  
Rocco: ok, d’accordo!
“E, da una sveltina veloce, divenne una solenne scopata con pompino gola profonda preliminare, nell’occasione, Oly, sfoggiò tutto il suo essere troia Ed anche slave; il tutto per compiacere il suo vecchio amico Rocco”.

I due si recarono presso la casa materna di lei, un antico appartamento nel centro storico del paese; dopo aver preso un caffè e, assaggiato dei gustosissimi biscottini, Olimpia condusse Rocco in mansarda, alla quale si accedeva attraverso una scala molto ripida.
olimpia: ciao Mamma, ti presento Saverio, il fratello di mio marito, sai quello che sta in Germania!
La Mamma: piacere, Grazia!
Rocco, a dire il vero, un pò imbarazzato: “piacere è mio!”
Grazia: oly, nel termos, c’è del caffè e, nella biscottiera, dei biscottini; offrili a tuo cognato!
Olimpia: certo! Ascolta mamma; lui, è venuto a darmi una mano a buttar via dalla mansarda, un pò di roba vecchia e delle scartoffie che, ormai non servono più
Grazia: prego, fate pure!
Rocco: con permesso, signora Grazia!
Grazia: prego, si accomodi! Fate attenzione alla scala che, è molto ripida! Io, per i guai che ho, non ci salgo più!
Olimpia: prego Saverio, per di qua!
Giunti in mansarda che, sembrava più una “suppenna” (dicesi dalle nostre parti per indicare una soffitta in cattivo stato); Olimpia, per farsi che l’asta carnea di Rocco, s’indurisse, iniziò a spogliarsi molto lentamente, togliendosi prima la canotta  e poi, i pantaloni, mostrando dapprima il suo completo intimo “mutande e reggiseno rigorosamente neri”, sculettando come una zoccola accalorata, invitando il finto cognato a togliersi i pantaloni e tirar fuori l’arnese che, nel frattempo, si era rizzato, di conseguenza pronto per l’uso!
Olimpia: allora, che te né pare! Ti piace, come sculetto!?
Rocco: certo! Sei proprio una gran vacca svizzera! Ti sborrerei tutto sul quel magnifico grosso, grasso ventre!
Olimpia: mmm!!! Ti piace, la trippa! Ti piace, il mio trippone! Guardalo per bene! E, arrapati, porco! Che, adesso tiro giù le mutandine e, ti faccio osservare la mia figa da bufala, sììì!!! Semi-rasata! Te la apro con le dita cosi, la puoi osservare meglio!
Rocco: ti prego, spalanca quelle cosce, fammi vedere, come ti sgrilletti! Sii!! Cosi, come una zoccola!
Olimpia: sì, ti piace! Ohhh!!!! Ssìììì!!!!!! Son già tutta bagnata fradicia!

Rocco: sì, brava! Cosi! Adesso, succhiamelo, troia!
Olimpia: sì, adoro le parolacce! Mi fanno eccitare! Chiamami: zoccola, troia, puttana,  sgualdrina e, se preferisci baldracca, con questa parola, piscio di sbroda! Insomma squirto!
Rocco: sì, ti chiamo come cazzo vuoi! Ma adesso, ti prego, ti supplico, succhiamelo, succhiamelo, come una forsennata; ora, ci sto prendendo gusto!
Olimpia: subito! Ehm, un attimo che, mi lego i capelli!
Rocco: con i capelli legati, sembri proprio una porca!
Olimpia: ohhh!!! Sì, che bello! Se ci fosse una canna, me la fumerei volentieri!rocco: perché!? Fumi anche canne!?
Olimpia: certo! Maria, mi fa eccitare molto!
Rocco: certo che, devi essere proprio una lurida, Oly!
Olimpia: sì, una Lurida! Se, mi chiami Maria”sinonimo di Marjuana, squirto da sola!”
Rocco: inginocchiati e succhialo, Marì!
E Olimpia prese a succhiare voluttuosamente, il robusto tronco carneo dell’amico, sospingendoselo fino in gola, per poi alla fine ingoiare tutto il suo denso sperma ; e, dulcis in fundo, far roteare la sua bollente lingua intorno alla violacea capocchia! Insomma, lo deliziò con un gustosissimo e paradisiaco pompino gola profonda!
Rocco: sì, sì, succhialo, succhialo, come una troia, baldracca! Ohhh!!! Sìììì!!! Ummm!!! Tutto in gola, tutto in gola! Ohhhh!!!! Sìììì!!! Sborrroooooo!!! Ingoia, ingoia tutto! lecca tutto, lecca tutto! Sì, la capocchia, la capocchia, puliscila per bene, con quella lingua!
Olimpia: mmmm!!! Sì, slurp, slurp! Appagato!?
Rocco: divinamente brava! Certo che, il mestiere della spompinatrice o, pompinara che dir si voglia, lo sai fare molto bene!olimpia: beh, cosi dicono! Pensa che mi chiamano: “la gola profonda dei giardinetti”!
Dopo aver raccolto e inbustato, un pò di roba vecchia e scartoffie varie, l’arnese di Rocco, iniziava di nuovo a rizzarsi ; ma, anche la patonza di Olimpia, desiderava ardentemente d’essere appagata; e, di conseguenza, diedero vita ad una fantasmagorica scopata, con dominazione “sorpresa riservata da olimpia a Rocco”e  leccata di fregna preliminare, distesi sul pavimento sul quale, adagiarono una vecchia coperta!
Rocco: sai, Oly, mi sta venendo nuovamente duro il cazzo!
Olimpia: a, sì!? Beh, la mia fragola rossa, langue di piacere! Ed ha bisogno d’essere compiaciuta! Che ne dici se ci facciamo una solenne scopata!?
Rocco: ehm, sì! Ma, dove ci mettiamo!? Qui, non c’è un letto!
Olimpia: ah, tranquillo! Ci distendiamo per terra; adesso, ci metto una vecchia coperta cosi, stiamo più comodi! Ed evitiamo di sporcarci!
Rocco: ottima idea!
Olimpia: sì ma prima, dovrei chiederti una piccola cortesia.
Rocco: dimmi tutto, tesoro!
Olimpia: ti andrebbe di dominarmi un pò!?
Rocco: dominarti in che senso!? “Rocco, fece il finto tonto”
Olimpia: beh, farmi da master! Mi eccita molto, farmi sculacciare, frustare ed umiliare verbalmente, ti va!?
Rocco: ah! Ama il BDSM, la zoccola, viziosa!
Olimpia: ehm, mi eccita! A dire il vero, amo anche farmi vedere mentre scroscio pioggia d’orata, seduta su un water oppure se, me lo chiedono scroscio addosso!
Rocco: ok, ci sto!
Olimpia: facciamo in gioco; io, sono la nipotina capricciosa e tu, lo zio porcone e padrone!
Rocco: devo confessarti che, mi metti in imbarazzo; queste cose, non le ho mai fatte; comunque, c’è sempre una prima volta!

Fine prima parte

Nota dell’autore
Il racconto seppur ispirato ad una storia realmente accaduta, è frutto della fantasia del sottoscritto pertanto, ogni riferimento a fatti e personaggi della vita reale, è puramente casuale.

Mimmo L. scrittore hard production

Il fratello di mio marito

racconto erotico-hard tratto da una storia vera.

Di Mimmo L scrittore hard production

Parte seconda 

olimpia tirò fuori dal suo zainetto: “un frustino ed una benda di colore fucsia; e, rovistando fra i suoi oggetti anche, un po' d’erba e qualche cartina; e, dopo essersi fatta una canna, si posizionò faccia al muro, con le braccia disposte ad x “era completamente nuda come madre natura l’aveva creata”.

Chiese a Rocco, dapprima di bendarla e poi, di sculacciarla a dovere ed infine, concludere il tutto, con delle scoppiettanti frustate sempre sul suo mastodontico deretano.

Olimpia: bene! Ora, vediamo cosa c’è in questo zainetto! Dunque: il frustino, la benda; ah, anche un po' d’erba ed anche delle cartine, me ne ero proprio dimenticata! Ora, mi faccio un bello spinello! Cosi, mi sento più carica!

Rocco: posso farti una domanda!?

Olimpia: prego, chiedi pure!

Rocco: che effetto ti fa, fumare l’erba!?

Olimpia: beh, mi fa sentire una leonessa; io, ci sto bene, con la mia Marì! E poi, mi eccita da morire!

Rocco: capisco! Ehm, hai mai provato altri tipi d’erba!?

Olimpia: sì, ho provato a cambiare; ma, Marì, è sempre Marì! E, non la cambio con nessuno. Ehm, posso farti anch’io una domanda!?

Rocco: certo!

Olimpia: hai mai tradito tua moglie, prima d’ora!?

Rocco: beh, qualche scappatella, con qualche liceale, l’ho fatta; ma, nulla di compromettente! E tu, nel penitenziario, hai mai provato un rapporto lesbo!?

Olimpia: beh, sì, qualcosa l’ho fatta; ma, non con tutte; anche perché, non mi piacevano! Ho avuto solamente un rapporto con una ragazza venticinquenne che, era stata rinchiusa, per scontare una pena a causa di un tentativo di rapina, era una bellissima brunetta; ricordo che, si chiamava: Filomena, ma tutte la chiamavano: Meny la lesby; sì perché lei, era lesbica al 100%.

rocco: comprendo! Ehm, com’è il rapporto lesbo!?

Olimpia: mah, io non ci vedo nulla di particolarmente straordinario, si raggiunge un normale orgasmo; solo che, l’amplesso lo si ha con un partner del tuo stesso sesso, con l’unica differenza che, noi donne, non avendo un asta carnea, facciamo uso oltre che delle nostre dita e delle nostre lingue anche di sexy-toy; per darci piacere e, compiacere le nostre reciproche fregne; che ovviamente “essendo rinchiuse” e, non avendo un uomo affianco rimangono assai e per troppo tempo desolate!

Bene! Detto questo, torniamo a noi! Ora, mi dispongo faccia al muro, con le braccia disposte ad x, tu, mi bendi e, mi dai qualche sculacciata, con le tue possenti mani ed infine, qualche frustata sempre sul culetto!

Rocco: sul culettoo!!? sul culone! Comunque: “come la signora desidera!”

olimpia: signoraa!!? chiamami sguattera, zio porcone e padrone del mio corpo e della mia mente! “Marì, aveva iniziato a fare il suo effetto”

olimpia: ti prego, zio! Sculacciami a dovere! Sono la tua nipotina capricciosa e disubbidiente; e, per questo, mi devi punire! Sì! Puniscimi, insultami!

Rocco: come madame zoccola, sgualdrina, baldracca desidera!

Olimpia: sìììì!!!! zio porcone! Continua cosi! Mi sto eccitando come una lurida troia! Godo come una scrofa! Sì, sculacciami!

Rocco: troia!

Olimpia: sì, sono troia!

Rocco: vacca svizzera!

Olimpia, aggiungendo un po' di sarcasmo: “sì, sono una vacca svizzera; ma, valdostana, è ancora meglio!”

rocco: sgualdrina, baldracca! 

Olimpia: ohhhhhh!!!!! sììììììììììììì!! come godoooooooo!!!

adesso, frustami ti prego e, continua a insultarmi, lo zì!

Rocco: ehm, ma io, il vocabolario delle parolaccie, l’ho esaurito!

Olimpia: ehm, chiamami bagascia, latrina, puttana! Insomma, voglio essere umiliata! 

E, Rocco, riprese a riempirla di insulti e parolacce; ovviamente dandole delle frustate sul culone, divenuto rosso come un peperone! Ed alla fine concluse con un pizzico di comicità: “ahhhhhhh!!!! le femmine grossseeeee!!!!!!” mentre, Olimpia, godeva, ansimando e gemendo, come una balena in calore!

Basta cosi; adesso io, mi stravacco sulla coperta, cosce oscenamente aperte proprio, come una balena! Tu, inginocchiati davanti alla mia passerona, tutta spanata e “squascianata”, desiderosa d’esser compiaciuta dalla tua lingua biforcuta! Avanti, son qua, cosce oscenamente aperte, senza pudore e, senza ritegno; leccami la fregna, leccamela, come Dio comanda!

E Rocco, prese a leccare amorevolmente e con spirito servile la bollente patatona della ex compagna di scuola “alla quale, in età scolare, le guardava le cosce ed essendo seduto al primo banco il deretano quand’ella gli passava d’avanti per andare alle interrogazioni alla lavagna”, facendola urlare di piacere e, squirtare come una lurida!

Ma, anche il culo, aveva bisogno di essere soddisfatto; e, ad un certo punto: “adesso, mettimelo in culo, zio porcone! Avanti, incula tua nipote bastardo!”

rocco: ah, mi hai chiamato bastardo!? E, allora beccati tutti questi centimetri di minchia nello sfintere!

Olimpia: ahhhh!!! sìììì!!! ficcamelo tutto dentro! Fammelo sentire fin dentro le viscere! Ahhhh!!! sìììì!!! tutto dentro, sì, pure le palle! Ahhhhh!!! sìììììì!! ancoraaaa!!! fammi sognare pure da dietro!

Rocco: ti piace, eh! Troia bagascia! Ma, adesso, sto per sborrare, voglio sborrarti tutto sul ventre!

Olimpia: sì, subito! Ecco il mio trippone, schizza tutto sopra! Sì, cosi, anche sulle tettone!

Rocco: ahhh!! sììì!! sbborrro!! il trippone, il trippone ohhhhh!!! sìììì!!! sborrrrrr………..!!!!!

ed il ventre e le tette della grossa, grassa amica, furono inondati dal fiume di sperma prodotto dai testicoli ed eiaculato dal fallo di Rocchino!

Rocco: sei stata fantastica, Oly!

Olimpia: hai visto!? E, non ci volevi venire! Ci siam divertìti un mondo! Adesso, ti faccio vedere un altra cosa!

Che cosa!? Domandò incuriosito rocco.

Olimpia: aspetta!

Prese un antico vaso da notte si accovacciò sopra ed emise un abbondante scroscio di pioggia d’orata! Poi si asciugò la fregna con le salviettine intime.

“vedi come piscia la vacca!” Esclamò.

Rocco: sì, pisci proprio come una vacca svizzera appena montata da un toro arrapato!

Olimpia: ora, ricomponiamoci e, dammi veramente una mano a portar giù tutta quest’immondizia; la lasciamo al primo cassonetto che troviamo.

Rocco: perfetto! Passiamo a salutare tua madre.

Olimpia: mamma!? Abbiamo finito; ora, io e Saverio andiamo a buttare la spazzatura e, andiamo via!

Grazia: bene, è stato un piacere! Ah, per quanto tempo ancora ti fermi!?

Rocco: domani parto!

Grazia: peccato! Se ti fermavi un pochino di più, ti avrei invitato a pranzo! Ah, dimenticavo: sei sposato!?

Rocco: sì ed ho due figlie! Grazie per l’invito, sarà per una prossima volta! Arrivederci, signora Grazia!

Grazia: arrivederci e, buon viaggio!

Rocco: grazie!

Si erano ormai fatte le tredici; e, il cellulare di Rocco squillò, era sua moglie; che, gli chiedeva come mai, stava facendo ritardo; per fortuna, era appena uscito dalla casa materna dell’amica; altrimenti, mamma grazia avrebbe scoperto l’imbroglio!

Rocco: accidenti! Si son fatte già le tredici! Mi sta squillando il cellulare, scommetto che, è mia moglie! My wife! Esclamò in inglese.

“pronto, cara! Che, è successo!?”

la moglie: niente tesoro! Mi stavo preoccupando del ritardo!

Rocco: ehm, sì, il fatto è che, ho incontrato un *amico di scuola e, ci siamo fermati a chiacchierare e rimembrare i vecchi tempi e, abbiam preso un aperitivo! Che, hai preparato di buono oggi!?

La moglie: patate, riso e cozze al forno! “tipica pietanza barese”.

Rocco: squisito! Fra un po' arrivo!

La moglie: ok, d’accordo!

Olimpia: ti tratta bene, la mogliettina!

Rocco: beh, sì! È un ottima cuoca; lei, è di origini pugliesi, precisamente di Bari ed oggi, ha preparato la ricetta per antonomasia, ovvero: patate, riso e cozze al forno!

Olimpia: ehm, a letto, ci sa fare!?

Rocco: mah, direi che, è un ottima scopatrice; un po' gelosetta, per questo, le ho detto che, ero in compagnia di un amico!

Olimpia: uhmmm! Faceva scenate!?

Rocco: scenate no; ma, l’interrogatorio di quarto grado sì!

Beh, ora, ti devo salutare veramente; ah, questo, è il mio numero quando vuoi chiama e per sicurezza presentati come una collega, dovessi trovarmi a casa e per sbaglio ti venisse a rispondere mia moglie!

Olimpia: ok, ti do anche il mio! Ad esserti sincera, sia io che, mio marito, vogliamo uscircene da questa drammatica situazione; insomma, vogliamo iniziare una nuova vita, anche fuori città!

Rocco: eccezionale! Il numero tuo, ce l’ho; se, mi capita qualche occasione di lavoro su da me, ti terrò aggiornata!

Olimpia: grazie, sei molto gentile! Allora, arrivederci e, magari arisentirci!

Rocco: spero di darti al più presto buone notizie; e, mi raccomando, non sbagliate più; la libertà, è un bene prezioso, auguro a tuo marito , anche se non lo conosco di riacquistarla al più presto!

Olimpia: seguirò il tuo consiglio; e, lo trasmetterò anche a mio marito!

Fine

Nota dell’autore
Il racconto seppur ispirato ad una storia realmente accaduta, è frutto della fantasia del sottoscritto pertanto, ogni riferimento a fatti e personaggi della vita reale, è puramente casuale.

Mimmo L. scrittore hard production 

"COMMESSEX" LA XXX PARODY DELLO SCRITTORE DELL'EROS MIMMO LASTELLA
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PIU' EROTICO CHE MAI RIESCE A COINVOLGERE IL LETTORE
IN UN VORTICE DI REALI SENSAZIONI EROTICHE...
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“vi presento Commessex.”

A voi tutti, un cordiale saluto.

Questo racconto, seppur scritto sulla falsa riga della trama della nota fiction televisiva: “Commesse” (similsexparody), presenta: luoghi e personaggi diversi dal disegno originale.

In parole povere, questa storia “scritta in formato commedia”, vuole mettere in evidenza: gli enormi sacrifici “anche estremi”, di cinque ragazze , un giovane che poi si scopre essere gay e la dirigente di una boutique, facente capo ad una grossa catena di atelier uomo-donna; la quale, non soddisfatta dei guadagni abbastanza proficui, decide comunque di chiudere il negozio, pur di mantenere il proprio posto di lavoro.

Un avvincente ed eccitante storia condita di sesso “con un pizzico di BDSM”, intrigo e situazioni famigliari, molto particolari, fatta di alti e bassi; ma …... scopri di più.

Buona lettura.  L'autore

Premetto che, sono un lavoratore pendolare e di conseguenza, tutte le sante mattine, esclusa la domenica, dopo aver fatto colazione a casa ed aver preso il caffè al bar, mi reco alla stazione del paese per prendere il treno diretto a Bari; dove, ha sede il mio posto di lavoro.

Da qualche anno, l’azienda che gestisce il servizio ferroviario, in ossequio alla parità di genere, ha assunto come capotreno ed anche come macchinista, delle simpaticissime ragazze; a dir la verità, tutte molto belle ed attraenti, educate, disponibili “nel senso professionale del termine” nei confronti dei viaggiatori e delle viaggiatrici.

Una di queste ragazze: “Angelica”, splendida venticinquenne, mora, capelli ricci, formosetta ed un fondoschiena da urlo, ha dal primo momento che, l’ho vista stuzzicato la mia fantasia erotica a tal punto  da immaginare di possederla, in un luogo inusuale e, oserei dire abbastanza rischioso, ovvero: in un vagone letto parcheggiato su di un binario morto in una stazioncina sperduta della tratta ferroviaria

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https://stores.streetlib.com/it/mimmo-lastella/sesso-virtuale-con-la-capotreno

 

 

 

scopa la mamma, scopa la figlia, antico vizio di famiglia

In un piccolo paesino dell'interland barese, vivono: Mara "detta anche Maretta"e Lucrezia;  rispettivamente, madre e figlia, l'una, cinquantenne,bassina,bbw, bruna, 6^ di reggiseno, capelli ricci, cosce robuste e ben sode ed un culo da gran vacca da monta, l'altra: alta all'incirca 1,65, capelli rossicci, lunghi, formosetta, 19 anni appena compiuti.
In famiglia tutto bene, tranne i comuni vizi di entrambe per il gioco d'azzardo "prevalentemente, gratta e vinci e superenalotto",fumo "fumano canne entrambe" e, dello shopping cronico.
Mara lavora saltuariamente come badante e, per arrotondare il suo basso salario ogni tanto, fa qualche marchetta.
Anche Lucrezia, saltuariamente accontenta qualche arzillo e"solitario"vecchietto del paese.
Fra i pochi clienti di Mara,ve ne è uno, molto invaghito di lei, disposto ad investire grosse cifre, pur di ottenere da essa prestazioni strane, oserei dire "usando il linguaggio degl'ipocriti: contro natura"come, ad esempio: il rapporto lesbo.

Un giorno, durante uno dei loro consueti incontri "loro solitamente s'incontravano in un podere abbandonato a ridosso della stazione ferroviaria del paese”, Massimo, questo il nome del cliente “spasimante”mentre stava raggiungendo l’orgasmo riempiendo la di lei bocca del suo caldo sperma, espresse tale desiderio; ovvero: vedere Maretta recitare la parte della maschiaccia, con una sua simile. Lei, cogliendo la palla al balzo, in cambio di una cospicua somma di danaro (all’incirca 200 euro), gli propose niente po’ po’ di meno che: un lesbo-incesto, con sua figlia Lucrezia!

Massimo: ohhh!!! Sììììì!!! Dai, continua a sponpinare! Mmmmm!!!! Ora, ti riempio la bocca di sborra, gran zoccola vacca! Ascolta, mi piacerebbe tanto vederti recitare la parte del maschio, con una tua simile; preferibilmente, con una ragazza alla prima esperienza!

Mara: ti piacerebbe, eh! Gran porcone! Si può fare!

Massimo: ah, sì! E, quando?

Mara: ascolta se, mi paghi una bolletta del gas, scaduta da un mese che, ammonta a circa 200 euro, mi faccio mia figlia Lucrezia; che tu, conosci molto bene!

Massimo: certo che, stai proprio nella merda! “economicamente parlando!” per soldi, ti venderesti pure tua figlia, arrivando addirittura al rapporto incestuoso! E, brava Mara! hai un nome da troia e, sei anche super zoccola a 360 gradi! Ok, si può fare!

Mara: sai, lei, è una gran zoccoletta-troietta, non ha voglia di far nulla ed è viziosa peggio di me! Quando, ha voglia, per guadagnarsi qualcosina per i suoi molteplici vizi che, paghiamo io e mio marito, fa qualche marchetta, con un qualunque anziano del paese; ed un giorno”forse si era fumata qualche canna di troppo”, mi chiese se, poteva venire a far qualcosa con te, in cambio di un piccolo favore. Ma io, non ti dissi niente; perché, sapevo che, in quel periodo, non potevi! Hai ragione, son proprio nella merda fino al collo, con tutti quei vizi che, ho, in modo particolare, mi manca tanto la Maria che, è sempre stata roba mia! “ahi! Maria! Chi mi manca sei tu!” cantava una volta Rino Gaetano! Poi, c’è l’azienda di mio marito che, paga sempre in ritardo; immagina tu, un pochettino, come son messa!

Massimo: ummm!!! Stiamo freschi1 ehm, che genere di favore, voleva tua figlia!

Mara: a dire il vero lei desiderava tanto, un vespino 50; e, ne aveva trovato uno usato, a 200 euro! E cosi, mi fece la proposta.

Massimo: comprendo! Si tratta bene, la troietta!

Mara: vuole tutto ma, non vuol collaborare; pensa che, terminata la scuola dell’obbligo, di proseguire gli studi, non ne volle più sapere.

Massimo: giustifico! Ascolta, la prossima settimana, riscuoto lo stipendio, possiamo organizzare per sabato che, ho il turno di pomeriggio.

Mara: perfetto! Allora, ci vediamo sabato!

Massimo: d’accordo, a sabato; ovviamente ti chiamo io per la conferma!

Mara: un bacio grande! E …. Grazie per tutto quello che, fai per me!

Massimo: figurati!

Il sabato successivo, Mara e Massimo, si diedero appuntamento dinanzi alla stazione ferroviaria, con Maretta, c’era anche Lucrezia; e, dopo aver preso il caffè al mitico bar stazione, i tre, si misero in auto e, si diressero presso l’abitazione di lei; dove, vi era lo scantinato nel quale, la dolce e sensuale badante,riceveva qualche altro suo affezionatissimo(una volta, ci portò anche Max)

cliente!

Massimo:allora, signora Maretta! Dove, siamo diretti?

Mara: andiamo a casa mia, ti ricordi dello scantinato dove, tanto tempo fa, ci siamo incontrati con mia cugina Annamaria?

Massimo: certo che, mi ricordo! Ehm, e, se ci dovesse sorprendere il tuo dolce maritino, come la mettiamo, cosa gli racconti!? A proposito: che fine ha fatto, la cuginetta mestruata!

Mara: di mio marito, non ti devi preoccupare; lui, sa che, sto con te! E poi, non viene mai giù in cantina! Riguardo, mia cugina lei ora, si è messa a fare la escort alto target!

Massimo: hai capito, la troia imbrogliona! Ma lì, non ci si scherza mica tanto! Altrimenti qualcuno, potrebbe farle veramente il culo!

Mara: cavoli suoi! Io, da quel giorno, non l’ho più chiamata, sai!?

Massimo: hai fatto bene!

Intanto Lucrezia, rimaneva timidamente in silenzio ad ascoltare la conversazione.

Mara: eccoci arrivati!

Lo scantinato, era un luogo: poco illuminato ma ben sistemato, vi erano due lettini “monopiazza”, l’uno attaccato all’altro; e, in quella piccola cantina,Maretta e Lucrezia, deliziarono il cliente Massimo(che, col passar del tempo, divenne anche amico di famiglia)prima, con un eccitante spogliarello e poi, con un celestiale lesbo-incesto show!

Piccola curiosità! Il marito di Mara: “Pasquale”, era sù, in casa che pranzava con l’altra sua figlia: “Laura detta Laurina, per il suo carattere introverso.”

Mara: allora, gran porcone, ti sta piacendo lo strip!? Guarda che bel culetto, ha Lucrezia! Ti piace, sììì!!! Bravo! Sì, toccaglielo, toccaglielo! Ficcale il dito nello sfintere, sì, cosi,sfilale il perizoma! Mmm!!!

Massimo: che gran troietta! Adesso tu e mamma, dovete fare, un bel giochino!

Lucrezia: che giochino!?

Massimo: lei, si distenderà, con le cosce aperte sul lettino; e tu, dolce bambolina t’inginocchierai dinanzi alla pelosa e spanata caverna, tirerai fuori la lingua e, le darai una solenne leccata!

Lucrezia: sì; ma prima, preferirei iniziare dalle tette, mi è venuta una gran voglia di ciucciarle, come facevo quando, ero piccola, mi piaceva molto, il latte di mamma!

Massimo: come vuoi! Se, provi nostalgia per i capezzoli di tua madre! Allora, ciucciali!

Nel frattempo Maretta, completamente denudata, si stravaccava sul lettino, cosce aperte, come una balena in calore e, le braccia disposte ad x; sotto le ascelle, aveva una peluria abbastanza folta; e, prima di farsi ciucciare le tette e leccare la fregna, supplicò la figliola, d’infilare la bocca sotto le medesime, prima la destra, poi la sinistra,sbaciucchiarle ed infine leccarle; in quanto ella, provava eccitazione!

Mara: ascolta Lu! Prima che, mi ciucci le tette e, mi lecchi la figa, desidero ardentemente che tu, mi sbaciucchi e, mi lecchi le ascelle! La cosa, mi fa eccitare da morire; anche tuo padre, lo fa durante i preliminari! Ti supplico, figlia mia! Sbaciucchiamele e leccamele, come una forsennata!

“Ah! questa, è una perversione che, non sapevo tu, avessi! In tanti anni che, ci conosciamo, non me l’hai mai detto!” esclamò meravigliato Massimo.

Mara: infatti, non l’ho mai detto a nessuno dei miei clienti; in quanto, è un gioco che, faccio solo ed esclusivamente con mio marito! Ma, per compiacere i tuoi occhi e …  il tuo arnese oggi, lo sto ponendo in essere, con mia figlia; che, è sangue del mio stesso sangue!

Massimo: comprendo! Allora, datevi da fare, grandi

 bagascione! Fatemi vedere, come vi eccitate entrambe, lesbicandovi! Che intanto, il mio arnese, è già indurito al punto giusto; e, a momenti, sta per esplodere!

Mara: ummmm!!! E, inizia a farti il “trimone” <segati> mentre noi, lesbichiamo! A me, piace vederti farlo! Ricordo che, una volta, te lo facesti, sborrando su una foto di mia madre!

Massimo: nonostante ella fosse anziana ed aveva i capelli bianchi,era sessualmente ancora, molto attraente!

Mara: eh, già! Peccate che, non ci sia più; se, era ancora in vita, ti sarebbe piaciuto, eh!?

Massimo: se lei, voleva!

Mara: mah! Secondo me, non era il tipo! Ma ora, pensiamo a noi! Lu, facciamo divertire, il nostro amicone Massimo!

Lucrezia: d’accordo, mamma! Ora, ti sbaciucchio e lecco le ascelle, mmmmm!!! Ti eccita vero!?

Mara: sì, sì! Continua, continua tesoro! Mi stai facendo impazzire! Sììììì!!!!! Mmmmm!!!! Passa all’altra! Con la mano, sgrilletta un po’ il clitoride della tua mammina! Ohhh!!! Sìììì!!! Ahhhh!!!! Sìììì!!!! Ciuccia i capezzoli, ciuccia i capezzoli! Sì, sì, con passione e voluttà! Sì, cosi, ciucc’, ciucc’, gnum’, gnum!  Peccato che, non vien più fuori il latte, son sicura che, ti saresti: ricreata e, saziata!

Lucrezia: certo, mamma! Il latte materno, è sempre il latte materno!

Mara: mmmmm!!!! Come li ciucci e, li lecchi bene! Sull’areola, sull’areola! Ahhhhhhh!!!!!! Che goduriaaaaa!!!!! Continua con la mano a sgrillettare!

Lucrezia: sai che, la mia fighettina avrebbe bisogno di una bella leccatina!?

Mara: prima, lecca la mia, come Dio comanda! Poi, ci mettiamo a lesbo-sessantanove e, ce la lecchiamo a vicenda! Ok, tesoro!?

Lucrezia: d’accordo, mammina! Adesso provvedo io, ad appagartela!

Mara: ohhh!!!! Sìì!!! Ti prego tesoro; inizia a leccare il ventre! Sì, cosi! La trippa, come lo chiama tuo padre!

Intanto Massimo, era lì, seduto su di una poltroncina che guardava e, se lo menava di brutto!

Massimo: che spettacolo meraviglioso, ragazze! Non avevo mai visto, madre e figlia, lesbicarsi cosi appassionatamente! Mmmm!!! Bella fighetta che, hai Lucrezia! Sì, sì, continua a leccare la patonza di tua madre! Ohhhh!!!! Che bello, il sessantanove lesboo!!!

Mara: ti sta piacendo!? Hai visto, la tua Maretta, trova sempre il modo per accontentarti!

Massimo: ed io, trovo sempre il modo di tappare le falle, le tue ed ultimamente anche quelle di tuo marito!

Mara: è più eccitante, no!?

Massimo: certo che sì! Ma ora, il mio tronco carneo, ha bisogno di essere spompato! Venite qui e, succhiatelo e leccatelo a mo di sandwich!

Mara: come vuole lei, signor padrone! Avanti, Lu, diamoci da fare, esaudiamo le perverse voglie del signor padrone Massimo!

Lucrezia: ma certamente, mamma!

Massimo: aspetta un po’, Lu! Mentre mamma Maretta, me lo succhia, come suo solito tu, divarica le gambe, voglio testare, con il mio dito medio, il livello d’umidità e, di conseguenza, d’eccitazione della tua dolce fighetta!

Lucrezia: prego, fa pure!

Massimo: mmm!!!! Certo che, è bella lubrificata!

Lucrezia: dai, sì, ti prego, smanetta il mio grilletto per favore! Ahhhh!!!! Sssìììì!!!! Stupendo, fantastico! La prossima volta che, c’incontriamo, ti prometto che, mi fumo un po’ d’erba e, me la faccio leccare come una spiritata! Oohhh!!!! Sìììì!!!! Sto venendo, sto sbrodando come una zoccoletta! Ahhhh!!!! Sììììì!!!! Ahhh!!!! Sìììììì!! Ary!

Ary! Ary! Ary! La bonbonnnnnnnn!!!!!            

Massimo. che fai, deliri!!? Chi è Ary La bonbon?

Lucrezia: Arianna detta Ary La bonbon,è una mia amica intima, con la quale ci vediamo di tanto in tanto qui sotto!

Massimo: per fare che!? Per guardare film porno?

Lucrezia: nooo!! Ci fumiamo qualche canna e, ci spariamo qualche solenne ditalino a vicenda! Ehm, un giorno te la farò conoscere!

Massimo: ok, daccordo1 ma ora, datevi da fare a succhiare questo “cazzo di cazzo” che, a momenti sborra! Mmm!!! Sììì!!! Celestiale! Succhiate e leccate come due dannate troie! Mmmm!!!! Ohhhh!!! Sì, su e giù, su e giù! Prima l’una, poi l’altra! Ohhhh!!! Uhhhh!!!

E mentre Massimo, stava per sborrare, Lucrezia tirò fuori tutta la sua ingordigia e supplicò sua madre: “ti supplico, ti prego mamma, dallo tutto a me! Sì, Max, sborrami tutto in boccaaa!!! Mmmmm!!! Ingoiò fino all’ultima goccia e gli pulì pure la capocchia!

Mara. ok? Ti è piaciuta mia figlia!?

Massimo: direi: al biondo Dio! “talis mater, talis filia, talis!”

Mara: tutte le donne della nostra famiglia son fighe calienti!

Massimo: sì, vero, è il caso di dire: “scopa la mamma, scopa la figlia, antico vizio di famiglia!”

Mara: ok! Quando vuoi, disponi!

Finale

Mara: ah, un attimo! Che, avverto mio marito che, ti sto accompagnando alla stazione!

Pasquale: chi è?

Mara: tesoro, accompagno Massimo in stazione!

Pasquale: ok, amò, Lu, è con te?

Mara: sì, sì, tranquillo! Sai Max, aveva un appuntamento con Tina la Bucchina!

Pasquale: ok,fa presto!

Nota dell’autore

Il racconto, seppur ispirato ad una storia vera, è frutto della fantasia dell’autore; e di conseguenza anche i personaggi, sono personaggi inventati.

Pertanto, ogni riferimento alla realtà, è puramente casuale.

Mimmo L scrittore hard production

p.s. Per capire meglio il racconto l’autore consiglia di leggere anche: “la badante” dell’autore medesimo

 

https://www.a mazon.it/dp/B018HF47A8

 

 

L’arrapante culo di zia Chiara

Mimmo L scrittore hard production

Il vizio ridondante di zia Chiarina, è quello di aver sempre bisogno di “piccioli” per i suoi vizi quotidiani(sigarette, caffè e qualche grattatina al gratta e vinci). E, pur avendo un lavoro fisso “lavora come shampista in un salone da coiffeur unisex” , pur essendo zitellona, il suo stipendio, non le basta; e allora, è costretta a ricorrere a piccoli stratagemmi, ivi compresa qualche marchetta; al fine di soddisfare le sue piccole voglie e i suoi piccoli vizi quotidiani.

Lei, ha un nipote: Nino, figlio del fratello maggiore il quale, ha un debole per ella, in modo particolare per il suo deretano; che, stando a quanto da lui affermato, per le sue dimensioni abnormi, è molto arrapante ed è l’oggetto dei suoi mega-segoni notturni.

Lei, sapeva del nipote; ma, ha sempre fatto finta di non sapere.

Una sera piovosa d’inizio estate, zia Chiara rimane senza sigarette e, senza nemmeno un euro per il caffè mattutino.

E cosi, pensa bene di chiamarlo per farsi portare le sigarette e, farsi prestare un po’ di soldini(una trentina d’euro), prestito che lei, quella stessa sera restituì in natura, mostrando il deretano ed alla fine, farsi sodomizzare come Dio comanda.

Chiara: accidenti! Son rimasta senza sigarette e senza nemmeno un euro per prendermi il caffè domattina! E ora, come faccio!? Quasi, quasi, chiamo quel galantuomo di Nino; cosi, mi faccio prestare anche una trentina di euro; poi so io, come restituirglieli. “pronto, Nino!? Sono, zia chiara”!

Nino: oh! Zia Chiara carissima! A che devo, l’onore di questa tua telefonata!?

Chiara: ascolta, sei in giro?

Nino: sì, perché?

Chiara: avrei bisogno di un piccolo favore da te!

Nino: dimmi tutto per te, questo ed altro!

Chiara: ehm, grazie, molto gentile! Mi servirebbe, un pacchetto di sigarette, sai quelle lunghe, sottili che fumo io ed una trentina di euro in prestito, son rimasta senza un centesimo.

Nino: ok, nessun problema, sei a casa?

Chiara: sì, oggi, è lunedì e, come tu sai, è giornata di riposo settimanale per i parrucchieri; e poi piove, dove cazzo vado?

Nino: ok, qualche minuto e, sono da te!

Chiara: ok, t’aspetto!

Vi è da dire che Chiara e Ninno, erano coetanei ed anch’egli scapolo, ormai attempato.

Nino: ciao, zia! Eccoti le sigarette e le trenta euro che, ti servivano.

Chiara: ciao, Nino! Innanzitutto, grazie per il favore! Ma, prego, accomodati pure! Vuoi qualcosa da bere?

Nino: prego, è un piacere! Una birra gelata; se, ce l’hai!

Certo, tesoro! L’ho comprata ieri; sai che la zia Chiarina, ogni tanto, una birretta, se la fa! Allora, che mi racconti di bello, il lavoro come va?

Nino: tutta roba vecchia! Il lavoro, per il momento procede; e, tu?

Chiara: beh! Debbo dire che si strappa, i capelli da tagliare e gli shampoo   da fare, ci sono sempre; i soldi, son sempre pochi!

Nino: eh! A chi lo dici, cara zietta! Questo mese, ho avuto un sacco di spese! E lo stipendio, è volato in un niente!

Chiara: posso chiederti una cosa?

Nino: prego, zia, dimmi pure!

Chiara: tu sai che, ho subìto quell’intervento d’asportazione delle ovaia; e, da quel momento sono diventata una “vacca svizzera”; e cosi, ho deciso, come si dice: di mettere il lucchetto alla figa, per qualche rapporto occasionale che, ho mi son rimasti: la bocca ed il culo. Tu, che dici, sono ancora una tipa attraente, potrei ancora far colpo su qualcuno?

Nino: ehm, penso proprio di sì; consentimi di confessarti una cosa!

Chiara: dimmi tutto, tesoro, confidati con zietta tua!

Nino: però, mi devi giurare su quanto hai di più caro che, rimarrà un segreto fra noi due; e che soltanto queste quattro mura, dovranno sapere e “custodire”; e, soprattutto che tu, non t’arrabbi e, non mi serbi rancore futuro.

Chiara: tranquillo, sarò una tomba, ti giuro che nessuno verrà mai a saperlo; e poi perché, dovrei arrabbiarmi e serbarti rancore!?

Nino: perché, è una cosa che riguarda una parte del tuo corpo.

Chiara: ahh!! Sciocchino! Siamo adulti e vaccinati, per giunta anche coetanei; e poi, suppongo, sia un complimento galante! O, no! Ahaha! (risata). Avanti, fuori il rospo, porchicello!

Nino: ehm! Devo ammettere che, mi sei sempre piaciuta, zia Chiara! In modo particolare, impazzisco per il tuo enorme ed eccitante deretano; anche se, ultimamente, a seguito dell’operazione che, hai subìto, si è ancor più dilatato; mmmm!! Mi piaci quando, cammini ed ancheggi o meglio, sculetti, ti confesso infine che esso, è l’oggetto delle mie fantasie erotiche notturne, mi sparo certi segoni! E, mi fa sborrare al biondo Dio.

Chiara: mmmm!!! Che gran figlio di buona donna che, sei! Scommetto che, ti piacerebbe incularmi, vero!? E magari, darmi anche qualche sculacciata sulle chiappe!

Nino: sì, molto, zia Chiara, molto! Adesso che, ne stiamo parlando, il mio uccello si sta gonfiando!

Chiara: che nipote, carognone e #cazzuto che, ho! Ascolta, anch’io, devo confessarti una cosa!

Nino: dimmi pure, zietta!

Chiara: in realtà, ho sempre saputo del tuo debole per il mio fondoschiena; ma, ho fatto continuativamente finta di nulla; in quanto, pensavo, fosse un semplice abbaglio passeggero; tuttavia, aspettavo l’occasione propizia per poterti mettere alla prova, devo confidarti che, la storia delle sigarette e, delle trenta euro, è stata uno stratagemma per farti venire qui e …. “sedurti”! ti piace come, sculetto, vero!? (flac, flac,flac).

Nino: mmm!!! Bello! Mi sto già toccando il cazzoo!! Mmm!!! Sì, sì! Spogliati, molto lentamente!

Chiara: sì, sì! Guarda che bel culone che ha, zietta tua! Ti stai già masturbando, eh! Tiralo fuori, porco! Che, dapprima ti faccio un bel pompino; e poi, te lo faccio “schiaffare” nel culone!

Nino: eccolo servito, zietta, scapocchiato e cotto al punto giusto, leccalo e succhialo, come una forsennata! Che poi, te lo ficco in quel gran culo che, ti ritrovi!

Chiara: mmmm!!! Dammelo qua! Gran carognone! Che adesso , la zia Chiaretta, te lo succhia e, ti lecca pure i coglioni!

Nino: sì, ti prego, zia, ti prego, succhialo! Sì, cosi! Leccalo! Vai con la lingua sulla capocchia! Ahhh!!! Sìììì!!! Mmmm!!! “allicueee!!! Implorò in dialetto.

Chiara: com’è bello, grosso il tuo cazzo, Nino! Ora, mettimelo in culo, porco! Inculami, come un toro farebbe con la sua vacca!

Nino: certo, zia Chiarina! Lo farò con molto piacere! E, finalmente, raggiungerò l’orgasmo sul culo che da molto tempo, alberga nella mia fantasia masturbatoria!

Chiara, posizionandosi sul lettone a novanta gradi: “eccolo stato servo, divertiti, porco! Prima sculacciami e, ficcami la mano nello sfintere; sì, fistami, sculacciami, porco, bastardo! Ahhh!!! Mmmm!!! Preparalo bene”!

Nino: sì, grande puttanona! Prenditi la mano, con tutto il braccio! Ahhh!! La zoccola! Ahhh!! La puttana! Ahhh!!! La troia!

Chiara: ti stai divertendo col mio deretano, porcone!?

Nino: sì! Tu, sei la mia zia puttana, la mia zia vacca! Ahhh!!

Chiara: adesso, voglio il cazzo dentro l’ano; sì, voglio assaporare la tua carota! Mmm!!! Ahhhh!!! Sììììììì!!!! Attento, non in figa! Sì, Sali più su a direzione del buco del culo! Ahhhhhhhh!!! Sììììì spingi, sfondamelo!! La prossima volta, ti prometto che, mi ficco dentro una carota vera! Ahhh!!! Sììì!! Sfonda, sfonda!

Nino: sì, sì, zia Chiara! È molto bello, incularti! Mmm!!! Che culone!

Adesso, sto sborrando ahhhhhhh!!!! Chiaraaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!! Ohhhhhhhhh!!!!!!

Chiara: non preoccuparti, vienimi nello sfintere! Uhhhhh!! Sì, anche un po’ sulla schiena!

Nino: è stato fantastico, zia!

Chiara: hai visto! T’ho fatto realizzare il tuo sogno nascosto; ma, mi raccomando, non farne parola con nessuno! E, quando vuoi, non hai altro da fare che chiamarmi ed io, mi metterò a tua disposizione; in cambio di quel famoso piccolo favore, ovvero le sigarette e qualche euro, intesi!?

Nino. Intesi, zietta! Da ora in avanti, tu sarai la mia zia porca!

Chiara: mmm!!! Mu@@@@!!! Ti voglio bene! <3

Nino: anch’io!

E, da quel momento, Chiara divenne: “concubina” di suo nipote, senza mai usare la figa; ma, solo la bocca ed il culo, l’arrapante culo di zia Chiara, appunto.

Fine

Cinzia Barbieri

Racconti dal secondo canale

con prefazione di Mimmo Lastella scrittore hard

è più espressivo un culo di un volto”

“Tinto Brass” 

Prefazione

Carissimi lettori, carissime lettrici

Prima di esprimere qualche considerazione, su quest’avvincente ed   eccitante raccolta di racconti erotici, egregiamente e, magistralmente scritti dalla penna fantasiosa, in parte vera, del’amica e collega scrittrice- escort alto targhet: “Cinzia Barbieri”, consentitemi di fare un elogio alla fantasia erotico-hard femminile; molto più perversa e <mi scuso in anticipo per il termine> molto più “depravata” di quella di noi uomini.

Fine della premessa..

Questi racconti, quattordici per l’esattezza, brevi e concisi, hanno come protagonista indiscusso, quello che il grande maestro dell’eros italiano ed a mio parere, l’unico, profondo conoscitore dei segreti perversi e, desideri nascosti femminili, ovvero: “Tinto Brass” ha definito: “lo specchio dell’anima e, più espressivo di un volto,” sua maestà il “culo” ed i suoi annessi e connessi piaceri; definiti dai bigotti e falsi moralisti: “godimenti e rapporti contro-natura”; ma, in realtà , più appaganti e desiderati, sia da donne che, da uomini(leggi . gay, bisex ed anche insospettabili prepotenti pervasi dalla famosa legge del contrappasso) del piacere o goduria per antonomasia: “ piacere vaginale o, clitorideo” che dir si voglia.

In queste storie, l’autrice, esalta il rapporto anale, <sodomia, dal latino medioevale: “sòddomia” , derivante dall’antica città di Sòdoma(ebr. Sèdòm, gre Σόδομα, latino Sòdòma) della Palestina; che, secondo la tradizione biblica, Dio distrusse perché, vi si praticava questo vizio.

Termine che indica, nell’uso corrente, rapporti omosessuali fra individui di sesso maschile; mentre, più propriamente, indica ogni rapporto per via anale, per cui si distingue in sodomia etero e sodomia omo.

In questi racconti, scritti, come precedentemente detto, da una escort, professionista, alto target che, nulla ha a che fare con le marchettare da strada(con tutto il rispetto per il loro lavoro che, mi auguro in un futuro, venga riconosciuto come tale ad entrambi i livelli di meretricio dallo stato italiano), l’autrice, attraverso vicissitudini lavorative, esperienze sentimentali ed anche di fantasia, esalta il lato b, estrinsecandone il suo sublime e forsennato piacere , nell’esser penetrata nello sfintere, avvalendosi di ausili per il libero esercizio dell’attività sessuale, ovvero uno speculum vaginale, per l’occasione, utilizzato come fallo per la penetrazione anale; ed anche, di giochini erotici, perversi-fetish, al limite della “sozzeria”(coca nel’ano succhiata con la cannuccia dal partner <Mirko racconto n° 3 brindisi alla casa nuova>).

Altra perversione, evidenziata dall’autrice, è la famosa legge del contrappasso; in parole povere, nel racconto n° 5 dal titolo: “nazo te sfascio”, si narra di un ragazzo naziskin <Daniele, nome di fantasia> per natura, razzista ed omofobo, il quale, improvvisamente, viene pervaso dallo spasmodico desiderio di essere sodomizzato da una donna con un grosso fallo di gomma(che fa anche un po’ rima).

Un libro, molto interessante ed intrigante che, vale la pena leggere con attenzione.

Ancora, complimenti ed un in bocca al lupo all’autrice: Cinzia Barbieri e soprattutto, buona lettura e buon divertimento a voi tutti.

“che lo possiate sporcare di liquido seminale e bagnare di umori vaginali”

Nota dell’autore

La versione contenuta nel libro

È leggermente diversa da questa

Si è voluto tener conto di alcuni punti di vista differenti

Dell’autrice

(Mimmo)

Mimmo Lastella  scrittore hard

 


 

LA ROSA NERA

 

La stanza è buia, le catene mi immobilizzano al muro. I lumini albeggiano la stanza di uno strano chiaro scuro. Dei passi brevi e lenti vengono nella mia direzione. Una misteriosa donna incappucciata e con una enorme frusta in mano esce dall’oscurità e si ferma a pochi passi da me. Alza il capo e mi guarda. Non riesco a vederle il volto, chi sarà mai costei? Poco dopo quattro uomini, con un grande collare al collo ed il viso occultato da una stravagante maschera di pelle, gattonano verso la misteriosa figura femminile. Si prostrano ai sui piedi come inutili schiavi. La donna mi da una violenta frustata sul petto squarciandomi vestiti e carne. Dal profondo taglio inizia a colare del sangue. Noto un sorriso sornione appena visibile sulle labbra dall’oscura figura. Non contenta continua la sua morbosa e inspiegabile fustigazione. Le mie ferite aumentano, dieci, vento, trenta… perdo il conto, il dolore è troppo ma non voglio urlare, non voglio dare la soddisfazione alla mia carnefice di sentire la mia sofferenza o le mie suppliche.......       

 

LA ROSA BIANCA

 

Un angelo dalle ali bianche viene a trovarmi nella cella del destino. Ha il suo volto e le sue conturbanti e indimenticabili forme. Mi parla ma non riesco a sentire cosa vuole dirmi. Il suo viso, così simile alla mia musa mi tortura la mente. Sento mille e uno stoccate trafiggermi l’anima mentre il veleno dell’eterno brucia l’archivio dei ricordi.

Perché questa creatura è qui? Non posso crederci… e se fosse davvero lei?! Mi alzo e vado verso quella meravigliosa visione. Con voce sofferente e agonizzante le dico:

“Ti ricordi?... Ricordi il giorno in cui ci siamo incontrati per la prima volta? Per me è un giorno indimenticabile perché in quel giorno la mia esistenza è cambiata ed il mio cuore è iniziato davvero a battere. Forse ti sarai dimenticata quel giorno, o forse sarà divenuto un fascicolo depositato nell’archivio della tua memoria. Ma quel particolare giorno è rimasto così inciso dentro me che probabilmente un giorno leggerai quella data anche sulla sabbia dello spirito........     

 

LA ROSA ROSSA

 

Una volta raccolsi la più bella rosa rossa che avevo nel mio giardino e la portai a Sofia. Per dirle che mi piaceva e che era sempre nel mio cuore e nei miei pensieri.

Il mio cuore avrebbe voluto sussurrarle qualcosa ma aveva troppa paura di farlo, ma sono certo che il suo intelletto aveva capito. Avrei voluto oltretutto dirle che ogni volta che abbiamo trascorso dolci momenti insieme, fatti solo di passione e di desiderio, io mi sono sentito solamente suo… ed io l’ho sentita solamente mia. Lo so che non era così. Però io ho sentito, ho percepito questa sensazione, questa emozione.

Ricordo una delle due notti che abbiamo trascorso insieme…...      

 

LA ROSA GIALLA

 

I cartoni della pizza vuoti sul tavolo, vicino bottiglie di birra ancora col fondo pieno. Io sulla sedia la guardo mentre lei stesa sul divano con una posa così leggiadra che neppure un dipinto di Botticelli ma hai mostrato tanta grazia. Noto che vuole raccontarmi qualcosa, aprire il forziere del suoi ricordi; “l’unico che la posso comprendere” mi dice. Un amico speciale a cui schiudersi o un melodico confessore? Cosa sono per lei? O forse sono veramente quella presenza importante a cui sto ambendo dal primo giorno che l’ho vista?  

Mi racconta della sua vita da teenager e di come nel periodo di Pasqua ad una festa abbia soddisfatto tutti, ma proprio tutti i presenti con la sua bocca.

Come da un fulmine il mio cuore viene compito da una violenta scossa. Lo sento battere più forte, farmi male, lo sento quasi sanguinare. Ma il mio viso atono rimane imperturbabile. Ma come se non bastasse, la mia mente si apre e per un attimo vedo in sequenza le scene che dettagliatamente mi descrive.......

 

 

LA ROSA BLU

 

Vedo i petali volare via, trasportati dal vento del cambiamento in quell’infinito che non può avere una meta definita.

Mi sento come in un caldo e denso mare di passioni mentre vedo la mia soave e angelica creatura raggiungermi. Poter unire il mio corpo al suo, in un istante anche le nostre anime si sfiorano. Che dolce poema da narrare.

Bagnare i suoi soffici desideri di fata col dolce miele dei miei sensi per formare quell’intesa onirica forse molto distante ma così perfetta nella sua integrità da divenire oggetto di malevolenza perfino dal moderno messia terreste.

Avere una storia simile, una mente sincronizzata sulle stesse lunghezze magnetiche. E le fantasie sessuali? Uguali come se fossimo due gemelli separati alla nascita. Disposto a mettere la mano sul fuoco per essere sicuro della mia teoria utopistica.

Come fare a dire che se navigassi per decenni su un vascello piratesco alla ricerca dell’isola della felicità, probabilmente mi imbatterei nella sirena che mi fa superare le cascate dell’incesto e proseguire nei vortici dell’obbedienza in cui solo i giganti con le loro fameliche fauci potrebbero sopravvivere........     

 

LA ROSA “ROSA”

 

Le foto della vita scorrono veloci dinanzi i miei occhi; troppo deboli per fissare, troppo saturi per lacrimare. Il vortice dei ricordi che solo con l’acido della vita rallenta quel tenace vento finto; mentre il pensiero, come in una sorta di inferno mentale, quasi come una pozione divina mi fa rivivere quella serata.

L’appuntamento era alle dieci ma lei, come tutte le donne, arrivò con mezz’ora di ritardo. Seduti al bar parlammo del più e del meno. Chiacchiere informali che si fanno in queste occasioni; ma poi l’imprevisto. Un forte temporale iniziò e ci rifugiammo nella mia macchina. Ricordo ancora com’era vestita; era una creatura a dir poco meravigliosa. Aveva una minigonna nera, senza calze, con scarpe chiuse col tacco medio e un top che a stento riusciva a tenere dentro il suo abbondante seno. Mentre si sistemava sul sedile, la gonna si alzò quel tanto che basta per farmi notare che sotto non portava nulla. “Wow” pensai; “ha delle intimità davvero ammalianti”..........

 

  

 

LA ROSA VIOLA

 

La pioggia batte sui tetti, il silenzio di una solitudine oramai troppo logorata per essere raccontata, quell’anonimismo per scelta e non per fato affinché la pace del silenzio possa regnare incontrastata. A cosa serve la musica se non c’è la persona che vorresti per condividerla, a cosa servono i film se al tuo fianco non c’è quella presenza che desideri più di tutto, a cosa serve la discoteca con le sue mille luci e il suo fiume di alcool se non c’è lei, quella elegante e sexy figura che tutti ammirano ma che sai che è lì per stare con te.

Mentre scrivo questa epopea dei sensi, fumo un sigaro, bevo un wisky, secondo il medico mi fanno male. Ma quello che ho di prezioso è già ferito e sanguinante. Nessuna medicina potrà fermare quell’emorragia, così come nessun analgesico può placare quel dolore. Un dolore così forte che vorrei strapparmi il cuore dal petto per gettarlo via. Ma so che non servirebbe a nulla, perché sei così dentro la mia anima che non posso fare altro che soffrire e stare male. Vorrei che quel fiume di porpora trovasse la diga dell’intelletto ma rieccomi qui nella prigione del divino, e sulle ali spezzate e ferite dell’aquila c’è solo sale per placare l’agonia. Ma non ce la faccio a rimanere ancora in casa, mi sento male, devo uscire.

Eccomi quindi camminare solitario nella landa desolata dell’esistenza, mentre la pioggia di ottobre fa piangere il cielo. Sulla via, solo lampioni alternati per illuminare un cammino troppo duro da affrontare, troppo solitario da accettare............

 

I pornocaserecci

IV episodio

“orgia di fine estate”

Siamo verso la fine della calda stagione; e, la famiglia: Cioladoro(Clara and family, Gustavo and family), pensano bene di godersi gli ultimi scampoli d’estate, in una spiaggia per: “amanti della natura”, leggi spiaggia nudisti; e lì, fanno amicizia con una coppia con lui: cuk ed insieme decidono di chiudere l’ultimo giorno di vacanza, organizzando una fantastica grigliata di pesce con finale orgiastico presso una villa della zona, fittata per l’occasione.

Clara, rivolta al resto della combriccola: “family!?”

Florinda: che c’è, Claretta!?

Clara: guardate, quella coppia la, in fondo che prende il sole integrale!

Gustavo: mmm!!! La lei, mi sembra una bella gnocca, guarda che bella boscaglia nera e riccia che, ha in mezzo alle gambe!

Florinda: a quanto, noto lui, non ha un grosso arnese, mi sembra troppo piccolo, per appagare quella gioia di fregna!

Clara: ehm! Ho notato che, da quando siamo “atterrati” qui, in spiaggia, ci stanno sempre con gli occhi addosso; che dite, vogliamo provare a rimorchiarli, con la scusa di farci prestare un po’ di crema ambra sol air?

Florinda: mmm!! Ottima idea! Magari, può nascere un bel sodalizio! Chi, ci pensa ad attaccar bottoni!?

Clara: ora, ci penso io.

Intanto, i giovani della famiglia, erano impegnati in un torneo di beach volley fra etero e lgbt, presenti in spiaggia, alla fine del torneo, era prevista l’elezione della miss culetto d’oro della stagione.

Clara: salve, scusate il disturbo; avreste un po’ di crema ambra sol air? Sapete, abbiamo appena finito l’ultimo tubetto!

Lui: salve, signora! Tenga pure il tubetto!

Clara: sarebbe cosi gentile da spalmarmela un po’ sui glutei!?

Lui: ma, certamente! Anzi, ci pensa la mia signora a spalmargliela, mentre io, contemplo.

Clara: grazie, gentilissimi! Vi spiace se, mi distendo accanto a voi?

Lei: ma prego, faccia pure!

Clara: ah, mi presento! Io, mi chiamo Clara!

Lui: piacere, Vittorio!

Lei: molto lieta, Marisa!

Clara: incantata! Posso farvi una domanda, con la speranza di non essere: indiscreta ed invadente!?

Vittorio: prego, Clara! In questa spiaggia, condividiamo tutti la passione per il naturismo; e quindi, ci possiamo ritenere, amici!

Clara: voi, siete solo appassionati di naturismo, oppure, amate il libero esercizio dell’attività sessuale, a 360 gradi, senza alcun tabu e pregiudizio!?

Marisa: oltre al naturismo, ci piace anche fare sesso a tutto campo, siamo assidui frequentatori di prive e, mio marito, è un marito kuk, si eccita guardando me, mentre scopo con due o più bull e, trombo con un'altra donna, in modo particolare quando pratico il: “pegging”, ovvero mi faccio penetrare da una lei che, indossa mutandine dotate di dildo; ecco perché, mi ha chiesto di spalmarti la crema; insomma, lui, è un gran cornuto, contento! Vero, Vittorio!?

Vittorio: certo, tesoro! Sono il classico marito cornuto e *accreanzato che, hai sempre sognato!

Clara: perfetto; anche noi, io e i miei figli, mia sorella, mio cognato e i loro figli, siamo una famiglia molto aperta sessualmente, ci piace molto giocare; e, quasi frequentemente, giochiamo fra di noi; ma, amiamo molto: lo scambio di coppia, il sesso di gruppo ed i giochi kuk, in particolar modo, mio cognato, si eccita come un porco nel vedere scopare la moglie con più uomini.

Marisa: e, tuo marito?

Clara: già, dimenticavo; io, sono separata; al mio ex marito, non andavano giù queste mie perversioni.

Marisa: capisco! Allora, se siete d’accordo, possiamo organizzare qualcosina assieme, magari per stasera, se siete disponibili! Noi, abbiamo una roulotte, possiamo ospitarvi.

Clara: certamente! Venite con me; che, vi presento il resto della famiglia, per la location, non ci sono problemi; noi, alloggiamo in una villa, poco distante da qui che, abbiamo fittato per trascorrere quest’ultimo periodo di ferie, c’è anche un piccolo giardino, possiamo organizzare una bella grigliata di pesce, concludendo il tutto con una scorpacciata di sesso, per dare l’addio in pompa magna alle vacanze ed alla stagione estiva!

Marisa: per me, è un idea fantastica! Che, ne pensi, Vittorio!?

Vittorio: anch’io, la trovo un’idea eccellente!

Dopo le presentazioni e i convenevoli di rito, le due coppie, più Clara, organizzarono per la sera stessa, la “grigliata di pesce a luci rosse”, presso la villa fittata dai Cioladoro.

Intanto, mancava un quarto d’ora a mezzodì, si era da poco concluso il torneo di beach volley, con la vittoria della squadra degli etero; e, si stava procedendo alla proclamazione della miss culetto d’oro; che, la giuria, assegna ad una bellissima e biondissima trans del nord Italia: miss Samanta.

Voce fuori campo: “signore e signori, buongiorno! Son le dodici meno un quarto, apri il culo!?”

Risposta dei presenti: “che, te lo spacco!”

La voce fuori campo, riprese: “procediamo alla proclamazione della miss culetto d’oro per la stagione balneare 2015. La giuria, ha proclamato vincitrice di questa edizione, la bellissima e biondissima trans: Samanta”!

grigliata di pesce a luci rosse

Siamo ormai giunti alle 20.00; e, la famiglia Cioladoro, come da accordi presi, ospita presso la sua location, la coppia con lui kuk: Marisa e Vittorio. E, dopo aver degustato il buon pesce grigliato, innaffiato con dell’ottimo vino dal colore giallo paglierino: “moscato di Trani”, tutta la combriccola, si scatena in una fantasmagorica ed eccitante orgia di fine estate.

Clara: ora, miei cari e mie care, dopo questa succulenta grigliata di pesce, vorrei proporre una grande abbuffata di carne, ovvero un orgia innaffiata con sperma e umori vaginali; per chiudere in bellezza, questa magnifica e magica serata di fine estate, che ne pensate!?

Gustavo: per me, va bene! Perché, mia cara cognatina, non proponi uno dei tuoi soliti giochini di “società”?

Clara: ma, certamente, mio caro cognatino! Ah! Visto che, abbiamo il sig Vittorio che, come te, piace cuccare, io proporrei una bella lesbicata e trombata preliminare, tutta al femminile con pegging, ovvero mutande dotate di dildo, siete d’accordo, donne!?

Isa: mmm!! Che bello! A me, piace un sacco farmi penetrare da una bella milf! Preferirei, farmi inculare da zia Florinda, ovviamente se lei, è d’accordo!

Florinda: certo, mia cara nipotina! Sai che, adoro recitare la parte del maschio!

Marisa: io, invece bramo dalla voglia di farmi penetrare da una teen, di conseguenza mio marito, il cornutone contento, sbava dal desiderio di cuccare e segarsi, come un porco maniaco; vero, marito cornuto!?

Vittorio: sììì!!!! Sono già su di giri, le bava, fin da ora mi escono dalla bocca!

(Vittorio, durante il lesbo-preliminare, riserva una gradita sorpresa alla moglie e a tutti i presenti, ovvero tira fuori il suo lato mezzo-gay, facendosi inculare da Gustavo).

Clara: bene, visto che, siamo tutti d’accordo, direi di accomodarci in camera da letto e dare inizio alle “danze”; le mutandine, son poggiate sul comò, pronte per essere indossate.

 

Quando, ebbero fatto ingresso in camera, maschi e femmine, si denudarono dei pochi vestiti che, avevano in dosso, le donne, avevano le fighe bagnate, fradice che, colavano sbroda lungo le “coscie”; e Clara, da grande comandante “marescialla” qual’era, volle assaporare per prima, la calda e pelosa figa della Marisa! Mentre, Florinda, dapprima, si fece slinguazzare dalla nipote per finire col penetrarla, sia nel culo che, nella figa, indossando le mutandine dotate di dildo.

Clara: bene, eccoci qua! Vorrei iniziare a giocare con la nuova arrivata, zia Marisa! Posso chiamarti zia!?

Marisa: certo! Ormai, siamo in famiglia!

Clara, riprese: “bene, zia Marisa! Prima di penetrarti col dildo, vorrei assaporare il tuo corpo con la mia “biforcuta” lingua”!

Marisa: assodato, accomodati pure, son già stravaccata, cosce aperte e figa bagnata sul lettone!

Clara: i due kuk, si possono accomodare sulle poltrone e, iniziare la solenne masturbazione; mentre le altre coppie, facciano un po’ come cazzo vogliono; l’importante, è che, alla fine ci ritroviamo tutti avvinghiati in questo lettone!

Ad un certo punto del lesbo-preliminare, Vittorio, rivolto a Gustavo, il quale, stava guardando, con gli occhi sgranati la moglie Florinda, intenta a penetrare il culetto di quella zoccoletta di Isa: “ti prego, Gustavo”!

Gustavo: che, ti prende, Vittorio! Proprio sul più bello, mi vieni a rompere le palle! Proprio, mentre cucco quella gran vacca di mia moglie che, sta facendo pegging con mia nipote!

Vittorio: ti prego, ti supplico! Mi si stanno svegliando gli ormoni femminili! Ora, mi metto a pecora, cosi, a 90 gradi, ficcamelo in culo, ficcamelo in culo, t’implorooo!!

Gustavo: oltre ad essere: cornuto, contento e guardone, sei anche “ricchione”! ora, t’accontento subito! Te, prendilo tutto in culo, “ricchionazzo” che, non sei altro!

Vittorio: ohhhh!!! Grazie infinite! Ti prometto che dopo, ci seghiamo a vicenda capocchia contro capocchia! Sì, cosi, bravo, spaccami il culo, spaccami il culooo!! Ahhh!!! Che goduria; oh! Sì! Toccami l’uccello, toccami l’uccello! Che, sta per sborrare, ohhhh!!!

Intanto, Marisa, che era lì, beatamente spaparanzata sul lettone, a leccare la fregna di Clara, alzò per un momento il capo: “guarda, guarda, cosa, sto vedendo stasera”!

Clara: cosa, vedi, Marisina!

Marisa: quel cornuto di mio marito che, si sta facendo inculare da tuo cognato! Fino ad ora, non sapevo, avesse tendenze bisessuali, passive! Sì, sì! Sfondaglielo tutto, a quel cornutone; ti ci vorrebbe anche un bel cazzo in bocca!

Vittorio: noooo!!! In bocca noooo!!! In culo, sìììì!!!

Dopo il lesbo-preliminare con pegging, alle donne, saliva sempre più la voglia d’assaporare ed essere penetrate da veri tronchi carnei; e cosi, dopo una breve pausa per riprendersi, Clara, invita tutti sul lettone per la mega ammucchiata finale, conclusasi   con un grande bagno di sbroda e sborra!

 

Vittorio: bene, signore e signori, è stato fantastico; ora, a conclusione di questa serata, vorrei proporre un bel ballo di coppia!

Clara: prego, Vittorio! Cosa, ci proponi!?

Vittorio: io, propongo una bella polka! “la sfida dei clarini” del maestro Casadei!

Gustavo: mmm!!! Me gusta la polka!

Vittorio: ho portato il cd; “prego, maestro”!

Fine

Il romanzo, è frutto della fantasia dell’autore, pertanto, ogni riferimento a fatti e personaggi reali, è puramente casuale.

Mimmo L scrittore hard production

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III episodio

Dalla ginecologa: dott.ssa Biancasborra

Sono passati alcuni mesi da quando, zio Gustavo and family si sono trasferiti in Italia; e Mimma, ha bisogno di un ginecologo per i soliti controlli di routine ed anche perché, da un po’ di tempo, avverte un fastidioso prurito vaginale; leggi: “prurito intimo”. E, non avendo altre persone con le quali confidarsi, oltre sua madre, pensa bene di rivolgersi a sua cugina Isa la quale, le presenta la sua ginecologa di fiducia, dallo strano nome di: dottoressa Stefania detta Stefy Biancasborra; una bellissima cinquantenne, alta, bruna, 5^ di seno la quale, dopo averla visitata ed averle prescritto la pomata per farle passare il prurito intimo, viene improvvisamente attratta dalla sua giovane fighettina semi rasata; e cosi, pensa bene di sedurla iniziando a slinguazzarle il clito.

Mimma, inizialmente oppone un po’ di resistenza; ma poi, si lascia travolgere dalla lingua matura della veemente ginecologa.

Mimma: ciao Isa, come va? È dal giorno del funerale di zio Arturo che, non ti si vede! Che, è successo!?

Isa: niente di particolarmente importante; solo che, in questo periodo il lavoro, mi tiene molto impegnata.

Mimma. Ascolta, avrei bisogno di una cortesia: ovviamente, a buon rendere!

Isa: se posso, molto volentieri!

Mimma: da un po’ di tempo, soffro di un fastidioso prurito intimo o, vaginale che dir si voglia; e poiché, è da molto che, non effettuo una visita ginecologica, vorrei che, m’indicassi un buon ginecologo.

Isa: ah, nessun problema! Potrei presentarti la mia ginecologa di fiducia, la dottoressa Stefania Biancasborra! Detta Stefy; lei, è molto brava e, saprà indicarti la terapia giusta per far passare il tuo fastidioso prurito intimo; anche se, a mio modesto parere, basterebbe un po’ di cremina vagisil. Tuttavia, se hai bisogno di un controllo di routine, la dottoressa Biancasborra, è una professionista in gamba!

Mimma: grazie, sei un tesoro! Dottoressa Stefania Biancasborra!? Che strano cognome!

Isa: già! E, penso che, non sia solo di cognome; ma, anche di fatto! considera che una volta, mi confidò di aver fatto una pompa al marito di una sua paziente; il quale, aveva il cazzo asinino; e lei, mi disse che alla fine, ingoiò tutto, pure i testicoli!

Mimma: mmm!! Proprio una gran porcona, questa dottoressa! E, la moglie, che faceva, reggeva il moccolo!?

Isa: infatti; pare che, soffrisse di sindrome da voyeurismo; ed alla fine, Stefy fece assaporare la sua lingua anche al di lei clitoride.

Mimma: bene! Per quando fissiamo, l’appuntamento!?

Isa: ora, provo a telefonarle e vediamo quando, è libera!

Mimma: ok!

Isa: pronto!? dottoressa Stefania buonasera! Isa Cioladoro, sono

Stefania: oh! Isa carissima! Che, è successo! La scorsa settimana, ci siamo viste! Qualche problema!?

Isa: no, a me, tutto bene! Si tratta di mia cugina Mimma; la quale, si è trasferita da poco in Italia dagli U. S. A., col resto della famiglia ed avrebbe bisogno di una visita ginecologica di routine.

Stefania: d’accordo! Ascolta, soffre di qualche disturbo intimo in particolare?

Isa: beh! A dire il vero sì! Da un po’ di giorni, ha un “fastidioso prurito vaginale”!

Stefania: ho capito! Con un po’ di cremina e qualche lavaggio, dovrebbe andar via! In tutti i modi, ci do un occhiata, facciamo mercoledì alle 18.00 al mio studio.

Isa: ok, d’accordo! Allora, a mercoledì! Un saluto.

Stefania: un saluto e un bacio a te! Ah! Salutami tua madre che, è da molto tempo che, non la visito!

Isa: non mancherò! se, può una visitina, mercoledì glie la fai anche a lei!

Stefania: mmm!! Con molto piacere!

Isa: grande “zuccolona”! si vuol fare mia madre! Hai sentito? Mercoledì, alle 18.00 allo studio, c’andiamo insieme!

Mimma: ok, d’accordo!

Mimma: ok, perfetto!

Il mercoledì, all’orario prefissato, le due cuginette si presentarono allo studio dell’avvenente e, un po’ strana ginecologa.

Isa: salve, dottoressa! Ti presento mia cugina Mimma!

Stefania: piacere, dottoressa Stefania detta, Stefy Biancasborra!

Mimma: che strano cognome!

Stefania: è una vera rarità, da queste parti! Prego, accomodati nell’altra stanza! Tu, Isa, resti qua!?

Isa: sì, attendo; nel frattempo, sfoglio una rivista!

Stefania: bene! Allora, signorinella, qual è il tuo problema?

Mimma: a dir la verità, da qualche tempo, avverto un fastidioso prurito vaginale.

Stefania: hai provato a mettere un po’ di crema “vagisil” e fare qualche lavaggio col “tantum rosa”!?

Mimma: sì! Ma, non passa del tutto; e poi, è da molto che, non effettuo un controllo ginecologico.

Stefania: ho capito! Bene, spogliati e distenditi gambe divaricate sul lettino sì, cosi, in posizione ginecologica; che, diamo un occhiatina a questa bella vaginina!

Mimma. Prego, dottoressa, faccia pure!

Stefy, le diede un esplorata ed esclamò stupita: “oh! Ma per la tua età, mi sembra un po’ troppo spanata! Di la verità, quanti peni, codesta fregna, ha già assaporato!?

(Mimma, è una ragazza ventiduenne)

Mimma: a dire il vero, non ricordo, ho iniziato a fare sesso che, ero ancora una adolescente, sono una ragazza molto caliente, sa!? E pare, sia un vizio di famiglia.

Stefania: e brava, la zoccoletta! Ma, almeno la pillola contraccettiva, la prendi!?

Mimma: certo che sì! Altrimenti, mi ritroverei una squadra di calcio come prole! Ma, mi dica: nulla di grave, vero!?

Stefania: nulla di particolarmente grave, hai solo un po’ le labbra vaginali arrossate! Con questo tipo di crema che adesso, ti prescriverò e qualche frequente lavaggio con tantum, il tutto dovrebbe sparire in un paio di giorni max una settimana!

Mimma: grazie, dottoressa! Quanto, le devo?

Stefania: ehmmm………. Lo sai che, tutto sommato, hai una bella fighettaa!!?

Mimma: oh! La ringrazio! Allora, quanto le devo?

Stefania: io, prendo 60 euro; ma, se ti fai dare una leccatina, ti faccio lo sconto del 50% ok?

Mimma: ehmm adesso, cosa vuol fare, mi vuole sedurre!?

Stefania: sìì!! A me, piacciono le fighette giovani, mi attizza molto leccarle! Mmm!!!

Mimma: ma allora, lei, è una maniaca sessuale; oh! Mio Dio!

Stefania: sììì!! Sono una maniaca del sesso! Ma, non preoccuparti a me, piace divertirmi, ovviamente in maniera del tutto consensuale e senza alcuna costrizione! Ascolta: se tu, acconsenti, questa visita, la offro io ed alla fine, ti faccio dare una leccata alla mia bella figona matura; e, concludiamo in bellezza con un eccitante lesbo-trio, coinvolgendo quella bella gnocca della tua cuginetta che, è di la!

Mimma: ok, d’accordo, mi fido di lei, dottoressa!

Stefania: oh! Ormai, siamo entrate in confidenza! Non chiamarmi dottoressa, chiamami Stefania o, se preferisci Stefy!

Mimma: ehm d’accordo, Stefy!

Stefania: iniziamo a leccare e succhiare questi meravigliosi capezzoli! Mmm!! Come sono belli, duri, sììì!!!

Mimma: sì! Che bella lingua che hai, Stefy! Mi stai già facendo colare la figa di sbroda! Ti prego, ti prego! Vai più giù! Sì, cosi, fino all’ombelico!

Stefania: eccoti accontentata, tesoro! Adesso, la mia lingua attraverserà tutto il tuo giovane corpo, fino a leccarti forsennatamente l’ombelico!

Mimma: ahhhh!!!! Mmmm!!! Ti prego, ti supplico! Continua, continua! Mi sto eccitando come una pazza, come una lurida troietta!

Intanto, Isa, rimasta da sola in sala d’attesa, udiva gli strani gemiti provenire dalla stanza della dottoressa ed esclamò con sé stessa: “che troiaccia d’una dottoressa! Si sta sbattendo Mimma! Ma, questa cosa, inizia ad eccitarmi di brutto! Quasi, quasi, mi sparo un bel ditalino”!

Stefania: adesso, mi tolgo il camice e la gonna; tu, mettimi la mano in mezzo alle cosce, fa passare le tue stupende dita da sotto le mie mutandine di seta nera, sì, cosi! Da zoccoletta, lesbichetta! Mmm!!! Sgrilletta, sgrilletta! Ahhhh!!!! Sììì!!! Senti, senti, com’è bagnata!

Mimma: mmm!!! Che gran figona pelosa che hai, Stefy!

Stefania: ti piace, eh! Vuoi leccarla!?

Mimma: mmm!!!! La leccherei con molta voluttà! Sono una gran leccafregne, sai!?

Stefania: ah, sìì!!? E, i margiali, ti piacciono!? Li leccheresti come se, fossero gelati alla panna!? Oppure, ti piacciono solo le fregne!?

Mimma: sì, sì, li lecco come se fossero gelati alla fragola con l’aggiunta di panna montata! E poi, ingoio tutto; e, se vuoi, faccio pure il rutto!

Stefania: brava! Cosi, mi piacciono le troiette! Ascolta ora, lecco la tua di figa, ti faccio sbrodare come se, fossi una studentessa rinchiusa in un college che, non squirta da parecchio tempo; poi, ti farò assaporare la mia patatona, con un bel giochino preliminare!

Mimma: mmm!!! Sto morendo dalla voglia; la mia fighetta, è intrisa di sbroda!

Intanto, Isa si era posizionata dietro la porta, origliava e si masturbava , come una forsennata; tanto, lo studio, ubicato in un piano attico di un grattacelo di sette piani, quel giorno era praticamente chiuso e, per la dottoressa Biancasborra, era l’unica visita prenotata.

Mimma: ti prego, ti prego, Stefy! Continua, continua a slinguazzare il clitoride; ohhhh!!! sìììì!!! Che bella leccata che, mi stai facendo! Ahhhh!!! Sìììì!!! Sbrodo tutta, sbrodo tutta, sbrodo tuttaaaaaaaaa!!!!!!!! Sììììììììì!!!! Ahhhhhhh!!!!! Mmmmmmm!!!!!!

Isa: non ce la faccio più! Quasi, quasi entro e, mi faccio sbattere da Stefy! Mi sto sentendo come una cagna in calore! Ehm! Posso entrare!?

Stefania: prego Isa, entra pure; la porta, è aperta! Visto!? Sta entrando pure la cuginetta! Nel frattempo tu, va di la, nel retrobottega, apri il frigo-congelatore, troverai dei cono gelato alla fragola e un tubetto di panna montata; portali qua che, prima ce lo gustiamo normalmente e poi, facciamo un bel giochino erotico con gelato alla fragola e panna montata!

Mimma: molto divino e, nello stesso tempo perverso!

Isa: grande libidinosa e troia d’una ginecologa, ormai menopausata! Ti sei sbattuta anche la mia cuginetta, eh!

Stefania: mmm!!! Ha una bella fighetta, sai!? E cosi, non ho resistito alla tentazione di leccargliela! Ah, a proposito: mammina!?

Isa: per impegni, non è potuta venire; ma, in questi giorni, verrà sicuramente! Allora, niente di grave, alla mia cuginetta americana!?

Stefania: noo!! Solo un po’ di rossore alla vagina! Ma, vedrai che, con la cura che, le ho prescritto, passerà presto.

Mimma: ecco i cono gelato e la panna montata!

Dopo averne degustato un po’, la dottoressa Biancasborra, propone alle due girl’s un giochino erotico molto particolare, ovvero una solenne leccata della di lei figa condita con gelato alla fragola e, panna montata!

Stefania: ok, ragazze! È rimasto : un po’ di gelato, un cono vuoto e, un po’ di panna montata; ora, mi distendo, cosce aperte sul lettino, voi riempite il cono di gelato e panna, ficcatemelo di punta nella fregna e, iniziate a leccare come due troiette! Mmmm!!! Sììì!!! Eccitante, questo giochino!

Isa: come lei ordina, dottoressa!

Stefania: ohhh!!! Sìììì!!!! Leccate, leccate, come due zoccolette! Gustatevi il gelato alla figaaaa!!! Adesso, squirto, squirto come una lurida porca ahhhhhhhhh!!!!!!!

Adesso, desidero scoparvi entrambe col vibratore! Avanti, mettetevi a pecora con le mani poggiate sul divano. Io, intanto vado a darmi una sciacquata alla figa e, legarmi il vibratore al girovita; voi, se volete, potete sditalinarvi a vicenda!

Mimma: come desideri, Stefy! Ormai, le nostre fighette, sono abbastanza infracidite, vero Isa!?

Isa: mmm!!! Giààààà!!!

Passato qualche minuto, e Stefy, si presenta al cospetto delle due girl’s con un grosso dildo color carne legato al girovita.

Stefania: mettetevi a pecora, zoccole vitelle che, non siete altro; che adesso, la vostra ginecologa prima, vi sculaccia a dovere e poi, vi ficca questo grosso cazzo di gomma, prima nella fighetta e poi nel culetto!

Isa: sì, sì, Stefy, sculacciaci, sculacciaci a dovere! Ahhh!!! Sìììì!!! Amiamo essere sottomesse ed umiliate! Sììì!!! Ahhhh!!! Amcora, ancora!

Mimma: oh, stefy! Io, ora desidero ardentemente un grosso cazzo in culo, fino in fondo, fin dentro le viscere, voglio sentire le budella vibrare! Ahhhh!!!!! Sììììì!!! Ohhhhh!!!!! Adesso, in figa, in figa! Ahhhh!!! Sbrodo, sbrodo, come una baldracca, troiaaaaa!!!!!

Isa: anch’io, voglio sentire il cazzo fin dentro le budella! Ahhhh!!!! mmmm!!!!   Piscio di sbroda, piscio di sbroda! Ti prego, stefy, tiralo fuori, mi sta venendo da cagareee!!!

Stefania: ah! Sììì!!! E allora, cagami addosso, lurida sgualdrinetta!

Il tutto, si concluse con un favoloso scat di Isa su Stefania.

Isa: allora, cuginetta; come, t’è sembrata, la dottoressa!?

Mimma: professionalmente, ineccepibile, sessualmente: una grande …. Sporcacciona!

Fine III episodio

 

II episodio

“orgia dopo il funerale”

Una tranquilla e soleggiata giornata di primavera, viene funestata da un evento luttuoso, ovvero l’improvvisa dipartita dello zio Arturo Cioladoro, fratello dell’ex suocero di Clara, trombettista in entrambi i sensi(suonava nella banda cittadina); infatti, si vociferava che, avesse avuto una relazione incestuosa con sua figlia Michelina.

A darne il triste annuncio a Clara, è la moglie Genoveffa; anche lei, molto focosa, per questo, era sopranominata: “Genoveffa”figabollente ”.

Genoveffa: pronto, Clara!?

Clara: sì, chi parla!?

Genofeffa: ciao, Clara! Son zia Genoveffa, la cognata di Caterina, tua ex suocera!

Clara: oh! Zia Genoveffa! Come mai, questa telefonata di buon mattino!?

Genoveffa: ascolta, tesoro, t’ho telefonato per darti una triste notizia.

Clara: che, è successo!?

Genoveffa: beh! Questa notte, è passato a miglior vita, zio Arturo!

Clara: oh! Mio Dio! E, com’è successo!? Stava male!?

Genoveffa: no, stava benissimo! Nonostante, l’età avanzata, si sentiva ancora un mandrillo! Pare, sia stato colto da un infarto fulminante.

Clara: mi dispiace tantissimo, zia! Ti faccio le mie più sentite condoglianze, estensibili anche a tua figlia Michelina. Quando si svolgeranno i funerali?

Genoveffa: domani, alle ore 16.00 nella chiesa di san Procopio.

Clara: d’accordo! Ora, avviso il resto della famiglia, ivi compresi, Gustavo e Florinda che, sono rientrati da poco dagli U. S. A.

Genoveffa: ok, va bene! Sarà “molto di sollievo la vostra presenza”! ……. Un bacio ai ragazzi!

Clara: sarà dato! Forza e coraggio, la vita continua!

Nel frattempo i ragazzi: “Isa e Gigetto” si erano alzati e, s’apprestavano a fare colazione per poi, recarsi al lavoro; Isa, lavorava come commessa in un negozio d’abbigliamento, mentre Gigetto, come operaio in un grande ipermercato.

Isa: buongiorno, mammina! Come stai sexy, stamattina!

(Clara, era una bellissima quarantacinquenne, alta all’incirca un metro e sessanta, bruna, 4^ di reggiseno e un culo da spavento; indossava una camicia da notte, bianca, molto trasparente; le si vedeva, il suo perizoma fucsia ed era senza reggiseno).

Clara: buongiorno, ragazzi! Grazie del complimento, figliola! Ascoltate, devo darvi una triste notizia, stamane!

Gigetto: che, è successo, mamma!?

Clara: vi ricordate di zio Arturo il trombettista, fratello di nonno Carlo, quello che viveva in campagna!?

Gigetto: vagamente, tu, Isa!?

Isa: anch’io, vagamente; perché?

Clara: stamattina, m’ha telefonato la moglie, zia Genoveffa figabollente e, m’ha detto che, è improvvisamente deceduto stanotte.

Isa: oh! Cristo, santo, benedetto! Che, peccato!

Gigetto: mi dispiace tantissimo!

I funerali, si svolgeranno domani pomeriggio alle 16.00 nella chiesa di san Procopio; ma, stavo pensando di andare, verso mezzogiorno; in modo tale, da dare il consolo alla vedova ed alla figlia Michelina; ora, avvertiamo anche, zio Gustavo e zia Florinda!

Isa: e, che gli portiamo, per il consolo!?

Clara: stavo pensando, di preparare una pentola di brodo di malinfranti con polpettine di carne di vitello, come del resto in questi casi, tradizione vuole.

 

(Malinfranti: trattasi di una pasta all\'uovo da cuocere in brodo. Un tempo, cotta nel brodo di tacchino era un piatto da festività. Dalle nostre parti , un epoca si usava, durante la veglia funebre omaggiare i parenti stretti dei defunti con questo tipo di brodo con l’aggiunta di polpettine di tritato di carne preferibilmente bianca).

Isa: perfetto! Allora, per domani mi prendo una giornata di permesso al lavoro; in modo tale, da poter essere presente alle esequie.

Gigetto: anch’io, farò la stessa cosa; cosi, ne approfitto per corteggiare quella gran bonazza di Michelina, mmm!!! Ha un bel culo! Ma, è vero che, se la sia intesa con suo padre, buonanima!?

Clara: beh! Cosi, dicono le voci di popolo; e, come dicevano i latini: “vox popoli, vox Dei”. Pare che, una volta, sia rimasta pure in cinta; e, per non dare scandalo, la fece abortire.

Isa: una curiosità! Perché, zia Genoveffa, la chiamano: “figabollente”!?

Clara: perché, in gioventù, era una grande troia- ninfomane; pare, se la siano trombata tutti: dal macellaio all’idraulico; finanche uno spazzino, vi approdò.

Gigetto: proprio un insaziabile zoccola!

Clara: già!

Gigetto: ora, si sta facendo tardi; faccio una doccia, mi vesto e vado al lavoro!

Isa: anch’io, vado a lavarmi!

Gigetto: c’andiamo insieme!?

Isa: molto volentieri! Cosi, approfitto per farti una bella pompa veloce, fratellino!

Gigetto: mmm!! Con molto piacere! La storia di zia Genoveffa figabollente(ciunn’ fr’vut’, in dialetto coratino), m’ha fatto venir duro il cazzo!

Clara: bene! Ed io, cosa faccio!? Quasi, quasi, tiro fuori il mio speculum vaginale nero e, me lo ficco in figa, previo ditalino mentre guardo voi!

Isa: mmm!! Eccitante, mamma!

Dopo quella sveltina mattutina, Clara, si premura di dare la notizia del triste evento al cognato Gustavo ed alla sorella Florinda.

“squilla il telefono di Florinda”.

Florinda: hello!?

Clara: Flory!?

Florinda: sì, chi è!?

Clara: sono Clara!

Florinda: we, la “surella”! che, è successo!?

Clara: ascolta, devo darti una triste notizia; questa notte, è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari, lo zio Arturo cioladoro, fratello del mio ex suocero

Florinda: oh! Mi dispiace tanto!

Clara: senti un po’, sorellona; noi, dovremmo andare al funerale che, si svolgerà domani pomeriggio alle 16.00 ma, unitamente ai ragazzi, abbiamo pensato bene di recarci alla casa del caro estinto verso mezzogiorno ; in modo tale, da portare il consolo alla vedova ed alla figlia, volete essere dei nostri!?

Florinda: certo! Allora, ci vediamo verso le 11.00, 11.30 a casa tua!

Clara d’accordo, vi aspetto!

L’indomani, all’orario prestabilito, la famiglia al completo si reca presso la casa del defunto zio Arturo; e, dopo aver reso omaggio alla salma, già deposta nella bara, diede le condoglianze ed il relativo consolo alla vedova ed alla figlia.

Clara: ciao, zia Genoveffa! Ti porgo le mie più sentite condoglianze! Condoglianze anche a te, Michelina!

Genoveffa, in lacrime, esclama, urlando: “graziee!! Hai vistoo!! Se ne è andato il mandrillo! E adesso, chi accontenterà la mia desolata passera”!

Clara, le sussurra in un orecchio: “zitta, vecchia baldracca! Che, son passati più cazzi nelle tua fregna che, in quella di una vecchia puttana di bordelli”!

Genoveffa: sì, è vero! Ma lui, ce l’aveva più grosso di tutti e, sempre duro! Pensa che, quando, è spirato, l’aveva ancora in posizione verticale, con la rosea cappella in bella mostra!

Clara: ohh!! Zia! Coraggio, su, dai! Ormai, è acqua passata, la vita continua ed avrai tempo per rifarti! Ora, lascialo riposare in pace! (amen) Per consolarti, come da tradizione, t’ho portato una pentola di brodo di malinfranti con polpettine di tritato di vitello.

Intanto, Gigetto: “ciao, Michelina! Mi dispiace molto per tuo padre, ti faccio le mie più sentite condoglianze! Complimenti per il vestito nero”!

(Michelina, era seduta su di una poltrona, indossava un vestito scollato, abbastanza corto, aveva le gambe accavallate; e, di conseguenza, si poteva vedere, cosa indossava da sotto: un paio di autoreggenti)

Michelina: grazie cuginetto!

Dopo le esequie ed aver accompagnato il feretro al cimitero, Genoveffa invita i congiunti a restare a casa per cena. E, dopo la cena post funerale, su proposta di Clara, scoppia il botto sessuale, con visita a sorpresa.

Genoveffa: ora, miei cari; dopo che, abbiamo accompagnato il nostro caro Arturo al camposanto, per la degna sepoltura, siete invitati a cena a casa mia!

Gustavo: molto volentieri! Che, ci prepari per cena,comare!?

Genoveffa: beh! A dir la verità, io niente; ho ordinato al ristorante self service che, è all’angolo di casa: spaghetti alla cacciatora e pollo con patate al forno, da bere, dell’ottimo vino nero di Troia.

Gigetto, mormorò: “mmm!!! Belle le troie! Non vedo l’ora di scoparmi tua figlia; e, devo esserti sincero, una bottarella a te, te la darei volentieri”!

(Genoveffa, era una bella donna sulla settantina, capelli lunghi bianchi, sempre legati a mo’ di coda, alta all’incirca un metro e settanta, 3^ di reggiseno, figa con qualche ciuffettino di peli bianchi , con ancor un culo e un paio di cosce abbastanza sodi).

Dopo che ebbero finito di cenare, Clara propone agli astanti, uno dei suoi soliti giochi erotici.

Clara: a questo punto, vorrei proporre ai presenti, un bel giochino erotico; per concludere, dopo la mestizia, questo consolo in allegria, cosa ne pensate!?

Genoveffa: beh! Devo confessarti, cara Claretta che, in questo momento, avrei proprio bisogno di tutt’altro tipo di consolo; io, sono d’accordo, tu, Michelina!?

Michelina: anch’io, una bella trombata e una bella lesbicata con i miei cugini acquisiti: Gigetto e Isa, me la farei volentieri!

Gustavo: wow! Che fantastico dopocena post “funebre”!

Clara: bene! A questo punto, visto che, siamo tutti d’accordo, inviterei la padrona di casa: “zia Genoveffa figabollente” a mettersi al centro della sala da pranzo (nel frattempo, spostarono il tavolo), spogliarsi, sculettare, masturbarsi ed infine eseguire un bel lesbo-incesto-show con sua figlia!

Genoveffa: ma certamente, nipote mia! Io e la mia figliola, vi faremo sbrodare e squirtare, pure l’anima del purgatorio, tanto per restare in tema; musica , maestro!

Mentre il festino sta per iniziare, qualcuno bussa alla porta; va ad aprire eccezionalmente Clara; la quale, si trova di fronte suo marito Savio; il quale, si stupisce della presenza della moglie.

Savio: salve! E tu, cosa ci fai qui, brutta scrofa!?

Clara: ehm veramente, è stata zia Genoveffa, a dare la notizia della scomparsa di zio Arturo; e cosi, abbiamo pensato bene di fare il nostro dovere, partecipando alle esequie e portando il consolo.

Savio: già! Fra zoccole e, vecchie bagasce, ci s’intende; infatti, qui più che un ambiente mesto, post funerale, mi sembra d’essere in un gran troiaio. Guarda, guarda quella grande zoccola della vedova come, si spoglia e si masturba! A questo punto, voglio partecipare anch’io al gioco; iniziando da te, lurida sgualdrina; per finire con quella gran vacca svizzere, pardon americana, di tua sorella Florinda, glie lo voglio sbattere nel culo in presenza di quel gran cornuto di suo marito.

Clara: non avrei alcun problema , a fare sesso con te; ma, mi dovrai inculare forsennatamente, lurido porco! Cosa che, in vent’anni di matrimonio, non hai mai fatto.

Savio: ah! Ti piace prenderlo nel culo, brutta bagascia!

Clara: certo! A me, piace essere inculata a sangue, anche da due uomini!

Savio: ok, d’accordo! Ti prometto che, ti sbatterò tutti i miei 22 centimetri di minchia nello sfintere! Ma adesso, godiamoci lo spettacolo della vedova e di quella puttanella, lesbicaccia di sua figlia!

Mentre madre e figlia, si stavano beatamente lesbicando, il resto dei presenti, si eccitava a suon di fellatio stratosferici e, succulente leccate di fregna.

Savio: guarda, guarda, la vedova bagascia, come incula sua figlia con quel dildo nero , legato al girovita! E, rivolto a sua moglie: “avanti, sgualdrina, tiramelo fuori e, inizia a farmi una sega; poi, t’inginocchierai e me lo succhierai con molta ma, molta voluttà”!

Clara: certo, maritino mio! Ai tuoi ordini! Ingoierò pure i coglioni!

Savio: sììì!! Da brava, sega, sega, zoccola bagascia! Che spettacolo lesby meraviglioso! Mmm!!!! Ohhh!!! Ora, inginocchiati, puttanona! E, succhialo, succhialo come una troia1

Clara: con molto piacere! Bastardo!

Savio: ahhh!!! Sììì!!! Leccalo e succhialo! Lecca la cappella, lecca la capocchia! Troia, bagascia! Mi stai mordendo le palle! Ahhhh!!!! Che doloreeeeee!!!!

Clara: adesso, mettimelo nel culo, porco, figlio di puttana! Sì, dovrai far entrare nel mio cratere, pure le palle!

Savio: a disposizione! Gran puttana, maiala!

Clara. ahhhh!!! Ahhhh!!! Uhhhhhh!!! Sìììì!!!! Sbattimelo nel culo, ti prego, nel culetto! Ohhhh!!!

Savio: hohhhhhh!!!! Aììì!!!! Sborro!!! Ahhh!!! Mmm!!! Ohhhh!!! Sborrrr………!!! Ohhhh!!!!

Clara. sì, sborrami sulla schiena e le chiappe! Sìì!! Sulla schiena e le chiappe! Ahhhhh!!!Spalmala con le mani! Mi piaceeee!!!

Michelina, dopo il lesbo-show con sua madre, da insaziabile troia trentacinquenne, si fa sbattere al biondo dio dai due cugini: gigetto e Giulietto; ed infine, slinguazza la fregna di Isa, dimostrandosi, regina delle maiale! Mentre sua madre, al nipote Savio e,al compare Gustavo gli riserva un bel fellatio-liscione , ovvero con la bocca priva di dentiera , Mimma aveva trovato il passatempo a leccare: cosce, culo e fregna di sua madre Florinda,e sua zia Claretta .

Genoveffa: ora, riserverò al compare Gustavo e, a mio nipote Savio, un bel pompino speciale!

Gustavo: ehm, cos’avrebbe di speciale, questo pompino!?

Genoveffa: state a vedere un po’; mettetevi in posizione eretta, con gli arnesi ben rizzati!

E, levatasi la dentiere, s’inginocchiò, ficcandosi in bocca, uno alla volta i grossi arnesi , leccando le cappelle a fasi alterne, facendosele passare sulle lisce gengive.

Il tutto, si concluse con una grande ammucchiata gang bang sul lettone della vedova , ancora apparecchiato con lenzuola ricamate bianche e, guanciali con la federa; con mega sborrata finale.

“requiem schiatt ’in pace, zio Arturo.”

 

Fine secondo episodio

 

I pornocaserecci

Mimmo L scrittore hard production

Introduzione

Questo racconto “ad episodi”, narra la storia di una famigliola: “madre(divorziata), figlia e figlio,”ben agiata”,molto libertina, amante del sesso in tutte le sue sfaccettature, angolazioni ed inclinazioni.

Un giorno, complice il rientro in patria di alcuni loro parenti stretti, emigrati tanto tempo fa negl’ U.S.A., la cooperativa famigliare a   sfondo sessuale, s’allarga; e, non perde occasione per organizzare festini a luci rosse, ivi compreso un dopocena post funerale.

I episodio

Mamma, figli, nipoti e parenti tutti

Personaggi

  1. Clara(madre-cognatina)
  2. Isa(figlia)
  3. Gigetto(figlio)
  4. Zia Florinda
  5. Zio Gustavo
  6. Mimma(cugina – nipote)
  7. Giulietto(cugino –nipote)

Clara: buongiorno, ragazzi! Oggi, vi devo dare una bellissima notizia!

Gigetto: buongiorno, mamma! Che notizia ci vuoi dare, forse, ritorna papà?

Clara: no, no! Quel gran fetentone, meglio che stia alla larga da noi; domani rientrano in Italia, dagli Stati Uniti: zia Florinda, zio Gustavo e i loro figli: Mimma e Giulietto.

Isa: wow! Fantastico! Cosi, potrò spompinarmi quel gran figone di mio cugino Giulietto! E, dove andranno a vivere?

Clara: beh, pare che abbiano comprato casa qui in città.

Gigetto: devo confessarvi una cosa; a me, piacerebbe molto farmi una scopata con quella gran porcona di zia Florinda!

Clara: mmmm!! Buon gustaio, il porcellino! E a me, più che farmi trombare da zio Gustavo, piacerebbe molto leccare la figa di quella troietta di Mimma!

Isa: perché, non gli diamo il bentornato, organizzando una cena con finale hot? Cosi, avremo occasione di soddisfare le nostre porche voglie ed esaudire i nostri proibiti desideri.

Clara: ottima idea!

Il pomeriggio successivo, la famiglia Cioladoro, questo era il loro cognome, si recò all’aeroporto di Bari-Palese per accogliere i loro parenti; e, dopo i convenevoli di rito, Clara: “family!? Siete ospiti da noi; abbiamo preparato una bella cenetta con sorpresa”!

zio Gustavo: oh! It’s very good,

Clara!

Dopo la fantastica cena a base di frutti di mare, Clara, propone al resto della famiglia un trastullino molto particolare, ovvero una sorta di gioco delle coppie con il guardone; per poi, ritrovarsi avvinghiati nell’orgia finale.

Clara: ora, dopo questa fantastica cena, poiché le nostre famiglie, sono di natura libertina, proporrei un bel gioco erotico!

Zio gustavo: magnifico! E, in che cosa consiste?

Clara: beh! In una cosa molto semplice, una sorta di gioco delle coppie versione hard. Ora, io chiederò a ciascuno di voi di esprimere un desiderio erotico- perverso e, poiché, si formeranno tre coppie, uno o, una di noi ne resterà fuori e, reciterà la parte del guardone o, della guardona; il gioco, si concluderà con una fantastica orgia finale.

Inizio io per prima.

A me, piacerebbe farmi una bella lesbicata con te, Mimma! Sei d’accordo!?

Mimma: certo, zia Claretta, molto volentieri!

Clara: tu, Gigetto!?

Gigetto: beh! Se devo esserti sincero, cara mammina, io desidererei farmi una scopata con la zia Florinda, quasi sempre al centro dei miei megasegoni!

Zia Florinda: oh! Molto volentieri! Ti ringrazio della preferenza.

Clara: ora, tocca a te, Isa, esprimi il tuo focoso desiderio!

Isa: ehm, a me, piacerebbe fare un bel pompino e, farmi inculare da mio cugino, Giulietto!

Giulietto: con molto piacere, te lo faccio assaggiare, in bocca, in culo ed in figa!

Clara: bene, bene! Rimane fuori, zio Gustavo che, ovviamente, farà il guardone di turno.

Zio Gustavo: devo confessarti, cara Clara, che a me, piace un po’ anche guardare; ma, mi devi promettere che, me la darai.

Clara: a … esposizion’! (a disposizione), dicono a Bari. Ora, ragazzi, accomodiamoci in stanze diverse; per poi, ritrovarci tutti insieme in camera da letto matrimoniale per l’ammucchiata finale.

La casa di Clara and family, è un’abitazione indipendente con ben quattro camere da letto, soggiorno e cucina.

(tralascio la descrizione degli amplessi di Clara, Mimma, Isa e Giulietto, rimandandoli alla fantasia erotico-masturbatoria di chi legge, mi soffermerò sull’incontro a luci rosse fra zia Florinda e Gigetto).

Gigetto: sai, zia Florinda che, hai un corpo veramente stupendo!?

Zia Florinda: dici davvero!? Allora, ti piacciono le donne in carne, le grasse; e, devo dedurre anche le mature, vista la mia, ormai, tarda età!

Gigetto: impazzisco per le femmine grasse ed anche per le tardone; a proposito, quanti anni hai zietta!?

Zia Florinda: eh, eh, eh! Alle donne, non si chiede mai l’età, birimbello! Comunque il doppio degli anni tuoi, quasi 60, avevo 16 anni quando feci la fuitina con zio Gustavo, ed insieme, partimmo per l’America.

Gigetto: mmm!! Sessant’anni, portati benissimo, zietta!

Zia florinda, è una bellissima fat woman(donna grassa), matura, alta all’incirca 1,70, bruna, 8^ di reggiseno, figa pelosa, cosce lardose ed un culone da gran vacca da monta.

Zia Florinda: bene, ragazuolo, fai vedere a zio gustavo che, è sull’uscio della porta a spiarci, come ciucci le mie enormi tettone! Mmm!!! Ahhh!! Sìììì!!!

Gigetto: oh! Zietta! Che fantastica latteria che, hai! Ti succhio i capezzoli, ti lecco la rosea areola! Mmmm!!! Mi sta venendo duro l’uccello ohhh!!!

Zia florinda: ah! Ti sta venendo duro! Tiralo fuori; che, la grassona zia flory, ti fa una bella pompa!

Gigetto: ecco il mio uccellone, zia flory! Ficcatelo tutto in bocca; e, succhialo, succhialo voluttuosamente, come una dannata! Ohhh!!! Sììì!!! mmmm!!!! Leccami pure i coglioni!

Zia Florinda: sai, che, mi sta colando la figa!? Sono tutta bagnata fradicia, desidero che tu, me la leccassi un po’, mio adorato nipote!

Gigetto: molto volentieri, zia Flory! Era da molto tempo che, desideravo farlo!

Zia Florinda: mmm!!! Ahhhh!!!! Mi stai facendo impazzire di piacere! Sìììì!!!! Sììì!!!! Vai sul clitoride, sul clitorideee!! Ahhhh!!! Sììì sbrodo come una vacca americana!

Gigetto: adesso, mettiti alla pecorina, cara zietta! Voglio scoparti, prima, nella figa, poi nel culo!

Zia florinda: prego, eccoti accontentato, nipote mio! Guarda che culo da gran balena ha, zia flory! Se vuoi, puoi anche schiaffeggiarlo; avanti, sculacciami, gran porco!

Gigetto: sì, qualche sculacciata, il tuo culone, se la merita! Adesso, ti ficco il mio uccellone, prima nella caverna; cosi, ti sazio per bene, zia zoccolona!

Zia florinda: ahhhh!!! Sìììì!!! Continua a sculacciarmi! Adesso, ficca la tua big minchia nella mia figona! Ahhhh!!! Come godo!

Gigetto: sì, tutto in figa, tutto in figa, vecchia tardona! Dai, che lì, c’è lo zio Gustavo che guarda e si masturba come un maniaco!

(intanto, zio Gustavo, faceva la spola fra una camera e l’altra per spiare le gesta erotico-peccaminose del resto della famiglia).

Zio Gustavo: sì, sì! Sfondala tutta, sfondala tutta, quella gran troia di mia moglie1 sì! Ohhh!!! Cosi, godo come un porco nel vedervi!

Zia Florinda: adesso, ficcamelo tutto in culo, gran porcellone! Voglio sentire il tuo grosso e giovane cazzo penetrarmi fin dentro le interiora!

Gigetto: eccolo, zietta! Tutto nel culone! Mmm!!! Ah! Te lo sbatto fin dentro le interiora! Sì, sì! Come fai ballare bene, il tuo grasso ventrazzo, sììì!!!

Zia Florinda: ti prego, ti supplico, nipote mio! Continua a sfondarmi il culo! Sì! Fantastico!

Gigetto: sto venendo, zia, sto venendo! Sborrooo!!ohhh!!! sìììì!!!!

Zia Florinda: oh! Sì! Scarica tutto nel buco del culo, sì. Tutta dentro, la voglio sentire! Ahhh!!! Com’è caldaaaaaa!!!!!!

Intanto, Clara e il resto dei parenti, si erano già spompati; e, dopo una pausa e una doccia collettiva, invita il resto della combriccola nella camera da letto matrimoniale, per l’ammucchiata finale.

Clara: bene, bene! Vedo che, ci siamo rimessi tutti quanti in forma, eh! A questo punto, direi di accomodarci nella camera da letto matrimoniale e, scatenarci nelle nostre perversioni e depravazioni familiari.

Zio Gustavo: ricordati, mia cara cognatina che, mi hai fatto una promessa!

Clara: certo, mio caro tesorino! Anzi, sai che faccio!? Ti faccio un bel pompinazzo stile gola profonda che, te lo ricorderai per tutta la vita!

Zio gustavo: ecco il mio cazzo tutto scapocchiato, ammira la violacea capocchia! Prima, leccala a mo’ di gelato alla fragola; e poi, ficca tutto il *margiale in bocca, spingendolo in gola, fino ad arrivare a soffocarti, brutta troia, pompinara!

Clara: molto volentieri! Ingoierò, pure i coglioni; che, li vedo un po’ troppo cadenti!

Mentre Clara, era intenta a spompinare e slinguazzare, pene e testicoli del cognato, il resto della famiglia, ivi compresa quella gran balena, lardosa di zia Flory, se la spassava , ponendo in essere una celestiale orgia; dove, Isa e Mimma, diedero dimostrazione di essere delle benemerite sfoga cazzi e, delle “servizievoli, servili, vicendevoli” leccatrici di fregne, tanto forsennate, da far pisciare, quella gran vacca, meno pausata-tardona di zia Flory.

Zio gustavo: ohhh!!! Sììì!! Succhia, cognatina, succhia! Ahhh!! Sììì!!! I coglioni, i coglioni! Ohh!! La prostata, la prostata! Ahhh!!! Mmm!!! Succhia! Lecca, lecca, ahhh!!

Le svuotò i coglioni in bocca, scaricando un fiume di sborra; Claretta, non se ne accorse, né lui le diede il preavviso di venuta; e, di conseguenza, ingoiò tutto, facendo andare un po’ di sperma di traverso, iniziando a tossire come una dannata, tanto dannata che, un fil di sborra, le uscì dalle narici.

Leggi: “ pompino a scoppio”.

Il tutto, si concluse con un gran rutto ……..

fine primo episodio

 

Faccio la escort da tre anni e grazie a questo lavoro mi sono potuta comprare un bell'appartamento ad un prezzo molto conveniente.
Nella palazzina dove abito siamo poche famiglie, vado d'accordo con tutti i vicini meno che con quello della casa in fondo: è un trentasettenne tanto bello quanto spocchioso, pensa di sapere tutto lui e di essere il capo solo perchè è consigliere comunale; o almeno pensava, finchè un giorno abbiamo litigato in modo furibondo (non entro nei dettagli perchè sono delle stupide quisquilie condominiali) e ha smesso di parlarmi per questo motivo.
Sebbene mi tenesse il muso notavo in lui un certo interesse verso di me: ogni volta che mi vedeva uscire di casa per andare ai miei appuntamenti di lavoro mi guardava come se volesse saltarmi addosso da un momento all'altro.
Devo ammettere di essere stata attratta anch'io da quest'uomo e quando ho scoperto che si era fidanzato è scattato in me uno spirito di competizione con la sua ragazza mai visto prima.
Premetto che la fidanzata è un maschio mancato vestita sempre con abiti lisi e informi, quindi non è stato per nulla difficile farlo cadere nella mia rete tentatrice.
Era una sera di fine estate, faceva discretamente caldo, stavo tornando a casa da un incontro (per l'occasione avevo addosso un vestito cortissimo, un paio di scarpe con il tacco altissimo ed ero truccata da vera vamp) e poco prima di aprire il portone di casa l’ho visto in giardino intento a tagliare l'erba a torso nudo.
Dato che la carne è debole mi sono fermata un attimo a guardarlo, lui se n'è accorto e mi ha fatto cenno di avvicinarmi al suo cancello.
Io stupita dalla sua richiesta l'ho raggiunto e lui mi ha domandato :” Che fai, rientri a casa con le galline?”, “Almeno io sono uscita e non sono qua a tagliare l'erba tutta sudata” ho risposto io.
A quel punto, spiazzato dalla mia risposta mi ha proposto: “Ti va un caffè?”. Io ancora più stranita da tutta questa intraprendenza ho accettato dicendo: “ Si grazie”.
Sono entrata nel suo grande appartamento, disordinato ma pulito, non realizzando ancora di essere lì.
Mentre lui stava preparando il caffè gli ho chiesto:” Come va con la ragazza?”, lui:” Piuttosto bene, solo che è molto gelosa e paranoica, ha sempre paura che la tradisca”, “ Mi dispiace” ho replicato io, “Ma no, figurati, vedo adesso come va anche perchè lei è molto possessiva e non mi lascia spazi, ma ora non mi va di parlare di lei, tu Paola piuttosto, che lavoro fai? Me lo sono sempre chiesto”, “La traduttrice” ho risposto io, “Ah ecco perchè sei sempre tutta in ghingheri”, “Eh si, mica mi posso presentare nelle aziende e ai convegni vestita male, i dirigenti tengono molto all'immagine”, “Capisco” ha detto lui.
Finito di preparare il caffè si è seduto vicino a me sul divano portando con sè due tazze fumanti.
Quando mi sono apprestata a bere ho notato che lui mi stava guardando le gambe ma ho fatto finta di niente per vedere fino a che punto si sarebbe spinto.
“Belle scarpe, ma devono essere scomode vero?” mi ha chiesto, “Si abbastanza, ma camminare sui tacchi è davvero una questione di abitudine”, “ Se vuoi te le puoi togliere, almeno sei più comoda, davvero Paola, non fare complimenti”.
A questo punto, arrivata all'apice del mio stupore: “Ma perchè dopo la nostra lite mi hai tenuto il muso, tolto il saluto per due mesi e ora mi hai invitato a casa tua a bere il caffè esortandomi persino a togliere le scarpe?”, “Perchè sono una persona educata, a differenza di te che sei una grandissima stronza” ha risposto lui sogghignando.
“Strooooonzaaaaaaa? Ioooooooo? E perchè???” ho domandato io allibita, “Perchè da quando mi sono messo insieme a Elisa non hai fatto altro che provocarmi uscendo in giardino in completo intimo, organizzando grigliate sexy con le tue amiche dove lesbicavate allegramente e non contenta appendevi in bella vista la tua biancheria intima per far si che io la vedessi”.
Effettivamente io avevo fatto di tutto per farlo arrapare e ora stavo cominciando a capire perchè mi aveva invitata a casa sua: voleva arrivare fino in fondo e fare sesso con me.
“Ah ma no dai, non dire così, solo che sia io che le mie amiche siamo di vedute un po' larghe e ci piace divertirci”, ho detto io cercando di negare l'evidenza. “Adesso spero che anche il tuo culo sia largo quanto le tue vedute, ora lo voglio visto che non hai fatto altro che sbandierarmelo per più di un mese e non dire di no perchè so bene che piacerebbe anche a te”. Ora che le carte era state scoperte non avevo più motivo di nascondermi con false scuse e sotterfugi così ho cominciato ad abbracciarlo e ci siamo baciati.
Dopo mezz'ora di baci, coccole e manfrine varie sul divano mi ha presa in braccio e portata nella sua camera da letto per approfondire i giochi.
Ho appena fatto in tempo a mettermi comoda sul letto che lui mi ha messo a pancia in giù, spostato il perizoma e cominciato a leccare il buco del culo.
“Eccolo qua tutto per me...finalmente, adesso te lo sfondo a dovere”, io ero talmente eccitata che non ho nemmeno avuto la forza di rispondere ma solo di gemere.
Mentre me lo leccava ha iniziato a infilare un dito per allargarlo, poi ancora la lingua e infine due dita.
Io avrei voluto che quel momento finisse mai e per invogliarlo mi sono anche messa alla
pecorina. “Brava la mia vicina porcellina, vedo che ti piace, ce l'hai anche bello stretto, sarà un piacere entrarci”.
Dopo avermi detto questo mi ha messa di fianco, allargato le chiappe e si è fatto strada col suo membro dentro il mio ano.
“Mhhhmm, sublime, lo adoro, è strettissimo come piace a me”.
Io intanto l'ho fatto sdraiare in posizione supina e mi sono seduta sopra di lui dandogli le spalle:” Così vedi bene come entra nel mio culo”, lui: “Brava ragazza”.
A un certo punto mi ha messa col sedere in aria e ha cominciato a mettermi dentro la lingua e tre dita:” Adesso si che è bello largo, che troia che sei,”.
“Riempimelo ti prego” ho supplicato; allora mi ha fatto sdraiare e portare le gambe dietro la testa e ripenetrato: “Ahhhh che bel culetto morbido, adesso mi ci trasferisco dentro”.
Dopo pochi minuti ho sentito un caldo schizzo avvolgente dentro di me, lui è uscito e tenendomi le gambe ferme ha messo due dita nel mio buchetto, preso un po\' della sua sborra e avvicinandomela alla bocca mi ha detto: “Assaggia... ti piace vero?” “Da morire, ti prego dammene ancora”. Ha continuato quindi a fare così finchè il suo seme non è finito.
Finito di fare sesso si è improvvisamente addormentato, io ero già stufa di stare a casa sua (ormai avevo ottenuto ciò che volevo) e mentre mi stavo avvicinando alla porta ho visto 500 Euro sul tavolo della cucina.
Inutile dire che quei soldi sono venuti a casa con me, ma cosa pensava che dopo avermi maltrattata e squadernato la relazione con quella cessa provincialotta gli dessi pure il culo gratis? Mi dica solo qualcosa in merito a quanto ho fatto che alla sua dolce ragazza arriverà la
registrazione della nostra scopata.
Dopotutto sono sempre una puttana e le puttane si pagano, giusto no?
 
 
 

“BUKKAKE DI BUONA CONDOTTA”

Mimmo L scrittore hard production

Introduzione

Il natale, è l’occasione giusta in cui ci si diventa più buoni; ed anche la giustizia, “in rare opportunità”, lo diventa, concedendo a quattro detenuti(due uomini e due donne), presso un carcere di massima sicurezza, precedentemente condannati a pene altissime per vari reati, un permesso premio per buona condotta.

I quattro, s’incontrano casualmente in un bar, tabacchi, sala giochi della loro città; e, fra un buon bicchiere di birra gelata,patatine allo zenzero, una puntatina alle slot machine ed infine, una “sveltina” a casa di uno dei quattro, per festeggiare alla grande, l’uscita temporanea dall’istituto di pena e, per dare libero sfogo alle loro “repressioni”ed “attrassi”sessuali, decidono di organizzare per la notte della vigilia di natale(24 dicembre), presso un privè, un gran cenone, con annessa orgia e gang bang-bukkake finale.

Parte I

L’incontro

Angelo, rivolto all’amico Alfonso: “oh! Guarda, guarda, chi si rivede”!

Alfonso: chi si rivede!?

Angelo: Luciana la ninfomane e Marianna la drogata!

Alfonso: già! Sono lì che giocano alle slot, anche loro, uscite di prigione per il natale; che strana coincidenza!

Angelo: che dici, le andiamo a salutare? Magari, vediamo  se arrangiamo una bella trombata!? Mi è venuta voglia di figa, Luciana, mi arrapa molto!

Alfonso: sì! A me, piace come sbocchina Marianna, ti tira tutto, pure la capocchia!

Angelo: salve, ragazze! Anche voi, fuori!?

Luciana: oh! Angelo carissimo! È un piacere, rivederti! Sì, abbiamo avuto dal giudice di sorveglianza, un permesso premio per buona condotta; e tu, caro *Fonsino, come stai!?

Alfonso: io, abbastanza bene. Che strana coincidenza! Anche noi, abbiamo avuto  un permesso premio per buona condotta!

Angelo: allora, vi unite a noi!?  Possiamo offrirvi un buon bicchiere di birra alla spina e, delle patatine allo zenzero!?

Marianna: oh! Che, gentili! Io, ci sto, tu, Luciana!?

Luciana: anch’io! Un attimo, vado a comprare le sigarette.

Nel frattempo che, Luciana compra le sigarette, Angelo, un ragazzo sulla trentina, alto, bruno, muscoloso, venti centimetri di minchia ed un corpo pieno di tatuaggi, chiede a Marianna, come gli va la vita e, se continua ancora con quel suo vizio dello sniffo.

Angelo. Allora, gran figona; come ti va, la vita, continui ancora con quel tuo vizietto, ovvero quello di sniffare: “farina bianca”!?

Marianna: a dir la verità, in “collegio”, oltre a comportarmi bene e lavorare, ho approfittato per star lontana da quel maledetto vizio, intraprendendo una cura di disintossicazione.

Angelo: che lavoro, fai in collegio? Io, faccio i taralli.

Marianna: io, sono in lavanderia.

Angelo: qualche lavoretto sessuale, lo fai ancora!? A proposito, organizzate dei lesbo-party, in cella?

Marianna: hai voglia, come li faccio ancora! Sì, In cella, siamo in cinque, due teen e tre MILF.

Angelo: tu, reciti la parte dell’attiva o, della passiva!?

Marianna: dipende; con Luciana e le altre girl’s, faccio l’attiva “a volte passiva”, con le ladies, in modo particolare con Maddalena à masculona che, a me, piace da morire, faccio la passiva.

Angelo: Maddalena à masculona! E, chi è!? Perché, a te, piace molto! Non sarai mica diventata una “lesbicaccia” al cento per cento!

Marianna: è un gran pezzo di femmina, sulla cinquantina, di origine napoletana, alta all’incirca un metro e ottanta, bionda, capelli cortissimi, 150 chili di peso, 8^ di seno e, una figa pelosissima! Lei, è finita dentro per: sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti. A me, piace perché, è una gran maschiaccia, capace di farmi eccitare, sottomettendomi;  beh! Un po’ lesby, lo son diventata, stando per parecchio tempo al fresco e, lontano dagli uomini. Voi, invece?

Angelo: mah, a dire il vero, all’inizio, andavamo avanti, sparandoci delle megaseghe , guardando qualche pornodiva su delle riviste hard che, ci facevano arrivare in cella; ma poi, è arrivato un ragazzo di circa vent’anni che, ha da scontare un residuo di pena di sei mesi per furto e rapina; ed essendo lui, bisex, ce lo trombiamo e ci facciamo sbocchinare a turno. Ma, ti assicuro che, non sono diventato un: “ricchione apparentato”.

Marianna: mmm!!! Eccitante ed intrigante, la cosa! In quanti siete in cella!?

Angelo: in sette, compreso il ragazzo e, questo stronzo che, hai di fronte; che, si sta ubriacando di birra! Riferito ad Alfonso che, ascoltava in silenzio, sorseggiando alla bottiglia, una birra da tre quarti.

Marianna: toglimi una curiosità! Chi erano le pornostar, sulle riviste!? E, vi arrivano ancora!?

Angelo: beh! Ve ne erano tante; a me, faceva eccitare molto: “Marina Lotar”, mmm!! Aveva un bel culo! Ora, non ci arrivano più, ci dobbiamo accontentare del culo del ragazzo; vero, Alfonso!?

Alfonso: già!

Marianna: bella, la Lotar! A me, di pornodive, fa eccitare molto: “Rossana Doll”, ha una bella figa, tutta da leccare mmmm!!! Me la slinguazzerei intera!  Invece, di pornoattori, mi farei  sfondare culo e figa dal grande Rocco Siffredi!

Angelo: ce l’ho io, la verga uguale a quella di Rocco! Se vuoi, te la sfondo io, la fregna; e, te la faccio assaggiare anche nel culo!

Marianna: mmm!! Vedo che, sei arrapato marcio, gran porcone!

Luciana: eccomi qua! C’era una lunga fila, alla cassa, per le sigarette! Allora, che si fa, si beve!?

Alfonso: certo! Cameriere!? Ci porti, quattro bei bicchieroni di birra alla spina e, delle patatine allo zenzero!

Il cameriere: “ ecco servito a voi”!

Dopo che ebbero “fottuto” ben quattro bustoni di patatine e, scolato i quattro boccali di birra alla spina, Alfonso, il più brillo di tutti, coglie la palla al balzo e propone al gruppo, una cosetta a quattro con lesbicata preliminare.

Alfonso: allora, ragazzi! Dopo, questa bella scorpacciata di patatine; e, codesta bevuta di birra, che si fa: “si va a trombare”!?

Luciana: beh! Una trombata veloce, me la farei!

Marianna: anch’io, una sveltina, l’accetto volentieri!

Alfonso: però, vorremmo vedervi lesbicare come dannate, proprio come in collegio!

Luciana: oh! Naturalmente! Abbiamo con noi, anche i dildo.

Alfonso: sarebbero?

Luciana: i cazzi di gomma!

Alfonso: perfetto! Allora, dove si va!?

Angelo: possiamo andare a casa mia! Oggi, la mia compagna, non c’è; perché, è al lavoro, assiste una vecchietta.

Alfonso: ok, d’accordo! Allora, si parte!?

Angelo: un attimo, dovremmo pagare il conto!

Dopo che ebbero pagato il conto, i quattro, scalmanati, allupati, si diressero  verso l’appartamento di Angelo, un alloggio popolare all’estrema periferia della città; non molto grande ma, carino ed accogliente.

Angelo: benvenuti nella mia modesta casetta!

Prima che, diamo inizio ai nostri sfoghi carnali, che ne dite di un buon bicchierino di amaro!?

Marianna: come digestivo, ci sta bene!

“dopo il liquoretto, tutti in camera da letto”!

Angelo: adesso, ragazzi: tutti in camera da letto! Dove potremo dare inizio, a questo pomeriggio, caldo, lussureggiante e, peccaminoso!

Luciana: se permettete, ragazzi, il giochetto, lo comandiamo noi donne!  Voi, liberatevi del vostro vestiario; che noi, da galeotte navigate, diamo inizio ad un eccitante e, conturbante lesbo-show!

Alfonso: mmm!!! Al sol pensiero, sborro nelle mutande!  Tuttavia, avrei un piccolo problemino!

Angelo: che problemino, forse il cazzo, non s’indurisce!? “prendendolo un po’ a sfottò”.

Alfonso: no, no! Il cazzo, funziona bene! E, che ……  dovrei fare una lunga pisciata!

Angelo: beh! Dopo tutta quella birra, credo che questo problema ce l’abbiamo un po’ tutti quanti, vero, ragazze!?

Marianna: sinceramente, anche la mia vescica, desidera essere svuotata, la tua, Luciana!?

Luciana: ovvio! Io, proporrei una cosa: perché, non iniziamo il nostro   lesbo-show in bagno! E,  facciamo vedere ai nostri boys, quanta pioggia dorata, sgorga dalle nostre fessure!? Sei d’accordo, Mary?

Marianna: splendido ed eccitante! Ora, in questo caso, facciamo prima urinare gli uomini! Cosi, possono iniziare, senza troppi problemi a riscaldare i loro arnesi.

Luciana: ok, d’accordo! Ragazzi!? Accomodatevi prima voi; cosi, potete vedere tranquillamente, la pioggia dorata, sgorgare dalle nostre fregne.

Dopo aver pisciato e, pulite le fregne con le salviettine intime, le due amiche di cella, iniziarono a strusciarsi, figa contro figa, peli contro peli, contorcendosi, sbaciucchiandosi e leccandosi; ansimando e gemendo come indemoniate! Mentre, i loro amici, guardavano, segandosi al biondo Dio.

Luciana: ohhh!!! Maryyy!!!! Sìììììì!!!  Leccami, leccami tuttaaa!!! Con quella dannata lingua!  Sui capezzoli! Ahhhh!!!! La mia fregna, gronda di piacere, gocciola di sbroda! Ahhhh!! Mmmm!!!!!!

Fammi sentire la tua figa, i tuoi peli! Sì, cosi, proprio come, facciamo in cella!

Marianna: io, voglio sentire la tua di lingua, Luciana! Desidero essere leccata come Dio comanda, la mia passera, è piena di sbroda!  Ahhhh!!! Sììììì!!! Luciana, sìììì!!! Leccami, leccami tutta!  Anche il collo, bagnami con la tua saliva! Ahhhh!!! Ahhhh!!! Che bello!

Andiamo in camera da letto; io, mi stravacco sul lettone, cosce aperte, come una baldracca! E tu, affonda la tua fottuta lingua  nella mia fessura, bollente ed infracidita!

Luciana: come desideri, tesoro! A patto che: facciamo un lesbo-sessantanove; ed infine, desidererei, scoparti col dildo nero, mi eccita da morire!

Marianna: affare fatto, amò!

Luciana: ragazzi!? Vi siete eccitati per benino!?  Ora, tutti in camera da letto, per il finale scoppiettante!

Angelo: ai vostri comandi, ladies! Voi, siete le padrone!

Si spostarono in camera da letto; e, come detto in precedenza, Marianna la “drogata”, una bellissima girl, ventunenne,  alta all’incirca 1,65, capelli ricci, non molto lunghi, bruna, figa pelosa, 4^  di seno, culo a mandolino, cosce ben tornite e, un po’ di pancetta che, non guasta mai, si stravaccò con le cosce scandalosamente aperte sul lettone, mettendo la sua figa, spanata ed infracidita, contornata dal riccio pelo nero, alla mercé della calda lingua vogliosa della sua amica.

I ragazzi, guardavano e si masturbavano divertiti.

Marianna: ecco, la mia passerona, pelosa e slabbrata, alla mercé della tua lingua! Leccala, leccala, come Dio comanda, Lucianona la troiona! Fai vedere ai nostri compagni di sorte, quanto sei zoccola e, lesbicaccia! Ti prego, fammi sbrodare pure l’anima! Ahhhh!!! Mmm!!!!  Sìììì!!!!

Luciana: come desideri, tesoro!

Luciana, glie la leccò a dovere, facendola sbrodare fino all’inverosimile, fino a farle desiderare ardentemente un tronco carneo.

Ma Lucy, una ragazza venticinquenne, rossiccia, capelli lunghi, abbastanza prosperosa, 5^ di seno e figa pelosa, desiderava anch’essa che, gli venisse aggraziata la sua figa insaziabile  in quanto, ninfomane. E cosi, intimò l’amica, ricordandogli del patto precedente, di mettersi a lesbo-sessantanove.

Marianna: ahhhh!!! Sìììììììì!!!!!! Sei fantastica come sempre, Lucy!  Ma adesso, scopami, scopami forsennatamente col dildo nero!

Luciana: eh, eh, eh!  Anche la mia figa, ha bisogno di grazia! Facciamo prima il lesbo-sessantanove che, abbiamo pattuito! E poi, ti trombo come si deve.

Intanto, rivolta ai ragazzi: “voi, continuate a segarvi! Che, all’orgasmo ci pensiamo noi, con una “spompata” finale.

Luciana: dai, Mary, ficca quella fottuta lingua nella mia vagina! Falla arrivare  fino in fondo, fammi sbrodare, sbrodoooooo!!! Maryyyyyyyyyyyyyy!!!!!!!!!!!!!!

Marianna: ti prego, Lucy, dammi il cazzo! Ora, pretendo il cazzo, prima in figa e poi, nel culetto!

Luciana: eccoti accontentata, grande troiona di una “drogata”!

Poi, dicono che sarei io, la ninfomane; ma tu, ti faresti un reggimento di secondini.

Marianna: sì, sì, trombami, trombami tutta!  Ahhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!

Intanto, i boys, stavano lì, lì, per sborrare.

Angelo: allora, ragazze! Stiamo per venire; a quanto, la spompata!?

Luciana: eccoci qua! Avanti, Mary, diamoci da fare, con le nostre carnose bocche e, biforcute lingue, stendiamo questi due porci, con un voluttuoso pompino!

Angelo: ahhh!!1 succhiate, succhiate, dannate troie vogliose! Sììììì!!!! Ohhhh!!! Sto sborrando! Ahhh!!! Sìììì!!! Ingoiate, ingoiate tutto!

Alfonso: sì, sì, anch’io, anch’io, sto sborrando! Come un maiale, come un maiale! Dai Marianna, continua, continua a sbocchinare! Ohhhhh!!! Sìììì!!!! Mariannina! La bucchinaaaaaaa!!!!

Marianna: ecco! Sììì!! Anche qualche schizzo nelle orecchie!

Angelo: che spettacolo! Ragazze, siete state eccellenti!

Luciana: grazie! Anche voi, siete stati degl’ottimi  guardoni e segaioli! Vorrei farvi una proposta.

Angelo: le tue proposte, son ben accette! Se trattasi di tromba-tromba e, fighette! Vero, Alfonso!?

Alfonso: già!

Luciana: visto che, la prossima settimana, è natale; perché, non organizziamo , per la notte della vigilia, un cenone con finale hot  presso un privè; cosi, approfittiamo per festeggiare alla grande anche il nostro temporaneo ritorno a casa!? Che ne pensi, Marianna!?

Marianna: ma, è fantastico, Lucy! Cosi, potremmo smaltire “l’attrasso” di cazzi accumulato in carcere!

Angelo: anche per me, è un ottima idea!

Potremmo andare al club del mio amico: “ Ciccio ò magnaccio.

Alfonso. Quale,  la Maison des les zoccolè!?

Angelo: esatto, proprio quello! Domani, ci vado a parlare; ed organizziamo una notte della vigilia di natale con cazzi, fighe e contro cazzi! E, soprattutto con tanto, tanto, champagne, sbroda e sborra finale.

Fine prima parte.

 

“Bukkake di buona condotta”

Parte seconda

Panettone, champagne e … tanta, tanta sborra

Premessa iniziale

ONDE EVITARE ATTACCHI “SPUDORATI” DA PARTE DI FALSI BIGOTTI, FALSI MORALISTI E CATTOLICI INTEGRALISTI ALLA “GIOVANARDI-ALFANO”, DI CONCERTO CON LO STAF DELL’ARCHANNEL  E PER NON STRAVOLGERE IL CONTENUTO DELLA STORIA CHE PARLA DI QUATTRO DETENUTI/E USCITI TEMPORANEAMENTE DAL CARCERE PER  BUONA CONDOTTA, (ANCHE PER FESTEGGIARE IL NATALE), HO DECISO DI RINOMINARE IL TITOLO DEL RACCONTO IN : “BUKKAKE DI BUONA CONDOTTA”.

MIMMO LASTELLA

SCRITTORE HARD

 Il giorno seguente, Angelo, si reca presso il club privè: “la Maison des les zoccolè” dell’amico Ciccio ò magnaccio.

Angelo: don Ciccio carissima, i miei rispetti!

Ciccio: oh! Caro Angelo! A che devo, l’onore di questa tua visita!?

Angelo: ascolta, io e il mio amico Alfonso, abbiamo deciso di trascorrere la notte della vigilia di natale, in una maniera: molto particolare e trasgressiva.

Ciccio: e, cioè!?

Angelo: poiché, abbiamo  avuto un permesso premio per buona condotta, abbiamo pensato bene, di festeggiarlo, organizzando un cenone con orgia e gang bang bukkake finale.

Ciccio: siete da soli o, in compagnia!?

Angelo: veramente, siamo in compagnia di due belle: “vacche-pollastre”, anche loro, fuori per buona condotta.

Ciccio: oh! Benissimo! E, chi sarebbero queste, vacche-pollastre!?

Angelo: Luciana la ninfomane e Marianna la “drogata”.

Ciccio: ne ho sentito parlare. Per la sera del 24, se non erro, dovrebbe allietare la serata, una nota pornoattrice, da confermare; comunque, non ci dovrebbero essere problemi, l’importante, è che all’ingresso, esibite il documento di riconoscimento e, vi fate la tessera; però dite che, avete parlato con me; pagano solo gli uomini, le donne entrano gratis.

Angelo: ti ringrazio, don Ciccio!

Ciccio: di niente! Quando  vuoi, disponi!

Angelo: pronto, Alfonso?

Alfonso: dimmi Angelo!

Angelo: ho parlato con don Ciccio ò magnaccio; ed ho organizzato tutto per la sera del 24.

Alfonso: perfetto! Avverto le ragazze.

La sera della vigilia, i quattro si presentano all’ingresso del club; dove, alla reception, c’era Marta la troia del lungomare, vecchia baldracca, marchettara in pensione, soprannominata cosi perché, circa una ventina d’anni fa, abbordava i suoi clienti sul lungomare, appunto.

Angelo: buonasera, madame! Abbiamo parlato col proprietario del club, don Ciccio.

Marta: prego, favorite i documenti! Sono trenta euro per l’iscrizione.

Dopo che, s’ebbero registrati, entrarono nel locale, una sorta di villa ottocentesca. E, fra le luci soffuse, Luciana, riconosce: “Grazia”, un’agente di polizia penitenziaria che, durante il suo turno di servizio, non si comporta tanto bene con le detenute. Ella, era in compagnia del marito che, a quanto pare, fosse kuk.

Luciana: guarda, guarda, cos’ho visto stasera!

Alfonso: cos’hai visto!?

Luciana: quella grande zoccola di Grazia la secondina; uhm! In collegio, fa tanto la puritana e la schizzinosa, sembra una bigotta; e invece, fa la troia nei privè! E quello, dev’essere il marito cornuto.

Si vede che, ha una doppia personalità, la signora! Gli rispose Alfonso.

Luciana: ah! Ma, adesso, la sistemo per le feste! O, mi lecca la fregna, come Dio comanda oppure, la sputtano per tutto il collegio.

Alfonso: determinata, la ragazza!

Luciana: certo che, sono determinata! Quelle tipe, vanno trattate da schiavette-lecchine, vero, Marianna!?

Marianna: ben detto, Luciana!

Intanto, una voce fuori campo, annuncia la presenza in sala della nota pornostar: “Valentine Demy”; che, allieterà la serata con un suo lesbo-spettacolo, condito con un pizzico di fetish-sadomaso . ed infine, dopo il classico cenone, sarà la regina della gang bang-bukkake, organizzata per l’occasione, dai soci del club.

Voce fuori campo: “signore e signori, buonasera! Benvenuti alla Maison des les zoccolè! Dove, ci sarà il classico cenone di natale, a base di pesce, panettone e spumante; e, soprattutto, tanto, tanto sesso sfrenato, con una gang bang-bukkake finale, con la partecipazione straordinaria della famosa pornostar: “Valentine Demy”! sicuramente, sarà una serata, davvero indimenticabile”!

Luciana: devo confessarvi , ragazzi che io, su Valentine, un pensierino ce lo farei!

Alfonso: e, chi è che, non si farebbe una pornostar di quel calibro!

Angelo: nella gang bang, avremo l’occasione per sfiorarla.

Luciana: se permettete, ragazzi, vado a salutare quella gran zoccola di Grazia! Mi segui, Marianna!?

Marianna: andiamo, tesoro!

Luciana: salve, signora! Sbaglio, o lei, è Grazia, l’agente di polizia penitenziaria!

Grazia, facendo finta di non conoscerla: “sì, sono io! Lei, chi è”!?

Luciana: come, non mi riconosce!? Forse, sarà il buio del locale; io sono: Luciana, detta la ninfomane, la detenuta della 25; e, questa, è la mia amica di cella: Marianna!

Grazia: ah! Ora ricordo! Quelle del permesso premio per buona condotta! Come mai, anche voi qui!?

Luciana: beh! Noi, per festeggiare la festività ed anche il permesso e, poiché, il sesso, ce l’abbiamo nelle vene, misto al sangue, abbiamo pensato, assieme ad altri nostri due compagni di sorte  della sezione maschile, di passare questa serata particolare, all’insegna della trasgressione e, del sano sesso sfrenato!

Lei, piuttosto, che ci fa, nel regno degl’immorali! Forse, avrà avuto una crisi d’identità!?

Grazia: devo farvi una confessione, ragazze; io, sono una gran mangiatrice di uomini ed anche di donne! Ovviamente, sul lavoro, devo comportarmi, giocoforza, in tutt’altro modo, recitando la parte della “bigotta, moralista e puritana”; altrimenti, rischio di essere licenziata per connivenza sessuale con le detenute. Anche a me, piace fare sesso a 360 gradi; e cosi, di concerto con mio marito, abbiamo deciso di praticare lo scambio di coppia. A volte, io, scopo, lesbico e lui, guarda; frequentando i privè del circondario.

Intanto, Valentine Demy, dava inizio al suo lesbo-show, condito con un po’ di fetish-sadomaso; con una slave, sorteggiata fra i presenti.

Luciana: se permette, signora Grazia, Le presento i nostri due amici della sezione maschile.

Grazia: con molto piacere! Ma, vi prego, ragazze! Diamoci del tu; in quest’ambiente, mettiamo da parte le formalità e, i ruoli che ciascuna di noi, ricopre nella vita normale! L’importante, è che, rimanga un segretissimo segreto fra noi; e, il tutto, resti chiuso fra le mura di questo locale. Ah, dimenticavo! Vi presento mio marito Alberto!

Luciana: piacere, Luciana!

Marianna: piacere, Marianna!

Alberto: molto lieto,  Alberto!

Grazia, nascondendo al marito chi erano in realtà le due ragazze, bleffando e mentendo:“loro, sono due mie ex compagne di liceo; anch’esse, amanti della trasgressione”.

Alberto: ah! Benissimo! E, annuì.

Luciana: angelo!? Alfonso!? Vi presento la nostra amica Grazia e suo marito Alberto!

Angelo: incantato!

Alfonso: che, gran pezzo di gnocca!

Grazia, è una bellissima lady trentacinquenne, alta 1,70, bionda, quarta abbondante di seno, capelli lunghi e lisci, cosce ben tornite, culo abbastanza prosperoso e tutto da penetrare ed una figona semi-rasata.

Lei, ha una perversione particolare, ovvero, ama essere fistata, sia in culo che, in figa; con il fisting, riesce a squirtare fino all’inverosimile.

Grazia: grazie del complimento!

Alberto: ti piacerebbe toccarle il culo, Alfonso!? Avanti, toccale il culetto, infilando la mano sotto la gonna, ficcando il ditino nella fessura della passera! Lei, impazzisce di piacere ed io, godo nel guardare.

Alfonso: posso, milady!?

Grazia: prego! Mmm!!! Ahhh!!!  Che godimento!  Sììì!!! Ficca il ditino, ficca il ditino nella figa! Sì, cosi! Facendolo passare sotto il perizoma!

Alberto, guardava, maneggiando il suo arnese con la mano infilata nella tasca dei pantaloni.

Angelo: che gran “rattuso” che sei, Alberto!

Frattanto, la voce fuori campo, invitava i soci del club  a sedersi a tavola per il gran cenone della vigilia di natale!

Dopo il cenone, tutti nella camera della luxuria! Dove, Valentine, da inizio alla gang bang bukkake finale. Ma, in primis, Luciana e Marianna, chiesero a Grazia la secondina, un lesbo-incontro ravvicinato a tre, pretendendo da essa che, la sua lingua, facesse il trionfale ingresso nelle fregne, vogliose ed infracidite di entrambe.

Grazia, rivolta al resto del gruppo, ivi compreso il marito: “guardate, ragazzi; la pornostar, sta dando inizio alla gang finale! Che facciamo, ci buttiamo”!?

Luciana: ascolta, Grazia; prima che, ci tuffiamo nel groviglio della gang, col permesso di tuo marito, io e, Marianna, vorremmo fare una bella lesbicata a tre! Però, pretendiamo che tu, ci lecchi per bene le fregne, è dal “liceo” che, lo desideriamo!

Grazia: ah! Per me, non ci sono problemi! Tuttavia, anche la mia di fregna, ha bisogno di essere, come dire …. Accontentata! Mi basterebbe che, me la fistasse un po’ e, da essa verrà fuori un mare di sbroda; vero, Alberto!?

Alberto: certo! Comunque, potete andare! Nel frattempo, io e gli amici Alfonso ed angelo, prendiamo posto nella gang; ed approfittiamo, per farci riscaldare dalla grande Valentine e, da qualche insospettabile casalinga vogliosa e porca, presente nel locale!

Il terzetto delle libidinose, si trasferì nella camera dei piaceri nascosti, mentre i loro uomini, entrarono in quella della luxuria, dove si stava svolgendo la gang con Valentine.

Dopo uno strip iniziale, a ritmo di musica orientale, Marianna e Luciana, si distesero, cosce aperte sul lettone; che, per l’occasione, era apparecchiato con lenzuola e guanciali rossi;  ed invitarono, quella gran porcona di Grazia ad infilare la lingua nelle rispettive fregne, slabbrate ed infracidite, pronte per essere strapazzate.

Marianna: eccoci pronte, Grazia! Infila la tua calda lingua nelle nostre passerine, pronte per assaporarla!

Grazia: con molto piacere, mie adorate zoccolette!

Luciana: ahhhhh!!!!  Sììììì!!!! Continua, continua a leccare, grande troia di una secondina! Cosi, ti voglio vedere; fare la lecchina! Ahhh!!! Come godoooo!!! Mmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììì!!!!! Sul clitoride, sul clitoridee!! Ahhhhh!!! Sìììììì!!!! Sbrodo come una lurida troiaaaaaaa!!!! Sììììììììì!!!!!!

Marianna: avanti, grande zoccolona! Lecca e strapazza pure la mia!  Ahhhh!!!! Sììììììì!!! Falla arrivare fino in fondo! Ahhhh!!! Sbrodo, squirto ahhhhh!!!! Sìììììì!!!!!

Luciana: avanti, Grace! Dai anche a me, l’ultimo colpetto, sto venendo come una schifosa sgualdrina! Mmmm!!! Sìììì!!! Ahhhh!!! Ficcala tutta dentro quella dannata linguaccia! Ahhhhh!!! Sbrodo, sììììììììììììì!!!!

E la lingua di Grazia, riuscì a far squirtare, quella grande insaziabile, ninfomane di Luciana!

Grazia: ora, ragazze, accontentate pure me! Deliziate la mia gran figona, con le vostre deliziose manine!  Avanti, ficcatele tutte in vagina! Sììì!!!!! Ahhhh!!!  Sììì!!! Ohhhh!!! Anche un po’ nel culo! Ahhhh!!! Sto squirtando, sto pisciando sbroda in grande quantità! Ahhhhhhhh!!!!! Sìììììììììììììì!!!!!!!!!

Mmmm!!! Ahhhhhhh!!!! Sìììììììììì!!!! Ohhhhhhhh!!!!!

Intanto, Alberto, Alfonso ed Angelo, si stavano godendo al biondo Dio la gang, facendosi spompinare e, trombandosi a turno: Valentine e le insospettabili  troione mascherate e travestite da “babbe” natale del privè. Finanche, Marta la troia del lungomare, leccava e succhiava minchie a gogò!

Luciana: ragazze!?  A me, è venuta voglia di cazzo; che dite, ci tuffiamo nell’orgia e, ci facciamo riempire di sborra!?

Grazia: anche a me, è venuta voglia! Avanti, ragazze, tuffiamoci nel groviglio di carne!

Marianna: oh! Sì, tesorine! Andiamo! A me, la figa, si è di nuovo riscaldata! Tant’è vero, che, mi sto sgrillettando come una troietta! Ahhhh!!! Mmm!!!!

Ed anch’esse, si trasferirono nella camera della luxuria!

Luciana: salve, ragazzi! Vi state divertendo alla grande, eh!? Avanti, sfondateci il culo e la figa!  Riempiteci della vostra calda e densa sborra!  Ahhhh!!! Sììì!!! Tutto dentro, tutto dentro la figa!  Ahhh!!! Sììì!!! Alberto, ficcamelo tutto dentro il buco del culo! Mi piace da morireeee!!!!

Intanto, Marianna e Grazia, si stavano gustando la figa di Valentine, mentre Alfonso, posizionatosi dietro di esse, con gli occhi sgranati, come un “rattigno”, ficcava il suo grosso cazzo: un po’ nella figa e nel culo dell’una, un po’ nella figa e nel culo dell’altra; e, la verga di Angelo, era ospite della bocca di Luciana; che, lo leccava e succhiava appassionatamente e voluttuosamente, facendoselo arrivare fino in gola.

Ad un certo punto, tutto il terzetto maschile, come per magia, iniziò ad eiaculare sborra, riempiendo le bocche ed i corpi delle ragazze, già bagnati di sbroda e sudore.

Angelo: io, sto sborrando come un porco! Sìì!!!  Come un porcoooo!!! Ohhhhh!!!! Sìììììì!!!!!!!!

Luciana: sì, sì, vienimi in bocca! Mmmm!!! Com’è calda e gustosa! Sì, anche un po’ in faccia! Trattami come una sporcacciona, sgualdrina! Ahhhh!!! Sììì!!!

Alberto: anch’io, sto sborrando come uno schifoso kuk!  Sììì!! Ahhhh, ahhhh!!!!

Alfonso:  sborro, come uno spudorato!  Ahhhhhhhhhhh!!! Ohhhhhhhhhh!!!! Uhhhhhhhh!!! Sborrrr……………. Ohhhhhhhhhh!!!!!!

Valentine: riempiteci tutte di sborra, porcelloni! Concludiamo con un gran bukkake, bukkake natalizio e, di buona condotta! Sì, sì, anche un po’ di champagne, ci sta bene!

Ahhhh!!! Sìììì!!! Sborrr………..!!!!!!!!!

Dopo la gang, la voce fuori campo, formula gli auguri “laici” di natale a tutti i presenti; ormai,  era passata abbondantemente la mezzanotte.

Voce fuori campo: signore e signori, formulo a tutti voi, un augurio laico di buon natale, abbiamo superato la mezzanotte, spero, vi siate divertiti alla grande; e che, la nostra ospite: Valentine Demy, sia stata di vostro gradimento!  Vi do un arrivederci al 31 per passare una notte di san Silvestro, all’insegna di altrettanta trasgressione.

All’uscita dal locale, alberto, chiede a sua moglie Grazia, lumi su chi erano, in realtà, quelle ragazze e quei ragazzi.

Alberto: spero tu, ti sia divertita, amò!

Grazia: ho passato una nottata, davvero super! Quelle ragazze, mi hanno fatto “sburrare” pure l’anima, con il loro fisting!

Alberto: a proposito di ragazze! Ma, veramente, erano tue ex amiche di liceo!?

Grazia: beh, in realtà, ti ho mentito, mio caro! Esse, erano due detenute, uscite, temporaneamente di prigione per buona condotta; e, gl’uomini, erano loro compagni di sorte della sezione maschile, anche loro fuori per lo stesso motivo.

Alberto: che, gran figlia di buona donna che, sei!  Perché, hai mentito!?

Grazia: beh! Credevo che, qualora tu, sapessi che, erano galeotti, mi avresti rovinato la serata.

Alberto: ma no! Sciocchina! Mi sono divertito un sacco, con loro! Comunque, non ho mai creduto che, quelle giovincelle, erano tue ex amiche di liceo; perché, si notava, l’abnorme differenza d’età fra te e loro.

Fine

Nota dell’autore

Questo racconto, ivi compresi i personaggi , è frutto della pura fantasia del sottoscritto; che, ha voluto dedicare una storia a coloro i quali, sono ospiti dello stato, per vari motivi nei quali, non intende entrare nel merito.

Si ringrazia infine, la pornostar Valentine Demy, per aver dato il consenso ad essere menzionata e parte attiva di questa seconda parte della storia.

Ogni riferimento a fatti e personaggi reali, è puramente casuale.

 

La dominatrice dei potenti”

“mea culpa”

dedicato a mistress Lady Amanda”

By Mimmo Story

“piacere e dolore si mischiano per portarlo al massimo del suo piacere. “

Un facoltoso signorotto ed insospettabile amministratore pubblico di una città del meridione d’Italia: “don Egisto Oliveira”, omofobo e destroide per principio, ossessionato da uno strano incubo notturno, ovvero il suo sonno viene turbato da una trans che lo sottomette e, lo sodomizza; ed in virtù della famosa legge del contrappasso, improvvisamente, viene pervaso, dall’ardente desiderio e dalla disperata voglia, di divenire slave di una padrona molto particolare; una transgender, appunto.

E cosi, pensa bene di recarsi in una cittadina limitrofa dove vi è uno studio BDSM, gestito da Lady Amanda, una bellissima mistress- transex, bionda, molto autoritaria ed in mezzo alle cosce, un tronco carneo perfettamente funzionante.

Ella, è conosciuta con il sopranome di: “dominatrice dei potenti”; in quanto,  ha ridotto a suoi zerbini/e, molti uomini insospettabili ed anche qualche donna, dirigenti pubblici o, comunque appartenenti alla classe  medio –borghese del circondario.

La quale, lo sottopone  ai migliori trattamenti sado-maso ; ed alla fine, lo obbliga a farle un voluttuoso pompino per poi, incularlo forsennatamente, sia con lo strap on, sia col cazzo di carne, regalandogli una  celestiale e piacevole doppia penetrazione anal.

Don Egisto: ave, milady! Sono un insospettabile  uomo politico della città vicina,  destroide ed omofobo per principio, odio i gay, le lesbiche e voi transgender.  Ma, da qualche tempo, i miei sonni, sono disturbati  da uno strano incubo!

Lady Amanda: salute a voi! Quale sarebbe, quest’incubo, forse una transex con trenta centimetri di minchia, vi sfonda il culo!?

Don Egisto: avete indovinato, milady! Un trans, con una grossa verga, bionda e ricciolona come voi, mi penetra il deretano in maniera demoniaca; quest’incubo ridondante,  ha generato in me, la disperata voglia di essere dominato e sodomizzato da una “femmina”; per essere più preciso da una transessuale; travestendomi anche da checca- zoccola, se è necessario, penderò completamente dalle vostre labbra, oh mia divina!

Lady Amanda: bene! E cosi, vuoi provare le brezza di essere dominato e sodomizzato da una femmina col cazzo, eh! Hai trovato la persona giusta; benvenuto nel mondo lussurioso e peccaminoso di Lady Amanda, detta anche: “la dominatrice dei potenti”, vedrai, ti ridurrò a zerbino ed alla fine, ti farò un bel regalino!

Don Egisto: ai vostri ordini, milady! Da questo momento, sarete la mia padrona ed io, il vostro schiavo, ubbidiente, fedele, servile ed uggiolante; proprio come un cagnolino.

Lady Amanda: bene! Accomodati nella camera rossa; e, inizia a denudarti, come madre natura t’ha fatto! E, indossa questa maschera, lurido verme!

Don Egisto: come la signora, padrona comanda!

Una volta denudato e mascherato,  lady Amanda, gli fa indossare, l’anello di castità ed un camice merlettato bianco; e, lo fa prostrare ai suoi piedi per poi, fargli prestare giuramento di fedeltà e sudditanza, sia fisica che mentale; ed infine, adularla e “benedirla” con acqua ed incenso profumato.

Lady Amanda: ora, metterai quest’anello di castità! In modo tale, da farti avvertire dolore lancinante alla “capocchia”, dovrai soffrire come un “cristaccio”, lurido, verme, schifoso! Cosi, rimpiangerai di aver odiato gli LGBT; e, di essere un destroide di merda! Avanti, obbedisci, verme!

Don Egisto: oh! Madame, umiliatemi più che potete; per voi, son disposto a soffrire le pene dell’inferno!

Una volta indossato l’anello, don Egisto: “ahhhh!!! Uhhhhh!!! Sì, soffro come un anima, all’interno degl’inferi! Punitemi, madame, punitemi, per i peccati che, ho commesso, per essere stato un lurido verme! Sì, padrona, sì, desidero essere frustato, frustato a sangue”!

Per la famosa legge della compensazione, l’aspirante slave, provava un senso di godimento ed appagamento interiore, subito notato dalla mistress.

Lady Amanda: sì, soffri e godi, lurido verme! Cosi, ti voglio vedere, sofferente come un “cristaccio”! ora, dovrai vestire questo camice candido come la neve, dovrai prostrarti ai piedi della tua padrona, giurarle fedeltà e sudditanza, sia fisica che, mentale, adorarla e, venerarla, benedicendola con acqua ed incenso profumato; come una Dea, la Dea col viril’ fallo, proprio come il potente Kmul, comandò di fare alla sua sacerdotessa e concubina Greta! Io, ti abbasserò a mio concubino, schiavo e sguattero, tu, assurgerai me, a tua sacerdotessa, regina delle tue perversioni, purificatrice della tua anima! Avanti, indossa il camice e, ripeti questo giuramento.

“il giuramento

“io, aspirante schiavo, prometto e giuro a te, divina Amanda, signora e padrona del mio corpo e della mia mente; di esserti fedele e servile sempre, di adorarti e venerarti come una Dea, la mia Dea! Di eseguire ogni tuo ordine, ogni tuo comando, anche il più umiliante! E, soddisfare ogni tuo capriccio, anche il più perverso, di far godere ed orgasmare, con la bocca e, con il deretano, il tuo viril’ fallo, di essere tuo schiavo, servo e suddito, ora e per sempre

Amen”

 

Don Egisto, ripeté e, prestò giuramento.

Intanto, la dominatrice dei potenti, si era assisa su di un trono.

Lady Amanda: ora, alzati, prendi, prima il secchiello colmo d’acqua,  immergi l’aspersorio, dà la benedizione alla tua Dea! Poi, prendi l’incensiere, inebria la tua regina d’incenso profumato!

La mistress, alzatasi in piedi, estratta  una sciabola che passò sul capo di don Egisto (a mo di segno di croce) che, si era inginocchiato dinanzi al suo cospetto; nominandolo “di lei” slave.

Lady Amanda: “ora, io ti nomino mio devoto slave e servo, da questo momento in poi, ubbidirai a tutti i miei ordini e comandi soddisferai tutti i miei capricci, subirai ogni tipo di umiliazione e tortura, anche la più atroce!

Cosi sia”!

Don Egisto: “Sia fatta la vostra volontà, mia padrona”!

“uno schiavo non può aspettarsi nulla ma può sperare in tutto”.

Schiavo Daphne

Princess spider

“esperienze di una dominatrice”.

Dopo il cerimoniale d’iniziazione, adorazione e benedizione e, la conseguente nomina di don Egisto a slave ed eterno concubino, lady Amanda, ordina al neofita di levarsi il camice, inginocchiarsi ed adorare e leccare i piedi ricoperti da stivaloni neri “stile fascista”.

Lady Amanda: in questo momento, io ti ordino di levarti il camice, inginocchiarti ai miei piedi, inizia a leccarli e baciarli dal tacco degli stivali, obbedisci, lurido verme!

Don Egisto: ai vostri voleri, mia padrona! Ecco a voi servita, la mia umile lingua! Pronta ad adulare minuziosamente, qualsiasi parte del vostro divin’ corpo e del vostro divin’ vestiario!

Lady Amanda: bravo, bravo cagnolino! Lecca, lecca tutto!

Dopo la prima adorazione dei piedi, lady Amanda, toglie l’anello di castità allo slave; e, gli comanda di distendersi per terra in posizione supina, con le braccia e le mani, “tese” sul pavimento, iniziando il rito del calpestamento.

Lady Amanda: ora, io toglierò a te  l’anello di castità; e, ti comando di distenderti per terra, in posizione supina, con le braccia e le mani, in posizione retta sul pavimento, dovrai assumere le sembianze di una mummia egiziana!  La Dea, passerà sul tuo corpo, usandoti come zerbino; tu, sei lo zerbino della Dea Amanda, signora e padrona del tuo corpo e della tua mente! Zittisci e obbedisci, verme!

Don Egisto: sì, mia divin’ padrona, sarò la vostra mummia, il vostro zerbino; sul quale, far passare i vostri adorabili e divin’ piedi!

Lady Amanda: bravo! Vedo che, ti ho ipnotizzato, lurido porco, ti ho ridotto completamente succube dei miei voleri!

Don Egisto: ahhhh!!! Continuate, continuate pure, mia padrona! Sììì!!! Faccio mea culpa dei miei peccati e delle orribili corbellerie che questa mia bocca ha pronunciato a riguardo degli LGBT! 

la vita, l’universo e ogni cosa, ma per me tu sei la risposta”

Schiavo Mouse 

Lady Amanda: ora, rialzati, mio suddito, inginocchiati e, leva gli stivaloni alla tua imperatrice! Sì, cosi come un plebeo, messo in ridicolo dinanzi al resto della plebe! Da bravo, lecca e annusa le mie calze autoreggenti, godo nel vederti fare il lurido lecchino!

Don Egisto: umiliatemi pure, mia adorata! Inizio ad avvertire un senso di appagamento interiore.

Lady Amanda: ah, sìì!? E allora, sfilamele e annusale molto lentamente, porco verme!

Don Egisto: uhmmm!! Che gradevole profumo hanno le vostre autoreggenti, mia divin’ padrona!

Lady  Amanda: abile!   Adesso, inizia a leccarmi i piedi, sì così! Pure in mezzo alle dita! Fa roteare bene quella lingua! Ummm!! Che goduria celestiale!

Don Egisto: ecco la mia lingua a disposizione dei suoi adorabili piedi, mia padrona!

Dopo essersi fatta leccare ed adorare i piedi per la seconda volta, lady Amanda: “ora, distenditi nuovamente sul pavimento, a pancia in giù! Voglio avere il piacere di calpestare il tuo deretano e la tua schiena, esegui, verme strisciante!

Don Egisto: eseguo, padrona!

Dopo averlo perbene calpestato, mistress lady Amanda, passa alle maniere forti, comandando lo slave di mettersi faccia al muro, con le braccia disposte ad x; e, legandolo ad una croce di sant’Andrea, inizia dapprima a sculacciarlo con le sue possenti mani, per poi, fustigarlo a dovere, sia sul deretano che, sulla schiena.

Lady Amanda: ora, passerò all’uso della frusta, verme! Mettiti faccia al muro, con le braccia disposte ad x; io, ti legherò a questa croce di sant’Andrea, crocifiggendoti come un “cristaccio”, prima ti sculaccerò con queste possenti mani; e come da tua richiesta, ti fustigherò a sangue!

Don Egisto: ai vostri voleri, mia padrona! Crocifiggetemi, soffrirò come un “cristaccio”, sotto i colpi della vostra frusta!

ancor prima dello spanking, la mistress fa mettere lo slave a quattro zampe per terra, lo guinzaglia, facendolo girare intorno alla stanza, dandogli qualche colpetto di frusta, obbligandolo ad uggiolare come un cagnolino”.

Dopo la fustigazione, la mistress ammanetta lo schiavo Egisto, facendolo salire su di un lettone, apparecchiato con lenzuola e guanciali neri, contornato da quattro candelieri con candele, accese, in cera rossa, “simboleggianti, la potenza sessuale e la passione, nei rituali magici, è simbolo della divinità maschile ”; e, lo purifica praticandogli un clistere.

Lady Amanda: adesso, ti metterò queste manette, salirai sul letto, addobbato in stile funebre, ti metterai a pecora; ed io, divina Amanda, purificherò il tuo corpo e la tua anima, attraverso la pratica del clistere!

Don  Egisto: avrei un po’ di difficoltà a farmi lavare le viscere; ma, se voi provate piacere,nel vedermi soffrire ed evacuare, sia fatta la vostra volontà, mia divina maestà!

Dopo  il clistere, che gli fa evacuare pure l’anima, la mistress infligge il colpo di grazia, procurando a don Egisto, dolore e piacere, attraverso la pratica dello scioglimento della cera incandescente delle candele sulle chiappe e sulle spalle.

Don Egisto:  ho sofferto un po’ ma, mi sento libero e purificato!

Lady Amanda: hai sofferto ed anche goduto; avanti, confessa, porco!

Don Egisto: sì, sì, milady, confesso che, ho goduto!

Lady Amanda: prima che tu, me lo succhi e io, ti sodomizzi, dovrai ricevere  dalla tua divina il colpo di grazia!

Don Egisto: quale sarebbe il colpo di grazia, madame?

Lady Amanda: osserva bene questa candela nera, candela che nell’esoterismo ha un azione purificante da qualsiasi maleficio e fattura. Io, farò colare la sua cera incandescente, sulle tue chiappe e, sulle tue spalle,  facendoti provare dolore lancinante; ma, avvertirai anche piacere interiore, lasciando sul tuo corpo i segni  della mia potenza dominatrice!

Don Egisto: convengo, madame! Accetterò, quest’ultimo supplizio; prima che il vostro viril’ tronco carneo, entri nella mia bocca e nelle mie viscere!

e, lady Amanda, inflisse il colpo di grazia allo schiavo Egisto, facendolo urlare per l’atroce dolore e godere per il piacere intrinseco, lasciando sul suo corpo, le piaghe della sofferenza, del supplizio subìto, segno   della: “di lei” potenza dominatrice, addolcite dal cospargere di un po’ d’olio profumato”.

 Prima del pompino e della sodomizzazione, mistress Amanda, invita lo schiavo Egisto a fumarsi un sigaro con lei e, bere un bicchierino di buon amaro pugliese.

Lady Amanda: prima ch’io ti faccia il regalino finale, concederò a te, schiavo Egisto una piccola grazia!

Don Egisto: che grazia, mi vorrete concedere, oh mia divina padrona!?

Lady Amanda: poiché, tu sei stato uno schiavo, ubbidiente e servile, in tutto e per tutto, non hai battuto ciglio, eseguendo alla lettera, ogni mio ordine e comando, subendo ogni mia umiliazione e tortura; io, divina Amanda, dominatrice dei potenti, castigatrice degli omofobi e dei cattivi destroidi, t’invito a sedere al mio fianco, fumare un sigaro e, gustare in mia compagnia un bicchierino di quest’ottimo amaro pugliese, vedrai, riprenderai, forza e vigore!

Don  Egisto: vi ringrazio, divina padrona e maestà, troppo rispetto, nei miei confronti!

Lady Amanda: ti confesso che, mi sei molto simpatico! Credo che un giorno, avrò bisogno di te, nel tuo ruolo di politico.

Don  Egisto: sarà un onore per me, servirvi e riverirvi!

Dopo la pausa, la sessione riprende nella sua parte più intrigante e, se vogliamo anche più depravata, ovvero il pompino e l’inculata finale.

“lady Amanda, rioccupa il suo ruolo di mistress,indossando uno strap on e mostrando allo schiavo, il suo arnese vero che, si era indurito come una mazza di ferro”.

Lady Amanda, prima d’indossare lo strap on: “prima ch’io indossi lo strap on, ecco a te, il mio fallo di carne! Guardalo, guardalo bene! Io, ora indosserò lo strap on; e, succhierai l’uno e l’altro e poi, li assaggerai entrambi nel culo! Intanto, indossa quest’intimo femminile e questa parrucca, voglio vederti fare il femminiello, sculettare come una zoccola in calore!

Don Egisto: certo, madame, con molto piacere! Anzi, per l’occasione, vorrei assumere un nome di donna! Che dite, padrona?

Lady Amanda: ottima idea!

Don  Egisto: quale nome, vi eccita di più, milady?

Lady Amanda: beh! Vorrei che, assumessi il nome di Laura,  mi eccita molto!

Don Egisto: come desiderate, mia divina! Da ora, io sono Laura, Laurona la puttanona!

Lady Amanda: brava!  Tu, sei Laurona la puttanona, femminazza, desiderosa di essere sfondata il culo! Ora, fammi vedere come sculetti, Laura!

Don Egisto: vi piace cosi, madame!?

 

Lady Amanda: perfetto, proprio come una zoccola! Ora, inginocchiati, inizia a baciare e leccare, sia lo strap on che, il mio cazzo di carne, sì, leccami anche i coglioni, porco lecchino! Mmm!! Sììì!! Ohhh!!

Don Egisto: vi prego, padrona,inizio ad avvertir’ prurito al deretano! Inculatemi, inculatemi, per favore, vi supplico!

Lady Amanda: mmm!! Ti prode il culo, non vedi l’ora che, i miei due arnesi vi facciano il loro trionfale ingresso!? Ma, prima dovrai farmi vedere come ti masturbi!  Masturbati, porco, pervertito, fammi vedere come ti fai il “trimone”! (ti seghi)

Don Egisto: ahhh!!! Madame! Sì, mi sto segando come un porco! Sììì!!! Vi supplico, inculatemi, sfondatemi il culooo!!! Altrimenti, non “sburro”!

Lady Amanda: Sali sul lettone e mettiti alla pecorina; cosi, ti faccio godere dal profondo delle tue viscere!

Don Egisto: ahhh!! Continuate, continuate, padrona, continuate! Mentre io, con la mano, mi  tocco l’uccello!  Ahhh!! Sburro, sburro!

Lady Amanda: anch’io, sto sborrando, Lauraaaaaa!!!!!!!

Don Egisto: sburratemi sulla schiena!

Lady Amanda: ahhhh!!!! Sìììì!!!!eccola, tutta sulla schiena, grande  puttanona di una Laurona!

Spero, siate stato soddisfatto ed appagato, don Egisto!

 

  Don Egisto: molto, soddisfatto ed appagato; mi avete purificato: “corpo, anima e mente, milady”!

Lady Amanda: si ricordi della promessa!

Don Egisto: certo! Può venirmi a trovare nel mio ufficio quando vuole, sarò a sua completa disposizione!

E, don Egisto, ritornò alla vita normale; ma, liberato dalll’ incubo della

trans.

Fine.

 Lady Amanda: “avanti un altro verme”!  e, chiuse la porta del suo studio

Nota dell’autore

 

Cari lettori, carissime lettrici

Come avete potuto notare, in questo racconto, si mettono in evidenza le contraddizioni di un soggetto(in questo caso inventato), don Egisto Oliveira che, nella vita normale è un soggetto con un carattere ed un ideologia politica forte ed autoritaria, ovvero ideologicamente e caratterialmente uomo di “destra –fascista”, con sfumature razziste e discriminatorie nei confronti  di soggetti sessualmente differenti dal proprio essere etero e maschio, fecondador virile e latino.

Questo suo essere razzista, gli si ritorce contro, talmente contro che, viene dapprima turbato da un sogno ridondante e poi, assalito dalla spasmodica voglia di farsi sottomettere e sodomizzare da una transessuale (legge del contrappasso).

Questi, sono soggetti che, nella vita reale, esistono veramente, nascosti ma, esistono, sia uomini che, donne, quasi tutti appartenenti alle classi altolocate e medio-borghesi della società.

L’omofobia, è una piaga, un virus che va combattuto e debellato; i soggetti  sessualmente differenti, vanno a mio avviso, riconosciuti come tali e, tutelati dalla legge, essere scevri da qualsiasi forma discriminatoria.

Voglio chiudere questa mia breve nota a pie pagina in modo alquanto strano ed anomalo per me che, sono un laico, ovvero con le parole  di papa Francesco: “chi sono io per giudicare un gay”?

NO ALL’ OMOFOBIA, Sì AD UNA CONVIVENZA CIVILE E DEMOCRATICA FRA SOGGETTI DI ORIENTAMENTO SESSUALE DIVERSO CONSENTENDO, EGUAL DIRITTI.

L’autore.

 

In questo racconto, sono narrate tecniche erotiche estreme, eventualmente poste in essere da persone: “esperte,maggiorenni, consenzienti, consapevoli del ruolo che andranno a svolgere.

Il racconto, è frutto della fantasia del sottoscritto; e, pertanto, ogni riferimento a fatti e circostanze reali, è puramente casuale.

Si ringrazia la mistress pugliese lady Amanda, per aver accettato di essere la protagonista e musa ispiratrice di questo racconto.

Mimmo L scrittore hard production

 

 

 

“Umiliato e sottomesso da sua madre”

Mimmo L scrittore hard production

“Era un ermafrodita, Il suo clito, sembrava un mini cazzo”.

Federico, ragazzo ventenne, passava interi pomeriggi a spiare sua madre, mentre faceva la consueta pennichella, contemplandone il corpo seminudo, ricoperto solo da mutandine e reggiseno nero; finché un giorno, mamma Giulia, s’accorse di lui, sentendolo gemere ed ansimare  mentre si masturbava  e sborrava da matti.

E cosi, dopo una forte sgridata, decise di punirlo e umiliarlo severamente, esercitando su di lui una sorta di pressione psicologica, talmente forte, fino a ridurlo suo slave; e fargli giurare  fedeltà eterna.

Giulia: lurido, porco, svergognato!  Ti fai le pippe su tua madre, eh! Vergognati, deficiente! Se ci fosse stato tuo padre, t’avrebbe preso a cintate e sbattuto a calci nel sedere in un collegio; oh, addirittura in un riformatorio, porco maniaco!

Federico: perdonami, mamma! Ma il tuo splendido corpo, mi fa impazzire; e, le tue mutandine mi fanno arrapare come un matto; passo  interi pomeriggi a segarmi come uno spiritato, guardandoti mentre dormi, contemplando le tue meravigliose forme, le  cosce, il tuo culone e le mutandine “slip nero” sì, le mutandine, mi fanno eccitare! Ohhh!!! Sto sborrando da soloooo!!!!!

Giulia, levandosi le mutandine e gettandole per terra: “ah! Ti piacciono le mutandine di tua madre, eh! T’arrapano, depravato, pervertito! Ora, raccoglile da terra; e, annusale, annusale come un cane, senti la puzza dell’urina e della sbroda di mamma tua; avanti, obbedisci, verme!

Federico: obbedisco, mamma!

Giulia: bravo, cosi, mi piaci!

Dopo aver fatto raccogliere e annusare i suoi slip, mamma Giulia, bendò suo figlio, ordinandogli di distendersi a pancia in giù sul pavimento, di  tirar fuori la lingua e di leccare la sua stessa sborra che, aveva in precedenza eiaculato e fatto gocciolare per terra; ed alla fine, gli comandò, dapprima  di leccarle e baciarle i piedi; e poi, di adularle la figa, lusingarle e succhiarle il clitoride, che ella, aveva abbastanza sviluppato. Era un ermafrodita, Il suo clito, sembrava un mini cazzo.

Giulia: ora, ti benderò con questa benda nera, distenditi per terra a pancia in giù! Tira fuori la lingua, lecca e ingoia la tua stessa sborra! Sì, cosi, da bravo cagnolino, schiavetto! Da ora in avanti, visto che tuo padre e lì, a marcire in galera; magari a quest’ora, si starà facendo inculare da qualche ergastolano, arrapato e represso; tu, sarai il mio schiavetto, il mio giocattolino con il quale, potrò giocarci quando e come, lo desidero; a qualsiasi ora del giorno e della notte. Rispondi: “prometto e giuro che sarò il tuo  servo e schiavo ora e per sempre cosi sia, madre padrona”!

E, Federico, ripeté la promessa -giuramento.

Giulia: avanti, lecca per bene quella sborra; e, ingoia, ingoia tutto, lurido, sguattero e lecchino! Ora, avvicinati, strisciando come un serpente a me; dimostrami la tua sudditanza e fedeltà, adorami, adulando e baciando i miei piedi; sì, cosi! Voglio vederti, servile ed ubbidiente.

Ora, alzati da terra e mettiti in ginocchio, avvicina la bocca alla figa, dalla quale, un dì di novembre, sei uscito; causa, inseminazione operata da tuo padre; il quale una notte, rincasando ubriaco fradicio, m’afferrò con violenza, scaraventandomi sul lettone, trattandomi peggio di una puttana da marciapiede, sgualdrina delle sgualdrine, trombandomi come una baldracca, ingravidandomi come una vacca!

Federico: ai suoi ordini, madre padrona!

Giulia: sìì!! Più veloce con quella lingua! Afferra il grillettone in bocca; e, succhialo, succhialo come se fosse un cazzo di un vero maschio! Sì, voglio vederti fare la femmina succhia cazzi!

Dopo essersi fatta leccare la figa e succhiare l’enorme grilletto, Giulia, ordina al figlio che, nel frattempo si era tolto la benda e indossato una mascherina, di mettersi a quattro zampe,  dirigersi verso il lettone; e, posizionarsi vicino alla spalliera in ferro battuto. Quando s’ebbe avvicinato, la madre padrona, tira fuori una lunga catena con un braccialetto all’estremità, afferra li braccio del figlio, infilandolo dentro e lega la catena alla spalliera del letto,  mentre lo faceva, lo insultava, sputandogli addosso.

Giulia: ora, inginocchiati a quattro zambe, schiavo! Sì, cosi, come un cagnolino! Bravo! Ora, avvicinati al lettone a direzione della spalliera; sì, fermo cosi! Ora io, afferro il tuo braccio destro, t’infilo questo bracciale e t’incateno al lettone.

Poi, tirato fuori dall’armadio un battipanni, iniziò ad assestargli dei colpi sul deretano e sulla schiena, facendolo soffrire e urlare  per il dolore lancinante.

Giulia: ora, ti sculaccio con questo battipanni, porco, lurido, maniaco! E, invocami il perdono.

Federico: ahhhh!!! Uhhhhh!!! Sìì!! Ti chiedo  Perdono, mamma, perdono!

Giulia: no, devi imprecarmi: “perdono, madre padrona”!

Federico: sì, sì, perdono, madre padrona!  Ora, non mi picchiare più col battipanni!

Giulia: ora, ti slego e ti metto queste manette; tu, salirai sul lettone, voglio farti un bel clistere!

Federico: noooo!!! Mamma, il clistere noooo!!

Giulia: il clistere sì, invece; ti farò soffrire le pene dell’inferno, ti farò cagare pure l’anima!

Federico: ahhhh!!!

Ed evacuò fino all’ultima goccia d’acqua mista a merda; ed alla fine emise una rumorosa e lunga scorreggia: “ hahhh! Sospirò”.

Il mattino seguente, mamma  Giulia, pretese dal figlio che gli venisse servita la colazione, obbligandolo a masturbarsi  forzatamente per poi alla fine, eiaculare nel latte che egli, fu costretto a bere.

Giulia: buongiorno, schiavo!

Federico: buongiorno, madre padrona, ai vostri ordini!

Giulia: ora, io ti ordino di servirmi la colazione, facendomi la riverenza, obbedisci, sguattero!

Federico: obbedisco, madre padrona!

Giulia: bene! Ora, prima di sederti a tavola per fare colazione con me, io ti ordino, anzi, ti obbligo a masturbarti come un porco maniaco dinanzi a me!  E, quando stai per venire, prendi il “tazzone” del caffè e latte e, sborraci dentro; poi, lo berrai!

Federico: no, mamma; stanotte, mi sono masturbato tre volte, pensando a te, non ce la faccio; e poi, sono a corto d’ispirazione!

Giulia: come osi, disubbidire ad un ordine della tua madre padrona, come osi!?  Ah! Ti manca l’ispirazione, eh! Adesso, ti faccio vedere il mio enorme deretano, ricoperto dalle mutandine nere che, a te tanto, attizzano;  cosi, ti vien duro il cazzo, porco! Ma prima, ti dovrò infliggere una punizione per aver osato disubbidire ad un mio ordine!

Federico: oh! Sì, madre padrona; le vostre mutandine, mi fanno eccitare molto! Mi fanno sborrare come un  maiale, sììì!!! Posso farvi una domanda?

Giulia: sì, chiedi pure, mio adorato giocattolino!

Federico: che tipo di punizione, m’infliggerete?

Giulia: dovrò torturarti i genitali; cosi, soffrirai dolori atroci; tali da farti rimpiangere di aver tentato di disubbidirmi, tali da farti imprecare la mia indulgenza. Avanti, denudati, togliti quel dannato pigiama e quelle mutande, sporche di sperma e di merda!

Federico: come desiderate, madre padrona!

Dopo aver torturato con le mani e con i denti i genitali di suo figlio, riducendolo come un “cristaccio”, dolorante e sofferente, madre padrona Giulia, si tolse lentamente, ancheggiando, il suo kimono rosso porpora, mostrando  il suo mitico slip nero;  “ordinando a Federico di masturbarsi forzatamente ed alla fine eiaculare nel tazzone del caffè e latte; per poi, obbligarlo a bere con gusto”.

Giulia: ora, guarda il mio corpo da gran troia, concentrati sulle mie mutandine nere! Che, ti sto mostrando, sculettando, solo come la gran zoccola di tua madre, parsimoniosamente, sa fare! E, segati, segati come un dannato; fammi vedere come ti masturbi, porco, depravato! Obbedisci senza battere ciglio, lurido!

Federico: eseguo,  con la lingua di fuori,madre padrona!

Giulia: sì, bravo, fatti la sega, fatti la sega, lurido, bastardo, maniaco!

Federico: sì, madre padrona, sto per venire, sto per veniree!!

Giulia: sborra nel tazzone del caffè e  latte! E, bevilo, maiale! Sì, con gusto mmm!! Ti piace, eh!?

Federico: debbo asserire che, è molto saporito, più buono del normale caffè e latte, direi!

Giulia: io, invece, devo certificare che, oltre ad essere un bravo figliolo, sei anche un ottimo slave! E, se supererai quest’ultima prova, ti prometto che, ti farò assaggiare il mio bel culone che, ha tanto ispirato le tue fantasie erotiche e perverse; ed anche la mia bella caverna; che, ha bisogno di un bel cazzo!

Federico: ehm, quale sarebbe, quest’ultima prova!?

Giulia: dovrai travestirti da donna; i vestiti, il trucco ed il parrucco, sono nell’armadio, in camera da letto, ivi compreso: “autoreggenti. Guepiere e scarpe con tacchi a spillo”. Dovrai trasformarti in una vera puttana da marciapiede; mentre io, indosserò uno strap on e, t’inculerò come un vero maschio, incula una vera femmina!

Federico: obbedisco, mamma! Ma poi, mi prometti, veramente  che, mi fai fare un’insigne scopata con te!?

Giulia: sì, sì, io le promesse le mantengo; anzi, sai che facciamo?

Federico: che facciamo, mamma?

Giulia: la dedichiamo a quel cornutone di tuo padre; che, è lì ad imputridire in prigione!

Federico: d’accordo, mamma! Allora, a quel cornutone di tuo marito!

Giulia: a, quel gran cornuto! Che, qualche grosso cazzo, gli possa procurare una ferita lacero –contusa all’ano.

 

“Il travestimento”

Quando Federico, s’ebbe travestito da donna, la mamma, gli ordinò di eseguire un balletto –strip, mettendo  un disco di balli latino americani.

Federico: eccomi, madre padrona! Il tuo figliolo slave, si è trasformato in una femmina –checca come desideravi! Ora, sono pronto a soddisfare tutte le tue voglie, ad esaudire  ogni tuo desiderio, anche il più indicibile ed estremo!

Giulia: ora, eseguirai un bel balletto; e, mentre lo farai, ti denuderai dei vestiti, rimanendo, solo  in autoreggenti e guepiere!

Federico, si era travestito, indossando: “una camicia nera, una minigonna molto corta in pelle, guepiere, autoreggenti e scarpe rosse, ed in testa, aveva una parrucca bionda, capelli lunghi e ricci e con rimmel e fondotinta abbastanza marcati,  sembrava veramente un puttanone da marciapiede”!

Federico: eseguo, madre padrona!

Dopo il balletto con annesso strip, eseguito magistralmente dal figlio, madre padrona Giulia, si lega al girovita, uno strap on e gli  ordina d’inginocchiarsi dinanzi a lei, succhiare e baciare l’attrezzo artificiale, dando anche qualche leccatina al suo vero clitoride che, come detto in precedenza, era abbastanza sviluppato.

Giulia: ora, ti voglio vedere qui, inginocchio, davanti a me! Si, cosi, da “brava schiava”, ti ordino di succhiarmi e baciarmi il cazzo, non tralasciando, il mio vero clito; proprio come farebbe una vera donna, troia di strada, sì! Tu, sei una puttana, una zoccola, sgualdrina!

Federico: sì, lo sono, madre padrona! Vi succhierò l’arnese, come farebbe una puttana di strada, con il suo cliente!

Giulia: mmm!!! Succhia, succhia, troia, ahhh!!! Che goduria, sì, la lingua sul piripicchio, sul piripicchio! (clitoride)

Successivamente, Giulia, comanda al figlio di salire sul lettone, facendolo posizionare alla pecorina; lei, gli monta dietro, penetrando il suo sfintere come uno stallone, farebbe con la sua giumenta! La penetrazione, era cosi profonda che, anche il clitoride vi finì dentro; cosi, Federico subì una doppia penetrazione da parte di sua madre, ansimando, gemendo e godendo come un indemoniato!

Federico: ahhhhh!!!! Sìììììì!!! Tutto dentro, mamma, tutto dentro! Sìì!! Ahhh!!! Che bella sensazione!

Giulia: ti piace, porcone! Sì, dai, continua a godere, fammi sentire un vero maschiaccio!

Federico: sì, mamma, son la tua femminuccia accaldata!  Continua a spingere, continua a spingere, mi stai facendo sborrare il buco del culo; e, contemporaneamente, mi sta venendo duro il cazzo!

Giulia: ahh! Sììì!! Adesso, la tua mammina, penserà a soddisfare il tuo uccello!

E, s’invertirono i ruoli. Giulia, si distende sul letto dapprima in posizione detta: “del missionario”, ovvero Lei è sdraiata sulla schiena, a gambe aperte, lui,  sdraiato sopra di lei, afferra il suo duro tronco carneo con le mani, inarcando leggermente la schiena e, glie lo infila nella sua  fregna, sospingendolo fino in fondo al cono uterino, facendola urlare di piacere e, sbrodare come un anima dannata.

Giulia: sì, ti prego, figliolo, ti prego! “Spimgimelo” fino in fondo!  Mmmm!!!  Ahhh!!! Sìììì!!! Continua, sto squirtando come una lurida! Sììì!! Mi sento la regina delle puttane, la duchessa delle troie!  Mmm!!! Sììì!!! Ahhhh!!!  Sìì!! Adesso, lo voglio in culo, sì, lo voglio tutto nel culone!

Federico: prego, mamma, ai tuoi ordini! Mettiti a pecora; che, te lo faccio assaggiare nel culo!

Giulia: ascolta, fa una cosa; prima che, me lo sbatti nel culo.

Federico: dimmi tutto, mamma!

Giulia: va di la, in cucina, nel frigo, c’è un barattolino di “nutella”, portalo qui, cospargimi le chiappe e leccale! Avanti, fa quell’ che, t’ho detto, voglio prima sentirti leccare, voglio sentire la tua lingua, pervadere il mio deretano!

Federico: agli ordini, “madre padrona”!

Federico, si recò in cucina, prese dal frigo il barattolo della “nutella”e, vi fece ritorno in camera da letto, lo aprì e iniziò a spalmarla sulle grosse chiappe della madre, come se fosse una crema cosmetica; e, chinatosi, tirata fuori la lingua, inizia a leccare ed ingoiare, come un castigato, “golosone di cioccolato”!

Giulia: mm!! Ohhh!! Sì, bravo! Lecca, lecca, porco, come un cagnolino fedele!   Sì, ohhh!!!

Adesso, mettimelo in culo! Avanti, incula tua madre, porco, pervertito!

Federico: sì, adesso, ti sfondo tutta, mamma! Mmm!! Che buco di culo profondo che, hai! Mmm!!

Giulia: dai, spingilo fino in fondo, ahhh!! Sì! Lo voglio sentire fin dentro le viscere! Ancora, ancora, ancora, ancoraaaaaa!!! Ahhhh!!!!

Federico: sì, mamma, godi come una vacca! Ancora un po’ e, sto per venire! Sììì!!!

Giulia: aspetta, voglio che me la schizzi in faccia!

Federico: sì, mammina, come vuoi!

E, le riempì tutto il viso di calda sborra figliale, facendola arrivare, finanche in mezzo ai capelli.

Giulia: sai che, sei stato meglio di tuo padre!?

Federico: grazie, mamma!  Devo confessarti che tu, sei sempre stata il mio sogno erotico, sogno erotico che, finalmente si è avverato.

E, da quel momento, Federico, assunse il doppio ruolo di figlio ed amante segreto di Giulia; insomma divenne a tutti gli effetti: “cocco e zoccolo di mamma”.

Fine

Nota dell’autore

In questo racconto sono presenti scene aventi per oggetto: “giochi erotici estremi”, eventualmente posti in essere da persone intelligenti, esperte e consapevoli del ruolo che andranno a svolgere.

Pertanto, ogni riferimento alla realtà, essendo la storia, frutto della fantasia dell’autore è puramente casuale.

Mimmo L scrittore hard production

 

 

 

 

L'avvenire ci tormenta il passato ci trattiene...il presente ci sfugge.

(Gustave Flaubert)

 

1

 

- Dai, Tesò! E vieni... - Gigio insisteva, sapendo che l'avrebbe convinta - non c'è nessuno, stanno tutti a dormire! –

Tirava Rosa per la mano ma senza strattonarla, solo con decisione. La ragazza, timidamente, guardò fuori dalla porta-finestra che dava sul giardino.

- Però fa presto: mi vergogno! –

Gigio la condusse verso il centro del giardino; una grossa palma troneggiava e donava la sua ombra al bungalow. Passare una parte della luna di miele in Villaggio non era stata una cattiva idea.

Rosa era troppo piccola, solo diciotto anni: già il matrimonio era stato un trauma, allontanarsi dalla mamma, un viaggio all'estero sarebbe stato eccessivo. Meglio un bel giro per la meravigliosa Italia e, per finire in bellezza, al Club... spensierati, felici, a godersi l’animazione, il sole e un po’ di relax.

-Tesò,dai: alla fine mica sei nuda? –

- Si, si - rispose Rosa - ma tanto lo so che poi, mi chiedi le solite cose. – arrossì - Sposta il reggipetto; abbassa i tanga; mostra il culetto: sei un porcello, ecco! –

- Ma no, che dici, – rise il maritino -  è che tu sei troppo bella, sarebbe un peccato. Un corpo come il tuo merita le foto come se le fanno le attrici, le cantanti... – Adesso era raggiante, incantato veramente dalle forme proporzionate della ragazza. Fotografarla lo eccitava; gli sembrava un modo di possederla, di marchiarla, come volesse dire: “è mia, è la mia preda, ecco, ve la mostro e ne vado fiero!”

- Però poi le tengo io! - disse Rosa, mentre si metteva in posa, seguendo le indicazioni di Gigio.

- Ma certo, Tesò, sono solo nostre: intime e perverse, come il nostro amore. - prese la mano della moglie e le fece sentire il membro già teso sotto i pantaloncini.

- Lo senti? - poi a voce bassa - Sono due settimane che mi fai impazzire, amore. –

- Ancora? Ma lo abbiamo fatto l'altro ieri... - disse Rosa, fingendosi impressionata dal "fungo" che prorompeva dall’inguine di Gigio.

Lui iniziò a scattare, in fretta. Adesso aveva voglia di correre subito in camera da letto.

 

2

Un anno dopo.

 

Luigi è un uomo arrivato.

A trent’anni ha tutto: un buon lavoro di rappresentante di merendine; un piccolo SUV; la moglie, una delle ragazze più carine del paese.

Fino a pochi anni prima, Gigio, si sentiva un po' sfigato, nonostante vestisse sempre alla moda e portasse i capelli proprio come sulle foto, dal barbiere. Chi lo aveva saputo consigliare, come al solito, era stata sua mamma. Lei si era infilata tra le amicizie della madre di Rosa; sempre lei, lo aveva guidato negli approcci con la giovane fiamma.

Rosa, per due anni, era stata molto fredda. Usciva con lui di tanto in tanto, in comitiva, accettò persino l'anello, ma era sempre assai abbottonata. La sera si faceva accompagnare prestissimo a casa.

La domenica, quando pranzava a casa del fidanzato, andava via presto, perché “si sentiva stanca”.

 

Quando Gigio iniziò a lavorare, sua mamma, che vedeva lontano, gli diede uno "scossone":

- Insomma, questa ragazzina la vedo sempre fredda... non è che ha la testa da un'altra parte? - e poi - Cerca di prenderla, prima che diventa una zoccola, come le altre... e non dormire, figli mio! –

Gigio sorrideva come un ebete, per glissare sullo spinoso argomento: lui, con Rosa, ancora non ci aveva fatto all'amore. Un giorno, all'improvviso, tutto cambiò: Rosa divenne disponibile; in macchina voleva fare tardi e gli apriva le cosce davanti al naso. Un sabato Gigio si fece coraggio, impacciato e tutto storto, riuscì alla meglio, a infilarle il coso nel buchetto. Erano scomodi, la vecchia auto scricchiolava, ma Rosa riuscì comunque a "farsi fare", e quando Gigio, con i sensi sconvolti, si senti venire, Rosa si guardò bene dal farlo uscire. Lo strinse forte, circondandolo con le gambe, fino a quando il poveretto, allarmato, riuscì a venirne fuori. Il suo pisello era già moscio... sapeva che venire dentro a una ragazza era un problema serio: ma ormai, la “minestra” era fatta!

  

3

Un anno dopo.

 

- Allora mi avvio da mamma? - avevano lasciato la piccola a casa dei suoi e Rosa non voleva che stesse troppo da sola, senza la sua mamma.

- Sì, sì, avviati; faccio la barba, poi passo a prendere i dolci e sono da voi. –

E Rosa, dalla porta:

- Se arrivi dopo mezzogiorno, vieni direttamente alla chiesa: almeno, la domenica! –

Gigio sorrise tra sé, afferrando il tono di rimprovero nelle parole della giovane moglie. Appena solo, scappò a rovistare tra i cassetti, come un ladro e, finalmente, trovò quel che cercava: una chiavetta USB. Rosa la teneva gelosamente nascosta, era un segreto troppo scomodo per una mentalità all’antica come la sua; dentro c’erano conservate circa trecento foto, tutte di lei, in tutte le pose più sexy, abbigliata con infiniti tipi di calze e di lingerie. C'erano persino foto osé della giovane, quand’era in stato interessante. Rosa era bella, era esibizionista; e poi, il marito, che godeva a vederla nuda o abbigliata come una pin-up, invece di giocare alle lotterie, aveva il vizio di investire il piccolo capitale, che poteva dedicare allo svago, in abbigliamento erotico e oggetti da porno shop.

 

Con molta cautela, Gigio, riversò tutti i “segreti” di famiglia, sul suo PC. Sistemò tutto accuratamente e, dopo un'ora, uscì di casa tranquillo.

Mentre guidava piano per i vialetti deserti, gongolava pensando alla sua impresa. Il corpo di Rosa lo faceva impazzire e lui amava sua moglie ma, col matrimonio, era diventato sempre più disinibito, mentre Rosa, era una... "troppo" tranquilla a letto; la gravidanza, poi, aveva prodotto un lungo periodo di astinenza... e così, non che lui la tradisse, però era diventato un habitué dei siti di incontri; di scambio foto e chat erotiche.

Insomma, nonostante scopasse pochino, l'uomo si masturbava almeno due volte al giorno. Si sa, l'autoerotismo attinge alla fantasia e cerca sempre il nuovo: ora l'ultima trovata era di farsi le seghe sulle foto di Rosa, ma di nascosto. Durante la settimana successiva, solo in ufficio, volle provare qualcosa di più. Usò un account ambiguo su di un sito porno, Carmel_89, e iniziò a postare le foto di Rosa, dopo averle accuratamente tagliate all'altezza della testa.

Così, tanto per giocare...

 4

Dopo una settimana intensa, passata in giro per l'Italia, Gigio non se la sentiva di dormire a casa dei suoceri. La piccola aveva la febbre, meglio non farla uscire: così, dopo cena, Gigio baciò tutti e, un po' assonnato, tornò a casa solo. Alle sei, libero e solo, tirò il portatile sul letto e cercò il suo spazio porno sul sito eros. Aveva pernottato con i colleghi, lavorato e vissuto al loro fianco: solo adesso, finalmente, poteva godersi un po’ di privacy in santa pace.

Il membro gli si gonfiò nel pigiama, non tanto per le foto di Rosa (che ormai conosceva a memoria) quanto per la scoperta del gran numero di visualizzazioni e di commenti che facevano da corollario al nuovo account: Carmel_89. Ormai subiva quella nuova, strana, componente della sua sessualità ma la teneva accuratamente segreta. Non la voleva accettare razionalmente, né desiderava analizzare lo strano piacere che provava, nel sapere che altri godevano della florida bellezza della giovane Rosa. C'era un numero notevole di “visite” per ogni foto, la somma superava diecimila; se poi doveva credere ai commenti, poteva star certo che, oltre 300 persone, si erano fatte le seghe, sbirciando le foto della mogliettina.

Qualcuno di questi, proponeva un link per visitare il proprio spazio, per vedere il suo coso, fotografato in erezione; altri, fatta una stampa della foto che più li arrapava, ci erano venuti sopra, con il pene in primo piano e lo sperma sull'immagine.

Una ridda di emozioni, imprevedibile: a Luigi girava la testa. Mentre si perdeva tra quelle pagine piene di sconcezze e desideri, quasi per automatismo, iniziò a carezzarsi il cazzo.

Un "bip" improvviso lo fece sussultare, poi capì: qualcuno, nonostante l'ora, chiedeva di chattare. Certamente doveva essere un uomo...

***

"Ciao, complimenti per le foto." digitò lo sconosciuto.

"Grazie!" rispose Gigio, tra il divertito e l’eccitato...

"Sono veramente belle ma..."

Gigio, impreparato a sopportare troppe confidenze, stava per scrivere:

"Ehi, amico, aspetta: guarda che sono un Lui!", a scanso di equivoci imbarazzanti, ma poi si fermò.

"Adesso ti chiami Carmel??? Eppure io sono certo che ci conosciamo..."

Gigio si fece più cauto e curioso:

"Tu dici?" rispose.

"Io dico!" rispose l'altro, che aveva come nick, Amans.

"E perché lo dici?" scrisse Gigio, per stuzzicarlo.

"Perché conosco troppo bene ilo tuo corpo. Non fare la scema... sai chi sono?"

"No, non lo so! Chi sei?"

‘Che razza di idiota presuntuoso’, pensò Gigio, che già si preparava a scansare quello stronzo che faceva il galletto. Chissà perchè quell'atteggiamento lo irritava invece di eccitarlo...

"Scema!" continuò Amans "sono Luciano, il tuo cuginetto. Ti sei già scordata di me?"

Gigio saltò sul materasso, poi si riprese, certo che si trattasse di un enorme equivoco; nonostante questo la fronte si imperlò di sudore.

Cercò di capire meglio con chi stesse parlando, quella maledetta mattina.

"Continui a sbagliare persona... secondo te, chi sarei?"

"Non lo dico ancora, voglio essere sicuro.” disse “quel” Luciano. "Come si chiamava la tua scuola media?"

Gigio, tremando con le dita ma vinto dalla curiosità, rispose. "E dove andavi al mare, da ragazza?"

Gigio, che lo sapeva, scrisse pure quello: ora grondava!

"Ok, sema... sei tu, sei Rosa, vero?"

Terrorizzato da ciò che leggeva e senza forze, Gigio cercò di prendere tempo e non scrisse niente. Conosceva un “cugino” Luciano, anche se non si erano mai frequentati.

Il tono di quello, intanto, si fece più confidenziale:

"Ma che cazzo ti viene in mente di postare certe foto su internet? E una cosa stupida... pericolosa! E poi, se proprio lo vuoi sapere, sono anche un po' geloso, ecco. Ma tuo marito lo sa che fai di queste porcherie? E chi te le scatta tutte quelle foto sconce? Non è che con me ti rifiuti e scopi con un altro, adesso?"

“Scopare; un altro; adesso!” Quelle parole colpirono il povero Luigi come uno schiaffo in faccia... gli girava la testa ma riuscì a resistere e a sostenere la conversazione, fingendosi sua moglie.

Luciano, allora, si sfogò.

Per lui era un inferno non fare più l'amore con la cugina, Rosa. Due anni di sesso: nascosto, segreto, consumato nei luoghi più impensati, nelle situazioni più incredibili. Scrisse che ricordava, eccitandosi, tutte le volte che la sera, appena il suo “fidanzato” l'accompagnava a casa, lei faceva finta di rientrare, per poi tornare a uscire per far l'amore con lui. E quei pomeriggi domenicali, quando lei tornava a casa di corsa, perché i suoi si spostavano al piano di sopra, dai vicini, a giocare a carte... Lui, sfidando la sorte, saliva dalla cugina, per fotterla nel suo lettino o sul divano.

"Non riesco a dimenticare la tua bocca, Rosa, quando calda come il fuoco accoglieva il mio coso e mi beveva avidamente il seme. Non riesco a dimenticare, quando, timorosa di perdere la verginità troppo presto, ti facevi possedere il di dietro. Ricordi, tesoro, dopo le prime volte? Invece che disagio provavi solo intenso piacere... eri proprio tu, a volerlo. E quando ti appoggiavi sul cofano della macchina e mi aspettavi? All'aperto ti eccitava di più... la paura che qualcuno ti vedesse..."

Gigio non credeva a quelle parole che, intanto, lo lapidavano dallo schermo evanescente del PC.

"Chissà se è vero che lo hai preso dietro solo da me? Ricordo quando mi sfidavi e ridevi, sfrontata, dicevi: - Non potrai mai saperlo! Gigio ce l'ha piccolo, non lascerebbe tracce... - e ridevi, mentre con le dita mimavi le misure del pene di tuo marito.

Come posso scordare che, nonostante i rischi, hai voluto essere mia prima che sua? Sei stata crudele, lo sai? Buttarmi fuori dalla tua vita appena ti accorgesti di essere incinta. Che stronza! Lo so che lui è l'uomo per te, che è un lavoratore, che è tranquillo e obbediente: insomma, l'uomo giusto da sposare! Però almeno una volta, avresti potuto permettermi di vederla, nostra figlia!"

Dall’altro lato, Gigio, non rispose più niente. 

FINE

©Giovanna S. - 2014

 

 

“scrocconette vogliosette”

Di Mimmo L scrittore hard production

I parte

 

“in una calda ed afosa sera d’estate”

Stavo facendo un giro per i vicoli della parte antica della  mia città; quando, ad un certo punto, incontro, seduto sui gradini di una vecchia abitazione sopraelevata, un gruppo di “studentelli” e “studentelle”, appena diciottenni, in evidente stato di crisi d’astinenza da nicotina.

Improvvisamente, una di loro mi chiama: “scusi, signore! Avrebbe mica una sigaretta per me e, per i miei amici”!?

Glie ne diedi un paio e me ne andai; loro, tutti contenti, salutarono e ringraziarono.

La sera successiva, ripassai nuovamente da quel vicolo e, li ritrovai ancora seduti su quei gradini; la stessa ragazza, una tipa longilinea, con le curve non molto sviluppate, brunetta, occhialini da segretaria, mi richiama e mi rifà la stessa richiesta.

A quel punto, mi sorse un dubbio; e, chiesi a tutto il gruppetto: “scusate, ma voi, siete tutti maggiorenni”?

La ragazza, mi rispose, sorridendo a nome di tutti: “sì, abbiamo da qualche mese compiuto diciott’anni e, frequentiamo l’istituto tecnico commerciale; siccome, fumiamo di nascosto dai nostri genitori, ci divertiamo a scroccare sigarette ai passanti; e, quando ne racimoliamo poche, ce le passiamo una con l’altro”.

Ah, risposi io, viziosetti a spese altrui!

La ragazza: già! Ascolti, questo locale, è il nostro ritrovo; se vuole, qualche sera, può venirci a trovare, le offriamo una birra e, potremmo organizzare qualcosa di particolare.

Particolare in che senso!? Gli ribattei.

La ragazza: ehm! Potremmo organizzare una piccola festicciola con sorpresina finale!

Io: eh, eh, eh! Birichini,  “scrocconetti e viziosetti ”, allora! E, rivolto  alle ragazze: “volete esplorare il sesso dell’uomo maturo”!

La ragazza: beh! In un certo senso c’incuriosisce; tuttavia, le dirò, che noi, siamo un gruppo abbastanza libertino; lui, è il mio ragazzo ed è un tipo attivo e passivo; a me, piace guardarlo mentre si fa sodomizzare.

Io: ehm, mentre lo guardi, che fai?

La ragazza: ummm!! Mi sparo certi ditalini insigni! Oppure, me li faccio fare dalla qui presente, mia amica Lorena.

Io: ho capito tutto; nonostante, la giovane età, amate il sesso a 360 gradi.

La ragazza: esatto, siamo di larghe vedute, emancipati e, simpatizzanti di sinistra.

Io: ok! Ora, vi devo salutare, terrò in debita considerazione la vostra proposta.

La ragazza: d’accordo, ci contiamo, a rivederla; e, grazie per le sigarette! Le sue, sono molto lunghe e, stuzzicano l’eccitazione!

Io: ah, ok, birichini!

Passarono un po’ di giorni; e, poiché a me certe cose strane m’incuriosiscono, decisi di accettare la proposta dei ragazzi; e, mi presentai al loro ritrovo, portando in dono due pacchetti di sigarette.

Io: salve ragazzi! Come va?

La ragazza: salve signore! Noi stiamo bene e lei?

Io: bene grazie; ascoltate, ho deciso di accettare la vostra proposta; e, come regalo, vi ho comprato due pacchetti di sigarette, lunghe come piacciono a voi! Comunque, io mi chiamo Mimmo e, potete darmi anche del tu.

La ragazza: oh! Fantastico! Io invece mi chiamo Alessia, lei Lorena, lui Valerio e lui Roberto, il mio ragazzo.

Io: molto lieto; allora, che si fa!?

Alessia: che dite ragazzi, andiamo a comprare una ruota di focaccia barese dalla pizzeria!?(la pizzeria, si trovava sul corso cittadino alle spalle del monolocale, ritrovo dei ragazzi), in frigo abbiamo le birre; prima, mangiamo e beviamo e poi, deliziamo Mimmo con un bello spettacolo composto da: “ balletto con strip ed infine lesbo –show; concludendo il tutto, con una bella ammucchiata finale”!

Lorena: ottima idea, vero ragazzi!?

Roberto: anche noi, approviamo. Io, ne approfitto per fare un bel “trimone”(sega); e, se gli va, un bel pompino di riscaldamento a Mimmo, mentre guarda lo show; sei d’accordo Mimmo?

Io: ehm, sì, non ho pregiudizi! Se a te, piace cosi, vedo che sei un tipo abbastanza “effeminato”ed hai anche un fisico alquanto “femminino”.

Roberto: oh! Grazie, molto gentile! Vedrai, che gran pompinazzo, ti farò; io, so spompinare meglio della mia ragazza!

Io: mmm!!1 sai che mi stai facendo venir duro il cazzo!

Roberto: già, vedo che te lo stai maneggiando con la mano in tasca.

(nel frattempo, Valerio era andato e tornato dalla pizzeria con la ruota di focaccia barese).

Dopo aver mangiato e bevuto, le girl, si esibirono, ballando e spogliandosi su base musicale I-POP; ed alla fine, si scatenarono in un eccitante lesbo –show; dapprima, sbaciucchiandosi lingua contro lingua; e, menandosi vicendevolmente un ditalino; poi, distesesi su di un tappeto, iniziarono a leccarsi: “capezzoli, cosce e fighe”, comandava il gioco, Alessia.

Alessia:leccami, leccami tutta! Amòòòòòòòòòòò!!!!!! Ahhhh!!!! Mmmmm!!!!! Sgocciolo, sgocciolo come una troiettaaa!!!!! In calore, ahhh!!! Ficca quella lingua fin’in fondo alla mia figa! Ahhhhh!!!! Sììììì!!!! Ahhhhhh!!!! Continua, Lorena, continua, sì, cosi, anche sulle cosce! Anche sulle cosce, sìììì!!!

Lorena: sì, tesoro! Bello, slinguazzarti! Sì! Anch’io, amò, ho voglia di una bella leccata! Me la daresti una botta di lingua sul clitoride!?

Alessia: certo, tesoro! Ad una bonazza come te, non si può negare niente; mettiti a lesbo –sessantanove, che te la lecco e te la mordicchio fino in  fondo, facendoti squirtare pure l’anima.

Lorena:continua, continua, continua! Sìì!! Ahhh!! Cosi, cosi, mi piace! Vengo, vengo, vengo! Sììì!!! Ahhh!!! ahhh!!! Mi stai facendo venire a fontanelle, amòòòòòòòòòòòòòòòòòò!!!!!!

Alessia: mi stai riempiendo la bocca di sbroda, anch’io, sto sburrando tutta, sì, tutttaaa!!! Ahhhhh!!!!!

Lorena: io, sto quasi per pisciare tutta la birra!

Alessia: sì, gran bonazza, pisciami in bocca, pisciami in bocca!

Intanto, io, guardavo divertito, mentre Roberto, sbottonatomi e tirato giù i pantaloni con una certa veemenza, mi menava una dolce sega con le sue mani da femmina; per poi, alla fine, ficcarselo bruscamente in bocca, succhiandolo, forsennatamente e voluttuosamente come una vera femminazza, vogliosa e golosa di cazzi!

Io: mmm!!! Sì, vai con quella mano! Sì, toccami le palle, toccami le palle! Porco femminiello! Mi farai chiavare la tua ragazza, vero!?

Roberto: sì, sì! Puoi chiavartela tutta, quella zoccoletta! Culo, bocca e figa! Hai visto che bella fighetta che ha!  Stretta e “semirasata”!

Io: sì, sì, l’ho vista, l’ho vista!

Roberto: dopo, leccagliela tutta, fino in fondo all’utero! E, allargagliela col tuo stantuffo che sta per entrare nella mia bocca da “gran troia”! Io, vi guarderò e mi segherò come un dannato!

Io: sì; ma adesso, succhialo, succhialo come un lurido porco! Poi, tromberò quella gran zoccoletta della tua ragazza!

Roberto: prima, devi assaggiare il mio sfintere; e poi, potrai fare di Alessia ciò che vuoi!

Io: ok, affare fatto! Ma adesso, continua a slnguazzare quella cappella! E poi, ficcatelo in bocca! Mmm!!! Sììì!! Ohhh!!!sì! sborro, sborroooo!!! Ingoia, ingoia tutto, sìììììììì!!!!

Roberto, emise un forte rutto; e, per la birra bevuta in precedenza, e, per la sborra ingoiata.

Intanto, Valerio si stava facendo segare dalle ragazze.

Passata una buona mezzoretta, dopo esserci scolate un altro paio di bottiglie di birra a cranio; e, fumato un'altra sigaretta, le ragazze proposero l’orgia finale; ma prima, alessia pretese che, inculassi il suo ragazzo; mentre lei, guardava e si smanettava solennemente la sua fighetta infracidita.

Alessia: che dite ragazzi, la facciamo questa grande ammucchiata finale!?

Io: beh! Sì, il mio arnese, non vede l’ora di essere assaggiato dalla tua bocca e dalla tua figa!

Alessia: ascolta, bello mio; prima di scopare con me, glie lo dovrai mettere nel culo al mio fidanzato, è la regola che ci siamo dati; mentre io, mi ecciterò, sparandomi questo vibratore(tirato fuori a sorpresa dal suo zainetto) in figa!

Io: ok, d’accordo; per me, non ci sono assolutamente problemi!

Alessia: bene! Roberto!?

Roberto: dimmi, amò!

Alessia: mostra al nostro ospite, lo zio Mimmo, il tuo bel culetto e, il perizoma che indossi oggi! E, mentre lo fai, sculetta come una vera femmina, mi raccomando!

Roberto: come vuoi tu, amò!

Io: scusate ragazzi, prima che apriamo le danze, posso farvi una domanda!?

Lorena: certo, che sì!

Io: più che altro a voi ragazze: “ avete preso misure precauzionali contro gravidanze indesiderate”!?

Lorena: naturalmente! Io, proprio  l’altro giorno, sono stata dal mio ginecologo che, mi ha fatto la visita di routine e, m’ha prescritto la pillola contraccettiva.

Alessia: anch’io, prendo la pillola; quindi, puoi venirci pure dentro tranquillo!

Io: ok! Ragazzi, il sesso, oltre che in maniera consapevole, consenziente, fra maggiorenni e senza costrizione alcuna, dev’essere fatto, in maniera sicura e, senza provocare danni; e, quando si hanno rapporti occasionali con persone che non si conoscono, occorre sempre usare il preservativo.

Alessia: son d’accordo con te; devo confidarti che, noi quattro, siamo compagni di classe; e, quando ci siamo conosciuti, abbiamo da subito notato che, avevamo la comune passione per il sesso libero, senza tabu e pregiudizi di alcuna maniera.

Io: va bene! Allora, Roberto, accontenta  la tua ragazza, fammi questo strip a ritmo di musica I –POP!

Il ragazzo, si tolse a ritmo di musica, pantaloncini di jeans e maglietta, mostrando il suo giovane corpo, da vero femminiello, depilato e, le parti intime, ricoperte da un bellissimo perizoma leopardato, tutto ficcato nel culo; che, si tolse molto lentamente, ancheggiando, come gli aveva ordinato la ragazza.

Roberto: allora, zio, ti piace il mio culetto!?

Io: stupendo! Hai il corpo di una vera ragazza.

Roberto, scherzando: “ma ho il cazzo che, mi funziona bene”!

Io: quello, dallo alla tua ragazza, porco!

Roberto: oh! Indubbiamente! Ma mentre, me lo ficchi in culo, io, mi sego, mi faccio il “trimone”, mi piace, mi piace da morire!

Io: e, fatti il trimone, porco! Mentre io, te lo ficco in quel bel buco di culo tutto depilato!

Roberto: sì, sì, dai, adesso, mi metto a pecora, inculami, inculami; mentre questa scrofa della mia fidanzata, si spara il vibratore in figa; e, gode e sbroda, come una zoccola, una gran zoccola, pervertita!  Ahhh!! Sììì!!! Bello!!! Ahhh!! Che margiale che, hai! Fammi sentire la  capocchia, fammi sentire la capocchia! Cosi, dammi qualche schiaffo sulle chiappe, sìì!!! Ahhhhh!!! Ahhh!!!!

Alessia: dai, dai, dai, grande zio!  Sfondalo bene, quel buco di culo! Mi sto sentendo una maiala! Ahhh!!! Sììì!!! Sì! Schiaffeggiagli le chiappe! Mmm!!! sììììì!!! Accarezzagli la schiena! Ahhhh!!!!!

Io: mmmm!!! Sto sborrando, sto sborrando, ohhhhhhh!!!!!!

Roberto: sì, sborrami nel buco del culo! Riempimi l’ano di sborra! Ahh!!  Sto sborrando anch’io sììì!! Ahhhh!! Ahhh!!! Ahhh!!!! Ahhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!

Alessia: ora, datemi il colpo di grazia, strusciatevi le cappelle, sì, cosi, cazzo contro cazzo, come due “ricchioni”! Sì, sì, ahhh!! Sbrodo come una puttanellaaaa!!!!

Intanto, Valerio, era intento a farsi spompinare a dovere da Lorena.

Valerio: sì, sì, Lorena! Succhiami, succhiami il cazzo come una troia! Sì, cosi, fino in gola! Ahhhh!!!! Mmmm!!! Sborro, sborro, sborrrr….. ahhhhhh!!!!! Ingoia, ingoia tutto, gran troietta!!!

Alessia: ragazzi! Dopo questi bellissimi atti preliminari, propongo: “prima, di andarci a fare un bel bidet; poi, ci spariamo una bella “Red Bull” per riprenderci; e, ci facciamo un ultima bella trombata alla grande; cosi, accontentiamo per bene lo zio Mimmo”!

 

Io: ah! Vedo che mi avete dato la nomination di zio!

Alessia: beh, si! Tu sei più grande di noi; e, ci sei molto simpatico! E poi, ci fai fumare le sigarette alla sgroscio(scroccando e di nascosto), e noi che siamo divenuti i tuoi nipotini acquisiti, in cambio, soddisfiamo le voglie più nascoste ed indicibili del nostro zietto!

Io: oh! Grazie, molto carini!

Lorena: giocare a zio e nipote, è molto più eccitante, non trovi?

Io: mmm!!! È un gioco che, m’intriga molto!

 

Fine prima parte

 

 

“scrocconette vogliosette”

II parte

Le due Girl, si spaparanzarono sul divano, completamente nude, con le cosce oscenamente aperte e, le fighette spanate in bella mostra; che, già colavano di umori vaginali, incitando me, a leccarle a fasi alterne; mentre i due ragazzi, guardavano e, si menavano a vicenda una solenne sega.

Alessia: dai, zietto! La mia fighetta, è pronta, è tutta da leccare come Dio comanda! Accontentami, fammi vedere le stelle, fammi sognareee!!

Lorena: oh! Zietto, lecca anche la mia!   Mmm!!! La vedi, come langue e cola di sbroda! Sììì!!!  Sii buono, fa godere anche me!

Io: agli ordini, mie dolcissime nipotine! Lo zio Mimmo, farà assaporare alle vostre fregnette, vogliose ed infracidite, la sua lingua, desiderosa di fighe fresche e “lattare”(lattose).

Intanto, Roberto, dopo la sega e, dopo, averlo un attimo spompinato, pretese che, l’arnese di Valerio, facesse il trionfale ingresso nel suo sfintere.

Roberto: ascolta, Vale; il mio culo, ha ancora voglia di cazzo! Ti prego, ti supplico, t’imploro!  Ficcamelo tutto dentro, ficcamelo tutto dentro! E poi, sborrami in culo, sborrami in culo; che, mi piaceeee!!!!!

Valerio: vedo che, ci stai prendendo gusto, “zoccolone”!

Roberto: sì, sì, sì! Mi piace essere inculato; sai, mi fa anche rizzare l’uccello!

Valerio: allora, mentre io, t’inculo, tu, ti fai una sega!

Roberto: no, no, no! Mentre, m’inculi, mi devi toccare l’uccello, sì, toccami l’uccello, toccami le palle, mentre m’inculi sìì!!! Mmm!!! Ahhh!!! Mmmm!!!! Che bello, godere d’avanti e da dietro!

Intanto, le due girl, stavano godendo forsennatamente, sotto i miei colpi di lingua, veloci come “mitragliatrice”; e, in modo particolare, Alessia che, mentre glie la leccavo, guardava divertita il suo fidanzato farsi inculare dall’amico, raggiungeva il massimo del piacere e dell’eccitazione, squirtando per ben quattro volte di seguito; il suo godimento, era talmente subliminare che, la indusse a farle pronunciare frasi ed emettere suoni vocali privi di senso del tipo: “ahhh!!! Sìììì!!! Fatemi fumare!  Voglio scolarmi cinque litri di birra, sììì!!! Fatemi prendere una sbronza! Sto per pisciare come una vacca! Sì, come una vacca! Ahhh!!! Sììì!!! Pisc’sc’!  Sì, ahhh!!! Nà! Nà! Nà! Nà! Làààà”!!!!

Dopo, averle fatte sbrodare pure l’anima, con la mia lingua, le due aspiranti ragioniere, pretesero che, il mio cazzo, entrasse nelle loro fighe e nei loro culetti, “a fasi alterne”; e, dopo essermi fatto fare un fugace pompino, le feci mettere a pecora, trombandole entrambe, prima nel culo e poi nella figa; quando ad un certo punto, Alessia, desiderò ardentemente una doppia penetrazione anal–figa.  E cosi, mi fece distendere sul divano, in posizione supina; mentre lei, s’accomodava a cavalcioni su di me, afferrando il mio tronco carneo, con le mani e, ficcandoselo nella sua fighetta colante di liquidi vaginali e, un po’di pipì che, arrivavano a bagnare le sue belle coscette; nel frattempo, invitava, Roberto a saltarle dietro e, a sbatterglielo nel suo sfintere, dilatato a mo di  cratere vulcanico per i troppi cazzi che, vi fecero visita in precedenza.

Intanto, Valerio, si faceva dapprima spompinare per poi, trombare alla grande Lorena; la quale, anche lei, si dimostrò, classica “studentella” troietta e puttanella.

Alessia: ahhh!!!  Sììììì!!!!  Stupendo, scopare con due uomini!  Sì! Ahh!!  Non avevo mai goduto cosi!  Sììì!!! Sto “sballando” tutta! Ahhh!!!! Sììì!!! Fatemi sballare! Ahhhh!!! Cola anche il buco del culo!

Lorena: aì, scopami alla grande, trombami pure nelle viscere. Ti prego, Valerio, sto sballando anch’io!  Mm!! Ahhh!! Fammi sognare!

E, quando stavamo per raggiungere l’orgasmo collettivo, Lorena: “vi prego, ragazzi, avvicinatevi a noi; voglio essere riempita di sborra! Ti prego, zio, riempimi di sborra”!

E cosi, unimmo i due divani  e … io: “ahhhh!!! Sto sborrando come un porco”!  e, schizzai tutto sulle tette.

Valerio:  ohhh!!! Ohhh!!! Vengo, sborrrr……….!!!!! E, le venne tutto in bocca, facendola ingoiare fino all’ultima goccia!

Roberto: sìììì!!!  Sto sborrando, sborro come un lurido!  Mmm!!! Ohhhh!!! Sìììììì!!!!

Lorena: in figa, in figa! Sìì!!! Ahhh!!! Com’è calda! Ahhh!!!! Ed alla fine, ordina ad Alessia di leccarle la figa intrisa di sborra.

Finale

Dopo esserci lavati e ricomposti, ci intrattenemmo ancora una mezzoretta nel monolocale, improvvisando una partitina a briscola ed ascoltando un po’ di musica I-POP; e, poiché, Alessia, come del resto gli altri tre della comitiva, indossava pantaloncini di jeans aderenti e maglietta, mi chiese un parere sul suo perizoma rosa, abbassandosi i pantaloncini e mostrandomelo.

Alessia: dì un po,’ zio; che ne pensi del mio perizoma rosa!?

Io: mmm!!! Molto eccitante!

Alessia: ti piace, eh! Ehm, il mio ombelico!?(contorcendosi un po’).

Io: eh, birichina; mi vuoi far di nuovo eccitare! Ormai, si è fatto tardi e a casa, ho mia moglie che, m’aspetta; magari, ci vediamo un'altra volta e se è possibile, vi faccio una sorpresa.

Alessia: wow! Fantastico! Allora, ci si vede presto!

Io: non vi prometto niente, vediamo un po’!

Alessia: ok! Allora, arrivederci; spero, ti sia divertito, con noi!

Io: certo! È stata una serata fantastica! Ora, vi devo salutare, un bacione, mu@@@@! <3

Lorena: aspetta, lasciaci l’ultima sigaretta!

Io: ok, bacetto!

Lorena: sì, mu@@@!!! <3 a presto!

Fine

Nota dell’autore

Questa storia, è tratta da un fatto realmente accaduto al sottoscritto; tranne la parte hard che, è aggiuntiva e totalmente frutto della mia fantasia, ivi compresi i nomi.

Pertanto, premesso che i ragazzi erano tutti maggiorenni, ogni riferimento a fatti e circostanze reali, è puramente casuale.

Mimmo L scrittore hard production

 

 

“con la frusta soddisfo tutti”

Mimmo L scrittore hard production

madame Desideria, ha tutti ai suoi piedi, vanno da lei, uomini in carriera; ma, anche qualche donna manager e coppia, sia essa ufficiale, sia essa clandestina; tutta gente che, nella vita normale, è abituata a comandare; ma che, avverte un disperato bisogno di essere sottomessa e umiliata, per una sorta di legge del  contrappasso”.

 

Madame Desideria Godiva, detta anche: “la sacerdotessa”,

ha uno studio bdsm nel centro di una piccola cittadina del nord Italia, si recano da lei, tutti gli uomini e le donne, insospettabili della città bene; per sottoporsi alle peggiori sottomissioni ed umiliazioni.

Luca e Cinzia, sono una coppia “clandestina” di manager di una nota ditta di componenti elettronici; loro, godono nell’umiliare e schiavizzare i lavoratori e le lavoratrici, anche immigrati/e, maltrattandoli e, sottopagandoli.

Un bel dì, i due, avvertono disperatamente il bisogno  di essere , sottomessi e umiliati da una donna, preferibilmente esperta; insomma, da una mistress. E cosi, decidono di recarsi da lady Godiva, bussando alla sua porta, in un orario insolito.

Godiva: ah! Chi è che rompe a quest’ora!

Luca: salve, sacerdotessa! Ci scusi, l’ora tarda; ma, io e la mia compagna, avvertiamo un bisogno impellente di essere sottomessi, di sottoporci alle peggiori umiliazioni; insomma, di divenire suoi slave.

Godiva: prego, accomodatevi! Benvenuti nell’eden del peccato della vostra sacerdotessa; lei, soddisferà tutte le vostre voglie; anche, le più nascoste ed indicibili; cosa desiderate!?

Luca:  oh! Mia divina, il mio desiderio più ardente, è quello di farmi calpestare, leccare le sue scarpe ed infine, farmi fustigare a dovere; mentre la mia compagna, guarda e si masturba.

Godiva: e lei, signora!?

Cinzia: beh! Anche a me, piacerebbe essere, calpestata, insultata e fustigata;  mentre lui, guarda e si masturba; sa , milady noi, siamo entrambi anche un po’ voyeur!

Godiva: bene! Come desiderate ch’io mi vesta!?

Luca: preferiremmo da ufficiale nazista; sa,  noi, nella vita normale, siamo abituati a comandare e, schiavizzare i nostri dipendenti; essendo, manager di una grossa azienda.

Godiva: brutti, luridi, schifosi che, non siete altro! Cosi, volete le stesse sensazioni, vero!?

Cinzia: esatto, milady, vogliamo provare le brezza dell’umiliazione, della sottomissione ed anche dell’ingiuria, proprio come quei poveri operai.

Godiva, che nel frattempo, s’era vestita da ufficiale delle ss: “bene! Ora, iniziate a prostrarvi dinanzi al cospetto della vostra sacerdotessa, tirate fuori la lingua e, incominciate a leccare la punta dei suoi stivaloni; mentre lei, vi darà qualche leggero colpetto di frusta sulla schiena; poi, tireremo a sorte e cosi, stabiliremo  chi sarà il primo a sottoporsi alle “torture”della vostra sacerdotessa, signora e padrona dei vostri corpi e delle vostre menti, vi ipnotizzerò; cosi, obbedirete ad ogni mio ordine, ad ogni mio comando”.

Luca: ai vostri voleri, o, mia signora! Io, vi adorerò e venererò come se foste una Dea, la mia Dea!

Cinzia: anch’io vi adorerò, o mia sacerdotessa!

Godiva: ora, prostratevi, baciate e leccate la punta dei miei stivaloni; e, giurate fedeltà e devozione alla vostra signora! Avanti, luridi, vermi e sguatteri!

I due, iniziarono a soffrire sotto i colpi di frusta della sacerdotessa.

Luca: haaaahhhhhh!!! Continua, continua a frustare! Trattami come una larva; e, sarò il tuo devoto lecchino ora e per sempre! “amen.”

Cinzia. Sì! Mia signora, frustami, frustami a dovere! Sarò la tua sgualdrina, striscerò ai tuoi piedi come una biscia!

Godiva: adesso, prendete in bocca il tacco dei miei stivaloni, leccatelo e succhiatelo! Sì, proprio cosi,  vermi schifosi!

Godiva: ora, alzatevi in piedi, miei adorati slave, mettetevi in riga dinanzi alla vostra sacerdotessa! Tu, mio devoto, prendi l’incensiere, accendi il fuoco, brucia l’incenso profumato e, incensa la tua Dea!

Luca. Ogni suo desiderio, è un ordine, mia divina!

Dopo quell’incensata, Godiva: “ora, prendete una moneta e, facciamo il gioco del testa o croce; se esce testa, tocca alla slave, se esce croce, tocca allo slave”

Venne fuori la croce ed il primo a sottoporsi alle umiliazioni e giochi sado –maso di lady Godiva, fu Luca.

Godiva: ora, inginocchiati a quattro zampe per terra, lurido porco; io, ti metterò il guinzaglio e, ti farò fare il giro della stanza; mentre tu, leccherai il pavimento!

Luca: agl’ordini, mia signora! Sarò fedele ed ubbidiente ad ogni suo comando, tipico cagnolino osservante.

Dopo, averlo tenuto a guinzaglio, fatto girare per tutta la stanza con la lingua strisciante sul pavimento, dandogli qualche frustata, Godiva: “ora, distenditi sul pavimento, in posizione supina; cosi, la sacerdotessa, potrà passare sul tuo corpo; e, ti potrà calpestare”!

Luca. Hah! Sì! Calpestami, calpestami tutto, mia signora!

Godiva: adesso, girati, mettiti pancia a terra, obbedisci, schiavo!

Luca: sì, mia signora, sono il tuo zerbino!

Dopo averlo iniziato alla sofferenza con le frustate ed il rito del calpestamento ,  la sacerdotessa Godiva, fece mettere a pecora Luca; ormai, completamente succube delle sue pratiche, su di un catafalco funebre, composto da due cavalletti in ferro sui quali poggiava una tavola in legno ricoperto  da un lenzuolo di velluto nero, ricamato in oro; e, dopo averlo ammanettato, penetrato con lo strap on  e, dato ancora qualche diecina di frustate, accese una candela e, ne fece colare la cera incandescente  sulle sue chiappe, facendogli soffrire le pene dell’inferno, facendogli emettere urla strazianti per il dolore lancinante; ma, in compenso lui, provava un senso d’appagamento interiore.

Intanto,  Cinzia, guardava, godeva e si masturbava come una porca, ficcandosi in vagina un grosso cetriolo che aveva portato con sé.   

Cinzia: sì, sì, mia divina!  Torturalo, torturalo, fagli soffrire le pene dell’inferno, fammi sbrodare pure le “ossa”, sììììì!!! Ahhhh!!! Sbrodo come una porcaaaaaa!!!!!!

Godiva: ora, tocca a te, mia devota slave!

Cinzia: eccomi, mia sacerdotessa, faccia di me, quello che desidera, sono tutta sua, anima, corpo e mente!

Godiva, si voltò, mostrando il deretano a Cinzia, mentre Luca, si accomodava sulla poltrona, maneggiando l’arnese, dando inizio ad una  solenne sega.

Godiva: avanti, lurida  sgualdrina, inizia a leccare e baciarmi il culo!

Cinzia: obbedisco, mia sacerdotessa!

Dopo essersi fatta leccare e baciare perbene il deretano, Godiva pretese dalla ragazza che, gli venissero leccati e baciati i piedi.

Godiva: bene! Adesso, mia slave, ti ordino, anzi, ti obbligo a leccarmi e baciarmi i piedi, facendo passare la lingua, anche in mezzo alle dita; mmm!!! Sìììì!!!  Cosi, mi piaci, lurida lecchina!

Dopo quei preliminari da “brivido”, madame Godiva, fece mettere Cinzia faccia al muro, facendo disporre le braccia ad x, come se fosse crocifissa e, iniziò a frustarla a dovere, con il suo frustino nuovo di zecca.

Cinzia: haaaaahhhh!!!  Frustatemi, madame!  Punitemi, per i peccati che, ho commesso nei confronti di quei poveri operai!  Poi, vi supplico, purgatemi, in modo tale che, il mio corpo e la mia anima, siano completamente purificate!

Godiva, dopo averla fustigata ed anche un po’ calpestata: “ah! Vuoi essere purgata, eh! E allora, bevi un cucchiaio di quest’olio; vedrai, ti farà espellere dal corpo, fino all’ultima porcheria”!

Cinzia: d’accordo, madame, lo berrò.

Madame Godiva, le fece assaporare un cucchiaio d’olio di ricino; e, dopo qualche minuto, Cinzia evacuò pure la sua anima. Frattanto, Luca, comodamente spaparanzato sulla poltrona, guardava e, si segava da Dio.

Godiva: ora che il tuo corpo e la tua anima sono purificate, inginocchiati anche tu a quattro zampe, ti guinzaglierò  e, ti farò fare il giro della stanza, fustigandoti come si deve, facendoti uggiolare come una cagna in calore!

Cinzia: obbedisco, mia padrona!

Dopo averle fatto fare anche a lei il giro della stanza, facendola uggiolare come una cagna, la sacerdotessa le ordinò di mettersi in posizione ginecologica sul catafalco funebre; ed anche Cinzia, fu penetrata “in figa” con lo strap on.

Cinzia: ahhh!! Sfondatemi tutta, sfondatemi tutta, madame! sto sbrodando come una troiaaa!!

Intanto, Luca:  “ ahhh!!! Che fantastico orgasmo! Ahhh!!! Sborrooooo!!!! Mmmm”!!!

Godiva: siete stati ben appagati dalla vostra sacerdotessa Godiva, miei devoti slave!?

Luca: siete stata divina, mia signora!  Penso che io e, la mia compagna, quando saremo di nuovo assaliti dalla voglia di essere sottomessi ed umiliati, ritorneremo da lei, in punta di piedi e con la testa china!

Godiva: sarà un vero piacere, miei devoti! Come avete visto, la vostra sacerdotessa: “ con la frusta, soddisfa tutti”.

Fine

Avvertenze dell’autore

In questo racconto, sono narrati giochi erotici estremi,”eventualmente” posti in essere da persone,esperte,  maggiorenni , consenzienti  e consapevoli del ruolo che andranno ad interpretare.

Si ringrazia infine, la mistress sacerdotessa Godiva, per aver accettato il ruolo di protagonista e musa ispiratrice di questo avvincente racconto, nato dalla fantasia dell’autore, pertanto, ogni riferimento alla realtà, è puramente casuale.

Mimmo L scrittore hard production

 

 

 

Il cavaliere, le cortigiane e le soubrette

Sit commedyxxx hard

(ogni riferimento è puramente casuale)

Personaggi: “Rodolfo cavalcanti(cavaliere)

Donna Vittoria Montemilone(governante)

Veneranda Torreferlizza(cameriera- cortigiana)

Paolo Vaccariello “detto anche ditta Paolone & Vaccatiello” (professore faccendiere)

Rosi stella Galatini(detta Rosy) soubrette

Caterina, detta ketty(soubrette)

Patty(figlia di donna Vittoria”).

Introduzione

Nello sperduto ed immaginari villaggio di Porcorè, vive e regna un cavaliere: “Rodolfo Cavalcanti”, scapolo ma molto vizioso, ama solitamente organizzare nel suo sontuoso castello, attorniato dalle sue cortigiane, festini a luci rosse con bunga bunga finale.

A tali festini, oltre a cortigiane e concubine, vi partecipavano anche i notabili del villaggio, ivi compreso un professore di origine napoletana, faccendiere e traffichino, grande procacciatore di femmine, ben ammanicato con alti dirigenti  delle tv locali e nazionali: “il prof Paolo vaccariello”, detto anche Paolone;  al quale, il cav, chiede di procurargli un paio di “pollastre” della tv per farle partecipare ad un bunga bunga molto particolare, dandogli carta bianca, ovvero promettere ed offrire loro ciò che desiderano, ivi compresa una brillante carriera politica.

I atto

Cav: donna vittoria! Donna vittò!?

Donna vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

Cav: donna vittoria, quante volte, vi devo dire che, quando vi presentate al mio cospetto, oltre a fare l’inchino, dovete anche sculettare e, mostrare le vostre prorompenti grazie corporee!?

Donna vittoria: perdonate, cavaliere, va bene cosi!?

Cav: che corpo meraviglioso che avete, mi state facendo rizzare il tronco carneo!

Donna vittoria: oh! Se volete, mi posso chinare e andar giù di bocca; cosi, potrete appagare il vostro piacere carnale! Lo sapete che, son brava.

Cav: quasi, quasi una pompa me la farei fare; ma, prima mi dovete fare una cortesia.

Donna Vittoria: dite, sono ai vostri ordini!

Cav: mi dovete cercare il prof. Paolo Vaccariello; e, gli dovete dire che il cavaliere gli vuole parlare.

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Lo chiamo subito al suo cellulare.

Cav: aspettate, donna Vittoria, fatemi prima il pompino, poi lo chiamate.

Donna Vittoria: ascoltate, eccellenza, avrei da chiedervi un piccolo favore.

Cav: ditemi, donna Vittoria, tutto quello che volete!

Donna Vittoria: vedete, eccellenza; come Ella ben sa, io ho una figlia “Patty”, nata da una relazione clandestina con un alto ufficiale dell’esercito,ha appena compiuto diciott’anni;  il suo sogno, è quello di fare la ballerina e, magari entrare in televisione. Volevo chiedervi di intercedere presso il suo amico Vaccariello e, domandargli se, poteva far qualcosa per lei.

Cav: certo che, si può fare! Ma prima, questa sua figliola, me la vorrei “un pochettino interrogare”.

Donna Vittoria: interrogare, in che senso? Scusate!

Cav: beh,  nel senso che, intendo verificare se è sessualmente in gamba come sua madre!

Donna vittoria: ma voi, siete un depravato, pervertito! Pure con le diciottenni; ma, non vi vergognate alla vostra età, potreste essere suo nonno!

Cav: oh! Io adoro molto, fare sesso con le diciottenni, mi piace leccare le loro fighette, vedere quando fanno la pipì ed infine, farmelo succhiare!

Donna vittoria: voi, siete proprio malato, perciò, non avete mai preso moglie! Comunque, bando alle ciance; o, mi accontentate, oppure, domani, vi sputtano sui giornali; cosi, tutti sapranno chi è in realtà il cavaliere Cavalcanti.

Cav: ahh!! Non esagerate, donna vittoria! Ogni cosa, ha il suo prezzo; dite, quanto costa il vostro silenzio!?

Donna vittoria: cento mila euro!

Cav: ok, affare fatto! Ma mi raccomando, nessuno dovrà mai venire a sapere di questa mia piccola depravazione.

Donna Vittoria: potete stare tranquillo, cavaliere eccellenza, sarò una tomba!

Cav: adesso, succhiatelo alla vostra maniera, fedele e servile cortigiana!

Donna vittoria: ai vostri ordini, farò uscire dai vostri testicoli fino all’ultima goccia della vostra preziosissima sborra!

Cav: oh! Siete fantastica, donna vittoria con quella carnosa bocca oh!! Succhiatelo, succhiatelo sììì!!! Mmmm!!!! Che fantastica pompa! Mmm!!! Ohhh!!! succhiatelo, leccatelo come una troia vogliosa! Sììììì!!!! Come una zoccola, lurida, concubina! Adesso, sborro, sborro, sììììììììì!!! Ingoia, ingoia tutto che ti fa bene, lurida concubina! Sì, pulisci pure la cappella, da brava lecchina, sguattera! Mmm!! Che gran troia!

Donna vittoria: siete stato soddisfatto, cavaliere!?

Cav: divina come sempre!

Donna Vittoria: adesso, gradirei un piccolo anticipo per quella faccenda di mia figlia.

Cav: oh! Sì, certo! Adesso, vediamo cos’ho nel cassetto della scrivania.

Aprì la scrivania e, tirò fuori un pacchettino nel quale, vi erano, un collier d’oro e diamanti e, una mazzetta da cinquemila euro in banconote da cinquecento.

Cav: prego, madame; questo, è solo un piccolo anticipo, apritelo pure!

Donna Vittoria: oh! Stupendo, grazie! Voi, siete sempre molto generoso con il gentil sesso!

Cav: oh! Ma figuratevi, donna Vittoria! Adesso, aspetto quel “bocciuolo” di vostra figlia.

Donna vittoria: certo, ve la servirò su di un letto a baldacchino oro e argento!  

Cav: brava, cosi mi piacciono le mie cortigiane, servili ed ubbidienti ad ogni mio schiocco di dita!  E adesso, telefonate a quel prof Vaccariello.

Donna Vittoria: obbedisco, cavaliere eccellenza! Pronto,  prof vaccariello!?

Prof: sì, qui Vaccariello, con chi ho l’onore d’interloquire!?

Donna vittoria: salve, sono vittoria Montemilone, la governante del cavalier  Cavalcanti; ascolti, il cavaliere, desidera parlarle, glie lo passo!

Prof: sì, sì, me lo passi pure!

Cav: oh! Caro prof, come stai?

Prof: cavaliere illustrissimo! Io, sto bene, tu!?

Cav. Eh! Non c’è male! Ascolta, t’ho chiamato, per chiederti una grossa cortesia.

Prof: dimmi tutto, per il cavaliere Cavalcanti, qualsiasi cosa!

Cav: ma, per telefono, non si può parlare di determinati argomenti delicati, rischieremmo di essere intercettati dalla “madama”(magistratura-polizia).

Prof: ah! Ho capito! Si tratta di festa, eh!?

Cav: esatto! Allora, t’aspetto domattina al castello; cosi, ci mettiamo nella sala “dei letti” e, ne discutiamo con calma.

Prof: d’accordo, cavaliere, a domattina, alle 10.00 in punto.

Cav: mi raccomando, impeccabile come sempre!

Il mattino seguente, il prof Paolone, si presenta al castello e, a riceverlo è direttamente il cav.

Cav: oh! Caro Paolone, prego accomodati pure! Donna vittoria!?

Domma vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

 

cav: ci prepari un ottimo caffè alla napoletana, e, ce lo serva direttamente nella sala dei letti; e, mi raccomando, per nessun motivo, desidero essere disturbato! Ah, dimenticavo, vi presento la ditta Paolone & Vaccariello!

Prof: molto lieto, bellissima donna!

Donna vittoria: incantata!

Cav: ascolta, Paolo, t’ho fatto chiamare, perché la prossima  settimana, avrei intenzione di organizzare una festa di quelle col finale molto piccante!

Prof: insomma, un bunga bunga party!

   Cav: esattamente! Ed avrei bisogno che tu, mi procurassi un paio di starlette della televisione, due belle pollastre, una bionda e l’altra bruna, max 25 anni. Ah! Dimenticavo, in quell’occasione, ci sarà anche Patty, la figlia della mia governante, una bellissima ed altissima diciottenne; la quale, vorrebbe far carriera nel mondo dello spettacolo e della tv.

Prof: certo, si può fare; per la figlia della governante, non ci dovrebbero essere grossi problemi; ma, per le altre due, occorre, come dire: “comprare il loro silenzio”, ovvero premettere loro un futuro certo ed anche, sborsare un po’ di moneta liquida.

Cav: oh, caro professore! Lo sa benissimo che con me, non ci sono problemi per queste cose, io non bado a spese, prometta quello che vuole, paghi qualsiasi cifra e, se è necessario, una buona probabilità di entrare in politica; da me, ha carta bianca, l’importante è che si comportino bene e che, soddisfino le nostre porche e perverse voglie carnali.

Prof: Bene, come vuole lei, cavaliere!

Cav: bene, bene, bene! Ed ora, dobbiamo festeggiare con un bel brindisi ed una bella  trombata con le mie due belle cortigiane!  Donna Vittoria!?

Donna Vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

Cav: ascoltate, serviteci due aperitivi analcolici, completi: e poi, fate venire anche Veneranda; cosi, facciamo una bella cosina in quattro!

Donna vittoria: ai vostri ordini, cavaliere!

Passato qualche minuto: “ecco i vostri aperitivi completi”!

Cav: ok, grazie! Adesso, accomodatevi in camera da letto; e, iniziate a prepararvi.

Donna Vittoria: d’accordo, cavaliere! Veneranda!?

Veneranda: dite, donna Vittoria!

Donna Vittoria: hai sentito, il cavaliere? Accomodiamoci in camera da letto e, facciamo il nostro dovere di  zoccole concubine!

Veneranda: agl’ordini, donna Vittoria!

Dopo che i due, ebbero “strafocato”(mangiato come maiali), seguirono le due donne nella camera da letto padronale; dove, le due serve, li deliziarono dapprima, eseguendo uno strip; poi, stravaccandosi sul lettone a baldacchino, li fecero eccitare con un lussurioso e libidinoso lesbo-spettacolo.

Cav: oh! Guardi, guardi, esimio professore! Che gran vacche svizzere! Sì! Leccatevi, leccatevi le fregne, come due luride, zoccole, sgualdrine! Sìììì!! mmm!!! che spettacolo meraviglioso!(frattanto, si denudavano).

Donna Vittoria: hai sentito, il cavaliere!? Continua, continua a leccare, Veneranda! Sì, anche i capezzoli, sì! L’areola! Adesso, mettiamoci un po’ a sessantanove, io lecco te, tu lecchi me!

Veneranda: come desiderate, donna Vittoria! Anche la mia caverna, ha bisogno di lingua; e ……  di un grosso palo di carne che, la sfondi tutta!

Il prof: il lesbo-sessantanove, mi fa impazzire; quasi, quasi, inizio a farmi una sega!

Il cav: sì, io me la sto già facendo; ma adesso, ce lo facciamo succhiare come Dio comanda! Ehi! Voi due, vi siete ben riscaldate!?

Donna vittoria: certo, cavaliere! Le nostre fighe, son già belle e pronte a ricevere i vostri  cazzi  ed anche le vostre lingue; insomma, son cotte e bollenti al punto giusto, pronte per essere sbollentate!

Il cav: prima delle vostre accalorate passere, i nostri cazzi, il mio e, quello del qui presente esimio professore, desiderano essere succhiati e leccati dalle vostre carnose bocche e, dalle vostre abili e biforcute lingue; che, son simili all’ enorme figa spanata d’una vacca!

Donna vittoria: come i signori desiderano, siam’ qui apposta per soddisfare le vostre proibite voglie e soddisfare i vostri più perversi desideri!

Il cav: stupende!  Ora,  prostratevi  dinanzi alle nostre verghe in attesa di eiaculare, leccate prima i testicoli. Poi tutta l’asta ed infine, ficcateveli in bocca e, succhiate, succhiate come due zoccole troie! Sìììì!!! Ohhh!!! Succhiate, leccate entrambi i falli a fasi alterne.

Il prof: siii!! Ohhhh!! Succhiate, spompinate, sguattere, concubine, serve, schiave! Sìììì!!! Ohhh!!! sììì!!!  Ora, sborro, sborro, ohhhhhhhh!!!! Sìììììììììììììì!!!!!!!!!!  Ingoiate, ingoiate tuttooooooo!!!!!!!!!! 

Il cav: sì, anch’io, vengo, vengo!   Ohhhh!!! siii!! Stupendo! Meritate un bel premio!

Donna vittoria: che premio?

Il cav: un bel cd del mio cantante preferito; ovviamente “farcito”!

Il prof: ed io vi prometto, donna Vittoria che, m’interesserò per la sua figliola.

Donna Vittoria: oh! Molto gentile, prof Vaccariello!

Prof: ma si figuri!

Fine primo atto

 

II atto

Dopo una breve pausa, i due illustri viziosi, chiesero alle due cortigiane di distendersi sul lettone a baldacchino; entrambe in posizione supina, di spalancare le cosce, aprire per bene con le dita le rispettive passere(una pelosa, quella di donna Vittoria, l'altra depilata, quella di Veneranda); perché, avevano voglia d'infilarvi dentro le loro lingue.

 

Il cav: che dici, prof, a queste due nostre cortigiane, le facciamo distendere sul lettone come due vacche e, gli lecchiamo le fighe, facendole sbrodare come due  «Elena di Troie»!?

Il prof: oh! eccellente idea, caro cavaliere! Anche a me, è venuta voglia d'assaporare le passere di queste due dolci signore!

I due, le leccarono appassionatamente, facendole sbrodare per ben due volte; ma poi, la voglia di cazzo si fece più pressante e, allora.......

Donna vittoria: adesso, desidero che un grosso palo di carne sfondi la mia figa! tu, Veneranda?

Veneranda: anch'io! La mia passerona infuocata, desidera essere penetrata da un tronco carneo.

Il cav: che dici, prof, ci distendiamo su questo meraviglioso e soffice lettone a baldacchino e, ci facciamo cavalcare a «spegni moccolo» da queste due belle troie?

IL prof: ottima idea, cav! cosi, le sborro in figa; io, preferirei donna Vittoria.

Il cav: ok, accordato; ma poi, facciamo un breve «changer la Reine »! (cambiare la dama)

Il prof: ma, certamente!

I due illustri pervertiti, si distesero sull'enorme lettone a baldacchino; e le due donne, gli saltarono sopra «a cavalcioni»; e, li cavalcarono a fasi alterne, facendoli sborrare, nelle rispettive fighe.

Donna Vittoria: ahhhhh!!! Sììììì!!!! tutto dentro, tutto dentro, Sìì!! anche un po' nel culo! Ahhhh!!! Sto scolando sbroda, come una vacca sìììììì!!!!

Veneranda: anch'io, anch'io, scolo, come una lurida vacca! Ahhhh!!!!!!!!

Il cav: mmm!! Bella giumenta; anch'io, sto sborrando come un porco, sì! Come un porco, vengo, vengo, vengooooo!!!! Ohhhhh!!!!

Il prof. dai, troiona, altri due colpi e, vengo anch'io, sììììììììì!!! Sììììì!!! Vengo, sborrooooooooo!!!!!!!! Sììììììììììììììì!!!!1 Uhmmmmm!!!!!!

Il cav: allora, prof, me le procuri, queste pollastre?

Il prof: certo, cavaliere! Le faccio sapere domani nel tardo pomeriggio

Il cav: D'Accordo, aspetto una sua chiamata.

 

L'indomani, donna vittoria, presenta sua figlia Patrizia al cav Cavalcanti.

 

 

“il quale, inizia a palpeggiarla”.

 

Il cav: prego, accomodatevi!

Donna Vittoria: vi presento mia figlia Patty!

Il cav: oh! Molto lieto! Bella  mora, ehm bellissime forme, fisico da top model!

Patty, esclama dentro di se: “proprio, un vecchio depravato, porco pure”!

Patty: ehm! Piacere è mio, cavaliere! Ha visto, che bel fisico; posso fare televisione, posso entrare nel mondo dello spettacolo!?

Il cav: oh! Ma tu, puoi fare tutto quello che vuoi, dolcezza; basta, essere un po’ gentile!

Patty: gentile, in che senso, si spieghi meglio.

Il cav: beh! Per entrare in quel mondo ed avere successo, bisogna: “aprire molte porte ed anche portoni”, bisogna soddisfare le voglie più nascoste e perverse di qualche capo, sia uomo che donna.

Patty: ma poi, la carriera è garantita?

Il cav: beh! Al 90% si!

Patty: capito.

Il cav: beh! Io direi di dare un occhiata alle grazie corporee di questa dolce donzella; che ne pensate, donna Vittoria!?

Donna Vittoria: beh! Non saprei; se lei, vuole!?

Patty: se al cavaliere, fa piacere, potrei anche farlo!

Il cav: perfetto; allora, io direi di fare un bel giochino. Dolcezza, mentre tu, ti spogli, tua madre, inizia a masturbarmi e poi, a farmi una bella pompa; cosi, posso contemplare meglio le tue splendide forme. Oh! Naturalmente, a buon rendere!

Donna vittoria: io ci sto!

Patty: bene; allora, inizio a spogliarmi.

Il cav: bene, che si aprano le “danze”! ah, un momento; qui, ci vuole un sottofondo musicale adatto.

Diede ordine ai suoi servi di mettere come sottofondo musicale un brano adatto alla situazione, eseguito dal mitico: “Fausto Papetti”.

Patty, mentre iniziava a spogliarsi ed ancheggiare lentamente: “le va bene cosi, cavaliere!?

Il cav: mmm!! Va benissimo! Che stupendo corpo, beata quella gran zoccola di tua madre che, t’ha messo al mondo; e che, è qui presente! Ve lo siete fatto scaricare tutto nell’utero da quell’ ufficiale eh! Vi prego, donna vittoria, vi supplico! Continuate, continuate a segarmi, sì, cosi, su e giù, su e giù, con quella mano! Sì, sto godendo come un maiale, sì, come un porco! Ohh!!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! E, volete sapere una cosa?

Il cav: ditemi, ditemi, donna vittoria, sono tutt’orecchie, lo sapete che, queste cose, mi fanno salire la libido!

Donna Vittoria: mi è piaciuto molto, farmi scaricare quel fiume di sborra dentro la mia cavità uterina! E cosi, ho concepito e fatto nascere questo bel bocciolo di ragazza!

Il cav: ohhh!!! Divino! Adesso, succhiatelo, succhiatelo a modo vostro; e tu, dolcezza spalanca le gambe e sparati un bel ditalino solenne, sì! Sparati un ditalino, masturbati come una troietta in calore, fammi vedere, come pisci di sbroda!

Patty. Molto volentieri, cavaliere, le faccio pure lo squirting; tanto, non sono più vergine!

Il cav: ah, sìì!! E, chi ti ha sverginata, chi ti ha sverginata!?

Patty: un mio compagno di scuola di colore; un giorno, m’ha ficcato tutti i suoi trenta centimetri di minchia nella figa, deflorandomi e, facendo sgorgare molto sangue “ dalla mia fessura fresca d’apertura”;

 sangue che, poi lui, m’ha obbligata  a raccogliere con un cucchiaino,  versare in un bicchiere di vetro e, bere mescolato alla sua calda e densa sborra. È stata per me un’esperienza davvero eccitante!

Il cav: ah, sì! Sei anche un emoporca, adoro le porno- vampire che si eccitano succhiando il sangue delle loro prede; e, le emoporche che si attizzano alla vista del sangue, sei capitata, come il cacio sui maccheroni; nel festino che organizzerò qui, nel mio castello la prossima settimana, ho intenzione di organizzare un piccolo spettacolino di emoporche e porno vampire.

Patty: fantastico, sarà un vero piacere!

Il cav: ti prego, ti prego, Patty, continua, continua a smanettarti quella fighetta! Mmm!!! Sììì!! Cosi!  E voi, donna Vittoria, succhiate con voluttà il mio cazzo! Che scoppia, scoppia di libido!

Patty: ahhh!!! Sììììì, adesso, squirto, squirto mmm!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!

Il cav: OHHHH!!! Sìììì!!!! Fammi vedere come squirti! Oh! Che fantastica colata di sbroda! Mmm!!! succhiate, succhiate, donna Vittoria, sto per venire, ahhhh!!! Vengoo!! Sììììì!!! Ingoiate tutttoooooo!!!!!!!

Dopo un breve spuntino, nonostante la sua avanzata età, all’arnese del cavaliere, gli viene di nuovo voglia di eiaculare.

Il cav: carissime dame, mi è venuto duro di nuovo l’uccello; che ne dite di un bel bis!?

Donna Vittoria: vi va bene un fugace pompino, da parte di entrambe, madre e figlia?

Il cav: mmm!!! Intrigante la cosa! Ma poi, mi promettete che vi lesbicate?

Donna Vittoria: eh, eh. Eh, caro cavaliere; qui, dobbiamo salire di prezzo, trattasi di lesbo –incesto!

Il cav: oh, ma per me va benissimo! Vi allettano 2500 euro in più?

Donna Vittoria: ma certamente che, ci fanno gola, vero Patty?

Patty: beh! Potrei comprarmi il nuovo I-phone!

Donna vittoria: col vostro permesso, cavaliere, devo dire una cosa a mia figlia.

Il cav: prego, fate pure!

Donna Vittoria: ascolta, tesoro; questo, è un gran porco, depravato ed anche pervertito, assecondiamolo in tutto e per tutto; cosi, gli spilliamo anche un po’ di soldi; e magari, se fa lo stronzo, potremmo anche ricattarlo, ok?

Patty: d’accordo, mamma! Ma, non credi che adesso, stiamo un po’ esagerando!?

Donna Vittoria: ahh! Tranquilla; lui, è ricco sfondato, possiede un patrimonio di diverse decine di milioni di euro; pensa, che ha un conto in banca destinato solo ai suoi festini bunga -bunga.

Patty: capisco, mamma!

Donna Vittoria: allora, viva il vecchio!

Patty: viva il vecchio imperatore malato di sesso!

Donna Vittoria: caro cavaliere, io e mia figlia, siamo pronte per il lesbo - incesto –show!

Il cav: bene! Iniziate a sbaciucchiarvi lingua contro lingua; poi tu, Patty, afferra in bocca i capezzoli dei grossi seni di tua madre e, ciucciali, ciucciali proprio come facevi da “piccola”, quando lei, t’allattava! Sìì!! Prima il destro, poi il sinistro, ohhh! Questa zoccoletta, allatta ancora al seno di sua madre ahh!! Com’è bello, mi sto deliziando al biondo Dio! Sììì!!! Mmm!!1 ma adesso, distendetevi sul lettone e, fate un bel lesbo –sessantanove! La figlia, lecca la fregna della mamma, e la mamma, delizia la patatina della figlia! Sì, cosi mi piacete, leccatevi come due luride zoccole mmm!!! Ohhh!!

Donna Vittoria: vi stiamo piacendo, cavaliere!?

Il cav: sto godendo veramente! Adesso, venite qua, succhiatemelo ancora, voglio venirvi in faccia e sulle tette!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Noi due, Siam’ qui per esaudire tutti i vostri desideri più proibiti e perversi! (e per spillarvi soldi), pensarono fra di loro.

Il cav: ohhhh!!! Sììì!!! Sto venendo, sto venendo!

Donna vittoria: sì, schizzate pure in faccia, un po’ sulle tette, sì anche a mia figlia! Sì, sulle tette, sulle tette!

Il cav: adesso, io mi distendo sul lettone, nudo, come madre natura m’ha creato, voi due, accovacciatevi su di me; e, bagnate il mio corpo con la vostra calda pioggia dorata! Sììì!!! Ahhh!!! Stupendo, pisciate, piscite come due vacche! Mmm!!!1 ohhhh!!!

Le due: “pisccccc”!!

Donna vittoria: che ne pensate di mia figlia?

Il cav: è una gran puttana, troia come sua madre, talis mater, talis filias, talis!

Frattanto, arriva la telefonata del prof Vaccariello; il quale, comunica al cavaliere di aver trovato le ragazze.

Il cav: chi è che rompe a quest’ora! Pronto!?

Il prof: cav, sono Paolone, ho trovato le pollastre che cercavi!

Il cav: oh! Bene, prof, le facciamo venire qui la prossima settimana, sono belle, ruspanti!?

Il prof: ruspantissime, due vere maiale, le ho collaudate di persona!

Il cav: d’accordo, allora t’aspetto la prossima settimana!

Il prof: d’accordissimo, un salutone!

Il cav. salute a voi!

Fine II atto

 

III atto

Bunga bunga

La settimana successiva, il prof Paolone, si presenta con le due “pollastre” al castello del cavaliere; e, questa volta, a fare gli onori di casa, è donna Vittoria.

Il prof: buongiorno, donna Vittoria! Ho appuntamento con il cav Rodolfo.

Donna Vittoria: oh! Professore illustrissimo, i miei rispetti! Loro, sono le due ragazze!?

Il prof: sì, ve le presento; lei, è Rosistella Galatini, soubrette; e lei, è Caterina detta Catia, “Velina”. Ragazze, lei è donna Vittoria, la governante del cav Cavalcanti.

Rosy: molto lieta! Mi può chiamare anche Rosy.

Catia: Enchanté!

Donna vittoria: attendete  un attimo che, vi annuncio al cavaliere.

Il prof: prego!

Donna vittoria: permesso, cavaliere?

Il cav: avanti!

Donna Vittoria: scusate, cav, di là, c’è il prof Vaccariello con le due ragazze.

Il cav: prego, lo faccia accomodare!

Il cav: oh! Caro professore!

Il prof: esimio cavaliere! Le presento queste due splendide girl’s.

Ul cav: incantato dalla vostra bellezza! Piacere, Rodolfo cavalcanti.

Rosy: grazie, molto gentile; io, sono Rosistella; ma, mi può chiamare pure Rosy; e, sono una showgirl.

Catia: piacere è mio; io, mi chiamo Caterina; ma, tutti mi chiamano Catia e, sono una velina.

Il cav: suppongo che, il qui presente prof Vaccariello, detto simpaticamente: “ditta Paolone & Vaccariello”, per il suo essere traffichino, da buon napoletano, vi abbia già accennato il motivo per cui, vi ho fatte venire qui.

Rosy: sì, sì, ha parlato di una festa in suo onore.

Il cav: trattasi di una festa; ma, contornata da una buona dose di sesso,  sesso sfrenato ed anche un pochettino estremo; ovviamente, in cambio di un ottima ricompensa, economica e di carriera, sia nel mondo dello spettacolo , sia nel mondo della politica; il tutto, subordinato alle vostre prestazioni sessuali, ovvero al vostro essere più porche e zoccole possibili.

Rosy: o, se è per questo, non ci sono assolutamente problemi, caro cavaliere! A me,  è sempre piaciuta la politica, mi sarebbe piaciuto fare la deputata o, la senatrice; e, per raggiungere  tale obbiettivo, sarei disposta a tutto, il mio livello di troiagine non ha limiti, leccherei e succhierei i cazzi di qualsiasi dirigente; e, se fossero donne, la mia lingua, non esiterebbe neanche un minuto a lustrare le loro fighe, mi farei aprire la fregna, penetrare il culo fino a sfondarmi il retto, da qualsiasi cazzo, di qualsiasi misura, anche di colore!

Il cav: bene, bene, grande troia, la ragazza! E tu, Caterina?

Catia: beh! Anch’io, la penso alla stessa maniera; visto che, in buona sostanza, per avere successo nella vita, bisogna vendersi tutto; io, sarei disposta anche a vendermi mia madre, se, ce l’avessi ancora in vita.

Il cav: perfetto, cosi mi piacciono le femmine, servili, luride e sgualdrine, sessualmente parlando. Che dice, prof, le facciamo accomodare nella sala dei letti; cosi, le facciamo esibire in un lesbo-show? So, che a lei piace tanto.

Il prof: ah! Per me non ci sono problemi, le lesbicate, mi fanno impazzire, mi eccito in un battibaleno, quasi, quasi, sborro nelle mutande! Che ne pensate, ragazze?

Rosy: magnifico! Tanto noi, siamo bisex, ogni tanto, una lesbicata fra di noi ce la facciamo, vero Catia?

Catia: confermo, la mia figa, si è già inumidita, cola!

Il cav: perfetto; ora, ci facciamo servire dalle mie cameriere, un ottimo caffè con degli squisiti frollini, fatti dall’esperte mani della governante donna Vittoria!

Dopo che ebbero sorbito il caffè e, mangiato i frollini, i due pervertiti, in compagnia delle due porche ragazze, si accomodarono nella sala dei letti, sala dove, l’arzillo e perverso cavaliere, dava sfogo alle sue voglie più indicibili.

Il lesbo-show, s’aperse con un eccitante strip, con annessa pizzica tarantata, ballo molto gradito ed apprezzato dal cavaliere; che, assieme al suo compagno di merenda Paolone, era seduto in poltrona, con un pizzico di voyeurismo, si masturbava divinamente; pardon, si masturbavano entrambi.

Il cav: guarda, Paolone, che spettacolo meraviglioso! Sì, sì, sculettate e contorcetevi come due zoccole accaldate! Toglietevi le mutandine mentre ballate! Mmm!!! Che gran troia, la Rosy! A questa, gli farei fare la ministra della salute pubblica, sotto la scrivania., però!

Il prof: anche la Catia, è una gran porca, guarda un po’ come sbaciucchia bene! Mmm!!1 sì, cosi, succhia, lecca, torturale i capezzoli a quella troia focosa della Rosy!

Dopo quel lussurioso spettacolo preliminare, le due girl, si distesero sul lettone che, il cavaliere, aveva sistemato appositamente in un angolino della grande sala dei letti; e, inscenarono un bel lesbo-sessantanove.

Rosy: dai, Catia, da brava, ti prego! Affonda la tua bollente lingua fin’infondo alla mia fregna, bagnata fradicia! Ohhh!! Sto sbrodando come una troiaaa!!! Ahhhh!!! Che voglia di cazzo che, mi è venuta!

Catia: anche tu, fa entrare la tua lingua nella mia fighetta colante! Senti, com’è bollente e ben lubrificata! Sììì!!! Ahhh!!!! Giocala , giocala, sul  clitorideee!! Mmm!!! Sììì!!! Sei formidabile Rosyy!!

Il cav: che spettacolo arrapante, a momenti sborro!

Il prof: anch’io, anch’io! La mia cappella, ha cambiato colore, da violacea, è diventata rossa!

Rosy: ascolta, Ketty; a me, è venuta voglia di cazzo; vedo che, questi due, stanno godendo come porci nel guardarci. Io, ho nella borsetta, un vibratore bi- fallo; che dici, li stendiamo, facendoli guardare mentre, ci scopiamo a vicenda!?

Catia: bellissima idea!

Rosy, estrasse dalla sua sac à main(borsetta), il vibratore bi- fallo.

Rosy: gentili signori, concludiamo questo lesbo-show, con una vicendevole e solenne scopata fra noi due!

Il cav: prego, fate pure, deliziate i nostri occhi, appagate i nostri cazzi!

Si sedettero, l’una di fronte all’altra; e, si ficcarono quel vibratore nelle rispettive fregne, godendo e, ansimando come due vitelle in procinto di diventare vacche.

Rosy: ti prego, Ketty, ti prego, sfondami tutta, sfondami tutta, fammi sentire, troia delle troie, baldracca delle baldracche, sgualdrina delle sgualdrine, ahhh!! Sììì!!! Mi stai facendo sbrodare pure l’anima! Sìììì!!!! Chiamami puttana delle puttaneee!!

catia: anch’io, sto sbrodando come una lurida puttanella, schifosa! Mmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììì!!! Rosyyyyyyy!!!!

Rosy: adesso, tesoro, mi è venuta voglia di prenderlo in culo; ti prego, Caterina, ficcamelo tutto nel culo! Guarda, mi metto a pecora, a 90 gradi, come una lurida vacca zozzona! Sì, sono una zozzona lurida, sfoga cazzi! Darei l’anima al diavolo, pur di diventare una lady in carriera!

Catia: sì, tesoro; adesso, te lo ficco tutto in culo! Anch’io, farei l’impossibile, pur di diventar qualcuno. Mi venderei mia madre, sì, mia madre!

Il prof: visto, caro cav!? le donne, farebbero voto a Satana, pur di diventar famose!(non tutte n d a).  guarda, come l’incula, guarda, come l’incula! Sì, sì, sto sborrando!

Il cav: certo! Anch’io, sto venendo; avviciniamoci e, schizziamole addosso, a queste due troiette! Sì! Avviciniamoci e…..

Il prof:sìììì!!! Ohhh!!! Sborrooooo!!!!

Il cav: anch’io! Ahhhhhhh!!! Sìììì!!!!!!!

E, i corpi delle due girl, furono schizzati del loro caldo sperma!

Rosy: i signori, si possono ritenere soddisfatti?

Il cav: sì, è stato stupendo! Ecco un piccolo regalino per voi!(mille euro a cranio).

Rosy: oh! Grazie, molto gentile e generoso, col gentil sesso! Allora, per quando è prevista, la festa bunga bunga?

Il cav: facciamo per questo fine settimana, se non avete nulla in contrario.

Rosy: io, non ho impegni; tu, Catia?

Catia: neanch’io!

Il cav: allora, prof, organizzi per domenica sera.

Il prof: ai suoi comandi, cavaliere!

La domenica sera, si presentarono al castello del cavaliere: “Rosistella, Catia; oltre, naturalmente le dame di corte”(donna Vittoria, accompagnata da sua figlia Patrizia; che a sua volta, era in compagnia dell’amico di colore Mustafà, quello che l’aveva deflorata e di due bellissime e graziosissime girl,Felicia e Natasha, anch’esse amiche di scuola).

La serata, s’aprì  con un’apericena di benvenuto  e, un balletto introduttivo di pizzica di corteggiamento.

Il cav: buonasera, buonasera a tutti! Un saluto particolare a queste splendide ragazze e, alle mie due fedeli cortigiane, donna vittoria, governante  e Veneranda, cameriera. Ora, vi prego di accomodarvi nella sala da pranzo!

Dopo, aver mangiato, ostriche e champagne e, dopo la pizzica, il cav, diede inizio al bunga bunga finale, fece vestire le ragazze a seconda dei suoi gusti, chi da infermiera, chi da suora, chi da poliziotta; quest’ultimo travestimento, venne chiesto con una certa autorità a la Rosy.

S’accomodò in una stanza illuminata con luci rosse, fece mettere le ragazze in fila indiana dietro la porta; ed ognuna di loro, aveva il compito di offrigli uno spettacolino privato, senza che l’una, vedesse l’altra; in parole povere, creando un atmosfera mistery.

Il cav: ora, mie dolcissime ragazze, ad ognuna di voi, affiderò un ruolo; a te, Patrizia, affiderò il ruolo di sexy infermiera, a te, Catia il ruolo di suora in calore e a te, Rosy, il ruolo di sexy poliziotta; perché, questa sera tu, sarai la “maitresse” della casa.

Rosy: perché, proprio a me, cavaliere?

Il cav: perché, mi sei entrata subito nel sangue; e, voglio fare di te, la stella della politica cittadina! E quindi, voglio verificare se, hai un carattere autoritario e, sei in grado di dominare queste ragazze .

Rosy: la ringrazio infinitamente, cavaliere, per la preferenza; farò del mio meglio!

Il cav: bene, le ragazze che ho testé nominato, possono recarsi nel camerino per cambiarsi; lì, troveranno i vestiti, mentre io, mi accomodo nella camera a luci rosse e, mi farò trovare denudato.

Il cav: iniziamo dalla più giovane. Prego, infermiera Patrizia, inizia a mostrare le tue splendide e giovani forme agl’occhi del tuo cavaliere; che, è malato ed ha bisogno delle tue amorevoli cure!

Patty: lo farò con molto piacere, mio dolce cavaliere, afflitto e sconsolato! Adesso, sta a guardare come mi spoglio, eseguendo un bel balletto!

Si tolse il camice da infermiera; e sotto, aveva un bell’intimo di pizzo, composto da peri, autoreggenti , reggicalze e reggiseno bianco, se lo levò molto lentamente, ballando e sculettando come una zoccoletta, troietta, In quella penombra illuminata soltanto da un fil di luce rossa, facendo risvegliare le voglie proibite del cavaliere vizioso!

Il cav: mmm!! che spettacolo lussureggiante!  Vieni qua, avvicinati, fatti toccare quella bella figa semi rasata! Ohhh!! Sìììì!! Com’ è bella, umida! Siìììì!!! Adesso, abbassati un pochino, fammi palpeggiare le tette! Sì, le tette! Mmm!!! Come sono belle, gonfie! Spero che presto, ri riempiano di latte! Ohh!! Sìì!! Toccami il cazzo, toccami il cazzo!  Sìììì!!! Tocca, tocca, anche le palle! Adesso, succhialo, troietta! So che, ti piace l’asta stagionata!

E, concluse il suo primo prive, con un mezzo voluttuoso pompino.

Il cav: grazie, basta così, Patty, fatti un bel ditalino? Ok!

Avanti la suora!

Catia: ave, mio imperatore! Cosa, posso fare per lei!?

Il cav: ascolti, suor Caterina; io, sono un cavaliere, afflitto e sconsolato!  E, solo le tette e la figa di una suora, potranno farmi riacquistare la serenità  di cui, ho bisogno.

Prego, suor Caterina, inizi pure la sua opera di bene, si spogli, mi faccia vedere le sue delizie carnali; che, nasconde sotto quell’abito da monaca di clausura in calore!

Catia: certo, lo farò con molto piacere! Guarda e godi, porco! Cosi, riacquisterai la tua serenità interiore!

Il cav: sì, cosi, mi piaci, dammi pure del porco! Perché, io sono un porco, pervertito! Sì, spogliati e sculetta, zoccola di una monaca! Ohh!! Sììì!! Le collant, le collant nere, mi fanno impazzire! Ahhh!! Ora, mi sego come un piorco guardone!

Quando Catia, s’ebbe denudata a metà, rimanendo in perizoma e reggiseno, il cav: “adesso, inginocchiati davanti al fallo del tuo imperatore! Ricordati che, io sono il tuo Dio, il mio cazzo la sostanza che ti sazierà in eterno, facendoti entrare nel paradiso dei piaceri perduti; e, sedere sul trono della lussuria e del peccato e, il mio sperma, la bevanda che, ti disseterà! Avanti, rispondi: “me lo ricorderò per tutta la vita, adorerò il tronco carneo del mio imperatore per l’eternità,nei secoli dei secoli ora pro nobis”!

Catia, ripeté.

Il cav: adesso, fammi  mettere la mano in mezzo alle tette; poi, fammi palpare la fregna, mmm!!! Com’è bella, depilata! Mmm!!! Adesso, succhialo, finiscilo di ciucciare come, ha precedentemente fatto quella gran troietta della mia infermiera! Sììì!! Ohhh!! Mmmm!! Sìììì!!! Vengo, vengo uhhh!!1 suor Caterina! Che, fantastica bocca che, hai! Ahhh!!! Sìììì!!! Sborrooooo!!!! Sììì!!! mmm!!!! ahhh!! Sì, ingoia, ingoia tutto! Dissetati col mio prezioso nettare.

Perfetto, puoi andare. Che entri la sexy poliziotta!

Rosy: salute a voi, mio dolcissimo imperatore! Cosa può fare, quest’umile servitrice dello stato per vossignoria!

Il cav: senta, agente, io sono un uomo abituato sempre a comandare; ma, a volte, sento il bisogno interiore d’essere dominato, di provare le brezza d’essere sottomesso, umiliato; ma non da un uomo, da una donna, energica e autoritaria; insomma, una maschiaccia!

Rosy: hah! E allora, io sono l’ispettrice di polizia Galatini, inizia ad inginocchiarti, leccami la punta degli stivaloni, lurido porco!

Il cav: obbedisco, signora ispettrice, m’inginocchierò come un servo, fa col suo padrone, in questo caso, con la sua padrona!

Rosy: bravo. Adesso, mettiti  faccia al muro; cosi, t’ammanetto.

Il cav: sì, ammanettami pure; e, dammi qualche sculacciata. Sììì!! Ahh!! Continua, voglio essere il tuo schiavo, il tuo servo! Adesso, denudati, ti supplico! Voglio, prima annusare le tue mutandine e poi, leccare ed adorare la tua figa! Sì, io adoro la figa, ne sono devoto.

Rosy: leccamela come Dio comanda, lurido leccafregne!

Il cav: ti prego, ti supplico, continua ad insultarmi! Sto godendo come un maiale!

Rosy: ah! Ti piace, eh! Depravato; e allora, lecca, lecca come un cane sì, devi leccare tutto, come un cane! Sì, vai sul clitoride!  Succhialo, succhialo come un dannato! Adesso, striscia con la lingua sulle cosce, sulle “coscie”!

Mmm!!! bagnale con la tua saliva, lurido verme schifoso! Lecca, lecca con devozione; sì, anche i piedi!

Il cav: adesso, Rosy, ti prego, pisciami, pisciami in faccia!

Rosy: certo! Te, lurido porco, assapora il mio scroscio di pioggia dorata!

Il cav: sei stata sublime; ora, andiamo nella sala dei letti; e, ci godiamo un bel lesbo-incesto.

Il cav: ed ora, miei cari amici ed amiche, vi prego di accomodarvi nella sala dei letti; dove, assisteremo ad un eccitante lesbo-incesto-show, posto in essere dalla mia fedele e servile governante Vittoria assieme a sua figlia Patrizia; mentre tutti noi, formeremo un bel girotondo intorno a loro e, ci masturberemo guardandole; gli uomini, si facciano una sega e le donne un solenne ditalino!

Donna Vittoria: ora, figliola, comincia a sbaciucchiarmi in bocca; mentre io, con la mano inizio a  riscaldarti la fighetta!

Patrizia: sei fantastica, mamma; continua, continua a   smanettarmi la figa! Mentre io, ti sbaciucchio e, slinguazzo tutta!  Sì, cosi, ahhh!!!!  Tocca, tocca, toccaaaa!! Facciamo divertire questi porci e queste troie borghesi, unghie pittate, tutte incipriate ed ingioiellate! Guarda, come smanettano le loro fregne infracidite e “represse”, queste gran zoccole!

Donna Vittoria: mmmm!!! Guarda, guarda come si segano quei gran viziosi e pervertiti dei colletti bianchi! Ahh! C’è anche qualcuno col vizietto! Guarda, quei due gay,  come si menano la sega a vicenda!

Adesso, io mi distendo sul lettone, tu ti metti a sessantanove;  cosi, ci lecchiamo a vicenda le fregne! Poi, li stendiamo con una bella lesbo-scopata! “la mamma, scopa la figlia; cosi, accontentiamo tutta la famiglia”!

Patrizia: iohh!! Mamma! Continua, continua con quella lingua! Sìììì!!! Sul clitoride! Mmm!!! Adesso, voglio un cazzo, sì, un cazzo!

Donna vittoria: anche tu, Patty, mi stai facendo sbrodare come una vecchia puttana-zoccola! E, in questo caso, anche lesby! Ahhh!!! sììì!!! Anch’io, desidero ardentemente un cazzo! Facciamo una cosa; prima tu, scopi me e, mi fai finire di sbrodare, e poi, io trombo te!

Patty: ok. Mamma, come vuoi tu!

Intanto, il cav: “ guardate, guardate, come si trombano a vicenda, quelle due gran troie! Sìììì!!! Ahhhh!!! Sto sborrando come un  porco troglodita!

Il prof: stupendo, divino! Anch’io, sto sborrando, come un lurido pervertito!  Sìììì!!! Ohhh!!!! Sborrr…..!!!

Veneranda: io, ho squirtato per ben tre volte ed ho la vescica piena, che faccio?

Il cav: avvicinati e, pisciale addosso, pisciale addosso, riempile di pioggia dorata! Anche tu, Rosy ed anche tu, Catia! Ahhh!! Sììì mmm!! Ahhh!!!

Dopo un breve spuntino ricostituente, il cav: “ed ora, miei cari amici, concludiamo questa bellissima festa piccante, con una fantastica ed eccitantissima gang bang bukkake. Prego, signore e signori, divertitevi pure, sfogate cazzi, leccate fregne ed appagate  culi”!

In mezzo a tutto quel groviglio di carne umana, cazzi che riempivano bocche focose e carnose; e, sfondavano culi e fighe di signore e “signori” dell’alta società, del mondo dello spettacolo e, della politica; ad avere la meglio, fu la Rosy che, si sorbì i trenta centimetri di minchia nera e scapocchiata di Mustafa, l’amico di Patrizia.

Rosy: mmm!!1 sììì!!! Tutto dentro, tutto dentro, avanti, bel negrone!  Sfondami il culo, sfondami il culo! Sììììì!!! Fin dentro l’intestino, lo voglio sentire! Ahhhh!!!!! Uhhhh!!!!

Mustafa: ahhh!!! Sìììì!!! Sboro, sboroooo!!!! Tuttto! Pure coglioni!

Rosy: sì! Riempimi tutto il corpo, sì! Anche un po’ in bocca!

Assieme a Mustafa, anche gli altri eiacularono, riempiendo i corpi femminili di un fiume di calda sborra!

La festa si concluse, con lo show delle sexy vampire di Patty end girl.

Il cav: spero vi siate divertiti, miei cari amici e mie care amiche!  Nell’augurarvi una buona notte, vi do appuntamento al prossimo bunga bunga.

Fine

Nota dell’autore

La storia è frutto della mia fantasia, completamente inventata; pertanto, ogni riferimento a fatti e personaggi reali, è puramente casuale

Mimmo L scrittore hard production 

 

 

Titti dei bagni pubblici

Cettino, è un cinquantenne, bruno, capelli  rasati, con baffi, sposato e, senza figli.

Il suo uccello, non di grosse dimensioni, è perfettamente funzionante;  ma, ha un vizietto, quello di fare seghe, pompini e, a volte, farsi inculare, da uomini o, da giovanotti “maggiorenni”; in cambio, di generosità da parte sua.

Per poter dare sfogo, a questo suo vizietto, quasi tutte le sere, s’apposta, vicino ai bagni pubblici di un paese limitrofo a quello di residenza; per motivi di privacy; e, quando vede,qualcuno, andare a fare, i suoi bisogni fisiologici, in modo particolare, a pisciare; lui, s’avvicina, mettendosi dietro l’orinatoio; e, quando vede il soggetto finire, gli chiede: “mi scusi, potrei, sbatterle l’uccello”?

Il più delle volte, viene cacciato ; “vai via, ricchione, maniaco”!

ma, vi erano i giovani studenti che, accentavano; pur di guadagnarsi, i soldi per le sigarette o, andarsi a fare un panino in paninoteca; in quei paraggi, era conosciuto con li nome femminile di Titti, Titti dei bagni pubblici.

Una sera, durante i suoi, soliti appostamenti, s’”imbatté”, in un giovane studente, bisex; che, gli fece fare una promessa,  molto intrigante; in quanto, il ragazzo,un simpatico ventenne, biondo, fisico atletico e, una grossa minchia, s’accorse, dalla fede nuziale che, era sposato.

Cettino: scusami, potrei sbatterti, il pisellone? Ma, com’è bello, grosso!

Il ragazzo: prego, mi sta cadendo, l’ultima goccia di pipì!

Cettino, gli e lo prese in mano, sussurrando sottovoce e, chiedendo  al ragazzo: “mmm!! Com’è bello grosso! Potrei, farti una sega; e, poi, prendertelo in bocca? Vedrai, non te ne pentirai; io, son meglio d’una donna”!

Il ragazzo: certo, ne ho proprio bisogno; è, da molto tempo che non sborro! “Meglio feriti che, morti”; ma, vedo che, sei sposato!

Cettino: si; ma, mia moglie, non sa, di questo mio vizio.

Il ragazzo: e, com’è tua moglie! Parlami di lei, mentre, mi fai la sega!

Cettino. Molto volentieri; cosa, vuoi sapere!?

Il ragazzo: tutto, come si chiama, se, è una bella donna, come ha la figa e, quando la scopi se, gode!

Cettino: lei, si chiama Gianna, un bel pezzo di figa, molto in carne! Ha un po’ di pancetta(mentre raccontava, lo segava appassionatamente).

Il ragazzo: ti prego, ti prego, continua a raccontare, mi eccita molto! La figa, come ce l’ha, la figa!

Cettino: ha una figa bella, piena di peli biondi! Gli e la leccheresti? Mentre io, guardo e, mi masturbo come, un porco guardone!?

Il ragazzo: siii!! Certo; me la faresti chiavare, allora!

Cettino: oh! Si,certamente! Mi piacerebbe molto, vederla scopare con un altro uomo; ma, lei, è molto pudica! E, di questo, non sa nulla; mmm!! Ti prego, avvicina, il tuo cazzo al mio, facciamo un po’ capocchia, contro capocchia; mi sto, eccitando anch’io!

Il ragazzo: si! Tieni! E, dimmi: le tette! Come ce le ha, le tettee!!

Cettino. Grosse, molto grosse, una settima; ahhh!! Quando le succhio i capezzoli e, le lecco l’areola, gode come una vacca!

Il ragazzo: continua, continua, sto sborrando!

Cettino:si, si! Gode come una puttana, una puttana ahhhhh!!!! Sborro anch’ioooo!!

Il ragazzo: una puttana, una vacca!! Sborrrrrr…….!!!

Cettino: aspetta, che te lo prendo in bocca! Cosi, la lecco e la ingoio!

Se lo prese in bocca, vogliosamente,come una vera donna, ingoiando tutta la sborra; facendogli una promessa: “ascolta, se la prossima volta che, c’incontriamo, m’inculi e, mi sborri dentro l’ano, ti prometto che, vedrò di convincere mia moglie a, scopare con te! Ma, mi raccomando, deve rimanere un segreto fra noi due; ah! Scusami io, mi chiamo Cettino;  ma, tutti qui, mi conoscono con il nome femminile di Titti, Titti dei bagni pubblici! Perché, quando vedo un cazzo, si sveglia, dentro di me, la parte di femmina, una femmina zoccola, bardolese(bagascia), se vuoi, mi posso anche  travestire, tagliandomi i baffi”!

Il ragazzo: ok, d’accordo; io, mi chiamo Marcello! E, sono un ragazzo bisex, attivo!

Quella sera, si accommiatarono, dandosi un bacio in bocca, lingua, contro lingua, dandosi appuntamento  per la scopata con la moglie.

Ovviamente, Cettino, sapeva benissimo che, non poteva, far scopare la vera moglie da Marcello; e, cosi, per onorare la sua promessa, pensò bene d’ingaggiare, un’avvenente escort, alto target,bionda e formosa come lei, presentandola come, la sua signora.

I due, più la escort, s’incontrarono, in una villa di proprietà di Cettino; ma, prima che, Marcello, potesse aver  l’onore di chiavarla, Titti, gli chiese d’incularlo, facendo nascondere Gianna, che, in realtà, era la escort top class  Chantal, in un'altra stanza.

Cettino: ciao Marce, ti devo dare una bella notizia!

Marcello: oh! Ciao Cettino, dimmi tutto!

Cettino: beh! Sai, ho convinto  mia moglie, ad avere un incontro con te! Ma, ad una condizione, però.

Marcello: fantastico! E, quale sarebbe, questa condizione?

Cettino: beè! Mm! Ti ricordi, la prima volta che, c’incontrammo, nei bagni pubblici? Ti chiesi, d’incularmi!

Marcello: ma, certamente! T’inculo, t’inculo, tranquillo!

Cettino: allora, passo a prenderti domani pomeriggio, fatti trovare nei pressi dei bagni; cosi, ce ne andiamo in campagna alla mia villa; dove, c’attenderà mia moglie!

Marcello: ok, bacione!

L’indomani(accompagnata, prima l’escort alla villa), Cettino, passò dai bagni, a prendere Marcello; e, insieme, raggiunsero l’alcova; una volta giunti sul posto, non vedendo nessuno, Marcello, con aria insospettita chiese: “scusa, Cettino; ma, tua moglie, dov’è”?

Cettino: oh! Tranquillo, tranquillo! È, di la che, si sta preparando! Nel frattempo, noi due, ci facciamo i cazzi nostri! Ti prego, spogliati! Che, inizio a farti un bel pompino! Poi, mi giro e, m’inculi! Guarda, mi son fatto il depilè! Sembra quello d’una donna vero?

Marcello: vedo, vedo!

Cettino: toccalo, toccalo, sii!! Mmm!!  Adesso, te lo scappello tutto! Te lo succhio, te lo lecco! Mmm!! Siii!! Slurp! Slurp! Adesso, inculami, porco! Si! Inculami e, sculacciami! Ahh! Sii! Ancora, ancora! Sculacciami! Struscia, il cazzo sulle chiappe! Ahh! Si, com’è bello! Inizia ad infilare, la capocchia dentro il buco!  Siii!! Ahhhhh!! Tutto dentrooo!! Ahhh!! Che, cazzo grosso che, hai ahhh!! Sfondami il retto!!

Marcello: si! Prenditelo tutto in culo, “ricchione,” zoccola che, non sei altro! Gli e lo faccio  assaggiare anche a quella troia di tua moglie!

Cettino: si! Insultami, chiamami zoccola, sganasciata! Vedi, che buco di culo enorme che, ho! Sto godendo, come una zoccola bagascia! Ahhh!! Tutto dentro! Mi sento rivoltare, l’intestinooo!!

Marcello: si, te lo sfondo tutto, zoccola checca! Adesso, sborro, sborrooo!!

Cettino: si, sborra nel culo, nel culoo!! Ahhhh!! Come mi piaceee!! Ahhh!!! Aspetta, adesso, m’inginocchio come uno slave fedele, ti lecco le palle e, anche i piedi! Sii mmm!!

Dopo che, si ebbero scolata una birra da tre quarti a cranio, Cettino, chiama l’escort Chantal, presentandola come, sua moglie.

Cettino:  ti presento, mia moglie, Gianna! Bel pezzo di gnocca, eh?

Marcello: piacere, Marcello!

Chantal: incantata!

Cettino: mia cara, mostra al nostro giovane amico, stallone da monta, le tue grazie   corporee! E, fagli, un bel pompino;  mentre, io guardo e mi sego, come un porco, guardone!

Chantal, da grande esperta: “si! Guarda, guarda, come mi spoglio, porco, guardone! Mm!! Segati, segati, quel cazzo, piccolo, piccolo!  Adesso, guarda, come sponpino, questo bel ragazzone! Con, questa grossa minchia! Mmmmm!!! Questo si, che, si chiama cazzo! Non quello tuo, checca impotente, non mi fai neanche il solletico”!

Cettino: oh! Si, ti prego, continua, continua ad umiliarmi, godo come un porco, pervertito!  Ti supplico, marce; mettila, a pecora, ammanettala; e, scopala, scopala come un forsennato, quella lurida troiona! Sfondale, il culo e la figa!

Chantal: si, sfondami il culo e, la figa, Marce! Si, inculami a sangue; fagli vedere, come si tromba, a questo lurido, porco! E, tu, cornutone, guardone, guarda come si scopa! E, segati, segati, come un depravato, maniaco; ti piace, essere  cornificato!

Cettino: si, ahh! Ahh! Mi sto segando, come un maniaco, pervertito, porco, depravato!  Si, inculala, inculala, ahhhhh!!  Sborro, come un maiale ahhh! Guarda, mi metto anche il dito in culooo!! Ahhhh!!! Come godo, siii!! Mmm!!!

Marcello: si, sborro, vengooooo!! Ohh!!

Chantal. Si, vienimi, sulle tette!  Si, sulle tette!  Ahhh!! E, dopo, lecca, la tua stessa  sborra!  Si mmm!! Mi piace!

Cettino: ahhhh!! Che, spettacolo meraviglioso!

Chantal: bene, ragazzi, ora, vi devo salutare! “ caro, ci vediamo a casa”?

Cettino: “ ok, tesoro”! allora, Marcello, contento?

Marcello: divino! Gran bella vacca, tua moglie!

Cettino: hai  Visto? C’è voluto molto, per convincerla!  Quando, la desideri, basta che, me lo dici; però, vale sempre la regola che, prima devi inculare me!

Marcello: va bene! D’accordo!

Cettino: ora, prima di lasciarci, diamoci un bacio in bocca, lingua contro lingua, come due gay, si, due gay mmm!! Slurp!

Dopo che, Cettino, lo ebbe riaccompagnato, nel posto  dove, s’erano incontrati; ovvero, nei pressi dei bagni pubblici, Marcello, si fermò un attimo a riflettere con se stesso; e, gli sorse un dubbio: “ma, quella strafiga, era, veramente, sua moglie?

Mi sembrava, troppo esperta ed aveva la figa e, il culo, troppo sganasciati”!   Fine

 

 

Confessioni scandalose a Mimmo

Premessa

Carissime lettrici, carissimi lettori.

Questo racconto, non è altro che un insieme di confessioni intime “vere o, presunte”, inviatemi da alcuni miei fans. I nomi, sono nomi inventati  per garantire la privacy dei protagonisti; e, pertanto corre l’obbligo di asserire che ogni riferimento a fatti e circostanze reali è puramente casuale.

L’autore

 

Prima volta in un privè

Ciao Mimmo

Siamo una splendida coppia giovane ed affiatata, ti vogliamo raccontare la nostra prima esperienza in un club per scambisti .

In una piacevole serata primaverile, io e mia moglie Elena, stavamo tranquillamente passeggiando  per il corso cittadino, quando all’improvviso, mi venne la felice e strana  idea di proporle di trascorrere il resto della serata, in una maniera insolita; ovvero, in un club per scambisti, poco distante dalla nostra città di residenza.

 .. “Ascolta, cara; che ne diresti, di passare il resto di questa magnifica serata in un luogo trasgressivo!? Sai, è da molto tempo che, coltivo l’idea di vederti scopare con un altro uomo; o, al massimo scopare in compagnia di altre coppie”.

Lei, all’inizio, si mostrò un po’ titubante:  “che strana idea! Mi sa che, devi essere un po’ impazzito”, mi rispose.

Ma, vista la mia insistenza:  “dai! È un modo per evadere la routine quotidiana! Che, ti costa, sei un gran pezzo di gnocca! Vedrai, quanti singoli ti correranno dietro, facendo a gara per trombarti”.

Lei: ok. D’accordo, proviamo, questa nuova esperienza.

Presi la macchina e, ci dirigemmo presso il club privè: “la casa dei piaceri proibiti”.

Una volta effettuate le registrazioni di rito, io ero in abito blu, con una bellissima camicia  bianca con una meravigliosa cravatta a fantasie di colori, lei, indossava  un bellissimo  tailleur scollato nero, calze autoreggenti e scarpe decolté color argento, tacco 12; il trucco ed il rossetto sulle sue labbra carnose, la resero una gran troia a tutti gli effetti.

Appena entrati dentro ed assaporato una coppa di Don Perignon, lei attira l’attenzione dei singoli che, allungano le mani, toccandole il culo. “oh! Che bello!  Le toccavano il culo, sorridevano e toccavano, sembravano loro i padroni”! questa situazione, mi eccitava moltissimo; tanto che, per un oretta, giriamo e guardiamo gli altri, scopare e scambiarsi i partner vicendevolmente.

Poi, prendemmo il coraggio a quattro mani ed entrammo  in una stanza buia, con buchi sul muro; lei, si spoglia, aveva un completino intimo  nero, molto sexy e, molto arrapante! Oltre alle autoreggenti.

All’inizio, guarda e basta;  poi, l’eccitazione le sale alla testa, la sua figa, s’era infracidita, colando, sbrodando, fino a bagnarle le cosce!

E cosi, iniziava a toccarsi, sgrillettandosi leggermente; s’avvicina ad un buco, allungando il capo e, nota che, c’è un grosso tronco carneo, tutto scapocchiato, lo afferra in bocca, iniziando a leccare e spompinare come una forsennata; mentre, qualcuno, le allungava la mano, infilandola in mezzo alle cosce! Dapprima, si spaventa, stringendo le gambe; ma poi, la libido l’assale sempre di più, apre le cosce e, si fa sgrillettare, mentre lui, con l’altra mano, si menava una solenne sega.

Iniziammo a chiavare come dannati, mentre lui, guardava e, si segava.

Elena: oh! Si, scopami, scopami nel culo e nella figa! Sto sbrodando a fontanelle! Poi, rivolta al voyeur: “adesso, voglio il tuo cazzo, porco guardone! Siii!!! Voglio due cazzi, uno in culo e l’altro nella figa! Siii!! Vengooo!! Sbrodo come una vacca”!

Lui: oh! Si, sto sborrandoo!!

Lei: un attimo, tiralo fuori e vienimi sulle mani! Mentre tu, vienimi nella figa, si, nella figa!  Riempimi l’uteroo!!

Si sporcò le mani della sborra di lui; mentre, la sua figa, era piena della mia sborra.

Quando, venne accontentata, lui, uscì fuori, come se nulla fosse accaduto  e noi, dopo che, ci fummo lavati e rivestiti, ci recammo alla bouvette, prendemmo altre due coppe di Don Perignon e Dopo, l’ennesimo sbaciucchiamento e slinguettamento appassionato,  ce ne ritornammo a casa, felicissimi; e, tutte le sere, ne parliamo e ci eccitiamo da morire!

Un salutone e un bacio.

Marco ed Elena cp.

 

 

Datte nà botta zia Marì

(masturbati zia Maria)

“contiene espressioni e cadenze dialettali pugliesi”

in un piccolo paesino di poche anime della murgia barese, vive  Carletto, giovane disoccupato venticinquenne, con pochissima esperienza in fatto di donne; o, per lo meno, non ha mai visto in vita sua il pelo nero delle fighe delle ragazze della sua stessa età; eppure in paese, non è che ce ne siano molte ma, quelle poche che ci sono, hanno tutte(come si dice in gergo dialettale) la fornacella(figa) in fiamme, tanto in fiamme che, quando in paese approdano i militari per le relative esercitazioni di “guerra” sulla murgia, le dolci e facilotte donzelle paesane, non perdono occasione per far conquiste e farsi trombare; ed è anche capitato che qualcuna è rimasta gravida ( come in tammuriata nera).

Carletto da sfogo alle sue pulsioni sessuali, spiando e segandosi come un dannato sua zia Maria, sorella paterna, con la quale vive dopo la prematura dipartita dei suoi genitori, un ancor' piacente donnone settantenne, vedova e senza figli, molto robusta, alta un metro e ottanta, settima di seno un po' scaduto per l'età, capelli corti e grigiastri come i peli della vulva.

Zia Maria, era solita, specie durante le calde ed afose sere d'estate, stravaccarsi sul desolato lettone matrimoniale, come un enorme balena, tutta nuda, con le cosce lardose spudoratamente spalancate, appagando i suoi ancor' ferventi bollori vaginali, a volte sditalinandosi, a volte usando ortaggi come, carote, zucchine ecc. in quanto, non amava i moderni toy's.

In una calda serata d'agosto, Carletto dopo aver cenato in compagnia della zia, rimane ancora un po' sdraiato sul divanetto della sala da pranzo a fumare la sua solita sigaretta prima di andare a dormire nella sua cameretta che si trova al piano di sopra dell'alloggio posto su due livelli; mentre la camera da letto della zia, è ubicata al piano di sotto, poco distante dalla sala da pranzo.

Ad un certo momento, Carletto ode provenire da quella stanza delle strane urla, accompagnate da parole in dialetto, incuriosito, si dirige verso tale luogo, notando che la porta era socchiusa, s'avvicina e vede come al solito, sua zia masturbarsi; ma questa volta con un gambo di fungo.

Alla vista di quella scena, il suo cazzo s'eresse in un battibaleno e, senza farsene accorgere, iniziò a spiare, menandosi una solenne sega.

Intanto, zia Maria: “ahhhh!!! ci jè beell'!!!! mmmmm!!! m' stoc' à mbonn' accam' nà zocc'na puttan'!!!!  ahhh!!! Ciccill!! c' stiev' do! Mu avieva sfnnà tutt'  ù ciunn'!! ahhh!! ù tariedd', ù tariedd'!! stoc' à sburrà accam' nà troiaaaaa”!!!!!

traduzione(ahhh!! che belloo!! mi sto bagnando come una zoccola, puttana! Ahhhh!! cCiccillo!! riferendosi al defunto marito se eri qui con me, me la dovevi sfondare tutta la figa! Ahhh!!! il gambo del fungo, il gambo del fungo! Ahhhh!! sto sbrodando come una troiaaaaa!!!).

 

 Carletto era lì che si segava al biondo Dio e sussurrava: “dai zia Maria! Che porca che, sei! Ficcati quel gambo fin in fondo all'utero! Umm!! si, zia Maria! Datte nà botta, zia Marìì!! zia marììì!! ahhhh!! zia Mariaaa!!! ohhhh!! sborrroooo!! zia Mariaaaaaaa”!!!!! alla fine urlò, lasciando la sborra sul pavimento, di conseguenza , facendosi scoprire dalla zia, la quale fece finta di nulla, voltandosi di lato, mostrando il suo enorme deretano al nipote, addormentandosi beatamente.

Il mattino seguente, zia presentandosi in cucina, in maniera provocante, indossando una sottana merlettata nera , con sotto un paio di mutande classiche di egual colore, chiese al nipote, senza però rimproverarlo: “buongiorno Carletto! Allora, ti sei divertito ieri sera”!?

Carletto: divertito! Per cosa, zia?

Zia Maria: mm!!gran  porcellone, mi sono accorta che, mi spiavi mentre, mi masturbavo!  E, come mai, ti ecciti nel vedere me e non vai dalle ragazze della tua stessa età? Sai in paese ce ne son poche e tutte con la figa infuocata, talmente infuocata che, se lo fanno facilmente scaricare dai militari che periodicamente vengono sulla murgia a fare esercitazioni; ed in passato c'è scappata anche qualche gravidanza indesiderata.

Carletto: beh! Ti chiedo umilmente perdono, zia! Ti giuro che non succederà più! Il fatto è che io sono un ragazzo molto timido e, non ho visto mai una ragazza, ti confesso che, da quando sono venuto ha vivere con te, t'ho sempre spiata segretamente  perché, sei stata  la musa ispiratrice delle mie masturbazioni fin da quando, ero adolescente.

Zia Maria: eh! Devo dedurre che, t'ho fatto godere molto! Visto lo sburro che, hai lasciato sul pavimento.

Carletto: oh! Si zia, mi fa impazzire il tuo corpo mastodontico, le tue cosce lardose, il pelo grigiastro che fuoriesce dal bordo delle mutande e poi, mi fa arrapare la sottana! Si la sottana merlettata nera!

Zia Maria: mmm!! come quella che indosso adesso!? Guardala, t'arrapa vero!? E tocca! Infilami la mano in mezzo alle coscione!  Senti il pelo della fregna che, mi esce dal bordo delle mutande! Ti piace eh! Si gioca col ditino sul piripicchio(clitoride) ohhh!!!

Carletto: fantastico zia, il mio cazzo mi sta venendo duro si!

Zia Maria: ascolta facciamo un patto noi due; se, mi prometti che, ti trovi un lavoro e una bella ragazza della tua età, con la quale sposarti oppure andare a convivere, ora, ti faccio fare una sega  mentre io mi masturbo un po' con le dita, un po' con la banana; sai,  non amo i moderni giocattoli, stanotte ti giuro che, verrai a dormire nel mio lettone, rimasto desolato dopo la perdita di zio Ciccio; e, ti faccio chiavare. Sai per la mia tarda età, non mi rimane  molto  tempo da vivere ed è da parecchio che, non ho rapporti con altri uomini per un giuramento di fedeltà eterna, fatto a zio sul letto di morte; però, tu sei mio nipote, t'ho cresciuto e mantenuto economicamente con il mio vitalizio fin da quando sono venuti a mancare i tuoi genitori in seguito a quel terribile incidente stradale, tu sei il figlio di mio fratello Vittorio, sangue del mio stesso sangue, fare l'amore con te, non lo considero un tradimento, zio Ciccio da lassù comprenderà.

Dai, tiralo fuori, inizia a farti il trimone, fammi vedere come, ti fai il trimone! Mentre io inizio a sculettare e sollevarmi la sottana!

Carletto: si zia, promesso! Adesso, lo tiro fuori e mi faccio il trimone come dici tu! Si, sollevati la sottana e sculetta come una vecchia zoccola con quelle mutande! Oh! Sii!! adesso sfilatele! Mmm!!  girati si, ohh!!  datte nà botta, datte nà botta, zia Marìì!!! maraie!! mmm!!!

zia Maria: ti piace, ummm!! guarda come mi faccio il ditalino! T'arrapa vero!? Ciuccia, ciucciami le tette!

Carletto: mmm!! che latteria enorme, zia! Adesso, ficcati la banana nella fregna!

Zia Maria: come desideri! Quando t'arriva, ti lecco tutto lo sburro, gran porcellone! Mmm!!  ahhh!! che gran zoccolona che, sono!  Sto sburrando come una vecchia vacca svizzera! Sììì!! mmm!!! ahhhhhhhhhhh!!!!!Carletto: si, zia Maria, sto sburrando pure io, si! Zia Maria, ahhh!! zia Maria! Sborrooo!! mmmm!! ohhhh!!!!

zia Maria: mantienitela sulla capocchia che adesso, zietta tua s'inginocchia doverosamente, te la lecca e l'ingoia tutta!

Carletto: sei una donna eccezionale, zietta! Sono sicuro che zio Ciccio, sarà molto felice nella tomba.

Zia Maria: e tu, sei un ragazzo meraviglioso Carletto! Ma, mi prometti che metterai la testa apposto?

Carletto: promesso, baciottolo!

Zia Maria: allora, t'aspetto stasera in camera mia! Cosa vuoi che, indossi?

Carletto: beh! Mi piacerebbe vederti in sottana e parigine nere!

Zia Maria: va bene, porcellone!

 

la sera, dopo cena, zia e nipote se ne andarono in camera da letto  e diedero inizio ad un preliminare ad alto contenuto erotico, tanto eccitante da far scoppiare qualsiasi cazzo anche il più dormiente nei pantaloni.

Zia Maria: allora, porcellone  cosa vuoi che, faccia, per farti alzare quel gran pisellone che, ti ritrovi! Uno spogliarello con masturbata di fronte allo specchio, ti andrebbe bene?

Carletto: oh! Fantastico, zietta, fammi vedere come ti levi la sottana, sculettando mm!! sii! E spogliati zia Marì! Fatti il ditalino! Si, cosi! Datte nà botta! Ahhh!! adesso il cazzo, scoppia!

Zia Maria: avvicinati e, sbaciucchiami tutta! Toccami le tette con le mani, si! Cosi! Leccami il collo! Sai, sono una vedova che ha bisogno d'esser consolata, mmm!!! molto consolata! Sii!! avvicina il cazzo al culone! Ohh!! che cazzo duro e grosso che hai! Struscialo, struscialo mentre, mi contorco come una vacca! Ti piacciono le vacche!?

Carletto: si, zietta, mi piacciono le vacche, le lardose, le grasse come te! Ohhh!!

zia Maria: e le ragazze, come ti piacciono le ragazze!? Mi eccita sentirtelo dire!

Carletto: oh! Zietta, robuste, bionde e con la figa pelosa. Ahh! Ma che ventrazzo, che hai! Mmm!!!(toccandole il grosso e grasso ventre).

zia Maria: ohh!! mmm!! aspetta, voglio mostrarti una foto; sai che, mi piace vederti fare il trimone!

 

Zia, conservava una foto in costume da bagno di Annarita, ragazza ventenne, figlia di Giuseppina, sorella del marito, una bella bionda formosa con quinta misura di reggiseno. La tirò fuori dal cassetto del comò, mostrandola a Carletto.

Zia Maria: vedi questa ragazza, ti piace? È mia nipote Annarita, figlia di mia cognata Seppina.

Carletto: sììì!! che gran figa!

Zia Maria: emm! Che, gli faresti?

Carletto: tutto, gli farei tutto!

Zia Maria: avanti, spogliala, spogliala completamente nuda!, levale il costume e fatti il trimone, porco! Mentre io, mi faccio il ditalino!

Carletto: si, zia, la sto spogliando nuda, sto quasi per sborrare, mmm!! che gran figa! La leccherei tutta! Mmm!! che tette!  Si, le tette! Ohh!! si! Sborroooo!!!

zia Maria. Si, sburra sulla foto, sburra sulla foto! Che adesso, ci penso io a fartelo di nuovo riappizzare.

Carletto: ahhhhh!! Annaritaaaaa!!!!

zia Maria: te, bevi un sorso d'amaro pugliese, ti farà bene! Che adesso, zietta tua, ti farà di nuovo alzare la mazza, ficcandosi il gambo del fungo nella sua figa stagionata ed ancora bollente; e poi, te la farà leccare!

Carletto:dai con quel gambo, zia! Ficcatelo tutto dentro, tutto dentro! Ahh! Che delizia, vicino allo specchio!

Dopo aver fatto rieccitare il nipote, masturbandosi con quel gambo di fungo come una spudorata, vecchia, baldracca, Maria si stravacca sul lettone con tutto il peso del suo corpo lardoso come una vacca pronta per la monta, con le cosce scandalosamente aperte e la figa, colante e tutta squascianata(slabbrata), ordinando al nipote …...

zia Maria: avanti, porco! Vieni qua! Leccamela, leccamela come un dannato! Fammi sentire una femmina ancor' pimpante e vogliosa!  Mm!! soddisfa le mie voglie!

Carletto: certo, zietta, te la lecco come un porco depravato! E tu, fammi sentire come godi, fammi vedere quanto, sei zoccola e puttana!

Zia Maria: si, sono una vecchia zoccola e puttana, sii!! sai che, zio Ciccio, non me l'aveva mai leccata! Lui, aveva  un uccello piccolo, piccolo, me lo metteva solo in figa in maniera tradizionale e nient'altro, manco il culo m'ha fatto! Ohh! Siii!! continua a leccare! Allicca, allicca! Sbraitò in dialetto.

Adesso mi metto a pecora e tu, mi dovrai aprire  il culo.

Carletto: certo, zia!

Si mise a novanta gradi come una vecchia scrofa accalorata, con quel mastodontico deretano, ovviamente dilatato per l'età ma con ancora il buco stretto perché, come da lei stessa asserito, nessuno glie lo aveva mai rotto; e, quando il nipote vi appoggiò  la punta della capocchia, lei dapprima iniziò  ad urlare a squarciagola per il dolore iniziale; poi, quando la capocchia ebbe rotto gli argini e fatto il suo trionfale ingresso nel colon retto, zia Maria, prova un indicibile piacere, iniziando  a godere come una pazza, pronunciando frasi in dialetto incomprensibili.

Zia Maria: ahhh!!! cì jè bell' ù c'ddaun' n'gul! Siiin, carlù! Rumbm' ù cùùl! Ahhhh! Fing' ind' à l' visc'r', mù stè a fa s'ndìììì!!! ahhhhh!!!

traduzione(ahhh!! com'è bello, l'uccellone in culo! Si, Carletto, rompimi il culo! Ahhhh!! fin dentro le viscere me lo stai facendo sentire! Ahhhhh!!!!!).

Carletto: oh! Si, zietta, ti piace l'uccellone nel culone! Mmm!! ohhh!! che buco di culo profondo che, hai! Mmmmm!! ahhh!! sto sborrando, sto sborrando!

Zia Maria: si, si, nipote mio! È fantastico! Poi all'improvviso: “Ciccill!! invocando il nome del marito, tu! Nà mù s' rut' ù cul! Ù è fatt' n'pott' ò post' tu! Jè bell' Ciccììì”!!!

 

traduzione(Ciccillo! Tu, non me lo hai mai rotto il culo! Me lo ha fatto tuo nipote al posto tuo, com'è bello, Ciccillo!).

 

Carletto: ohh! Zia! Ti piace l'uccellone di Carletto tuo! Mm! Prendilo, prendilo tutto nel culo! Vecchia zoccola!  Tieni, te lo do anche un po' nella figa; tieni, bella tieni!

Zia Maria: nooo!! nel culo, mi piace nel culo! Sfunnm ù cul Carlù!(sfondami il culo Carlè!).

Carletto. Si, zia Maria si! Sto sborrando! Sto sborrando!

Zia Maria: sburrami nel culo! Ahh!! mmm!! sìì!! anche un po' sulle chiappe! Sburr...!! mmm!! ahhhh!!!

carletto: sborro, Mariaaaaaaaaa!!!! ohhhh!!!

zia Maria: è stata una serata veramente stupenda, te lo giuro, nipote mio! M'hai fatta ringiovanire di trent'anni, appagando i miei repressi piaceri della carne! Sai, un conto è farlo da sola, un conto è farlo con un uomo vero, per giunta di 45 anni più giovane.

Carletto: anche per me, è stata un esperienza fantastica! Voglio chiederti una gentilezza.

Zia Maria: dimmi, tesoro!

Carletto: quando ne avrò di nuovo voglia, potremmo rifarlo di nuovo!?

Zia Maria: certo! Ma, ricordati  che, m'hai fatto una promessa.

Carletto: ti giuro che, la manterrò.

 

Gli incontri fra zia Maria e Carletto, continuarono per un po' di tempo, finché un giorno maledetto, zietta s'ammala di un terribile cancro che, la porta via in pochi mesi. Carletto, ricordandosi  della promessa, riuscì ad onorarla, andando a convivere con Chiara, una bellissima ragazza ventottenne che, faceva al caso suo, grassa(150 chili), bionda, nona di seno; conosciuta in paese, anch'ella molto timida, infatti era ancora vergine. Nel frattempo, s'era trovato un lavoro come panettiere in un panificio di una cittadina limitrofa.

Nonostante tutto, nella mente di Carletto, era rimasto impresso il ricordo dell'anziana zia e, delle  spiate e solenni scopate fatte insieme a lei; ed ogni tanto, rimembrando il passato qualche sega ci scappava.

Fine

cronologia

significato di alcuni termini e cadenze dialettali pugliesi

trimone= farsi una sega, sega, masturbarsi

c'ddaun'(dialetto andriese =uccellone, uccello grosso.

Riappizzare= farlo rivenir duro, rizzare.

Sburro= sperma, spermare.

Squascianata= slabbrata, aperta al massimo.

Fornacella = brace, nel nostro caso è riferita alla figa.

Tariedd' =gambo del fungo.

Seppina = diminutivo di Giuseppina.

Mantienitela sulla capocchia =mantienila sulla cappella.

Ciccillo =diminutivo di Francesco.

La storia è completamente inventata, nata dalla fantasia dell'autore, pertanto ogni riferimento a fatti e personaggi reali è puramente casuale.

Mimmo L scrittore hard production

 

  

Il fugace pompino

By Mimmo L scrittore hard production

Avevo voglia di trombare, di trombare una bella femmina robusta; e cosi, decisi di telefonare alla Cris, una simpatica quarantenne, non molto bella, ma formosa al punto giusto.

Faceva qualche marchetta di qua e di là per sbarcare il lunario, amava farselo sbattere in culo e, fare pompini ad ingoio e risucchio.

Le telefonai per chiederle se era disponibile, e, lei mi rispose:
“se vengo, mi dai una trenta”!?

Io le risposi: una trenta, per fare che”!?

E lei, mi sussurrò:”per comprare la Maria”!

Io ripresi. “perché, ti piace la Maria”!?

Lei: un pochino, è da molto tempo che, non l’assaggio; se, mi dai trenta, ti do il culo e, ti faccio un bel pompino!

Io: ok, d’accordo, ci sto! Ci demmo appuntamento alla stazione ferroviaria del paese; e, c’appartammo in un vialottolo  di campagna senza uscita.

Con tutta sincerità, col sesso in automobile, non vado tanto d’accordo; per arraparmi e, “trovare” eccitazione, ho bisogno di un bel lettone; e cosi, le dissi: “il culo, non fa niente, ti do la trenta ugualmente, tirami solo, un bel pompino; la prossima volta, andiamo in albergo, mi dai il culo e, te la lecco”.

“va bene, come vuoi”!

E cosi, lo afferrò in bocca, lo succhiò con voluttà e passione ed alla fine, mi supplicò:” ti prego, ti supplico, schizzami in faccia, schizzami in faccia”!

Fine

 

Mimmo Lastella

Il figlio Guarda,il nipote gode

romanzo erotico hard

“come potete vedere Madame, io sono sgualdrina a fin di bene e libertina per virtù”

Marchese DeSade : justine o le sventure della virtù

Prima puntata: il cugino gode.

Nel mondo del sesso , vi sono dei fenomeni strani che a volte affascinano, intrigano  ed incuriosiscono.

Uno di questi fenomeni è sicuramente quello dell’incesto, ovvero quel rapporto sessuale fra madre e figlio,  fra  padre e figlia, insomma fra con sanguigni. Ovviamente consapevoli e coscienti di quello che fanno.

Questo romanzo, ha come protagonisti: un figlio Marco, un bel venticinquenne alto,bruno, palestrato, il quale si diverte a spiare dal buco della serratura, ovviamente masturbandosi  sua madre Loredana(nome da gran porca)una donna sessantenne bionda mesciata molto robusta, alta circa un metro e settanta  con una ottava di reggiseno,labbra carnose, rimasta vedova da poco e quindi non ostante la sua età e non ostante fosse meno pausata, con una gran voglia di verga.

Marco, ha un cugino Claudio, anch’egli venticinquenne moro e palestrato ma con uno strano vizietto: godere masturbandosi mentre Marco gli racconta di sua madre.

Un giorno, Marco vede sua madre in camera da letto mentre si stava masturbando di fronte allo specchio dell’armadio e ovviamente lo racconta a Claudio.

Marco: ciao Claudio come va?

Claudio: tutto bene, hai qualcosa da raccontarmi su zia Loredana?

Marco:certo vieni in camera mia, cosi ti puoi masturbare, a patto però che mi dia dieci euro per la ricarica al cellulare.

Claudio: d’accordo.

Entrarono in camera, Claudio si stende sul letto, tira fuori il suo uccello bello duro e inizia a masturbarsi.

Claudio: dai raccontami!!!

Marco: ho visto mia madre, effettuare uno Streep  di fronte allo specchio dell’armadio, indossava un vestito lungo nero, mentre si alzava il vestito, si vedevano le sue enormi cosce, ricoperte da un paio di autoreggenti nere, poi s’è slacciato il body nero di pizzo, si vedevano le enormi tette di riflesso nello specchio ballare mentre lei sculettava, ed in fine ha esercitato una solenne masturbazione, con le sue dita di fronte allo specchio.

Claudio: dai continua!!

Marco: poi s’è stesa sul letto, ha tirato fuori un enorme fallo di gomma (sexy-toy) e se l’è infilato tutto nella sua enorme figa bionda e pelosa, mentre io la stavo spiando dalla porta, mi stavo godendo lo spettacolo e mi masturbavo felicemente.

Claudio: mi faresti scopare zia Loredana?

Marco: certo! Se lei lo volesse, essendo vedova, con tutta quella voglia di cazzi che ha, penso che a lei non dispiacerebbe, ha sempre detto che sei un bel ragazzo, chissà se un giorno non c’i riuscirai?, Ti consiglierei di corteggiarla e di spiarla anche tu.

Claudio: d’accordo, un giorno mi ospiti a casa tua a dormire, e vediamo cosa nasce, penso che zia Loredana ne sarà felicissima.

Marco: ok facciamo per questo fine settimana? Visto che mamma fa festa in banca

Claudio: d’accordo.

Nel frattempo, Claudio,  aveva raggiunto l’orgasmo. Fine prima puntata.

 

Seconda puntata: quella porca di zia Loredana

Arriva il fine settimana, Marco chiede alla mamma se Claudio poteva restare a casa loro.

Marco: Mamma può restare Claudio a passare questo fine settimana da noi?

Loredana:certo! A me fa molto piacere.

Claudio arriva a casa di Loredana e Marco, dopo aver preso un aperitivo, Claudio e Loredana, iniziarono a parlare di sesso, era presente anche Marco, il quale li ascoltava divertito(vi è da dire che Loredana è di origine meridionale e precisamente siciliana di Agrigento e quindi una donna molto calda, ma da anni residente a Milano, acquisendo cosi la mentalità da gran pervertita settentrionale).

Loredana: allora Claudio che mi racconti di bello, ti piaccio, non ostante la mia età?

Claudio: certo zia!, tu sai che a me fanno impazzire le donne robuste e tu mi sei sempre piaciuta, sin da quando ero adolescente e viveva zio Carlo(Carlo, era il marito di Loredana, morto a seguito di un infarto mentre scopava con lei, che tutto sommato da giovane era una gran ninfomane).

Mentre Claudio rispondeva, Loredana iniziava a scosciarsi, era il mese di agosto e faceva molto caldo.

Loredana: allora Claudio ti piaccio?

Claudio: si zia, lo sa anche Marco, il quale ti spiava in camera da letto e mi raccontava (intanto, Loredana sculettava e si spogliava).

Loredana:vedi  Claudio, come è enorme il mio culo, tocca! Tocca!, <esclamava, mentre sculettava e si toglieva le mutandine di seta nera>

Claudio: certo zia, ora mostrami la latteria da gran vacca!

Loredana: ecco è tutta tua, ciucciami i Capezzoli, come facevi da bambino a quella gran vacca di tua madre Rosalia che è la scrofa di mia sorella!!! so che ti piace!!.

Intanto Marco si era eccitato, a vedere Claudio che stava per fottersi la madre.

Mentre con una mano si masturbava, l’altra la infilava in mezzo alle cosce di mamma Lory e iniziò a farla godere con un bel ditalino, mentre lei era curva con la bocca sulla verga ormai indurita di Claudio e gli stava praticando un succulento pompino.

Esaurita la fase preliminare d’eccitazione, con ormai i due cugini arrapati al massimo, Loredana, invita i due in camera da letto(una enorme stanza piena di specchi con un lettone ricoperto di lenzuola di seta nera, proprio un ambiente da megera ), con aria da madre autoritaria,ordina al figlio di sedersi alla poltrona e di guardare lei come si scopava suo cugino e <nipote.>

Loredana:gran porco, ti diverti a spiarmi?, ora siediti alla poltrona e guarda come mi scopo tuo cugino Claudio!!! (intanto Loredana ordina a Claudio di inginocchiarsi d’avanti a lei)

Loredana: inginocchiati!, porco! Ed inizia a leccare la mia fregna!!!

Claudio: agli ordini, zietta ti farò colare di piacere proprio come una gran vedovazza assatanata.

Dopo la solenne leccata, Loredana, ordina a Claudio di ammanettare il figlio

Loredana: dai, ammanetta Marco!

Claudio:obbedisco, zia Lory

Loredana: ah, mi hai chiamato zia Lory, cosi mi fai sentire più troia?

Claudio: certo,tu sei la mia zietta troia!!

Mamma Lory, s’inginocchia d’avanti al figlio, inizia a leccargli le palle e a succhiargli la verga: <godi porco> gli diceva.

Mamma Lory, libera il figlio e lo fa stendere sul letto,gli continua a succhiare l’uccello mettendosi su di lui, mentre lei  succhiava, lui le leccava l’enorme figa già tutta bagnata fradicia (posizione sessantanove ).

Dopo il sessantanove, Mamma Lory, si mette in posizione pecorina, con la mano masturba Marco mentre Claudio le infila la verga nel culo e la incula (sodomizzazione).

Raggiunti tutti e tre il massimo dell’’amplesso (erano tutti e tre sfiniti)

Loredana chiede a Claudio se era rimasto contento, Claudio gli risponde di si e che l’avrebbe rifatto volentieri.

E tu marco?

Marco: non sapevo di avere una mamma cosi troia.

La giornata si conclude con una cena a base di prodotti altamente afrodisiaci, il tutto condito con dell’ottimo  Marsala, vino liquoroso siciliano ed in fine un buon zabaione.

RACCONTAMI DÌ MAMMA ROSALIA.

Claudio, era rimasto incuriosito dalla frase pronunciata  dalla zia durante i preliminari su sua madre Rosalia, sorella di Loredana e le chiede:

raccontami un pochettino di  mia madre?

Zia Lory: vedi Claudio come tu sai , tua madre è di parecchio più piccola di me, circa cinque anni; e da ragazza, prima d’incontrare e sposare tuo padre, gli piaceva molto andare con gli uomini più grandi di lei e per giunta anche sposati , lei era una gran divoratrice di cazzi, gli piaceva molto, la sua specialità era il pompino al cioccolato e si faceva anche inculare, era proprio <come si dice da noi in Sicilia>

Una gran <bottana>puttana . Claudio, durante il racconto di zia Lory si era nuovamente eccitato e si stava masturbando, Rosalia era una donna anch’ella molto robusta, con una sesta misura di reggiseno ma molto più alta di Loredana all’incirca un metro e ottanta con i capelli molto corti, castana.

Zia Lory:vedo che ti sei nuovamente eccitato!

Claudio: si

Zia Lory: dai qua che te la meno io una bella sega.

Marco di professione faceva il rapper e stava componendo un testo rap dedicato a sua madre.

 

Inno a mamma Lory

 

Ehi tu dove vai, se una mamma troia non c’è l’hai.

Ho una madre troppo bella, si diverte con me a far la puttanella.

Devo essere onesto, è molto bello questo incesto.

È una grande emozione, avere un cugino che la scopa ed è anche un guardone.

Sembra proprio una chioccia, la spio mentre si fa la doccia.

La donna robusta è un gran bel godere, nella sovrabbondanza delle forme della carne il segreto del piacere.

Mamma Lory non m’annoia sapendo che lei è una gran troia.

 

Fine seconda puntata.

Terza puntata spunta la sorella di Marco.

Marco, ha una sorella che vive all’estero e precisamente in Inghilterra per motivi di studio.

Lei studia lingue e viene in Italia per le vacanze estive, il suo nome è angelica, una ragazza di ventuno anni, alta circa un metro e ottanta,capelli lunghi lisci  bruna fisico da modella, una quinta di reggiseno,labbra carnose come la madre.  un ventre con un ombelico mozzafiato da spalmarci sopra un mare di sperma.

Lei è una ragazza acqua e sapone, si guadagna da vivere facendo la chatterina e in alternativa la spogliarellista in qualche locale libertino.

Angelica è una ragazza tutto sommato <grazie ciau!> ingenua, non ancora smaliziata (n d a), non ancora addentrata al cento per cento  nel mondo del sesso reale.

Loredana: ciao angelica, come vanno i tuoi studi di lingue?

Angelica: abbastanza bene.

Loredana: e il lavoro da chatterina?

Angelica. Quel lavoro, mi fa guadagnare poco, ma ho trovato un lavoro da spogliarellista in un nit club di Londra, con quel lavoro riesco a guadagnare abbastanza bene.

Loredana: fai solo la spogliarellista o aggiungi qualche extra?

Angelica:quello non l’ho mai fatto, non ostante  mi avessero offerto grosse cifre, ma io sai mamma non ho mai avuto un rapporto completo con un uomo,soltanto qualche pomiciata o al massimo mi sono fatta leccare la figa e gli ho fatto qualche pompino non di più.

Loredana:vuoi che ti inizi io al sesso vero? (Angelica, rimane un po sorpresa ma alla fine accetta).

Angelica: Ok mamma, se proprio lo devo fare, meglio farlo con te.

Loredana: bene allora, accomodiamoci nella mia camera da letto.

Loredana, inizia il suo solito Streep di fronte allo specchio dell’armadio, poi fa spogliare la figlia e la fa inginocchiare di fronte a lei, le ordina di baciarle i piedi, pian pianino con la lingua le lecca le sue enormi cosce.

Loredana: dai figlia mia, leccami le cosce intensamente, fino ad arrivare alla figa che è già tutta bagnata.

 

Le due troie, si stendono sul letto,Loredana, dapprima si fa ciucciare le tette ed esclama tutta eccitata: <dai Angelica, ciucciami le tette, proprio come facevi da bambina, quando ti davo il latte!>.

Loredana, apre le cosce e ordina alla figlia di succhiargli il clitoride <Loredana, ha il clitoride abbastanza sporgente, che a vederlo, sembra un ermafrodite>.

Nel frattempo, arriva Marco, il quale si trova di fronte a a quello spettacolo davvero eccitante, dapprima inizia a spiare, poi pian pianino si butta in mezzo alle due: l’una troiona mamma Lory, l’altra troietta Angelica, che nel frattempo godevano come due forsennate,Loredana aveva estratto da sotto il letto il cazzo di gomma e s’l’era legato alla vita con una cinta, in modo da sembrare un maschiaccio e stava cercando di deflorare la fighetta stretta della figlia non ancora deflorata, Marco vede mamma Lory sul lettone a pecora mentre stava chiavando angelica, entra in camera da letto, si mette dietro l’enorme culo della madre e la incula.

Marco:dai mamma Lory, chiava Angelica che io chiavo te.

Loredana: dai gran porco, inculami come faceva tuo padre.

Intanto, angelica, che è stata deflorata dalla madre è rimasta molto soddisfatta tanto da chiedere l’uccello del fratello, l’ottiene ma prima di metterselo nella figa ormai allargata, se lo prende tutto in bocca,se lo succhia fino ad ingoiare il suo sperma caldo; mamma Lory, contenta di aver deflorato la figlia intanto guarda.

Da questa storia, non poteva rimanere fuori Claudio il quale, saputo dell’arrivo di sua cugina Angelica, si precipita a casa di zia Lory.

Angelica: ciao Claudio, è un piacere vederti, come stai?

Claudio: io sto bene, tu piuttosto, come va la vita a Londra?

Angelica: in Inghilterra bene e qui che ho avuto una grande soddisfazione.

Claudio: quale?

Angelica: a dir la verità non sapevo che mamma Lory avesse delle tendenze Lesbo, io non ostante facessi la chatterina ed anche la spogliarellista,non ho avuto mai un rapporto completo con un uomo, tranne qualche pompino di qua e di là, questa storia, ha intrigato mamma Lory, la quale mi ha proposto di andare con lei in camera da letto e con mia sorpresa ha tirato fuori un sexy toy e mi ha deflorata.

Claudio, era tutto eccitato e chiede ad angelica di fargli un bel pompino.

Angelica, indossava un decolté che quasi quasi si vedevano le tette a dorso nudo e un jeans vita bassa, in modo tale da mostrare l’ombelico e il perizoma rosso.

Angelica inizia a far eccitare Claudio, togliendosi il decolté e mostrandogli l’ombelico ancheggiando, poi afferra la verga già indurita di Claudio e inizia a fargli una goduriosa sega.

Angelica si spoglia, inizia a togliersi i jeans, sotto il perizoma rosso, aveva delle palline da geisha,  che conficcate nella fregna, procurano piacere e goduria specie quando si cammina (n d a).

Claudio inizia a leccare la figa della cugina deflorata da mamma Lory, Claudio lecca, Angelica spompina in posizione di 69(sessantanove).

I due porcellini cambiano posizione, Claudio s’incarica di sfondare il buco ancora vergine di Angelica dunque: l’onore dell’inculata.

E non finisce li, Claudio , mentre sodomizza la cuginetta, viene colto da un esigenza fisiologica, quella di urinare e cosi  bagna il buco e le chiappe della cuginetta con una fantastica e calda pioggia dorata.

Angelica, riprende la verga bagnata di pipi, prima l’annusa, perché attratta dall’odore dell’urina, poi se la mette in bocca con anteprima: leccata del glande.

E gli fa raggiungere l’amplesso con un godurioso pompino.

Dopo aver colato, anche Angelica avverte l’esigenza fisiologica di urinare, fa stendere il cugino sul lettone, gli sale sopra con le gambe divaricate e lo bagna con la sua bellissima e abbondante pioggia dorata.

Nel frattempo, arrivano mamma Lory e Marco che erano usciti per fare compere, erano andati ad un sexy shop per comprare della lingerie di pizzo e un vibratore per mamma Lory, insomma questa famiglia senza sesso non può vivere pensate che Loredana, che è una direttrice di banca, durante la pausa lavoro(siccome negli uffici pubblici è vietato fumare <lei è una gran fumatrice oltre che di cazzi anche di sigarette non disdegna qualche volta neanche il sigaro>si chiude nel suo ufficio e per scaricare la tensione e lo stress si masturba con le dita, in poche parole si dedica alla pratica del ditalino), vedono i due cuginetti felici e contenti.

Loredana:allora Claudio, contento di vedere Angelica?

Claudio: certo zia, c’i siamo anche divertiti alla grande, con pissi.

Loredana: bene a mamma, vedo che ti sei smaliziata quindi sono stata un ottima maestra.

Angelica: sei stata divina, meglio di un uomo.

Marco: dai Claudio, resta con noi a pranzo che nel pomeriggio organizziamo un orgia super sonica: io, tu , Angelica e mamma Lory.

Claudio: ok resto qui.

Quando ebbero finito di pranzare(un pranzo a base di cibi e bevande afrodisiache),i quattro entrano nella stanza dei piaceri proibiti(la camera da letto di Loredana), sta volta e mamma Lory a farsi schiavizzare dal figlio, mentre Angelica è indaffarata a far eccitare Claudio.

Mamma Lory, tira fuori un frustino e gli e lo da al figlio.

Loredana:adesso io mi metto a pecora  d’avanti allo specchio e tu, iniziami a frustare e a trattarmi come una schiava, proprio come faceva tuo padre(Loredana sotto il suo solito vestito lungo da megera, indossava un paio di mutande classiche nere e un paio di autoreggenti sempre nere ed in fine un paio di scarpe color oro lucido con tacchi a spillo).

Claudio: agli ordini! Mamma Lory, ti frusterò proprio come faceva mio padre, ma prima di metterti a pecora, avvicinati allo specchio e fammi vedere il tuo culo da vacca svizzera, di riflesso inizia a sculettare e a toglierti le mutande.

Loredana:ok obbedisco!, come vuoi tu, non sapevo di avere un figlio voyeur!

Guarda la tua mamma vacca, guarda il mio enorme ventre, guarda la mia figa pelosa da dove tu sei uscito e godi come un porco; adesso frustami e chiamami sgualdrina, si! Proprio cosi sgualdrina.!

Il tutto sotto gli occhi di Angelica e Claudio che nel frattempo si sbaciucchiavano e si masturbavano a vicenda, Claudio raggiunge il primo orgasmo, riempiendo tutto il ventre e l’ombelico di Angelica del suo caldo sperma, Angelica a sua volta, sbroda come una troietta e nel frattempo piscia come una vitella.

Esaurito tutto questo popò di preliminari, i quattro si stendono sul lettone: i due cugini sotto e le due donne(madre e figlia) sopra, mamma Lory cavalca a spegni moccolo  suo figlio, mentre Angelica fa altrettanto con il cugino, scambiandosi a vicenda.

Il tutto avvolto in un vortice di passioni incestuose fra mamma e figli, fra cugini e fra zia e nipote, si odono gemiti di piacere in quell’eden del peccato;

lingue titillanti che s’incontrano e si baciano, fighe che si strusciano, verghe che si toccano ed in fine fiumi di sperma, umori vaginali e piogge dorate che scorrono.

Fine terza puntata

Quarta puntata: di nuovo soli

 

Dopo tutta quella scorpacciata di sesso, i due cugini, si ritrovano soli soletti, Angelica era uscita per fare le solite compere con mamma Lory.

Il giorno precedente, marco aveva spiato mamma Lory mentre si stava facendo la doccia e propone a Claudio, in cambio della solita ricarica telefonica il racconto, il quale, non ostante si fosse scopata la zia,non aveva perso il vizietto di masturbarsi su di lei.

Marco: sai Claudio, ieri sera, ho spiato mamma Lory mentre si stava facendo la doccia.

Claudio:interessante, come l’hai vista? Dai inizia a raccontare, che io mi preparo per la masturbazione.

Marco: l’ho vista entrare in bagno, lei, sapendo che c’ero io, ha lasciato la porta aperta, in modo tale che io la potessi spiare, lei si è denudata dei suoi vestiti, era tutta nuda, tutta culo,tette e cosce, haa! Che gran vacca di donna, prima di entrare nella doccia, si è seduta sul water per pisciare,, da quella figa tutta spalancata, e uscita fuori una pioggia d’urina, come è bello quello scroscio, sembrava stesse pisciando una vera vacca svizzera, si è alzata, si è girata verso la porta, sapendo che c’ero io e si è esibita nella pratica del ditalino è entrata nella doccia, ha aperto l’acqua e si è insaponata tutta.

Claudio: dai continua che sto venendo!

Marco: si si, anche a me è venuto duro , adesso mi masturbo pure io (Claudio: no facciamo una cosa masturbiamoci a vicenda, avviciniamo le cappelle).

Marco: d’accordo, io intanto continuo a raccontare, ad un certo punto mi chiama per insaponarle la schiena e naturalmente anche il culo (Marco, vieni ad insaponarmi la schiena!), entro in bagno , le insapono tutta la schiena e il culo,la verga incominciava a venirmi dura, io inizio a masturbarmi: con una mano masturbo, con l’altra insapono, sempre cosi, su e giù, fino a conficcarle la spugna in mezzo alle cosce ed insaponarle tutte, poi lei si gira con le sue enormi tette e il suo ventre, me le fa insaponare, <sia le tette che il ventre>, ad un certo punto ha voluto che la spugna gli e la conficcassi nella fregna spalancata( i due si masturbavano a vicenda)e le ho fatto un bel massaggio vaginale.

Claudio:e Angelica dov’era?

Marco : angelica era in camera sua che si masturbava al telefono, sai lei era molto eccitata, ma torniamo a mamma Lory, lei è uscita dalla doccia, si è asciugata , mi ha fatto sedere e mi ha tirato su una bella pompa.

Cosi sono venuto e le ho fatto ingoiare tutto lo sperma(nel frattempo anche loro erano venuti insieme).

Claudio si confida.

Dopo un breve riposino e un bel bicchierone di zabaione, i due ricominciano a dar sfogo alle loro fantasie incestuose, questa volta è Claudio a confidare qualcosa a Marco.

Claudio: sai Marco la storia che mi ha raccontato zia Lory, sulle perfomance e le avventure sessuali giovanili di mia madre(Rosalia),mi hanno in un certo qual modo intrigato ed incuriosito, cosi l’altra notte mi sono alzato e sono andato a spiarla ed ho scoperto una cosa che non sapevo prima.

 Marco: che cosa?

Claudio:ho visto mia madre che aveva un sexy toy legato alla vita, con questo sexy toy stava inculando mio padre(il padre di Claudio, aveva un vizietto: farsi inculare dalle donne), certo anche mamma Rosalia ha delle belle tette e un bel culo, a me ha fatto un certo effetto vedere mia madre sodomizzare mio padre, mi sono eccitato tutto e cosi ho continuato a spiarli e a masturbarmi.

Marco: e dopo cosa hanno fatto?

Claudio: lei ha preso un frustino ed ha frustato mio padre, chiamandolo porco guardone, poi si è stesa sul letto ed ha preteso che papà le leccasse la figa, si sono messi a sessantanove:lei succhiava e lui leccava.

Ad un certo punto, mamma ha preso un barattolo di cioccolata e con un cucchiaio gli e lo ha spalmato tutto sulla cappella ed ha incominciato a succhiare e leccare, finché lui non ha raggiunto l’orgasmo e mamma ha ingoiato un mix di sperma e cioccolato.

Marco: interessante confidenza.

Fine quarta puntata.

 

 

Quinta puntata la confessione di Maddalena

 

 

 

 

Loredana, si reca quasi tutte le domeniche al cimitero a trovare il suo defunto marito.

Il cimitero, si sa è un luogo di preghiera e tristezza ma è anche un luogo d’incontro fra vedove e vedovi(ci può anche scappare il matrimonio).

In quel luogo, Loredana incontra e conosce Maddalena, una signora sulla cinquantina anch’ella molto robusta,rossa capelli ricci un tipo molto giovanile ; stava pregando sulla tomba del marito.

Loredana: anche lei ha perso suo marito?

Maddalena: si da poco e me n’è dispiaciuto molto, sa e morto di una grave malattia.

Loredana: io l’ho perso da circa due anni , è morto colto da infarto mentre faceva il proprio dovere coniugale, ovviamente con me( la decenza del linguaggio era d’obbligo, visto il luogo in cui si trovavano).

Maddalena: certo! Che se né andato mentre provava piacere!, comunque mi presento, mi chiamo Maddalena(nome da peccatrice poi convertita), ma nell’intimità mi faccio chiamare Lena(nel frattempo si erano allontanati dal cimitero), sai rende più eccitante l’uomo e poi mi fa sentire più troia.

Piacere Loredana, è già un nome da gran porca ma nell’intimità mi faccio chiamare Lory a proposito dopo la morte di tuo marito come va con il sesso?

Lena: visto che abbiamo toccato questo argomento,io devo andare a casa mia, vieni a prendere un caffè che ti racconto.

Loredana: d’accordo, accetto l’invito.

Le due vedovelle se né vanno insieme; giunte a casa di Lena, un appartamento abbastanza accogliente, con una camera da letto abbastanza accogliente anch’essa piena di specchi, Lena offre il caffè a Loredana ed inizia a raccontare.

Lena: “dopo la morte di mio marito, sai all’inizio ero un po’ giù ma col passare del tempo, la voglia di sesso si faceva sentire.

Con mio marito, avevamo avuto un rapporto molto vivace; si faceva sesso tutti i giorni ora, punto e momento.

Pensa un po’ che lui mi prendeva da dietro mentre facevo i piatti e mi diceva che dovevo mettermi un vestito molto corto, in modo tale che si vedessero le cosce e le mutandine, cosi lui poteva eccitarsi meglio.

Lui amava vedermi sculettare mentre facevo i servizi di casa, pensa che un giorno, lo facemmo sulla lavatrice mentre stava centrifugando, lui mi prese in braccio<allora ero più magra>, mi sedette sulla lavatrice, mi alzò le gambe e mi trombò per bene e mi diceva che ero la sua sguattera, la sua cameriera tutto fare.

Dopo la sua morte, ovviamente tutto questo finì, io essendo rimasta sola tutte le sante sere mi masturbavo, a volte seduta davanti allo specchio con le dita a volte distesa sul letto, utilizzando dei sexy toy,  finché una sera, mentre mi stavo solitamente masturbando,(quella sera ero molto eccitata,mi stavo masturbando con un cazzo di gomma distesa sul letto, come una vecchia vacca in calore), m’accorsi che non ero sola, avvertii la sensazione che qualcuno mi stesse spiando.

Quando ebbi finito e mi alzai dal letto ne ebbi la conferma era mio figlio, il qual mi spiava e si masturbava.

In quel momento, feci finta di nulla ma da allora lui(un ragazzo di vent’ anni, alto un metro e settanta, biondo, palestrato, un tipo nordico l’ho avuto a trent’anni), mi guardava con occhi diversi; non mi guardava più come mamma, mi guardava come amante.

Una sera, dopo cena, io stavo andando a letto, lui era in camera sua, fece finta di sentirsi male  e mi chiamò.

Io andai in camera per vedere cosa fosse successo e come si sentisse ma anche per coccolarlo.

Lui ad un certo punto, prende la mia mano  e se la mette sulla sua verga che era già bella dura, dapprima rimasi stupita e un po’ offesa,pensa che volevo prenderlo a schiaffi ma poi la cosa iniziava a piacermi, eccitarmi ed intrigarmi,anche perché,  dopo la morte di mio marito(suo padre), non avevo più conosciuto uomo e quindi l’astinenza incominciava a farsi sentire.”

Intanto Loredana, che ha delle tendenze Lesbo, inizia ad eccitarsi e a scosciarsi davanti a Lena.

Anche Lena era molto eccitata e visto l’atteggiamento di Lory, le propone una vicendevole masturbazione in camera da letto.

Lena: cosa c’è Lory?

Loredana:c’è che sono già tutta bagnata, questo racconto mi eccita da morire.

Lena: allora accomodiamoci in camera, cosi mentre io racconto, tu ti masturbi, anzi c’i masturbiamo a vicenda, anch’io sono molto eccitata!(fra vedove c’i si consola).

Entrarono in camera da letto, Lena aveva una sesta misura di reggiseno quindi una latteria abbondante, molto robusta, indossava un pantalone nero che fece volare subito via, una camicia a fiori anch’essa volata via in un attimo, un reggiseno e un perizoma nero, un paio di scarpe nere lucide tacchi a spillo.

Loredana, aveva una canotta ed una gonna fino al ginocchio , da sotto aveva un body e un paio di autoreggenti di colore nero ed in fine un paio di scarpe tacchi a spillo viola.

Le due enormi balene, dapprima si esibiscono in uno Streep davanti allo specchio ed iniziano a masturbarsi ognuna per proprio conto, poi Loredana, afferra la mano di Lena e se la mette dentro la sua figona.

Loredana: daii!!! Continua a raccontare, che sto godendooo!!!,

dimenticavo io sono direttrice di banca e non ti nascondo che durante la pausa lavoro mi masturbo nel mio ufficio e tu?

Lena: io sono parrucchiera anch’io ogni tanto durante la pausa mi chiudo in negozio e mi masturbo.

“come ti dicevo, io incominciai ad accarezzare il suo cazzo duro, si vedeva che era molto eccitato, lo tirai fuori dai pantaloni e iniziai a menargli una bella sega, lui con la mano, mi prese la testa, me la portò giù fino a toccare con la bocca il suo glande, iniziai a leccarglielo e a succhiarglielo mentre lui mi mette la mano in mezzo alle cosce e pian pianino, infilò le dita nella figa che era tutta bagnata,mi denudò tutta, mi fece distendere sul suo lettino, con le cosce aperte e con la lingua iniziò a leccarmi la figa; lui sa lavorare molto bene di lingua.

Mi fece sbrodare tre volte, mi fece girare e mi fece mettere a pecora, con il suo cazzo abbastanza grosso, duro e tutto scappellato, sembrava circonciso, mi penetrò la figa ed il culo e mi diceva: dai godi, vacca troia,proprio come facevi con mio padre, perciò! Ti trombava tutti i giorni, perché sei proprio una baldracca in calore e io gli dicevo: dai!! Sii!! , sfondami il culo, chiavami come una puttana sii!!,  sono la tua mamma puttana, finché raggiungemmo entrambe l’orgasmo, lui mi sborrò nel culo.

Intanto. L’ambiente si era surriscaldato, Lena e Lory dallo specchio si trasferirono sul lettone.

Lory aveva con se il vibratore che aveva comprato al sexy shop, ma prima di estrarre il vibratore, le due big women, si ciucciarono le rispettive latterie a vicenda.

Lory: guarda come sono grosse le mie tette!, ciucciale Lena ti prego!!

Lena: d’accordo ora te le ciuccio, ma tu ciuccia anche le mie.

Lory: ok ciucciamole a vicenda; quando si erano saziate , Lory  estrae il vibratore se lo conficcò prima nella sua  fregna, poi in quella di Lena(ohooh! Siii!! Come è belloooo!!!).

Lory: poi come è finita?

Lena: “da quella sera, il nostro rapporto è radicalmente cambiato, non è più un rapporto madre figlio ma è un rapporto fra amanti incestuosi, lui mi dice sempre che non devo più preoccuparmi del sesso, che c’era lui a montarmi, soddisfare tutte le mie perversioni sessuali, di fatti si fa sesso tutte le sere, lui al ritorno dal lavoro, pretende che io mi faccia trovare seduta davanti a lui con una gonna molto corta. con le cosce aperte e una maglietta molto scollata da far uscire quasi le tette di fuori lui si eccita e mi dice:<che faccia da troia! Che hai!, dai fai come facevi con mio padre, alzati e sculetta, mentre fai i piatti, tu sei la mamma vacca che ho sempre desiderato>.

Il rapporto è diventato più intenso, la sera si dorme insieme, lui prima di montarmi, mi denuda, mi sbatte sul lettone e mi lecca intensamente la figa, anche dopo aver pisciato, a lui piace l’odore della mia pipi, mi fa girare, mi frusta con la cinta dei pantaloni e mi dice:<che sono la sua sgualdrina, la sua sguattera>, mi cavalca e mi dice:<che sono la sua giumenta>, mentre mi tromba mi dice:< che tu essendo vacca, andresti saziata per bene, perché le vacche vanno saziate e le loro fiche spalancate>.

Loredana:(sbrodolo!!!) bel rapporto, anch’io vivo un rapporto incestuoso con i miei due figli un maschio e una donna, come avrai potuto notare io sono bisex, vivo questo rapporto anche con mio nipote, il figlio di mia sorella è un rapporto davvero idilliaco  e divino.

Se ti va, possiamo organizzare qualcosa assieme.

Lena: (anch’io sbrodooo!!)ok , ne parlerò con mio figlio Oscar. Fine quinta puntata.

Sesta puntata: tutti a casa di Lena.

 

 

 

Il fine settimana successivo, Lena, invita Lory a casa sua, naturalmente l’invito è esteso anche a marco, Claudio e Angelica; i quattro accettano, Marco, per atto di galanteria, regala un mazzo di fiori e un profumo afrodisiaco a Lena che naturalmente ringrazia e inizia a strizzare l’occhio.

Dopo i convenevoli e un abbondante aperitivo afrodisiaco, Lena, che ovviamente è la padrona di casa, da inizio al festino, conduce i quattro nella sua camera da letto piena di specchi, arazzi con un pavimento rivestito di moquette rossa e un letto in ferro battuto ricoperto di lenzuola rosse di seta, era proprio una stanza del peccato.

Lena , che per l’occasione indossava  il suo camice da parrucchiera, con sotto solo mutande e reggiseno classici neri,si mette in piedi davanti ai due Marco ed Oscar, si sbottona lentamente il camice, lo sbottona fino all’altezza della figa e ordina ai due:”dai, porci viziosi, iniziate a leccarmi e baciarmi i piedi(aveva le unghie smaltate di rosso)annusateli per bene! E tu Oscar, abbassa pian pianino le mutande alla tua mamma e infila il dito dentro la figa”.

Oscar: agli ordini, come vuole lei madame.!

Intanto mamma Lory, che nel frattempo si era denudata, si era spaparanzata sulla poltrona, con le cosce aperte e si stava masturbando con il vibratore, mentre Claudio era li a guardare Angelica che si stava esibendo in una eccitante danza del ventre.

Loredana s’avvicina alla figlia, s’inginocchia e inizia a baciarle i piedi e le dice:” vedi la tua mamma, come viene da te ad adorarti.”

Angelica:oh!1 sii!! Mamma, divino!, ma dovrei essere io ad adorarti.

Fece alzare la madre, s’inginocchiò davanti a lei e le leccò i piedi, annusandoli e baciandoli,  poi con la lingua, si portò più su fino alla fregna e le prese il clitoride in bocca<mamma Lory aveva il clitoride molto sporgente>.

Intanto Lena era indaffarata a spompinare Oscar , mentre Marco le ciucciava le tette, Claudio era li che guardava, come Angelica adorava sua madre e naturalmente si masturbava.

Loredana, vede che suo figlio, stava ciucciando le tette a Lena e siccome lei è una madre ingorda e gelosa, col suo saper fare da madre padrona, s’avvicina al figlio e lo strappa dalle tettone di Lena e gli dice:”gran porco lurido , mi hai tradita!  ora ti punirò per quello che hai fatto.

Innanzitutto, inginocchiati e chiedimi perdono,baciandomi i piedi ” poi  Lory si siede alla poltrona con le cosce aperte e la figa spalancata ed esclama con voce autoritaria:”dai porcone!, leccami la figa e succhiami il clitoride!”

Marco: obbedisco  mamma, ti farò godere come una baldracca e ti farò sbrodare come non hai mai sbrodato in vita tua.

Loredana: oh!! Sii!! Cosi ti voglio sentire parlare, io voglio vederti sborrare come un porco e godere come un toro imbizzarrito.

Maddalena, invita i tre ragazzi ad avvicinarsi al letto:”venite qua, che vi faccio un bel pompino coi fiocchi.”

Nel frattempo, Angelica e Claudio avevano stappato una bottiglia di champagne francese, quando se l’ebbero scolata per metà, Claudio versa l’altra metà sulle sue  tette e sul suo ventre , facendolo scivolare tutto  fra l’ombelico e la figa.

Claudio: adesso Angi, beccati questa doccia di champagne.

Angelica: oh! Si! Come è bella fresca, mi fa ribollire tutta di piacere, dammi la bottiglia! Che ti offro un interessante spettacolino.

Angelica, afferra la canna della bottiglia e sé la conficca tutta nella figa, poi si gira e ordina a Claudio di ficcargliela nel buco del culo

Angelica: dai Claudio, sfondami il buco del culo con la bottiglia!!

Claudio: come vuoi tu Angi.

Angelica, urla di dolore e di piacere:”ahhh!!ohhh!! sii!!, come è bello, continua, continua a sfondarmi!!.

Lena, dopo essersi riempita la bocca di sborra dei tre libidinosi, è  colta da un esigenza fisiologica e fa stendere il figlio Oscar per terra sulla moquette, gli sale sopra con le gambe aperte, si accovaccia e inizia a pisciare abbondantemente, bagnandolo con la sua pioggia dorata.

Lena: guarda, guarda, come piscia la tua mamma.

Oscar: si! Dai, pisciami addosso che poi te la lecco, lo sai che mi piace l’odore della tua urina.

Loredana, ha voglia di sbattersi sua figlia, la fa distendere sul lettone con le cosce aperte e inizia a leccarle la figa che odorava ancora di champagne.

Loredana:dai, stenditi sul letto, apri le cosce che ti faccio una bella leccata.

Angelica: dai!! Mamma Lory leccami!, leccami! Che sto godendo come una studentessa in calore, dai!! Si, come è bello,ahhh| si continua a leccare che sto sbrodando.

Loredana :aspetta, aspetta che provo a infilarti il mio clitoride, lo sai che è bello duro e abbastanza sporgente nella tua figa, cosi sbrodiamo insieme.

Angelica: oh!! Sii! Mamma proviamo, la cosa mi eccita

E intanto, Claudio guardava e si masturbava

Mentre Marco, stava saziando la libido dell’insaziabile Lena, a suon di linguettate nella figa ,quest’ ultima, stava ciucciando il cazzo indurito del figlio Oscar.

Loredana sale su Angelica, naturalmente stando attenta a non schiacciarla ed incomincia ad avvicinare la sua figa a quella della figlia e pian pianino infila il suo grillettone, facendolo avvicinare al grillettino  dentro, facendo gemere Angelica di piacere.

Angelica: ohh!!!, che bellooo!!, mi piace!, arriva fino all’utero!!

Loredana: anch’io, goodo!!, ti faccio sentire il mio utero, da dove un giorno sei uscita vicino al tuo sbrodo!!! Angelica: anch’io sbrooodooo!, mamma!!!.

Lena, Lory e Angelica, dopo aver fatto sborrare i tre maschiacci, organizzano un gioco finale.

Le due vacche: Lory e Lena, si stendono per terra con le cosce aperte, masturbandosi a vicenda con le dita, mentre Angelica si mette  in piedi, con le gambe divaricate fra le due e i tre maschietti intorno, dando inizio ad una solenne ed abbondante pisciata finale.

Dopo aver festeggiato la loro amicizia con quella fantastica orgia celestiale,i quattro, madre e figlio<Loredana e Marco> e madre e figlio<Maddalena e Oscar>, essendo le due donne, balene per la loro stazza, appassionate di ballo liscio, sempre con il loro saper essere seducenti , decidono di trascorrere il prossimo fine settimana nella riviera romagnola, mentre Angelica e Claudio, che nel frattempo si sono innamorati,decidono di partire alla volta di Londra, dandosi ai locali scambisti, anche perché Angelica, coglie l’occasione  per dimostrare  a tutti il suo talento da spogliarellista e divoratrice collaudata, nel ricordo di essere stata da una donna molto particolare, sua madre, sverginata ed iniziata al sesso reale, di cazzi magari qualcuno di colore, guadagnandosi sul campo il titolo di:”sgualdrina a fin di bene, e libertina per virtù.”

Fine.

  

Angelina della piazza

introduzione

continuiamo il nostro viaggio attraverso la storia del meretricio pugliese o, meglio della zona nord di Bari.

Dopo le poesie dedicate a Carmen la meretrice(coratina) e Mari la trapezista(molfettese),  ecco altri versi dedicati  ad un altra icona del sesso a pagamento. Lei, operava in quel di Trani verso la fine degli anni 70 e metà degli anni 80  in una stradina stretta e chiusa a ridosso della piazza dove si vende il pesce, per questo motivo, era meglio conosciuta con il soprannome di: “Angelina della piazza”. In dialetto: “Ang'lin' d' mezz', la chazz'” (nome di battaglia).

All'epoca, una bella cinquantenne, bruna, bassina e robusta con tette molto grosse.

Lei, aspettava  e riceveva i clienti, in un modesto ed antico seminterrato, volgarmente detto sottano, seduta sull'uscio della porta, vestita normalmente ma con le cosce aperte per attirare gli uomini.

Buona lettura

Mimmo L scrittore hard production

 

 

Angelina della piazza

versi erotici dedicati ad una meretrice degli anni 70/80

 

in una stretta e chiusa stradina, vendeva, sesso e, amore Angelina.

Di statura, piccola e chiatta, ahhh!! godeva come una matta!

Chiunque andava, purché maggiorenne, la dava, per lei, l'età non contava!

Il prezzo, non era carino, per cinquemila lire, ti dava, figa e ti faceva un artistico pompino!

A pecorina, era una cosa fina, la bella ed un po' capricciosa Angelina!

Che bello! Urlava se, sulla sua bocca, lo sperma t'arrivava.

Ai suoi tempi, era una bella e gran bonazza, Angelina, meglio conosciuta con il soprannome di: “Angelina della piazza”.

In dialetto: “ang'lin' d' mezz, la chiazz'”.

 

Fine

 

versi aggiuntivi tratti dalla poesia in vernacolo coratino by Mimmo Lastella: “ A' Tran' ret' alla chiazz'(a Trani alle spalle della piazza tradotti in italiano).

In questa stradina, non v'era solo Angelina, in questa stradina a luci rosse, v'erano altre tre femmine grosse.

 Ogni riverimento è puramente casuale. L'autore.

 

 

L’abile lingua di Delia

“storia di vita vissuta”

I nomi citati in questo racconto,  sono nomi di battaglia, pertanto ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.

L’autore

I parte

Prologo

All’indomani della chiusura delle case di tolleranza(1958), molte meretrici, rimaste affezionate ed appassionate al mestiere più antico del mondo, decisero di proseguire la loro attività in maniera “abusiva”, in locali di fortuna reperiti nei centri storici delle città; e molte di esse, continuarono a vendere sesso fino a tarda età.

Una di queste, era Delia, simpatica donna all’epoca sessantenne, bassina, capelli ondulati neri, piuttosto robusta, con enormi tette, ovviamente  un po’ scadute per via dell’età avanzata ed una figa ancora cespugliosa.

Lei, era sposata; ma, poiché il marito, partito al fronte durante la seconda guerra mondiale, non diede più notizie di se, per sbarcare il lunario. Pensò bene, in quanto il suo fisico glie lo permetteva, di darsi alla prostituzione legale, facendo le quindicine nei casini del circondario del nord barese.

Dopo la chiusura, poiché, era rimasta sola e, se non ricordo male,  senza figli e, riconosciuta moglie di disperso in guerra, arrotondava il suo vitalizio, proseguendo la sua attività, in quel di Trani, in un “sottano” (seminterrato), situato in una piccola stradina, stretta e senza uscita, a ridosso della piazza del pesce, nel centro storico, volgarmente detta: “strada delle puttane”; perché vi operavano altre sue colleghe anch’esse,  reduci dai bordelli.

 

Correva l’anno di grazia 1987 ed io, poco più che adolescente, prossimo alla maggiore età, avvertivo sempre più l’esigenza di fare sesso. Le solenni seghe giornaliere che avevano come muse ispiratrici: “donne mature e grasse,  ragazze coetanee, con le quali, era difficile uscire e arrangiare qualche pomiciata perché, condizionate da un’ educazione familiare di tipo “patriarcale”ed anche perché, la maggior parte di esse, erano “sartine”. E, dulcis in fundo qualche pornodiva vista al cinema e su qualche rivista hard dell’epoca”, non bastavano più, sentivo sempre accrescere in me, il bisogno di femmina, di assaporare la passera pelosa, di farmi fare un voluttuoso pompino, possibilmente con ingoio.

Qualche anno prima, su spinta di un compagno di partito, allora iniziavo a frequentare la locale  sezione del p c i, molto anziano, poteva essere mio nonno, in gioventù, grande frequentatore di bordelli legali e  “puttane” abusive, di cui, cito solo il soprannome, ovviamente per motivi di privacy: “ ù mericano”, non perché, era stato in America, ma perché, grande giocatore di tressette e quando puntava, puntava molto alto,una bravissima persona, andai per la prima volta da una prostituta anch’ella anziana e reduce dai bordelli: “Carmen la bionda”, la quale, provvedette ad iniziarmi al sesso, iniziazione che, affrontai con molta timidezza.  

 

Ù mericano, in dialetto: “dalle Mimì, ammint’ sus’”!(dai mimmo, Sali su!) lei, esercitava in un locale al piano rialzato nel centro storico cittadino ed  aspettava i clienti, dal mattino presto fino al tardo pomeriggio con le braccia conserte, affacciata alla finestra, immobile come una statua.

Carmen. Dai, Sali su, non ti mangio mica, con cinquemila lire, assapori bocca e figa!

Presi coraggio e salii su. Nella sua stanza, aveva un lettino, un armadio ed una bacinella per lavare l’arnese.

Non ostante la sua ormai veneranda età(da giovane, era una bionda strafiga), Carmen aveva ancora un fisico piacente e ben curato, una bocca rossa, sempre tinta di rossetto, fondotinta per nascondere le rughe ed unghie lunghe, smaltate di rosso.

Carmen: allora, giovanotto, è la prima volta che, vieni con una donna?

Io. Si, è la prima volta, la prima volta che, vedo un paio di tette, cosce e figa dal vivo.

Carmen: non preoccuparti, ora ci penso io a sverginarti e, farti “sburrare”! avanti, tira giù i pantaloni e, fammi vedere, cosa c’è da fare a questo giovane uccello, avvicinati alla bacinella, che prima di prenderlo in bocca, gli diamo una bella lavata, con acqua calda e saponetta!

Dopo averlo lavato, mi fece distendere sul lettino; e, iniziò a succhiarmelo, chinandosi leggermente sul mio corpo, disteso in posizione supina; ma, in quell’occasione, dovuto anche alla timidezza e alla sega fatta in precedenza, feci un po’ cilecca e lei, da grande esperta di cazzi qual’era, ne aveva visti e provati di tutti i colori e di tutte le misure, esclamò: “ma questo cazzo, non tira proprio! Si vede che, ti seghi molto”!

Io: ehm! Carmè, veramente si!

Carmen: Hai visto che, ho indovinato! Non farti, seghe assai; altrimenti, s’abitua alla tua mano e diventa molto difficile chiavare con una donna. Ascolta, facciamo una cosa, adesso, io mi mostro, sculettando e tu, ti masturbi guardando me per non farti spendere soldi a vuoto; ma, la prossima volta, mi devi promettere che, non ti devi segare e, vedrai che andrà meglio.

Io: d’accordo!

Lei, si rimise le mutande, classiche, nere, per farmi arrapare e, iniziò a far finta di godere, invitandomi a toccarle le tette e, infilarle la mano in mazzo alle cosce, facendo scivolare il dito nella figa, ormai con pochi peli bianchi, simile a quella d’una vacca che ha appena partorito il suo vitellino; e lei, gemendo esclamò: “ahhhh!! È bello li, è bello li”!io. si, Carmen! Mi piace, mi piace come sculetti, come una zoccola!

Alla parola zoccola, sborrai.

Lei, me lo rilavò, la pagai e, mi sussurrò. “quando vuoi, puoi venire, vieni sempre a quest’ora(era pomeriggio presto), cosi, non ti vede nessuno, mi sono accorta che, sei un adolescente; perché, ti conosco bene! T’avrei preso anche se, venivi da solo; ma, mi raccomando, non farti molte seghe; quando, c’hai soldi, vieni da me e, ti faccio godere! Dice il proverbio. “gallina vecchia, fa buon brodo”.

Io. Ok, Carmen! La salutai con un bacio e, me ne andai.

Continuai ad andarci per parecchio tempo; ma, la voglia d’esplorare altre femmine, aveva preso il sopravvento, e cosi, chiesi a ù mericano, se, oltre a Carmen, conoscesse qualche altra donna disponibile.

È da precisare che, i soldi per andare a puttane e non solo, me li guadagnavo facendo, si dice da noi: “il ragazzo della bottega,” presso un impresa di pompe funebri del paese.

 

Ù mericano: allora, Mimì, a donne come stiamo, t’è piaciuta Melina!?

Io: beh! Sii, è una bella femmina. Ma, volevo chiederti se, conoscevi qualcun’altra; sai, io sono giovane ed ho bisogno d’esplorare altre fighe, di conoscere perbene il pelo nero d’una donna, magari grassa e che, si vesta d’ intimo  nero.

Quel pomeriggio d’autunno, in sua compagnia, c’era anche un altro compagno, anch’egli anziano, scapolo e frequentatore di casini e prostitute abusive; il quale, prese la parola e disse: “mericà, a Trani, alle spalle della piazza del pesce, ci sono alcune prostitute e, ce ne una che, fa al caso di questo giovanotto, la prima porta come t’infili nella stradina stretta e senza uscita, è grassa, ti fa denudare tutto, come t’ha partorito tua madre e, ti lecca tutto, finanche il buco del culo”.

Io: mmm! Bella! E, quando possiamo andare?

Il compagno: se vuoi, possiamo andare anche adesso, dovremmo fare in tempo a prendere l’autobus delle16.00

Io: ok, andiamo.

Ce ne andammo io e Luigi, questo il nome del compagno, ù mericano, preferì restarsene in città.

Una volta giunti sul posto, Luigi chiese a Delia se, poteva fare qualcosa per me.

Luigi: ciao, signora, ti presento questo giovanotto, vedi se, lo fai sfogare un po’!

Delia. Oh! Mi dispiace, ho finito di lavorare, torna domani; ma, vieni verso le 15.00, 15.30 e, t’accontento, il costo della prestazione è di diecimila lire.

Luigi: hai sentito, dobbiamo tornare domani.

Io: Daccordo1

Il pomeriggio successivo, ritornai da solo(Luigi, non potette accompagnarmi perché, aveva preso altri impegni) da Delia; ma, non fui il primo perché, per il suo buon saper lavorare, specie di lingua, era molto gettonata e quindi, bisognava fare la fila, facendo nascere fra le sue colleghe una sorta di gelosia nei suoi confronti; e, per questo motivo, facevano a gara per accaparrarsi i clienti, applicando anche tariffe concorrenziali ed a volte,litigando ed insultandosi fra di loro.

“Ehi!  bel giovanotto, stai aspettando quella baldracca di Delia? Ti vedo per la prima volta qua! Con la metà della grana che, devi dare a quella zoccola che, ci ruba i clienti, ti faccio un bel servizietto!

 

L’altra collega: “ehi! Che bel ragazzo! io, con millecinquecento lire, ti faccio toccare la figa di fronte allo specchio, ti faccio un pompino e, mi mostro nuda, facendoti lo spogliarello; guarda che vacca che, sono! Mi chiamano: Nellina la grossa”.

L’altra riprese: “non darle retta, a quella lardosa zozza che, non te lo lava nemmeno; guarda che belle tette, vieni d’Angelina tua”!

Nellina: a me, zozza, lardosa!? E, tu, lurida baldracca, che, te lo sei fatto scaricare da un intero reggimento di soldati americani!

Angelina: brutta baldracca a me! Vattene dentro il tuo sporco sottano, prima che, ti prendo a sediate! Brutta zoccola , puttana! La zoccola! La puttaaaaanaaaaa!!!!!

Io: ehi, ehi! Calma, signore! Io, son venuto per Delia! La prossima volta, vi prometto che vengo da voi, un po’ all’una, un po’ all’altra. (mantenni la promessa ma, non fui pienamente soddisfatto).

Intanto, era arrivato il mio turno, prima d’entrare, mi fermai sulla soglia della porta; e vidi questa signora, seduta dietro un tavolino, ricoperto con una tovaglia in plastica incerata, aveva la sigaretta in bocca e, fra le mani un mazzo di carte napoletane e stava facendo un solitario, mi sembrava più una cartomante che una meretrice; sul tavolo, vi era anche una bottiglia di wisky e un bicchierino.

Quando ni vide, con vocione mascolino e un pochettino rauco, mi disse: “vieni, entra, sei il ragazzo di ieri sera”?

Io: ehm! Si!

Lei: è la prima volta che, vieni qua, vero?

Io, un po’ arrossito: “si, si”!

Lei: accomodati, spogliati.

Io, mi tolsi solo i pantaloni e lo slip, lei esclamò: “no, no, bello mio! Ti devi denudare tutto, come t’ha partorito tua madre, togliti anche i calzini”!

Io: ok, ok, va bene, signora!

Lei: io, mi chiamo Delia; avvicinati alla bacinella che, lo laviamo e, gli diamo una bella controllata! Dai, avvicinati, non ti allontanare!

Lo lavò con acqua tiepida e saponetta; e, come un esperta androloga, lo esplorò minuziosamente, tirando giù il prepuzio e, mi sussurrò: “oh! Che bel cazzo tenero”! Poi, mi chiese: “ti fai seghe assai”!?

Io: veramente si!

Lei: eh! Infatti, l’ho notato anche dai brufoli. Comunque, ti do un consiglio, non masturbarti troppo; altrimenti, ti riesce difficile chiavare.

Rimembrai le parole di Carmen.

 

-       “ avanti, distenditi sul letto; che, adesso, ci penso io, ti piace il mio corpo”?

Io: beh! Impazzisco per le donne grasse e mature!

Lei: umm! Ottimi gusti! E perché, preferisci le mature, sono più esperte, vero?

Io: si, certo! E poi, le “vacche”, mi fanno arrapare molto!

Lei, con aria un po’ scherzosa: “bene! Ora, pensa a godere con questa “vacca” che è qui, con te!  Che, ti faccio un bel servizio coi fiocchi”!

Mi fece distendere sul lettone a due piazze e, iniziò a leccarmi tutto il corpo con grande maestria e voluttà, iniziando dai capezzoli, fino ai piedi, passando per i testicoli. Poi, mi disse: “adesso, girati, mettiti pancia in giù! Che, ti lecco anche  il buco del culo”!

Era molto abile con la lingua, leccava con passione, quel mio giovane corpo ancora non del tutto esplorato da una donna. All’improvviso, mi fece rigirare; e, dopo esserselo un po’ giocherellato, in mezzo a quelle sue enormi tette, se lo infilò in bocca, succhiandolo come una dannata, facendoselo arrivare fino in gola, ingoiando tutta la mia sborra! Mentre io, le toccavo le sue enormi ed ancor’ sode chiappe, sulle quali, aveva stampato un grosso tatuaggio.

Io: dai, dai Delia, succhialo, succhialo, che, mi piace! Mmm!! Ohhh!! Sborrooo!!!

Lei: t’è piaciuto, son stata brava, vero? Scommetto che è il primo pompino!

 

Io: beh! Veramente si.

 

Dopo che, me lo ebbe rilavato e, ci rivestimmo, poiché, ero l’ultimo cliente, rimanemmo ancora un po’ a chiacchierare; e, lei mi chiese: “di dove sei, sei tranese?

Io: no, sono di Corato.

Lei, riprese: “ehm! Ho capito. E, come ti chiami? Quanti anni hai”?

Io: mi chiamo Mimmo ed ho 18 anni.

Lei: Ah! Ah! Ah! Adesso, mi hai mentito; tu, non hai diciott’anni, ne hai di meno. Ascolta, non farne parola con nessuno; altrimenti, finisco nei guai! T’ho preso perché, mi sei molto simpatico e poi, perché ti ci ha portato un altro mio cliente.

Io. va bene! E, gli diedi un bacetto.

Lei: si vede che, sei un bravo ragazzo!  A proposito, prima, ho sentito urlare quelle oche delle mie colleghe; che è successo?

Io: eh! Niente, stavano cercando d’accaparrarsi qualche cliente.

Lei: sai, perché, lo fanno?

Io: perché?

Lei: perché, son gelose di me; io, sono la più gettonata in questa strada! Ma, tu, non preoccuparti; se, non trovi me, oppure, trovi la fila, puoi andare anche con una di loro, io non sono gelosa e, non me la prendo.

Io: d’accordo, Delia. Ascolta, ma, hai anche lavorato nelle case chiuse?

Lei. Si, ho anche fatto le quindicine nei casini; e, ci sono stata anche a Corato, dalla cassanese.(maitresse di Cassano murge).

Io: allora, conosci Carmen la bionda!

Lei: certo che, la conosco! Abbiamo lavorato insieme ed eravamo grandi amiche.

Io: ti confesso che, è stata quella che, mi ha sverginato.

Lei: oh! Che, mi stai dicendo! Salutala da parte mia quando, la vedi.

Io: ok, senz’altro.

Intanto, si era fatto tardi ed io, dovevo prendere il pullman per ritornare a Corato.

Io: ok, Delia, adesso, ti devo salutare, devo prendere l’autobus.

Lei va bene; ma, ci rivediamo un'altra volta?

Io: certo! Sei stata brava; appena, racimolo un po’ di soldi, ti vengo a trovare.

Lei: ed io, ti prometto che, ti faccio chiavare in figa!

Le diedi un bacio e, me ne andai.

Fine prima parte.

 

L’abile lingua di Delia

II parte

e non mi fece mai assaporare la sua passera”.

Dopo un po’ di tempo, incontrai in piazza Simon Bolivar, una piazza al centro della città dove, di solito stazionano, lavoratori e pensionati ed anche qualche ragazza in cerca di fortuna, disposta a darla per pochi spiccioli,  il compagno Luigi; il quale, mi raccontò che la notte, aveva visto alla TV un film hard e voleva sfogare la sua libido andando a Trani a trovare Delia.

Io: ciao Luigi, come va?

Luigi: ciao Mimmo, io sto bene, volevo raccontarti un “fatterello”.

Io: dimmi tutto.

Luigi: sai, stanotte non riuscivo a prendere sonno; e cosi, ho pensato bene d’accendere la Tv  e  mi son visto un bel film porno.

Io: ehm chi era l’attrice?

Luigi: sai, quell’attrice bionda che è stata eletta in parlamento, come si chiama!? “Cicciolina”.

Io: ah! Bella donna! E, c’era anche la sua amica, “Moana”?

Luigi: si, c’era un'altra bionda ma sinceramente, non mi ricordo come si chiama.

Io: si, si, sicuramente doveva essere lei, Moana.

Luigi: sai, mi sono arrapato molto e, per la mia età, mi sono fatto solo una sega, avevo bisogno d’una donna,

  ho pensato subito alla signora di Trani.

Io: se vuoi, possiamo anche andare adesso; a che ora, c’è l’autobus?

Luigi: l’autobus, dovrebbe esserci fra un ora; ma, vedo lì, seduto alla panchina, ù frances’, chiediamo a lui se ci può accompagnare.

Io: ok, chiediamo, purché non chieda molto per la benzina.

Ù frances,’ era un amico comune, questo veramente emigrato in Francia; ma con poca voglia di lavorare, anch’egli scapolo, mantenuto in parte da sua madre, in parte, facendo  da accompagnatore-autista a tutti quegli amici e conoscenti che volevano andare a prostitute;all’epoca, la ex ss 98 per Bari, iniziava a pullulare di giovani ragazze e Milf  che si davano al meretricio, “protette” e sfruttate dai loro magnaccia.

Luigi: ciao, Francese! Ci potresti accompagnare a Trani, dalla “signora della piazza”?

Ù frances’: si! Ma, mi dovete dare cinquemila a cranio.

Un po’ caruccio; comunque, accettammo perché, la voglia di  trombare, aveva preso il sopravvento sulla ragione.

Arrivammo sul posto, ma quel giorno Delia non c’era, c’era Angelina, seduta sulla sua seggiola alla punta della strada e Nellina, seduta sulla soglia della porta del suo sottano; quel giorno, particolarmente allegra, per l’assenza di Delia. Infatti, aveva il mangianastri a tutto volume che suonava un valzer, ricordo anche il titolo: “il re del sax,” del maestro: “Secondo Casadei”.

Luigi: oggi, non c’è la signora!

Ù frances’: ma, ci sono le altre!

Luigi: sinceramente, a me non piacciono, a te, Mimmo?

Io: beh! Io, vorrei andare da Angelina.

Angelina: si, si, vieni da me! Oggi, non c’è la tua amica Delia; io son brava quanto lei, vedrai!

Io: ehm! Quanto prendi?

Angelina: cinquemila, bocca, leccata e figa.

Io: ok, ci sto.

Intanto, Luigi e il francese, aspettarono in macchina, Nellina, gelosa, mi urlò: “ehi! Coratino! Con quella zoccola, vai”!?

Io: non preoccuparti, la prossima volta vengo con te.

Angelina: prego, entra, attento ai gradini.

Entrai, scendendo quei quattro gradini dell’ingresso del suo sottano; sinceramente, con molta timidezza.

Angelina: entra, non aver paura, quanti anni hai?

Io: ne ho 18!

Angelina: io, invece ne ho 55; nel sesso e in amore, l’età non conta! L’importante è piacersi e, soprattutto, che io piaccia a te.

Angelina, era una donna, bassina, robusta, con capelli neri, lunghi e ricci, tirati all’indietro da un frontino e una quinta abbondante di reggiseno.

Si tirò giù la gonna, aprendo la cerniera lampo, aveva una sottoveste merlettata celeste e un paio di calze a gambaletti, classiche; insomma, era vestita in maniera anni 50/60.

Angelina: avanti, tira giù i pantaloni; che, lo devo lavare.

Io, mi abbassai, pantaloni e slip, lei, lo prese in mano, scappellandolo e lavandolo con la solita acqua calda  e saponetta. Ma, mentre lo scappellava, avvertii un po’ di dolore;  lei, “siccome ero cliente di Delia”evidentemente, venne colta da un “raptus” di gelosia e, con quella scusante, non mi fece fare niente; e,  da gran furbona e troia, qual’era, mi fece rivestire, facendosi pagare la prestazione  e mi mandò via. Ricordo (nota autoironica), che per la fretta e la furia, quel giorno mi rivestii infilandomi i pantaloni al contrario(mi ricomposi nel bagno della stazione ferroviaria di Trani).

Angelina: cos’è, non si apre, il tuo uccello? Ha qualcosa che non va, mi dispiace ma non possiamo far nulla; rivestiti, pagami e vai via!

Io: ma, veramente, io non mi arrapo, se non vedo la donna vestita con “calze, mutande e reggiseno nero”.

Angelina: e tu, con cinquemila lire, vuoi che, mi vesta di neroo!!?  Vai via, vai via! Vai da quella troiaccia di Delia!

Io: va bene, va bene! Mi rivestii, la pagai “ingiustamente” e me ne andai.

Quando uscii fuori, Luigi e il francese, mi chiesero come fosse andata. Io gli risposi che non era affatto andata bene perché, non avevo fatto nulla e Luigi, rispose: “non preoccuparti, adesso ci parlo io”.

Luigi: allora, signora! Che è successo con il mio amico?

Angelina: no, con lui non lavoro, ha un uccello con la cresta del gallo(verruche genitali), andate via! Altrimenti, mi metto a urlare come una matta e, faccio intervenire il mio compare!

Per il quieto vivere, ci mettemmo in macchina e ce ne ritornammo a Corato.

Passati un po’ di giorni, ritornai, da solo nuovamente in quella stradina a luci rosse; ma, anche in quell’occasione Delia non c’era. E cosi, decisi di andare da Nellina la grossa, un donnone alto all’incirca un metro e sessanta,  grassa come una vacca svizzera, 9^ di seno e capelli legati a cipolla. Ma, anche con lei, non andò molto bene.

Lei, era una donna amante del liscio “valzer, mazurche ecc “.. ed anche in quell’occasione, aveva il mangianastri a tutto volume che suonava un valzer: “non c’è pace fra gli ulivi”, anche questo del maestro “Casadei”.

Nellina: ciao, bel giovanotto, finalmente sei venuto da me! Cosa facciamo, un pompino, alla pecorina!? Entra.

Entrai nel suo sottano, molto piccolo, aveva un armadio con lo specchio ed un lettino ad una piazza, molto stretto per la sua stazza.

Mi fece tirar giù, pantaloni e slip, dando una sciacquata al mio arnese; e, tirando su il suo vestito lungo, classico, mi mostrò le sue mastodontiche forme(era senza mutande) e la sua fregna con qualche pelo grigiastro e, mi disse: “guarda che vacca che, sono, avvicinati allo specchio! Che, adesso ti faccio un bel “trimone”(ti faccio una sega), ti piace eh! Toccami il culo, le “menne”(le tette), gioca col ditino sulla figa! Te lo faccio “intostare” mmm!!(te lo faccio venir duro).

Io: si, si, mi è venuto duro! Adesso, prendilo in bocca, prendilo in bocca!

Nellina: si, subito! Siediti sul lettino che io, mi siedo affianco e te lo gioco con la lingua e con le labbra e poi, te lo succhio! “slurp, slurp, gnum gnum”!

Io: si, si, sii!! Succhialo, succhialo, puttanona, vacca!

Lei. Ah! Mi hai chiamato vacca; adesso, mi metto alla pecorina e ti faccio “sburrare”!

Si mise sul lettino, a pecora, come una balena; il suo sfintere era aperto a mo di cratere vulcanico ed  aveva ancora qualche pelo vicino.

Lei: mmm!! Ti piaceee!! Mettilo un po’ nella figa e un po’ nel culo!

Sinceramente, per la grande massa lardosa, la sua figa non si vedeva mica; ma, il suo enorme buco di culo si. Mi avvicinai e glie lo appoggiai vicino; ma vidi che il mio cazzo non tirava e allora, lo accompagnai con la mano, sborrando sulle chiappe ed insultandola con alcune parolacce.

Io: ahhh!!! Puttanona, zoccola troia! Ahhhh!!!

Lei. Dai, dai che sburri!

Io: Ahh!! Puttana! Sborrooo!!! Siii!! Ahhhh!!!

Lei: Contento?

Io, fingendo: “beh! Si, si! Quanto ti devo”?

Lei: la mia tariffa è diecimila lire; ma, non è che potresti darmi qualche spicciolo in più? Cosi domani, compro il pane e non mi fai cambiare la dieci!

Io, per quieto vivere, gli diedi altre duemila lire in più; ma, non li meritava.

La mia mente e il mio cazzo, ormai s’erano convinti che l’unica fra quelle donne presenti in quella stradina delle perdizioni, era lei, la grande Delia! E cosi, passata qualche settimana, ritornai a Trani e finalmente la trovai.

Io: ciao, Delia! Finalmente t’ho trovata.

Lei: ciao, Mimmo! Sei venuto qualche altra volta e non mi hai trovata, vero?

Io: sinceramente, in questo lasso di tempo, sono venuto un paio di volte; ma, non c’eri; e cosi, ho arrangiato con le tue colleghe.

Lei: oh, mi dispiace! Sai perché, non c’ero?

Io: mah! Fatti tuoi! Se poi, me lo vuoi dire!?

Lei: un giorno, avevo un impegno e l’altro, non so se hai notato, è deceduta una vicina di strada ed io, per rispetto ed anche perché, si crea una gran casciara, ho chiuso il locale, non sono  come le galline scovate delle mie colleghe che, non hanno rispetto per nessuno, neanche per i morti; a proposito, come è andata con loro?

Io: non molto bene.

Lei: t’hanno trattato male, eh!?

Io. Beh! Angelina, con la scusa che il prepuzio non s’apriva, s’è fatta pagare la prestazione e non m’ha fatto far niente. Mentre, Nellina, m’ha fatto  far qualcosa; ma con tutta sincerità, nonostante, fosse grassa come piace a me, non mi attirava tanto; a parte il fatto che, il suo locale non ha una presa d’aria e, si sentiva una puzza di muffa di conseguenza, c’era anche molta aria viziata, e poi perché, non sa lavorare tanto bene. Si, ho notato che c’era un evento luttuoso.

Lei: bene, bene! Ora, pensiamo a noi.

Si spogliò, togliendosi maglietta e gonna; e, dapprima si mostrò in mutande e reggiseno di pizzo nero. “ mmm!!! Mi fanno arrapare le mutande nere”! esclamai, accarezzandole le chiappe.

Lei: si, ti piace “la mutanda nera”?

Io: certo, mi fa eccitare molto!

Lei: sii!! Abbassami le mutande e sganciami il reggiseno, mentre te lo lavo! Si, tocca, tocca! Ora, andiamo sul letto, vedo che ti è venuto già duro.

Come al suo solito, mi leccò tutto, da cima a fondo con la sua abile lingua, poi  me lo afferrò in bocca, succhiandolo voluttuosamente, con arte, usando tutta la sua esperienza da gran troia dei bordelli. Quando, raggiunsi l’apice della libido le chiesi: “perché, non te lo metti dentro”’?

Lei, infastidita mi rispose: “sta zitto e pensa a godere”. E, continuò a succhiarlo, facendomi sborrare, ingoiando la mia sborra. Poi, riprese: “la mia bocca, si è ormai assuefatta al tuo giovane uccello; e quindi, non ti farò mai chiavare”.

E, fu cosi che, non mi fece mai assaporare la sua passera.

Quando avemmo finito, rimanemmo ancora un po’ a fare la solita chiacchierata; e, in quell’occasione, mi offrì un biscottino e un mezzo bicchierino di whisky ; ed io, in quell’occasione le chiesi: “ma tu, sei sposata, vedova”!?

Lei: sinceramente, mio marito, partito al fronte durante la seconda guerra mondiale, non fece più ritorno, e per vivere, mi diedi alla prostituzione legale, facendo le quindicine nei casini, ed ora, poiché di mio marito non si è saputo più nulla,  risulto moglie di disperso in guerra, vivo con il vitalizio ed arrotondo esercitando “abusivamente” la professione di meretrice.

Io: ok, Delia ora, ti devo salutare, ci vediamo la prossima volta.

Lei. Quando vuoi, io son qua!

Ritornai qualche altra volta; ma, col passar del tempo e degli anni, mi rendevo conto che il giro bisognava allargarlo un po’. E cosi, iniziai a frequentare altre donne che battevano sulla ex ss 98. Però, l’abile lingua di Delia mi era rimasta impressa nella mente; e, un bel dì, si era ormai agli inizi degli anni 90, ritornai di nuovo in quella stradina dei ricordi erotici. Ma, in quel sottano non trovai più la mia Delia, ne tantomeno Angelina e Nellina, trovai(al posto di Delia), una simpatica vecchina, nanetta: “ Mariella detta lecca tutto” che, non conoscendomi e credendo, fossi uno di quei ragazzacci che andava lì per sfottò, non mi fece far niente.

Nota finale

Di Delia, non ne seppi più nulla, ne tantomeno di Angelina.

A distanza di tanti anni, incontrai, nella clinica dove lavoro come centralinista, l’ormai ottantenne Nellina la gorossa; che veniva lì a far dialisi; la quale, mi riconobbe subito e mi chiese: “tu, sei il coratino che tanti anni fa, veniva a Trani”?

Io: si, certo, sono proprio io! E tu, scommetto che sei Nellina la grossa!?

Lei: si, sono io, bei tempi quelli? Ma, lo si faceva per sopravvivere.

Io: proprio bei tempi! A proposito, hai notizie di Delia?

Lei. Sinceramente, non ne so più nulla, ne di lei, ne di Angelina; da quando, ho smesso, i miei figli mi hanno ricoverata in una casa di riposo del tuo paese. Poi, purtroppo  ho contratto l’insufficienza renale cronica ed eccomi qua.

Io. Capisco! Comunque, m’ha fatto piacere rincontrarti.

Lei. Anche a me! Ti confesso che, una mano all’uccello te la metterei volentieri.

Io: sta calma, tranquilla e pensa a te stessa, ora.

Dopo qualche mese di dialisi, eravamo nel 2001, morì in clinica.

Fine

 

Vorrei scrivere un Racconto Erotico con delle frasi molto forti e hard...vorrei spiegare nei particolari un'avventura senza essere cancellato o passare per offensivo

    L' IMPOTENTE

Molti uomini, soffrono di problemi di erezione; cosiddetta impotenza, facilmente curabile se ci si fa seguire da un buon andrologo. Oppure, se ci si fa uso di aiutini: viagra, cialis ecc.
Ma, vi sono alcuni soggetti impotenti che,  si eccitano, solo a guardare una donna mentre scopa con un altro uomo o, due donne lesbicarsi, farsi raccontare da altri uomini, come hanno posseduto e posseggono le loro donne; es: “dimmi, Marco, tua moglie, è grassa! Si fa scopare in culo? Nella figa? Mmm!! Te lo prende in bocca!! Si prenderebbe due cazzi!! Ahhhh!! Sborrooo”!!!
Questa, è la storia di Arturo, un uomo sulla quarantina, single, alto, bruno ma, con problemi di disfunzione erettile.
Ad un certo punto, nota che, il suo arnese, quasi sempre moscio, si rizza, nel sentire scopare e godere un suo coinquilino e rispettiva consorte; nel silenzio notturno, in quanto, le loro camere da letto sono attigue e i muri non isolati acusticamente; lui, si fa delle mega seghe, sentendo, i rumori della spalliera del lettone e l’inquilino: “oh! Adalgisa! Prendilo tutto in bocca, Adalgisaa! Adesso, ti sfondo il culo, Adalgisa!! Sei una vacca troia, Adalgisaaa”!!!!
E cosi, a furia di sentire scopare e godere, il suo vicino di casa e, notando che, il suo cazzo, raggiungeva una buona erezione, segandosi, sborrava da Dio, gli venne in mente una strana idea, quella di suggerire al suo coinquilino ed anche ad altri uomini, in forma anonima(tramite annunci sui giornali e su internet), donne che, lui non poteva possedere; ma, che sono facilmente abbordabili, perché hanno dei vizi di nascosto dai mariti ed alcune di loro, sessualmente insoddisfatte; e, farsi raccontare da loro come le hanno scopate.
Fra queste donne, vi è Nicoletta, una cinquantenne, sposata, bruna, capelli corti e ricci, grassa, x^ misura di reggiseno, due coscione a prosciutto, insomma, una porca balena, abbordata e scopata alla grande da Alfredo, uno che si eccita, scopando solo con donne grasse.
Arturo, nonostante, avesse problemi d’erezione, impazziva per le donne grasse, quando ne vedeva una, correva subito a masturbarsi; e cosi, si fa raccontare da Alfredo, la scopata con Nicoletta.
Arturo: allora, Alfredo, com’è andata con quella vacca di Nicoletta! Racconta, racconta; che, io intanto mi distendo sul letto e, mi faccio una sega!
Alfredo: Nicoletta, è una gran porca di donna, prima mi ha fatto uno strip, era vestita di nero come una vedova in calore!
Arturo: oh! Si, si racconta! Cos’aveva da sotto!
Alfredo: aveva le collant nere, sculettava come una troia! Mm!! Accalorata!!
Arturo: e, la sottana, l’aveva, la sottana!
Alfredo. Sii!! La sottana nera!!
Arturo: e, quando si è spogliata, dimmi cos’hai fatto!! Sembrava una vacca!! Le cosce, erano a prosciutoo!! ohh!!  Mm!! si daii!!
Alfredo: È venuto fuori un bel donnone da un quintale e mezzo di carne; mmm!! Il mio cazzo, si è rizzato in un niente! Mm!!! Gli ho dapprima fatto fare un pompino, con quella sua bocca  carnosa, sembrava, la vagina di una vacca!
Arturo: continua, continua, ti prego; mi piace la vaccaa!!
Alfredo: poi, l’ho fatta stravaccare sul suo lettone, tutta nuda; le ho dapprima leccato le tettone; ahhh!! Che, latteria! E, che capezzoloni, che aveva la Nicoletta!! Poi, le ho passato la lingua sul suo ventre lardoso, sempre più giù, passando sulle sue enormi cosce polpose e, pelose!
Arturo: si! I peli, i peli, ahh!! Mmm!!!
Alfredo: ed alla fine, gli e l’ho infilata nella sua enorme fregna pelosa, slabbrata e carnosa; facendola sobbalzare dal letto e, godere come una dannata; era molto infracidita la sua figa!
Arturo: e, come faceva, come faceva!
Alfredo: si, dai; leccala, leccala ahhh!! Ho una fregna d’una vacca in calore!
Arturo: e poi, cos’hai fatto!
Alfredo: poi, l’ho fatta mettere a pecora, e, gli e l’ho ficcato prima nel culo e poi nella figa! E, lei godeva, godeva: “ahhh!! Inculami, porco, inculami! Fammi sentire una puttanaaa”!!!!
Arturo: e, la sborra? Dove l’hai sborrata!
Alfredo: indovina un po’? sulle tettone, sulla latteria; e, si è fatta anche pisciare in bocca!
Arturo: ahhh!! Ahhh!!! Ahhhh!!! La vacca di Nicolettaa!!! Siii!! La latteriaaa!!  Ahhhh!!! Sborroooo!!!!!! Tu si, che sei un vero stallone, Alfredo! Io, purtroppo, mi devo accontentare di guardare e sentire.
Alfredo: io penso che, con una buona cura, riuscirai anche tu a scoparti una bella femmina; non trovi?
Arturo: ho provato in tutti i modi ma, non ci riesco; comunque, proverò a seguire il tuo consiglio, andrò da un buon andrologo. 
FINE

 

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